Giovedì, 17 Agosto 2017
Domenica 08 Agosto 2004 13:37

La creazione come gemito e dialogo

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di Vladimir Zelinskij

Ogni volta, quando la televisione ci porta le immagini dell’incendio dei boschi, sono preso da una sorta di compassione acuta per questa stupenda creatura che "geme e soffre fino ad oggi" (Rom. 8; 22), proprio davanti ai nostri occhi. Sembra un essere vivente, che con il fracasso dei suoi rami e dei corpi ritorciti che resistono fino all’ultimo, lancia il suo appello disperato a noi, che di solito "hanno orecchi per udire e non odono" (Ez.12,2). La crisi ecologica, però, è già arrivata al punto che non solo alberi, ma anche noi cominciamo a gridare "aiuto", benché senza sentire la voce di coloro che vivono e muoiono in silenzio.

Qualsiasi creatura ha il proprio linguaggio, dato a lei, ed ogni montagna, lago, nuvola, filo d’erba, farfalla o pietra sa a modo suo comunicare con noi. Ogni essere cerca di annunziarci o segnalarci con il suo disegno, l’odore, l’agire; il suo esprimere non è sempre soave e bello, a volte anche minaccioso, ma noi dobbiamo capire e rispondere a tutti. Nei loro segnali, il ricordo della creazione all’Eden (quella senza peccato che abbiamo commesso noi) non è cacciato completamente. Quando le lasciamo morire, cancelliamo anche un pezzo della nostra memoria. Il mondo senza "selva oscura" di Dante o senza suono dell’acqua "selvaggia" è il mondo dell’oblio. Ci muoviamo verso l’abitazione cosmica, dove la maggior parte delle cose sono invenzioni e produzioni umane. Così ci troviamo nello spazio chiuso in cui l’uomo parla solo con se stesso.

La creazione, però, ha una dimensione dimenticata: quella del dialogo fra la Parola e l’Essere. "Dio disse: "Sia la luce!" E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte" (Gen. 1,3). Ogni creatura è ormai legata al nome pronunciato, al suono, al segno, ogni nome è come vincolo tra la Parola detta e l’esistenza chiamata all’essere. Ma Dio non ha voluto parlare solo con Sé; dopo aver fatto l’uomo "a Sua immagine", Lui gli assegna il compito di chiamare tutte le cose da Lui create. Questo fu il gesto di amore e di fiducia – portare la parola del Padre ai Suoi figli minori, consegnare il Suo messaggio con il lavoro dell’uomo. "Così l’uomo impose i nomi a tutto il bestiame…" (Gen.2,20) e così fu nato il nostro mondo in paradiso - come dialogo o scambio dei nomi, uno è quello che dà l’uomo e l’altro è nascosto, suggerito dalla Parola, messa nelle creature. Quel dialogo va avanti anche oggi, ma il nostro discorso, tecnico, ideologico, strumentale, fa più e più tacere la parte del Creatore. La famosa tentazione: "Sarete come Dio", diventa più forte che mai. L’uomo sta creando il suo universo a dimensione unica, la sua, impone solo il suo testo dove sparisce ogni traccia della Parola.

Tutto ciò che fu creato dal nulla è venuto nel mondo con il suo modo di parlare, con il suo gemito rivolto all’uomo, ma lui cerca di superare questa voce, sostituirla con la sua. Tale desiderio è quasi spontaneo e poco riflettuto. L’intelletto artificiale, il genoma decifrato oggi, "rescritto" domani, l’inquinamento dell’ambiente naturale e quello informatico che tocca ogni cittadino della terra, l’industria del divertimento in cui l’uomo stesso sparisce, la moltiplicazione degli esseri umani dalla provetta che è all’ordine del giorno insieme con l’aborto come sacrosanta espressione della "scelta libera", tutto questo è solo qualche illustrazione che è sulla bocca di tutti. Illustrazione di cosa? Del nostro progetto inconscio di interrompere quel dialogo, cominciato una volta in paradiso. Plasmato ad imago Dei, col mistero dentro di sé, l’uomo può ribellarsi contro se stesso e imporre su tutto ciò che lo circonda il suo imago hominis. Quest’operazione planetaria dell’umanizzazione violenta del creato che è in corso è gravida del pericolo alla dignità ontologica dell’essere umano, perché tutto ciò che è degno dell’uomo è dia-logico di fronte alla Parola detta "in principio" della sua esistenza e "l’alito di vita", soffiato dallo Spirito.

Da fedele agostiniano o da ortodosso un po’ meno fedele, credo poco nelle virtù naturali e ancora meno nel buon senso che agisce nelle istituzioni politiche che possono fermare la pazza volontà umana di possedere il mondo, quella che si nasconde sotto la più piatta e formale razionalità. (Mi ricordo benissimo come nel mio paese il marxismo ha prestato la sua sobria e trasparente "filosofia della storia" per la pura ed interminabile follia). Le dichiarazioni dei parlamenti europei che cercano di contenere il libero arbitrio dell’uomo (contro la sua clonazione, fra l’altro) sono come dighe di sabbia destinate ad arginare l’inondazione. Ma credo e confesso che Cristo sia venuto nel mondo per nascere in ogni uomo ed in ogni generazione e che la Sua presenza nel nostro essere può cambiare tutto. Ed allora le crisi di oggi possono diventare "le doglie" del Suo parto. "Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi" – esclama San Paolo. (Gal.4,19). Il gemito della creatura ha sua ripercussione nell’uomo e la salvezza e la rovina della creazione passa oggi attraverso il travaglio del parto del Salvatore. Perché Lui è venuto per salvare il mondo in ognuno di noi. Quando la Parola nasce e comincia a parlare nei nostri cuori, l’orecchio umano si apre, l’occhio si pulisce per sentire il cuore del nostro prossimo anche nel lamento dell’albero, nella confessione del fiume, nella rivelazione della montagna, nel silenzio della terra. La creazione si salva quando Cristo, anche sconosciuto, "si forma" di nuovo in tutta la famiglia umana e noi torniamo a quel dialogo quasi interrotto a cui Dio non ha mai smesso di partecipare.

 

 

Ultima modifica Martedì 13 Settembre 2011 17:06
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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