Giovedì, 19 Ottobre 2017
Domenica 26 Febbraio 2006 17:13

III. Un messaggio attuale sul corpo e quindi sull'uomo (Michelina Tenace)

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L'incarnazione ha manifestato questa verità: il valore della terra vivificata dallo Spirito. Perciò non si può parlare di Spiritualità cristiana quando, a motivo di qualche spiritualismo viene disprezzata la terra, il creato, il corpo, la materia.

L'uomo è la gloria di Dio

Un modo banale di capire la costituzione fisica dell'uomo può derivare da un genere di propaganda e di humour, del tipo: «Lo sapevate? L'uomo si compone delle seguenti parti: il fosforo di 6000 fiammiferi, il grasso di 50 piccole candele o di 15 saponette, calce sufficiente ad imbiancare un pollaio, il ferro di dieci aghi di tre centimetri di lunghezza, 20 cucchiai di sale, glicerina sufficiente a produrre 15 chili di esplosivo, un quarto di libbra di zucchero, una presa di rame, 14 chili di ossa, i chilo e 1 etto di pelle, 50 litri circa di acqua ed un altro paio di piccolezze...» (75). Secondo questa logica, l'antropologia è fisica, chimica, "tecnologia". Ogni scienza moderna si sente in diritto di sezionare l'uomo senza nessun riferimento alla sua unità, al suo mistero, alla realtà simbolica che egli è, persino nel suo corpo. Ciò che ne esce però è un uomo morto. Gloria di Dio invece è l'uomo vivente: La finalità della creazione dell'uomo è la sua partecipazione alla vita, all'incorruttibilità e alla gloria eterna (76).

Dignità

Il richiamo di Ireneo alla creazione con le due mani del Padre dà all'elemento cosmico materiale di cui l'uomo è composto una dignità reale e, attraverso l'elemento cosmico, dà dignità agli atti che lo riguardano, atti di un corpo unito allo spirito, atti che nella vita quotidiana partecipano, nella giustizia e nella carità, già della risurrezione, della vita divina. Per un cristiano non si tratta di mangiare o bere, pregare o lavorare, è questione di vita da celebrare e condividere, è questione di essere "in Cristo".

Il cristianesimo è infatti fondamentalmente una proposta di dignità e di speranza per la persona umana intera, una proposta che coinvolge tutto e tutti nella salvezza. La salvezza non è dell'anima sola, non è un fatto interiore, è anzi un evento cosmico e personale insieme. Ma, per essere cosmica, tale salvezza non segue le leggi del cosmo, non è automatica come le stagioni, ma passa dalla libertà dell'uomo, dal modo in cui noi usiamo dei beni che Dio ci ha dato. Nell'uomo divinizzato si vede Dio, come nel Dio incarnato si è visto l'uomo. Rendere gloria a Dio non significa altro che vivere come immagine di Dio facendo in modo che tutto possa glorificare Dio e partecipare alla stessa santità, allo stesso amore, alla stessa vita. La dignità dell'uomo è fonte di dignità per tutto ciò che esiste.

Paradosso

La fede cristiana lascia aperto il paradosso dell'essere uomo, definito come «essere corruttibile rivestito di incorruttibilità», lo interpreta come il paradosso della salvezza, dell'uomo che si unisce a Dio e della carne che viene sposata dallo Spirito. In questa identità-esistenza paradossale, il cristiano crede nella libertà, nel perdono, nell'efficacia dei sacramenti. Vede con gli occhi la morte e confessa con le labbra la vita eterna perché è con lo stesso corpo che sperimenta la debolezza della carne e la forza dello Spirito. Il vero paradosso è proprio quello che viviamo nella crescita spirituale: cercando di "spiritualizzare" il corpo, ci sentiamo sempre più presi nel movimento di incarnazione dello Spirito. Forse la condizione peccaminosa riflette una confusione tra l'ordine della carne e l'ordine dello Spirito. Come se il peccato volesse a tutti i costi risolvere il paradosso. O l'uomo è dio, e tutto gli è permesso, o l'uomo è solo uomo e tutto è perduto. Invece, secondo la fede, allo Spirito tutto è possibile, persino di incarnarsi; alla carne tutto è possibile, persino di risorgere. La persona è un'unità nella pluralità ed abbraccia l'universo [...] per il nostro mondo reificato rappresenta proprio un paradosso: la persona è l'antinomia incarnata dell'individuale e del sociale, della forma e della materia, dell'infinito e del finito, della libertà e del destino» (77).

L'uomo è polvere...

