Venerdì, 18 Agosto 2017
Lunedì 02 Agosto 2004 22:08

Il pellegrinaggio (Maria Domenica Ferrari)

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L’undici febbraio 2003 i musulmani celebrano la festa più importante del loro calendario: la "festa del sacrificio", o la "grande festa", come viene comunemente chiamata. È l’occasione per conoscere meglio questo momento della vita dei musulmani e capire cosa sta facendo quella folla oceanica attorno alla Ka‘ba.

Il pellegrinaggio, in arabo hajj, si basa sul versetto 3,97 del Corano:" E gli uomini debbono a Dio il Pellegrinaggio al Tempio, quelli di loro che abbiano la possibilità di farlo". Muhammad lo compì, poco prima della sua morte, negli ultimi giorni dell'anno 9 dell'egira (630 d.C.). Ogni musulmano adulto lo deve compiere almeno una volta nel corso della vita.

 

Negli ultimi decenni, grazie alle migliore disponibilità economica, alla sicurezza e velocità dei mezzi di trasporto, il pellegrinaggio si è trasformato in un rito di massa che nelle ultime occasioni ha registrato la partecipazione di circa due milioni di persone.

Il pellegrinaggio alla Mecca si compie durante i giorni 8, 9 e 10 del mese di du l-hijja, l'ultimo mese del calendario lunare musulmano, mentre nel resto dell'anno si svolge la ‘umra (visita).

Già in epoca preislamica i santuari di Mecca erano metà di pellegrinaggi, e in molti riti attuali si trovano gli echi di un antico culto solare. Muhammad rinnovò conglobando il tutto in unico grande pellegrinaggio e lo legò ad Abramo divenuto il costruttore della Ka‘ba.

Punto centrale è la Ka‘ba, verso la quale si rivolgono i musulmani ogni giorno per le cinque preghiere rituali. Il nome arabo deriva dalla forma quasi cubica le sue misure sono 12x10 per 15 di altezza. La costruzione, poggia su una base di marmo bianco di 30 cm di altezza, è fatta di pietra grigia locale, all'interno vi sono tre pilastri di legno che sorreggono il tetto di legno, la pavimentazione è fatta di lastre di marmo bianco; gli unici arredi sono numerose lampade in oro e argento. Nel muro dell'angolo orientale, vicino alla porta a circa 1,5 m. di altezza è incastonata la Pietra Nera, del diametro di 30 cm, suddivisa in tre pezzi, a causa dell'assedio del 683 quando venne colpita da pietre lanciate da una catapulta. Tra la Pietra e la porta vi è uno spazio contro il quale i pellegrini appoggiano con forza il petto, la testa e le braccia. Nell'angolo occidentale c'è la pietra detta " Fortuna" che viene toccata ma non baciata dai pellegrini. La terza pietra su cui si fondava la Ka‘ba è attualmente nel "Oratorio di Abramo". La leggenda dice che su questa pietra vi è l'orma del piede di Abramo.

Vicino alla Ka‘ba c'è il pozzo di Zamzam, entrambi si trovano quasi al centro del cortile della moschea costruita attorno ad essi. La Ka‘ba è sempre coperta da un drappo nero, che in passato durante il pellegrinaggio veniva sostituito da uno bianco. Il drappo nero per secoli fu tessuto in Egitto e portato a Mecca dai pellegrini, dagli anni trenta viene fabbricato in loco; a titolo di curiosità i ricami sono fatti con 640 chili di seta e 15 chili di oro puro. Il drappo sostituito viene suddiviso in tanti piccoli pezzi che vengono venduti come reliquia. Di fronte alla parete nordovest c'è un muro di marmo bianco che limita uno spazio in cui sarebbero seppelliti Ismaele e Hagar. Separato a lato della parete c'è "l'Oratorio di Abramo". Esterno al perimetro della Ka‘ba c'è il pozzo di Zamzam, profondo circa 42 m, ha acque salmastre dal potere miracoloso.

L'esperienza del pellegrinaggio è una delle prove più impegnative a cui si sottopone il devoto musulmano, soprattutto quando questo cade durante i mesi estivi, e a Mecca si raggiungono temperature molto elevate, i non musulmani non possono parteciparvi poiché nella sura dell'Immunità viene loro proibito.

A Mecca si entra solo in stato di purità rituale ( ihram) per questo si provvede al lavaggio di tutto il corpo, al taglio delle unghie, all'aspersione di profumi e talvolta al taglio dei capelli, quindi si formula l'intenzione. A tale proposito, anche se non è raro vedere bambini, il loro pellegrinaggio non ha valore, perché solo gli adulti possiedono la capacità giuridica che li rende responsabili dei loro atti.

Si indossa un abito fatto da due pezzi di stoffa bianca non cucita, per le donne non è previsto un abito particolare, ma devono coprirsi il volto.

Il pellegrino è a questo punto in stato di ihram, stato comune allo hajj e alla ‘umra.

Segue la circumambulazione della Ka‘ba,( tawaf) da compirsi per sette volte in senso antiorario partendo dalla Pietra Nera; i primi tre vanno fatti molto velocemente cercando di toccarla e baciarla. Questo tawaf è detto "giro di saluto o di arrivo" e si distingue dal quello del 10 detto "giro di partenza o congedo".

