Giovedì, 24 Agosto 2017
Giovedì 12 Agosto 2004 00:18

La Bulgaria dopo la visita del Papa

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a cura di Abagar

DOPO LA VISITA

Il ministro degli esteri bulgaro Salomon Passy nel popolarissimo programma televisivo bulgaro del canale bTv domenica scorsa qualificava la visita del Santo Padre in Bulgaria il 23-26 maggio come l'evento di politica estera più significativo per il paese dalla caduta del comunismo nel 1979 sino ad oggi. La notizia è apparsa solo per circa mezz'ora nel site governativo, per scomparire del tutto nelle edizioni successive dello stesso giorno. Iperbole? Ripensamento? Censura? Il "dopopapa" bulgaro offre di tutto.

(da Abagar - Archivio Cattolico Bulgaro di Roma, Bollettino d'Informazione Num. 60 5 Giugno 2002)

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IL PAPA E LA BULGARIA

Una buona parte del soggiorno papale in Bulgaria è passata sotto il segno dei rapporti inter-statali. Ne è stata la dimostrazione il cerimoniale sviluppato sulla piazza davanti ad Alessandro Nevski il giorno dell'arrivo del papa, con tutte le autorità statali presenti, la fanfara e la parata militare. Proprio come si conviene ad un capo di stato. La stessa inaspettata presenza del patriarca Maxim voleva significare appunto questo: incontrare il papa come ospite civile, e poi scomparire. Il programma del 24, nonostante l'omaggio ai Ss. Cirillo e Metodio, si è svolto esclusivamente all'insegna delle lettere slave e dei meriti dei due fratelli per la cultura bulgara - la loro festa liturgica cade infatti in altra giornata, l'11 maggio. Emblematico è stato poi nello stesso giorno il giro molto "turistico" della cattedrale patriarcale.

La società bulgara recepiva da questa lettura della visita papale proprio quello, cui soprattutto teneva: il riconoscimento, quasi una benedizione papale per l'orientamento europeo ed occidentale della Bulgaria. La stampa ed i media bulgari in realtà non si sono scostati molto da questa interpretazione durante tutto il tempo della visita papale. Il discolpamento della Bulgaria dalla famosa pista, la pubblicità gratuita al paese (è stata ufficialmente valutata in decine di migliaia di euro), perfino l'entità di possibili nuovi investimenti, sono stati temi di (semi) serio dibattito. In tale senso è stata interpretata, ed esaltata, dagli uomini politici e dai migliori commentatori anche la missione religiosa del Romano Pontefice, non tanto come testimone della Parola, ma piuttosto quale campione della civiltà occidentale e portatore di un plurisecolare messaggio, che sta alla base dell'Europa di ieri e di domani. Anche personalità politiche, altrimenti in grado di cogliere i risvolti cristiani ed ecclesiali della funzione papale, come lo stesso premier Simeone di Coburgo Gotha, il quale possiede solide cognizioni nell'area della dottrina cattolica, si sono ritrovati nel coro laicista degli applausi politico-culturali al papa.

Il gesto singolo che ha raccolto le maggiori ovazioni dei bulgari, dai politici agli uomini di cultura ed ai semplici cittadini, è stato "il riconoscimento" del papa dell'innocenza dei bulgari nell'attentato alla sua vita 21 anni prima, per quanto generiche fossero le parole da lui pronunziate di un suo amore per i bulgari, mai venuto meno. Uomini politici e media si sono appellati anche ad affermazioni pontificie nell'incontro a due con il presidente Georgi Parvanov nel palazzo presidenziale, però mai riferite testualmente.

Tra i politici e gli uomini di cultura, che nelle diverse occasioni facevano ressa intorno al papa, non sono stati notati esponenti dell'Unione delle Forze Democratiche, che fino allo scorso anno avevano inviato i più pressanti appelli al sommo pontefice di voler visitare la Bulgaria. L'organo del partito, il giornale "Demokratsija", a questo proposito pubblicava un lungo articolo di un loro commentatore politico Luko Zahariev, il quale si vantava di essere stato il primo a lanciare l'idea di una visita papale in Bulgaria già il 7 febbraio 1990, e citava a conferma il nostro titolo. Unica eccezione il sindaco di Plovdiv, Franz Ciomakov, che è di confessione cattolica. Il sindaco di Sofia, presente alla cerimonia, già di quel partito, ne è uscito da circa un anno Il presidente uscente dell'Unione delle Forze Democratiche, l'ex-premier Ivan Kostov, tra i pochi politici bulgari religiosamente praticanti, invitato al rito di Plovidiv il 26 maggio, non si è presentato, ed ha preferito recarsi in due chiese cattoliche della città il giorno successivo, accendendo delle candele in onore dei nuovi beati.