A leggere questi primi autori cristiani, sembra che percepissero in modo particolare l'importanza di un realismo teologico per fondare l'antropologia: abbiamo visto il peso che ha nella dinamica del peccato il non riconoscersi creatura, di «paragonarsi e stimarsi simili a Dio» (78), dimenticando di essere plasmati dalla terra. Il serpente è il teologo di un'anti-rivelazione che dice all'uomo: sei divino, indipendente e invulnerabile.

Quando un uomo si riconosce terra, polvere, non fa nessuna cosa straordinaria, dice la verità. Ma questa verità è già come un antidoto al peccato. E invece quando l'uomo crede di essere qualcuno - mentre è solo polvere - che commette peccato. «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere...»(Gen 18,27), dice Abramo, il padre dei credenti. Abramo ha creduto in Dio e non si stimava più di quello che era: un nomade senza terra, vecchio, senza vita da trasmettere... La proposta di Dio poteva cadere su un terreno buono, aperto, e portare frutto nella benedizione.

Il significato della celebrazione penitenziale all'inizio della quaresima è di aiutare l'uomo a prendere coscienza ed accettare la propria verità (cosa che Eva ed Adamo non hanno fatto), ed in ciò suscitare la gioia di essere come creature, come figli, partecipi della risurrezione di Cristo. Tutto il cammino penitenziale è orientato alla celebrazione della pasqua, non si ferma al Mercoledì delle Ceneri. Se non è inserito in tutta la pedagogia liturgica quaresimale, può essere percepito come un ricatto, come se la conversione venisse retribuita da un cambiamento della nostra costituzione dalla polvere. Riconoscere di essere polvere è atto di verità, è giustizia per l'uomo, e non può valere di per sé come ascesi, né rappresentare un'umiliazione da far diventare argomento di ricatto. La conversione lascia che l'uomo sia polvere, ma fa sì che dalla polvere risorga la vita, nel momento in cui l'uomo polvere si lascia finalmente rimodellare dallo Spirito. Ciò che conta è, sì, la coscienza di essere polvere, ma questa non avrebbe niente di cristiano se non fosse insieme confessione che questa polvere è degna di partecipare alla risurrezione perché confessa di essere stata modellata ad immagine del Risorto. E lo Spirito che dà la vita. La morte è assenza di Spirito. Come la morte fisica separa il corpo dall'anima, così la morte spirituale è causata dalla separazione dell'uomo intero dallo Spirito. In questo secondo senso, la morte è un certo modo di esistere e non il ritorno al nulla. Perciò l'inferno è paradossalmente non il nulla, ma l'assenza di Dio, ed è in questo che consisterebbe la sofferenza.

La nuova formula della celebrazione delle Ceneri - convertiti e credi al vangelo - presuppone la formula antica «ricordati che sei polvere e polvere ritornerai». Non smettiamo di essere polvere quando ci convertiamo al vangelo, piuttosto confessiamo la nostra verità: siamo terra. Ogni conversione è sempre in qualche modo un toccare la terra, un "essere buttato a terra", o essere buttato in terra, gesto della morte e del la sepoltura. L'uomo, in quanto polvere, muore. La fede non ci esonera dalla morte della polvere, ma come polvere ci f vivere da figli di Dio nella speranza di raggiungere la pienezza della promessa. Ed è quanto avviene nella conversione al vangelo. Ma ci vuole a volte tutta una vita per arrivare alla coscienza di essere terra, tutta una storia di fallimenti per confessare che la vita viene solo da Dio...

Il corpo è la terra promessa

L'invito a baciare la terra che viene dato a Lourdes dalla Madre di Dio è l'invito ad amare il fatto di essere fatti di terra. Dalla terra esaltata è venuto il peccato. Dalla terra baciata verrà la salvezza, perché la terra è stata creata da Dio, visitata da Dio, salvata da Dio.

L'invito a baciare la terra è invito ad amare i peccatori - l'uomo di terra - e il bacio è, nel corpo, la preghiera per loro. Il peccato è la terra senza soffio vitale, la terra in sé e sé, l'espressione della morte per chi non crede. Il bacio de la terra è il riconoscimento della terra per quella che è: presenza e relazione.

L'incarnazione ha manifestato questa verità: il valore della terra vivificata dallo Spirito. Perciò non si può parlare di Spiritualità cristiana quando, a motivo di qualche spiritualismo viene disprezzata la terra, il creato, il corpo, la materia. Perchè lo Spirito è rivolto alla sposa e la sposa aspetta lo Sposo. Lo Spirito bacia la terra e così ogni uomo santo bacia la terra quando bacia un lebbroso, quando prende in braccio un orfano o un moribondo, quando coltiva la terra per farne un giardino, quando celebra l'eucarestia. Il sacerdote è l'uomo che bacia la terra. La liturgia cosmica non è forse la vera mèta del suo sacerdozio, lui che dal pane e dal vino, dalle parole e dai gesti, fa risplendere nel creato la teofania dei primi giorni della creazione?

