Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Giovedì 12 Agosto 2004 01:55

La settimana Santa nella Chiesa Ortodossa

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di Michele Driga

Premessa

Basato su un'antica tradizione giudaica, l'anno liturgico nella Chiesa Ortodossa comincia il primo settembre e si chiude il 31 agosto, avendo come punto centrale la Santa Pasqua.

L'anno liturgico non è soltanto una commemorazione dell'intera attività del Signore, ma anche una realtà religiosa, la continuazione della vita di Cristo nella Chiesa per la nostra salvezza. Il Salvatore è l'eterno vivente nella sua Chiesa e continua ad essere la vita di tutti "perché, come dice San Paolo, quelli che vivono non vivano più per se stessi ma per Colui che è morto e risuscitato per loro" (2 Cor. 5, 15).

La vita di Cristo diventa, durante tutto questo tempo liturgico, l'esempio di vita per ogni cristiano che si sforza di essere coerente al messaggio e all'esempio ricevuto. Per aiutare il cristiano nella sua ricerca dell'Assoluto, la Chiesa ha istituito dei giorni adatti che facilitano l'avvicinamento e la ricerca di Dio. Questi giorni costituiscono il "tempo sacro" o, meglio, "le feste".

Sia il tipicon che l'iconografia tradizionale ricordano le feste, secondo il numero dei 12 Apostoli, includendo le feste della Madonna: l'Annunciazione, la Nascita, la Presentazione e la Dormizione. In base a questa tradizione le 12 feste più importanti, considerate feste regali, sono: Natività di Maria (8 set.), Esaltazione della Croce (14 set.), Presentazione di Maria (21 set.), Natale, Epifania, Presentazione di Gesù (2 feb.), Annunciazione, Trasfigurazione, Dormizione, Domenica delle Palme, Ascensione, Pentecoste. A queste si possono aggiungere le feste della Trinità e della Circoncisione. Di solito le 12 feste regali, le troviamo dipinte sulle icone dell'iconostasis insieme agli Apostoli e ai profeti.

La Pasqua, per motivi teologici e liturgici, non viene inclusa tra le 12 feste in quanto essa è "la festa delle feste"; è la più grande, la più sentita tra le feste del Calendario liturgico ortodosso, da cui dipende l'organizzazione dell’anno liturgico. È inutile sottolineare che la festa della Pasqua costituisce il mistero centrale e dominante del culto ortodosso. "Nella grotta di Betlemme, dice un padre della Chiesa, il Cielo ha dato alla terra Dio come Uomo, nella grotta del giardino di Giuseppe di Gerusalemme, dove il Signore fu sepolto, la terra Lo ha restituito al Cielo, come Uomo-Dio, con il corpo incorruttibile e spirituale".

La Settimana Santa

Dopo che Gesù entra in Gerusalemme come il Re messianico e come lo Sposo, la Comunità, la sera, comincia a prepararsi per l'inizio della Settimana Santa. Il rito della settimana è una "riattualizzazione" degli eventi dolorosi della passione, morte e resurrezione di Cristo, fatta dalla Chiesa nella Liturgia, in cui la Comunità viene coinvolta. Il carattere sacro e unico della Settimana santa, neppure oggi, nonostante il processo, insidioso ed aggressivo insieme, della secolarizzazione, è andato perduto; anzi, sotto certi aspetti, viene recuperato con la riscoperta del contenuto più profondo dei Misteri della Salvezza.

La pellegrina Eteria, verso la fine del IV secolo, attesta la cura con la quale la Chiesa di Gerusalemme celebrava nella Settimana Santa "tutti i misteri nel luogo e nell'ora in cui si compirono".