LA CHIESA ORTODOSSA ED IL PAPA

Confrontato con quanto si riprometteva di fare col papa solo due giorni prima della visita, il comportamento concreto del patriarca Maxim durante la stessa visita è stato perfino caloroso. Tuttavia la sua apparizione fuori programma al momento del benvenuto al sommo pontefice, in realtà è stato l'unico gesto pubblico di riguardo all'ospite. I media si sono attardati a commentare piuttosto la sua freddezza nella visita del Santo Padre nel Palazzo del Santo Sinodo, insistendo sul teatrale rifiuto dell'abbraccio. D'altro canto il medesimo non è stato seguito in ciò da tutti i suoi colleghi del Santo Sinodo. Oltre ai metropoliti, già noti per le loro posizioni più aperte (o almeno educate) nei confronti della Chiesa cattolica (Neofit, Dometijan, Galaktion, il vicario patriarcale Ilarion), proprio in occasione di questa visita, alcuni altri hanno dato segni di maggiore disponibilità al dialogo e ai buoni rapporti con la Chiesa cattolica, in evidente contrasto con il comportamento del patriarca. Così i metropoliti Kalinik e Arsenji, l'archimandrita Evlogij, i vescovi-igumeni Ioan di Rila e Naum di Bac'kovo.

Paradossalmente il comportamento riservato, se non ostile, del patriarca Maxim ha liberato la visita pontifica in Bulgaria da un'ipoteca, cui molti nel paese non volevano sottostare. Vengono in mente i simpatizzanti della ricordata Unione politica, ed ancora di più i fedeli ed il clero gravitanti intorno al sinodo alternativo, detto di Pimen, sorto nel 1992, notoriamente più disponibili ad intrattenere rapporti con esponenti cattolici. I gerarchi di questo gruppo, tra i quali il metropolita di Sofia, Inokentij, si sono tenuti discretamente in disparte- proprio come i loro patroni politici dell'Unione delle Forze Democratiche. Non hanno innalzato scritte contro Maxim, nè si sono levate tra la folla grida contro di lui, come da alcuni si temeva. Unico gesto polemico, non contro il papa, bensì contro Maxim, è stato un documento compromettente per il patriarca, affisso nella locandina all'ingresso della basilica di Santa Sofia, alle spalle del papa, che provava l'intromissione pesante del dittatore comunista Todor Zhivkov nell'elezione patriarcale trent'anni prima.

In tale contesto, ed eventualmente in contrasto con esso, è da notare l'atteggiamento amichevole dei rappresentanti degli islamici bulgari (un 9-10% della popolazione). L'intervista al giornale elettronico Focus del Gran Mufti Selim Mehmed, due giorni dopo la visita, rappresenta l'apprezzamento più spirituale degli eventi di quei giorni apparso nei media bulgari.

LA VISITA DEL PAPA E LA CHIESA CATTOLICA

Chi ha tratto i maggiori vantaggi dalla visita del papa è stata naturalmente la Chiesa cattolica bulgara nelle sue due componenti -i cattolici di rito latino e quelli di rito bizantino-slavo. Le visite ai luoghi legati alla memoria storica ed al culto cattolico, come la vecchia residenza di papa Roncalli, le due chiese maggiori dei cattolici nella capitale, e soprattutto il rito di beatificazione di tre illustri martiri e l'omaggio esplicito ad alcuni confessori, sopravvissuti al carcere (l'esarca emerito Metodio Stratiev e l'archimandrita Gabriele Belovejdov), ha dato nuovo impulso alla fede e alla vita cristiana di questa comunità. Essi hanno risposto con entusiasmo a tutti i gesti del Sommo Pontefice in quei felici giorni.

In particolare è cresciuto in essi quel senso di cattolicità, che li fa sentire più importanti davanti alla Chiesa universale, un sentimento così necessario in un momento in cui le tentazioni di rinchiudersi in un comodo ghetto locale sono particolarmente forti

Privata dal regime comunista delle proprie istituzioni educative e caritative, che l'avevano resa celebre tra le due guerre, e tuttora povera e ininfluente nella società, la Chiesa cattolica bulgara ha difficoltà di scegliere una sua strada di testimonianza efficace nella nuova società bulgara. Praticamente non vi è nemmeno un uomo politico bulgaro cattolico di qualche rilievo, ad eccezione di due sindaci ed un vice-prefetto in tutto il paese. Alla caduta del comunismo vi era nel paese un solo cattolico laureato, per altro quasi latitante. Le pubblicazioni periodiche e monografiche sono di un livello elementare, l'accesso ai media scarso. Le opere sociali sono limitate ad un mini-orfanotrofio, alcuni ambulatori ed un solo piccolo giardino d'infanzia autogestito da una suora anziana. Gli aiuti dall'estero sembrano alimentare più le strutture che alleviare delle necessità.