Eucarestia: rendere grazie, manifestare la gloria

Nell'eucarestia si verifica il legame misterioso della carne e dello spirito. Tale legame viene espresso nell'immagine della carne sposa dello Spirito Santo (79) o nell'immagine del fuoco che attraversa l'offerta. L'uomo liturgico diventa l'uomo che santifica, che invoca la discesa dello Spirito Santo sul pane, sul vino, sui fedeli, sul mondo intero, fino a che non ci sia più nessuna opposizione fra sacro e profano, non soltanto un giardino nel quale l'uomo e Dio passeggiano insieme. Da questo centro luminoso che è l'eucarestia, da questo poco di materia trasfigurata, il fuoco dello Spirito raggiunge segretamente tutto l'universo. La santificazione liturgica protegge il mondo e lo prepara alla trasformazione ultima attraverso l'uomo.

L'eucarestia ha senso in tutti questi ambiti. Non va trattata solo sotto l'aspetto della presenza reale e del sacrificio. Secondo la visione di Ireneo, l'eucarestia va inserita nel dinamismo che ci porta verso la pienezza, verso la salvezza dell'uomo integrale attraverso la risurrezione. La fonte e la rivelazione dell'amore è il mistero della morte e della risurrezione di Cristo. Ora, dove la Chiesa vive e perpetua questo sacrificio? Nell'eucarestia, ponte che permette alla creazione di essere già nella risurrezione. Ecco perché tante volte nella storia il rinnovamento della Chiesa era animato da una riforma liturgica che andava nel senso di una più grande autenticità, una più esplicita partecipazione in profondità. L'uomo perfetto è l'uomo liturgico perché la liturgia, che ha per centro l'eucarestia, è luogo, mezzo, compimento della divinizzazione, «fonte e culmine della vita cristiana» (80)

Se, come spiega Ireneo, il primo movimento dell'economia va dalla creazione verso l'eucarestia, il secondo va dall'eucarestia alla nostra risurrezione. L'eucarestia è la giuntura delle economie, il sacramento della ricapitolazione: è legata all'atto salvifico di Cristo, rappresenta per noi tutta l'economia passata (la pasqua) ed insieme l'anticipo dell'escatologia, perché attraverso di essa l'uomo si familiarizza con la vita divina, prepara la carne alla sua risurrezione.«La nostra dottrina conviene all'eucarestia e l'eucarestia conferma la nostra dottrina. Offriamo le cose sue [di Dio] e riteniamo la intima unione e confessiamo la risurrezione della carne e dello spirito. Come il pane terreno, ricevuta la divina invocazione, non è più pane comune ma eucarestia, composta di due elementi, terrestre e celeste, così i nostri corpi ricevendo l'eucarestia non sono più corruttibili, ma portano la speranza della risurrezione» (81). Con l'assumere il corpo e il sangue di Cristo, la carne si abitua a portare la vita perché è in lei, nella carne, che l'uomo si deve esercitare alla vita eterna secondo un dinamismo progressivo di trasfigurazione anticipato precisamente dalla celebrazione liturgica. «La partecipazione al corpo e al sangue di Cristo altro non fa che trasferirci in ciò che assumiamo» (82).

La partecipazione dell'uomo a Dio attraverso la creazione dice la realtà sacramentale, la comunione originaria che c'è tra creazione e divinizzazione e che viviamo "naturalmente" nell'eucarestia. Perciò ci è diventata difficile da capire la teologia della transustanziazione, («colpo di stato metafisico», secondo l'espressione di O. Clément), mentre è vicina una teologia eucaristica come teologia della trans-figurazione, perché attraverso l'uomo, re, profeta e sacerdote, il creato compie le sue potenzialità sacramentali. L'uomo rappresenta per l'universo la speranza di ricevere la grazia o di fallire nella separazione dal Creatore. «Crescere e realizzare in se stesso la somiglianza con Dio, l'uomo lo può fare solo in virtù dell'amore. Sacrificando la sua ipostasi, uscendo da sé per amore, secondo l'immagine della Divina Trinità, l'uomo trova in se stesso l'essere [...] e così unisce in se stesso l'universo» (83).

Il tempo dell'amicizia

Il tempo ha un senso, un senso pieno, una sua intellegibilità. Il tempo non è un assurdo, ma la possibilità data all'uomo per "abituarsi" a Dio. La pedagogia divina rimanda ad una pedagogia umana per crescere nello Spirito. Il tempo è legato alla pedagogia divina che ha per fine la partecipazione al banchetto eucaristico.