Nei giorni della Settimana, lo schema liturgico rimane quello quotidiano con lo specifico profondo del mistero che viene celebrato. I primi tre giorni della Settimana sono caratterizzati da un tema specifico ciascuno, uniti però da un tema comune: le nozze di Dio con l'umanità. Ecco perché l'ufficio del mattutino di questi tre giorni è chiamato "Ufficio dello Sposo". Il messaggio viene chiaramente sottolineato dal Troparion: "Ecco lo Sposo viene nel mezzo della notte, beato il servo che Egli troverà vigilante" e dall'Exapostilarion: "Vedo pronta la tua camera nuziale, o Salvatore, ma non ho l'abito per potervi entrare", nella celebrazione del mattutino. Cristo è simile, dunque, a uno Sposo che va alle nozze. Cristo celebra le nozze mistiche con l'umanità per restituire all'uomo la veste perduta, senza la quale, come ricorda sopra l'Exapostilarion, non è possibile entrare nella camera nuziale. Il Cristo Sposo è il Cristo sofferente, coronato di spine, Colui che sta per essere messo nella tomba. Le parole del Troparion sono molto profonde: l'anima è invitata a non farsi travolgere dal sonno, ma a vegliare, gridando la sua adorazione alla Santissima Trinità; l'oscurità in cui è avvolta l'anima sarà dileguata dalla luce salvifica delle sofferenze di Cristo.

La veste, che abbiamo ricordato sopra, rievoca la veste di innocenza e di gloria perduta da Adamo e ridonata all'uomo con il Battesimo, come afferma S. Nicola Cabasilas.

Il Lunedì santo,

in particolare si fa la memoria del Patriarca Giuseppe e del fico maledetto dal Signore.Giuseppe, venduto dai suoi fratelli, trascinato da essi per invidia fino all'orlo della morte, ma glorificato da Dio, che ne fa il salvatore del suo popolo e di quanti ricorrono a lui, è figura di Gesù. Giuseppe è il simbolo dell'uomo nuovo, che, attraverso un processo spirituale, si riveste di gloria e di incorruttibilità, avendo resistito alle lusinghe della donna egiziana.

Al fico, invece, Gesù, avendo fame, viene a cercare i frutti; Gesù ha fame della salvezza di tutti, come sottolineano Andrea di Creta e San Massimo il Confessore: "il Dio che brama la salvezza di tutti gli uomini ed ha fame della loro deificazione fa inaridire la loro presunzione come il fico infecondo".

Infatti la maledizione di "Gesù colpisce proprio la pretesa dell'uomo di appropriarsi del dono di Dio e di non accettare che Dio voglia trascenderlo, non per negarlo, ma per compierlo in un dono ancora più grande".

Martedì Santo

L'oggetto principale della celebrazione del Martedì Santo è l'arrivo dello Sposo nel mezzo della notte. Occorre essere vigilanti per poter accogliere lo Sposo al suo arrivo. Non dobbiamo lasciare trascinare le nostre anime dalle preoccupazioni futili, dalla negligenza, ma dobbiamo combattere senza interruzione perché l'officina dove si opera la vita in Cristo è la vita presente, come ricordano i Padri, "il tempo del lavoro è il tempo presente, quello futuro è quello della retribuzione" (S. Gr. di Nazianzo); "dopo la morte non è più tempo per la conversione" (S. Teofilatto di Bulgaria). Ecco perché in questo giorno si fa la memoria della parabola delle dieci vergini. Se le nostre lampade sono senza olio all'arrivo dello Sposo, significa che ci siamo perduti nelle cose di questo mondo, allontanandoci dal dono di Dio e rimanendo fuori dal suo Regno.

Mercoledì Santo

La celebrazione di. questo giorno ricorda la donna peccatrice che unse il Signore con il miron. L'unzione preannuncia la sepoltura di Gesù ed anticipa l'imbalsamazione del corpo vivificante del Signore. Un testo del Katismi del mattutino mette in luce, con molta chiarezza, il contrasto tra il gesto generoso della donna peccatrice e il tradimento di Giuda: "La meretrice si avvicinò a te, misericordioso, versando sui tuoi piedi unguento con lacrime e, al tuo comando, viene liberata dal cattivo odore dei suoi peccati. Mentre l'ingrato discepolo, che respira la sua grazia, la rigetta, e, avvolgendosi nel fango, ti vende per avarizia. Gloria, o Cristo, alla tua misericordia". Il contrasto viene sottolineato con grande arte poetica e letteraria per moltissime volte durante la celebrazione. "Quando la peccatrice ti offriva l'unguento, allora il discepolo si concertava con gli empi: essa si rallegrava, versando il prezioso profumo, mentre egli si affrettava a vendere quello che non ha prezzo; l'una riconosceva il Signore, l'altro se ne allontanava. Costei veniva liberata, mentre Giuda si rendeva schiavo del nemico; orribile la indolenza! Gran bene la penitenza!" (Stichira delle lodi). Questa è la grandezza della penitenza, dice il vescovo Giovanni Stamati, Giuda che aveva respirato la grazia di Gesù si separa da Lui per l'invidia e per l'amore di danaro, mentre la meretrice, confessando i suoi peccati in lacrime, diventa una mirofora prima della sepoltura di Gesù.

