Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Giovedì 10 Novembre 2005 00:46

Lo Spirito Santo nella tradizione delle chiese orientali (Tomáš Špidlík)

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Lo Spirito Santo
nella tradizione delle chiese orientali

di Tomáš Špidlík



Nella vita di san Serafino di Sarov, santo popolare russo morto nel 1833, si legge questo episodio, più volte citato. Si tratta di un colloquio che egli ebbe con uno dei suoi figli spirituali, un certo Motovilov, guarito dall'uomo di Dio da un grave reumatismo.

Lo starets (= padre) Serafino era famoso per il dono della chiaroveggenza spirituale. Perciò non sorprendono queste parole: «Dio mi ha rivelato - disse - che in gioventù tu desideravi ardentemente sapere qual’è il fine della vita cristiana e che più volte hai interrogato in proposito persone importanti ed esperte di cose spirituali».

Motovilov dovette ammettere che ciò era vero, perciò lo starets continuò: «Essi [i preti] ti hanno detto: Va in chiesa, prega Dio, osserva i comandamenti di Dio, fa il bene. Ecco, per te, il fine della vita cristiana».

Non è, forse, questo l'insegnamento che sentiamo spesso e diamo anche noi? Il fine della vita cristiana ci sembra chiaro: fare il bene. Il dovere specifico dei predicatori, poi, è spiegare più in concreto in che cosa quel bene consista. Serafino non si accontentò di questa risposta: «Non ti parlavano come occorre. La preghiera, il digiuno, le veglie e tutte le altre opere del cristiano, per eccellenti che siano, non sono, in quanto opere, lo scopo della vita cristiana, sebbene siano mezzi indispensabili per conseguirlo. Il vero fine della vita cristiana consiste nell'acquisire lo Spirito di Dio, la grazia dello Spirito Santo».

Con questo insegnamento Serafino rimane pienamente nella tradizione della chiesa orientale che presenta lo Spirito Santo come principale e vero autore della nostra santificazione. Egli abita nei nostri cuori umani così che i cristiani diventano «un solo spirito con il Signore» (Pseudo Macario). L'uomo non può essere chiamato spirituale per il solo fatto che possiede un'anima immateriale, capace di conoscere e cercare i valori che nel linguaggio profano vengono chiamati "spirituali": la filosofia, la scienza, l'arte. Nel senso autenticamente cristiano l'uomo è chiamato spirituale a livello più elevato: perché possiede in sé lo Spirito Santo. Fu un grande contributo che sant'Ireneo diede stabilendo questa verità contro gli gnostici: «Molti uomini - scrive - non possiedono lo Spirito ... questi sono coloro che Paolo chiama carne e sangue.... Ma tutti quelli che temono Dio, che credono alla venuta del suo Figlio e che, per fede, stabiliscono nei loro cuori lo Spirito di Dio, questi meritano di essere chiamati spirituali, perché hanno lo Spirito del Padre che purifica l'uomo e lo eleva alla vita di Dio».

L'interlocutore di Serafino ebbe però delle difficoltà, non sull'insegnamento ma sulla prassi: «Padre, ecco che voi continuate a parlare di acquisto della grazia dello Spirito Santo e mi dite che in ciò consiste il fine della vita cristiana, ma come posso scorgerlo?

Le buone opere sono visibili, ma come si può vedere lo Spirito Santo? Come saprò se è in me o meno?». Non vi è dubbio che non fu soltanto Motovilov a porsi una tale domanda. Perciò l'esperienza miracolosa dello Spirito che seguì la preghiera di Serafino fu, come notò egli stesso, destinata a confermare la fede di tanti altri che, nel futuro, avrebbero letto questi ricordi.

Non tutti, evidentemente, possono avere una tale occasione straordinaria di sentire la presenza dello Spirito come luce, calore, felicità. D'altra parte, tutti i cristiani, dai tempi antichi si chiedevano come avrebbero potuto sapere se avevano o meno lo Spirito Santo. È lecito aspirare ad averne conoscenza? La questione dell'esperienza religiosa era sempre attuale in Oriente. Il teologo russo Vladimir Lossky afferma che «la tradizione orientale non ha mai distinto nettamente tra mistica e teologia». Come lo Spirito Santo potrebbe essere chiamato "luce" se la sua presenza non fosse vista in alcun modo e solo vi si "credesse"? Ma, d'altra parte è vero che verso la fine del secolo IV vennero condannati i carismatici esagerati, i cosiddetti "messaliani".

Questi identificavano la presenza dello Spirito Santo con la propria esperienza: chi lo sente lo possiede; chi non lo possiede non lo sente. La reazione degli ortodossi fu netta: «la grazia è deposta segretamente nel fondo dello Spirito, fin dall'istante del battesimo, sottraendo la sua presenza al sentimento». Così scrive, contro i messaliani, un grande autore spirituale greco del V secolo, Diadoco di Fotica.