La visita del Santo Padre, con la sua stessa presenza in mezzo a loro, ha rappresentato un'autentica promozione pubblica di immagine dei cattolici bulgari nella società.. La sua autorità morale è veramente somma tra i bulgari, e le notizie "vaticane" ricorrono nei media molto ma molto più spesso di quelle cattoliche locali, spesso qualificate come concernenti rispettivamente "gli uniati" (i cattolici di rito orientale) o "i pauliciani" (i cattolici di rito latino). L'averli visti far corona attorno al papa li ha certamente fatti crescere agli occhi dei concittadini bulgari.

Il Santo Padre ha inoltre proceduto alla beatificazione di tre martiri bulgari del periodo comunista, che così vanno ad aggiungersi all'altro, glorificato quattro anni prima a Roma, il loro compagno mons. Eugenio Bossilkov, il primo in assoluto in tutta la Chiesa tra i condannati a morte durante al persecuzione bolscevica in Europa (il perché di questa innaturale divisione dei rispettivi processi rappresenta un capitolo a parte della storia dell’Ostpolitik). Questa testimonianza dei suoi più illustri figli è il vanto maggiore della Chiesa cattolica bulgara agli occhi dei loro connazionali, provando in maniera incontrovertibile la sua eroica resistenza -forse unica tra le istituzioni bulgare- all'ateismo militante, che i politici bulgari, gli storici e lo stesso popolo volentieri riconoscono alla Chiesa cattolica.

Non ultimo effetto della visita del papa è la dimensione roncalliana, che egli ha voluto dare al suo viaggio. Il nome dei grande papa, vissuto in Bulgaria per tutto un decennio (1925-1934), è ricorso diverse volte nei suoi discorsi, e un'importante sua reliquia è stata donata alla Chiesa bulgara. Il Santo Padre è stato ospite nella residenza acquistata da Roncalli nel 1931, ed il 25 maggio, visitando la cattedrale uniate, ha sostato (se qualcuno glielo ha fatto notare) a pochi metri dalla prima residenza bulgara del medesimo. Questo richiamo potrebbe costituire un inizio di ricupero della memoria di Roncalli in Bulgaria, purtroppo non abbastanza presente all'attenzione degli storici bulgari e degli stessi fedeli, ed in genere assai trascurata dai suoi biografi nella valutazione dell'evoluzione spirituale e culturale del grande pontefice

Servirà la visita papale in Bulgaria a promuovere gli interessi della Chiesa cattolica in un procedimento legislativo, iniziato ad appena una settimana dalla conclusione della visita stessa? Il 3 giugno 2002 si è riunita a Sofia una conferenza nazionale in vista dell'introduzione nell'aula parlamentare del progetto di un nuovo statuto dei culti religiosi in Bulgaria, il quale dovrebbe sostituire quello del 1949, imposto dal regime staliniano. Sembra che la riluttante presenza del patriarca Maxim a fianco del Santo Padre nelle due occasioni sopra ricordate sia stata facilitata dalla promessa di far passare alcuni paragrafi particolarmente favorevoli alla sua parte in seno alla Chiesa bulgara. Tra di essi vengono indicate le proposte che la Chiesa ortodossa bulgara sia riconosciuta come officiale, e in sottordine qualora mancasse tale riconoscimento, come confessione tradizionale dei bulgari, eventualmente insieme all'islam e all'ebraismo. Se la Chiesa cattolica non venisse annoverata tra le confessioni tradizionali (pur essendo ininterrottamente presente tra i bulgari almeno dal 1595), certamente sorgeranno per essa problemi analoghi a quelli dei cattolici in Russia e Belarus. Non essendovi parlamentari cattolici nell'Assemblea Nazionale bulgara, bisognerà prendere contatto con qualcuno dei deputati bulgari che in passato hanno manifestato sensibilità verso i problemi della comunità cattolica. Non sarà inutile anche un'apertura verso il Movimento per i Diritti e le Libertà, favorito dalla minoranza islamica, ed in particolare verso il suo leader Ahmed Dogan, il quale non una volta mostrava interesse per contatti cattolici e da dieci anni legge regolarmente il giornale cattolico Abagar. Peraltro il progetto di legge sui culti presentato dalla sua parte politica sembra offrire migliori garanzie alla libertà religiosa dei cittadini, in consonanza con i principi in vigore nelle democrazie europee.

 

 

 

 

Ultima modifica Giovedì 15 Settembre 2011 11:05
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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