Giovedì Santo

Il Sinassario di questo giorno ci illustra molto bene i misteri che vi vengono celebrati: "Nel grande e santo Giovedì i Santi Padri, che hanno tutto stabilito con saggezza, trasmettendo gli uni agli altri la tradizione ricevuta dai divini Apostoli e dai Sacri Vangeli, ci hanno tramandato di festeggiare quattro ricorrenze: la sacra Lavanda, la mistica Cena (cioè la consegna dei tremendi Misteri), la Preghiera divina, il tradimento di Giuda".

L'attenzione del fedele viene subito focalizzata dal tropario del mattutino: "Quando i gloriosi Apostoli nella Lavanda della Cena venivano illuminati, allora l'empio Giuda veniva ottenebrato dalla passione dell'avarizia; e consegnava te, giusto giudice, a iniqui giudici. Rifletti bene su quest’uomo avido di ricchezze, per causa delle quali si impicca. Fuggi l'anima insaziabile che osò tali cose contro il Maestro". Questo testo apre la celebrazione liturgica dei misteri del Giovedì Santo; il verbo illuminare e la parola lavanda ci portano subito al nome antico del Battesimo. La lavanda di questa sera degli Apostoli è il loro Battesimo prima della Cena eucaristica. La lavanda è la condizione per mangiare la Pasqua nuova come il Battesimo è la condizione per avvicinarsi all'Eucaristia. "Se non ti laverò non avrai parte con me", disse Gesù a Pietro (Gv. 13,8).

Però, in questo momento, avviene la grande divisione: i discepoli sono illuminati e si rivestono della luce e della gloria, mentre Giuda, l'empio, precipita nella notte di un empietà ancora più radicale e definitiva; l'amore che il Figlio dell'Uomo ha per noi arriva alla perfezione, invece, Lui stesso sta per essere crocifisso dall'uomo e, in cambio, gli offre il dono della vita, l'Eucaristia, e perciò l'invito alla conversione dei fedeli è molto forte: "Nessuno, o fedeli, non iniziato alla Cena del Signore, nessuno assolutamente si accosti come Giuda alla Mensa con cuore falso. Egli, ricevuto il boccone, insorse contro il Pane e, pur apparendo discepolo, in realtà era omicida, rallegrandosi con i giudei e vivendo con gli Apostoli. Odiando baciava, baciando vendeva il Dio e Salvatore delle anime nostre. che ci ha riscattati dalla maledizione" (III Stichira dell'Aposticha). Durante la Liturgia di San Basilio, invece dell'Inno cherubico, si canterà "Del tuo mistico convito, o Figlio di Dio, rendimi oggi partecipe, poiché non svelerò il mistero ai tuoi nemici, ne' ti darò il bacio di Giuda, ma come il ladrone ti prego: ricordati di me, o Signore, nel tuo Regno". Questo inno è una delle preghiere che precede sempre il prendere l'Eucaristia da parte dei celebranti e dei fedeli.