Ma anch'egli non ha voluto esagerare nella direzione opposta. Il fatto che non possiamo sempre sentire lo Spirito è vero, però è una conseguenza del peccato. Questo genera in noi una anaisthesia, insensibilità per le cose divine. Col progresso della vita spirituale dobbiamo superarla. Nel contesto del discorso, l'autore spirituale russo Teofane il Recluso (+1894) dichiara che il risveglio dei sentimenti va, in un certo qual senso, di pari passo con la recuperata salute spirituale. Lo stesso Spirito Santo ci aiuta a sentirlo.

La pedagogia divina è, molto frequentemente, la seguente:

1. La grazia è presente dall'inizio, dal battesimo.

2. Quando qualcuno decide di proseguire la sua santificazione, lo Spirito fa spesso sentire la sua consolazione, una ricompensa per le fatiche.

3. Più tardi si nasconde di nuovo e Dio lascia i suoi santi nella sofferenza.

4. Alla fine, quando il periodo della purificazione è compiuto, Dio accorda di nuovo le sue consolazioni e la pienezza dello Spirito Santo.

È evidente che in questa vita il significato della "pienezza dello Spirito" si deve intendere in senso assai ristretto. Per esprimerlo gli autori utilizzavano una metafora tradizionale: «come una donna incinta». Lei sa che il bambino esiste nella sua vita, ma non conosce la sua forma e la sua bellezza. Così anche per il cristiano la grande consolazione sta nel fatto di sentire lo Spirito nel proprio cuore.

Il grande mistero della vita cristiana è dunque quello delle molteplici relazioni dello spirito umano con lo Spirito di Dio. In certi istanti tutti e due appaiono così uniti da sembrare fusi, ma in altri sembra ci sia una distanza infinita che li separa L'anima che si sente separata dallo Spirito si vede in un abisso di debolezza e di ignoranza, è piena di tristezza e di desolazione. Ma questo stato non è duraturo. .All'improvviso tutto cambia. L'uomo si sente forte, illuminato, pieno di gioia e di consolazione spirituale.

Il problema del come "sentire" la presenza dello Spirito può essere definito di un ordine pratico che tocca direttamente la vita spirituale. La teologia speculativa, al contrario, rimaneva perplessa davanti alla domanda teorica se lo Spirito Santo fosse la terza Persona divina. Egli viene nel nostro cuore come un "ospite divino". Un'antica formula cristiana parla dell'«angelo-Spirito Santo", inviato dal Padre. Come può unirsi con noi in modo tale da diventare «un solo spirito con il Signore»?

Per facilitare la risposta, la teologia occidentale parla della "grazia santificante", di un dono creato che trasforma la nostra anima e costituisce il fondamento reale per i nuovi rapporti con Dio. I Padri greci e gli autori orientali in genere, al contrario, continuano ad usare il linguaggio della Sacra Scrittura: lo Spirito Santo in persona viene ad abitare nei nostri cuori e si unisce così intimamente con noi che diventiamo "uno". San Basilio non esita a chiamare lo Spirito Santo la nostra "forma" e, per Teofane il Recluso, lo Spirito è «anima della nostra anima». Si tratta di una "incarnazione" dello Spirito nella chiesa e nei fedeli. Con quali parole umane esprimere questo mistero? L'Oriente cristiano usa il termine "divinizzazione", "spiritualizzazione", "vivificazione".

Lo Spirito Santo è Dio che entra nella nostra vita, ci vivifica e ci divinizza, non distruggendo la nostra umanità, ma, al contrario, elevandola e perfezionandola. Egli rende l'uomo più libero, mentre il mondo e lo spirito maligno si impossessano delle nostre facoltà rendendoci schiavi.

Riassumendo l'insegnamento tradizionale, Teofane il Recluso scrive: «L'essenza della vita in Gesù Cristo, della vita spirituale, consiste nella trasformazione dell'anima e del corpo e nell'introduzione nella sfera dello Spirito, cioè nella spiritualizzazione dell'anima e del corpo».

La vita spirituale, inoltre, ha un influsso determinante sulle nostre relazioni con il prossimo ed anche sui rapporti con la natura irrazionale, con il cosmo. L'uomo, nel mondo visibile, realizza il suo fine spirituale con la "spiritualizzazione cosmica".

All'inizio di ogni Ufficio divino la chiesa bizantina invoca lo Spirito con questa preghiera: «Re celeste, consolatore, Spirito di verità, che sei dovunque presente e riempi ogni cosa, Tesoro di beni e donatore di vita, vieni e rimani in noi e salva le nostre anime, Tu che sei buono».

(da Orientamenti pastorali)
Ultima modifica Martedì 28 Febbraio 2006 11:15
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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