Dopo la circumambulazione si beve l'acqua del pozzo di Zamzam, si esce dalla moschea e si dichiara l'intenzione di fare la corsa tra le colline di Safa e Marwa da ripetere per sette volte, per un totale di circa 2800 m; la leggenda la lega all'errare di Hagar tra le colline alla ricerca di acqua per il figlio Ismaele.Qui finiscono le cerimonie comuni tra lo hajj e l'‘umra.

I pellegrini restano a Mecca fino al giorno 8, poi partono, si fermano per la preghiera di mezzogiorno a Mina, (a 12 km da Mecca) e raggiungono la pianura di ‘Arafat.

‘Arafat, che dista sei ore di cammino da Mecca, è un'altura di 40-60 m a cui si accede per mezzo di una scalinata. Dal pulpito sul sessantesimo scalino si tiene un sermone nel pomeriggio del giorno nove.

Dopo la preghiera di mezzogiorno fino al tramonto si sta in piedi sulla montagna, anche solo per un istante, è lo wuquf punto culminante del pellegrinaggio - se non viene effettuato il pellegrinaggio è invalidato. Lo wuquf rappresenta l'adorazione di Allah, lo stare in piedi davanti a Dio.

Al tramonto i pellegrini si precipitano per la corsa verso Muzdaifa, tra Mina e ‘Arafat, e giungono a Muzdaifa alla luce delle torce e lì vi trascorrono la notte.

Il giorno 10 si effettua un nuovo wuquf nella moschea di Muzdaifa, poi la corsa verso Mina per la lapidazione. A Mina ci sono tre monticelli fatti di pietruzze lanciate dai pellegrini. I pellegrini devono lanciare sette pietre verso il primo monticello in ricordo di Abramo che lo fece contro Satana, che in quel punto lo aveva tentato. Con la lapidazioni finiscono i riti propriamente detti. A questo punto tutti i musulmani si riuniscono idealmente: è il giorno della grande festa e in famiglia si sacrifica un animale. Sebbene non sia un atto obbligatorio, ogni famiglia, anche la più povera, fa di tutto per comprare un montone (l'animale solitamente sacrificato). Dare ai poveri la carne sacrificata è un'azione meritoria. Donazioni di carne per gli strati più poveri della popolazione vengono fatte dai governi dei paesi arabi.

Dopo il sacrificio si compie la desacralizzazione e si tagliano i capelli. Si ritorna di corsa a Mecca per ripetere il tawaf attorno alla Ka‘ba, ci si lava e si beve l'acqua di Zamzam.

I giorni 11, 12, 13 i pellegrini restano a Mina, sono stati denominati da Muhammad i giorni "del bere, del mangiare e del piacere sensuale", perché i pellegrini possono rifarsi delle privazioni dei giorni precedenti.

Ogni giorno i pellegrini sono tenuti a ripetere, dopo mezzogiorno, la lapidazione dei tre monticelli.

Quindi si riprende la via per casa.

Tradizionalmente il pellegrinaggio veniva effettuato a dorso di cammello, le carovane seguivano itinerari fissi, quella più numerosa proveniva dalla Siria, la durata del viaggio da Damasco a Medina era di trenta giorni. A causa delle rapine perpetrate dalle tribù beduine il viaggio era molto pericoloso, le autorità meccane erano perciò costrette a pagare un tributo a queste tribù per garantire l'incolumità dei pellegrini. Nel IX secolo per alcuni anni non si poté effettuare perché la Pietra Nera era stata rubata dai Carmati, una "setta" sciita, che la restituirono dopo il pagamento di un riscatto.

In Arabia Saudita esiste un ministero che si occupa dell'organizzazione del pellegrinaggio, fonte di reddito non indifferente, e vengono fissate quote di partecipanti per singolo paese, quote che possono subire drastiche riduzioni se i pellegrini causano problemi.

Per capire quali sono i valori rappresentati dal pellegrinaggio riporto alcune frasi tratte da un testo di divulgazione musulmano: "Allah ha imposto come legge ai musulmani una riunione generale, nella quale si riuniscono, venendo da tutte le regioni del mondo (...). Là i sapienti, i predicatori e i saggi s'impegnano a istruire l'ignorante e a mettere sulla buona via colui che la cerca, li informano sulla situazione dei paesi che sono per essi lontani, espongono loro il livello raggiunto da queste nazioni (...). Il pellegrino ritorna allora al suo paese fornito di numerose informazioni su queste nazioni, i loro progressi e il livello del loro sviluppo, egli stesso si incita a imitarli e a seguire le loro orme.

La visita dei Luoghi santi del Pellegrinaggio ricorda ai musulmani ciò che successe a Abramo (...). Fu messo alla prova ricevendo l'ordine di sgozzare suo figlio, si sottomise a ciò che il suo Signore gli aveva ordinato, e il figlio si conformò a ciò che gli ordinava suo padre, accettando la morte volentieri (...) e cambiò per essi il luogo della tristezza e dell'afflizione in un luogo di gioia.

Questa visita ricorda loro inoltre le origini dell'Inviato, la culla della Missione che gli venne confidata e l'aiuto vittorioso che Dio diede, in questi luoghi, al suo profeta Muhammad."

Per chi volesse approfondire l'argomento segnalo il libro "La vita quotidiana alla Mecca da Maometto ai nostri giorni" di Slimane Zeghidour, un giornalista franco-algerino che racconta il suo pellegrinaggio nell'estate caldissima del 1988.

Maria Domenica Ferrari

 

Ultima modifica Venerdì 23 Ottobre 2015 10:11
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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