Venerdì Santo

Anche in questo giorno Il Sinassario ci illustra bene lo scopo della celebrazione: "Nel santo e grande Venerdì commemoriamo i santi, salutari e tremendi patimenti del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, volontariamente accettati per noi: gli sputi, gli schiaffi, le percosse, le ingiurie, le derisioni, il manto di porpora, la canna, la spugna, l'aceto, i chiodi, la lancia e soprattutto la Croce e la Morte; inoltre, la confessione salvifica, sulla croce del buon ladrone, che fu crocifisso con Lui". Bisogna sottolineare che gli uffici del Venerdì e del Sabato Santo, come anche quelli della prima settimana della Quaresima, sono i più lunghi e i più complessi di tutto l'anno liturgico; durante la celebrazione del Venerdì vengono letti 12 brani del Vangelo, cominciando con Gv. 13,31 fino al cap. 18,1 e chiudendo con il brano di Matteo 27,62-66 (il dodicesimo Vangelo). Il momento più commovente della celebrazione lo rappresenta la processione con il crocifisso, mentre si canta l'Antifona XV: "Oggi è appeso al legno colui che ha sospeso la terra sulle acque (questo inizio viene ripetuto 3 volte: il sacerdote e poi il popolo); è cinto di una corona di spine il Re degli Angeli, di una falsa porpora è rivestito colui che avvolge il cielo di nubi, è schiaffeggiato colui che ha liberato Adamo nel Giordano. È confitto con chiodi lo Sposo della Chiesa; è trafitto di lancia il figlio della Vergine. Adoriamo i tuoi patimenti, o Cristo. Mostraci la tua gloriosa Risurrezione".

L'ultima parola con la quale si chiude l'attesa della Risurrezione è la memoria del ladrone e la speranza di essere ricordati con lui dal Signore nel suo Regno. La celebrazione dedica al ladrone più di dieci Tropari, cominciando con il grande ufficio notturno della passione, quando viene messo a confronto con Pietro: "Il discepolo ti ha rinnegato, mentre il ladrone gridava: ricordati di me, o Signore, nel tuo Regno".

Cristo, Dio-Uomo, ama l'uomo fino alla perfezione, donando la sua vita. Il Signore, che è la vita, patisce e muore perché egli stesso, spontaneamente, ha accettato e assunto la natura di servo (Fil. 2, 7) per salvare quello che, senza l'avvenimento della Pasqua, sarebbe perduto. Con la sua crocifissione ci ha liberati dalla schiavitù del peccato in quanto colui che è morto per noi è libero dal peccato. "Costui era veramente il Figlio di Dio", esclama il centurione e la sua testimonianza viene sottolineata dal Cristo stesso nelle parole rivolte al ladrone: "oggi sarai con me in Paradiso".

Sabato Santo

Tutta la celebrazione di questo giorno è un cantico alla tomba vivificante del Cristo. "Nel santo e grande sabato, dice il Sinassario, festeggiamo la sepoltura del corpo divino di Cristo e la discesa nell'Ade del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per cui il genere umano è stato richiamato e condotto alla vita eterna". Il tema di questi due misteri celebrati viene molto bene riassunto nei Tropari: "Il nobile Giuseppe, deposto dalla croce il tuo immacolato

corpo, lo avvolse in una candida sindone con aromi, gli rese gli onori funebri e lo depose in un sepolcro nuovo"; "Quando Tu, via immortale, sei disceso nella morte, hai distrutto l 'Ade con il fulgore della tua Divinità e quando hai risuscitato i morti dai recessi sotterranei, tutte le Potestà celesti gridavano: gloria a te Cristo nostro, datore di vita"; "L'angelo, ritto davanti al sepolcro, diceva alle donne mirofore: gli unguenti si addicono ai mortali, ma Cristo si è rivelato esente da corruzione".

La parte più caratteristica di questa sera è l'Encomia (elogi) o Thrini (lamentazioni). È una composizione suddivisa in tre stanze con moltissimi versetti. Sicuramente moltissimi ricordiamo che, nelle varie tradizioni, troviamo l'uso di vegliare il morto intessendo al suo letto funebre il pianto, l'elogio, il lamento, la rievocazione della sua vita, il conforto, la speranza. Accanto al corpo morto di Gesù, rappresentato dal Epitafion, solennemente deposto su un'arca di legno, figura del Santo Sepolcro, tutta ricoperta di fiori e profumi, il popolo rende omaggio prostrandosi due volte sino a terra e facendo il segno della croce, lo bacia e poi, segnalandosi di nuovo con la croce, si prostra di nuovo fino a terra.

Il pianto e il dolore per la morte del Signore sono accettati in vista della redenzione dal dolore, mediante la Resurrezione. Nella celebrazione si respira un'atmosfera di speranza e di attesa. Il sonno di Cristo nella tomba è un sonno fecondo di vita. Come il grano caduto in terra, se muore, porta molto frutto, così dal corpo vivificante di Gesù germoglierà la vita.