La sensibilità per la storia, per il divenire, per il tempo è inseparabile dalla teologia della creazione e della divinizzazione. Ireneo distingue due aspetti nel disegno dì Dio che crea l'uomo: Dio ha fatto l'uomo a sua immagine e somiglianza, ma non è stata subito manifestata la portata del mistero avviato. L'uomo non è stato fatto come compiuto all'origine, ma gli è stato dato il tempo della storia per realizzare pienamente il disegno di Dio come "immagine" degna dell'Immagine. Il senso della storia nel cristianesimo è positivo, sia come divenire-chiamata, che come storia di salvezza che va avanti secondo il ritmo del dono di amore nella libertà, di attesa nell'infedeltà, di perdono e di ritorni. Quale senso oggi abbiamo del tempo se tutto dev'essere dato subito, l'immagine sullo schermo, la voce attraverso il filo? Anche l'amore dev'essere dato-fatto subito, come la carriera, come il progresso, come ogni cosa. Anche i cristiani vorrebbero la santità subito, l'unità fra le Chiese subito. Quanta saggezza nelle parole di Ireneo che vede persino la creazione di Dio impegnata in un tempo diverso: il tempo della creazione è il tempo della crescita del bambino, il tempo che ci vuole perché un'amicizia sia salda, il tempo della creazione artistica, il tempo della trasformazione del cuore. Ireneo afferma che, nel tempo, Dio si abitua all'uomo e l'uomo a Dio. Dio si mette nel ritmo dell'uomo tramite l'incarnazione e l'eucarestia e l'uomo si mette nel ritmo di Dio lasciandosi amare, non mettendo impedimento all'amore che segna l'uscita dal tempo perché uscita dalla morte. Chi ama vivrà in eterno. Da questo centro luminoso che è l'eucarestia, da questo poco di materia trasfigurata, il fuoco dello Spirito raggiunge segretamente l'universo. La santificazione liturgica protegge il mondo e lo prepara alla trasformazione ultima.

La terra promessa: il nostro corpo risuscitato

«Questa terra sulla quale vivi da straniero io te la darò...», dice il Signore ad Abramo. «Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, [...] la tua terra avrà uno sposo» (Is 62,4). Lo sposo è lo Spirito, lo Spirito che sposa la carne, secondo l'espressione di Ireneo, per comunicarle vita, incorruttibilità. Vivere è il vero contenuto della promessa di essere come Dio. La divinizzazione dell'uomo è legata alla vita, ossia è legata alla promessa dell'immortalità e dell'incorruttibilità espressione della partecipazione allo Spirito (84) da parte dell'uomo intero. Ma ci vorrà l'esodo, la pasqua, la pentecoste per possedere il regno promesso. In questo cammino verso la terra promessa, l'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte. Quando l'uomo-terra torna alla terra e dalla terra risorge corpo vivificato, allora è vinta la morte e si è compiuta la promessa: la terra si chiama "Sposata". «Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri» (Ez 36,28); «Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete» (Ez 37,14).

Quando lo Spirito "sposa" la carne

La Madre di Dio è la terra promessa fecondata dallo Spirito e che dà il frutto più bello, il Verbo di Dio. La parabola del seminatore è compiuta in Maria, "piena di grazia", che risponde alla pienezza dello Spirito con la pienezza del suo corpo.

Il dogma della dormizione (o assunzione in cielo) della Madre di Dio, testimonia che Maria come terra-corpo ha potuto portare il Verbo di Dio e partecipare della sua gloria, con il corpo "salire in cielo". Quando lo Spirito riempie pienamente la creatura, la terra, l'universo, allora avviene la trasfigurazione promessa: il cielo e la terra sono uniti. Nella Madre di Dio l'umanità contempla la propria vocazione di unire cielo e terra, di poter vestire di sole (cf Ap 12,1) il corpo di "terra sposata".

Michelina Tenace

Note

75) Dal bollettiino che una catena di supermercati distribuisce ai clienti, in O. H. Pesch, Liberi per grazia, Antropologia teologica, Brescia, 1988.
76) Adv. haer., IV, 14,1.
77) N. Berdajev, L'io e il mondo. Cinque meditazioni sull'esistenza, tr. it. Milano, 1942, p. 210.
78) Adv. haer., III, 20,1.
79) Cf Adv. haer., V, 9,4.
80) Lumen Gentium, 11.
81) Adv. haer., IV, 18,4.
82) Leone Magno, Sermones, 63, 7.
83) S. Boulgakov, La lumière sans déclin, Lausanne, 1990, p. 283.
84) Cf Adv. haer., V, 6,1.

 

Ultima modifica Mercoledì 27 Marzo 2013 09:30
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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