Santa Pasqua

Se si tiene conto delle numerose ripetizioni, la celebrazione pasquale è molto breve rispetto agli ultimi giorni della Settimana. Il meritato riposo arriva dopo l'ascesi della Quaresima. Naturalmente solo chi ha vissuto in seno ad una comunità fervorosa le fatiche del digiuno, della veglia, della tensione ardente della preparazione del cuore in attesa della Pasqua, può gustare in pino l'esplosione della gioia pasquale. La celebrazione non è una contemplazione quieta, adorante, ma un forte grido; o meglio, è una esplosione violenta di grida, che si ricoprono, ripetendo una cosa sola: "Cristo è risorto, è veramente risorto". Nella notte, dopo che tutti i fedeli hanno preso la luce dall'unica lampada rimasta accesa, quella del santissimo, all'invito del sacerdote "Venite prendete la luce...." si esce dalla chiesa in processione e, sotto la luce timida delle candele, che illumina i volti dei fedeli, scoppia la gioia frenetica dell'annuncio: "Il Cristo è risorto dai morti e con la sua morte ha calpestato la morte e ai morti nei sepolcri ha donato la vita". Questo è il tropario di Pasqua, un canto di guerra contro la morte, contro il peccato, nonché di gloria, di vittoria, di libertà. Il Sacerdote lo canta e il popolo lo ripete; fino a Pentecoste dominerà il culto, trovandolo all'inizio e alla fine di ogni celebrazione. Durante la settimana dopo Pasqua, anche il rituale funebre è costituito da un ufficio pasquale, estratto dai testi di Pasqua, dominato dall'annuncio: "Cristo è risorto".

A Pasqua, nel mondo ortodosso, il fedele diventa un evangelista, un portatore del grande annuncio della Resurrezione, come Maria e le sue compagne. Cominciando con questa notte, ogni incontro si trasforma in annuncio, in quanto il saluto abituale viene cambiato; i fedeli si scambiano la buona novella dicendosi: "Il Cristo è risorto", mentre l'altro risponde "E’ veramente risorto".

Io ti supplico, Figlio del Dio vivente;
tu hai compiuto tante meraviglie;
hai cambiato l’acqua in vino a Cana
per illuminare Israele;
hai guarito gli occhi ai ciechi,
hai reso l’udito ai sordi,
e mobili membra ai paralitici,
hai corretto la lingua dei balbuzienti,
hai liberato gli indemoniati,
hai fatto correre gli storpi come cervi...
hai risuscitato i morti,
e, tendendogli la mano, hai fatto camminare
sulle acque Pietro, che stava per affondare.
Tu ci hai lasciato questo testamento:
"Chiedete e riceverete,
bussate e vi sarà aperto.
Tutto quello che chiederete al Padre mio, nel mio nome,
io stesso lo chiederò al padre mio, perchè lo abbiate".
Io prego per ricevere, cerco per trovare,
busso perchè mi si apra.
Chiedo in nome tuo, perchè tu chieda al Padre tuo
e mi esaudisca.
Sono pronto per il tuo nome a versare,
vittima, il mio sangue,
a sopportare ogni tormento.
Tu sei, Signore, colui che mi esaudisce e mi protegge;
difendimi contro il nemico.
L’angelo della luce mi protegga,
poichè tu hai detto: "Quel che voi domanderete
con fiducia nella preghiera, vi sarà concesso"...
Lo Spirito operi in me; la tua volontà si compi in me,
perchè mi sono votato a te,
per tutti i giorni della mia vita.

(Cipriano di Antiochia, in C. Berselli, Inni a Cristo nel primo millennio della Chiesa, Ed. Paoline, Roma 1981, pp. 50-51)

Bibliografia consultata

Grande e Santa settimana e Santa Domenica di Pasqua, Eparchia di Lungro, 1989.

Liturgia Orientate della Settimana Santa, Città Nuova Editrice (testi tradotti e presentati a cura di Maria Gallo), Roma, 1974.

A cura del CENTRO RUSSIA ECUMENICA 00193 Roma – Vicolo del farinone 30


 

Ultima modifica Domenica 01 Aprile 2012 17:42
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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