Domenica, 22 Ottobre 2017
Venerdì 06 Agosto 2004 23:02

L’islam delle confraternite

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L’islam delle confraternite, soprattutto sufita, non è una religione in sé, ma è piuttosto la sua dimensione mistica. I suoi fedeli seguono infatti le stesse regole valide per qualsiasi mussulmano osservante, i cinque pilastri dell’islam.

Riti e pratiche

L’islam delle confraternite, soprattutto sufita, non è una religione in sé, ma è piuttosto la sua dimensione mistica. I suoi fedeli seguono infatti le stesse regole valide per qualsiasi mussulmano osservante, i cinque pilastri dell’islam. Storicamente, il sufismo è anteriore alle confraternite:i primi sufisti o mistici dell’islam, come Ibn Karram, al-Junayd, o al-Allaj, sono vissuti nel IX secolo, mentre i primi grandi ordini sono stati fondati nel XII secolo ed hanno raggiunto il loro apogeo nel XIX. Tuttavia esistono e esisteranno sempre dei mistici che non sono affiliati ad alcuna confraternita, cioè, si può essere sufita senza appartenere ad una tariqa, anche se è evidente che il ruolo di quest’ultima, che è quello di sostenere i fedeli nella loro ricerca mistica, arricchisce e completa il loro itinerario.

Il rituale più corrente della mistica mussulmana è il dhikr che consiste nel salmodiare il nome di Allah per delle ore intere, sotto la guida dello cheik con momenti di silenzio e momenti di recita delle preghiere del Corano o di altre opere. Dhir, è un vocabolo che si usa al plurale; in effetti ogni tariqa, ed ogni gruppo all’interno di una tariqa, adatta questo esercizio, secondo le indicazioni del suo cheik. Le variazioni iniziano con la scelta del nome di Allah: il Corano ne indica 99 - il Beneamato, il Misericordioso, il Pacifico, ecc. A questi 99 si aggiunge il centesimo, il Nome nascosto che sarà rivelato a tutti in paradiso e, sulla terra, solo ad un ristretto numero di eletti. Seguono le variazioni sul modo di ripetere il nome di Allah, mormorando o gridando, con variazioni di ritmo e respirazione, della posizione o dell’oscillamento della testa o del corpo. L’obiettivo è quello di raggiungere uno stato di estasi mistica, cioè l’annientamento in Dio, il fana, che è lo scopo ultimo di tutti i mistici.

Il dhir, che riunisce i fedeli ad intervalli regolari, è l’esercizio più diffuso, ma esistono delle confraternite che lo ignorano. È il caso, per esempio, dei Mehlevi, presenti in tutte le province dell’ex Impero Ottomano, che praticano il samà, conosciuto in Occidente come cerimonia dei "dervisci danzanti". In questo caso i fedeli non recitano né nomi, né preghiere: accompagnati da alcuni musicisti, si limitano a danzare e a girare , in tondo e su loro stessi fino a cadere spossati, ed arrivare all’estasi. Altre tariqa, come i Rifai della Macedonia, chiamati i "dervisci urlanti", durante la khalva, riunione di preghiera, praticano le mortificazioni. Raggiunta l’estasi, i fedeli si trafiggono le guance, il ventre e la gola. I testi sostengono che, grazie al potere carismatico dello cheik, queste pratiche non sono per nulla dolorose, ma sono, al contrario, molto dolci…

Il carisma del maestro

Ogni tariqa è fondata su una triade: Dio, il maestro e il discepolo, chiamato mourid. Un triangolo nel quale il maestro aiuta il discepolo ad accedere a Dio, indicandogli i metodi da seguire. A partire da questa cellula fondamentale, si formano dei gruppi più o meno importanti, diversamente strutturati. Le grandi tariqa, le più importanti, sono concepite come delle organizzazioni piramidali, presiedute dal fondatore poi dai suoi successori (la successione avviene per filiazione naturale o spirituale). Il grande maestro delega i suoi poteri a maestri provinciali ai quali rilascia una ijaza, cioè un certificato. Questi maestri, a loro volta, fondano delle zaouïa (in arabo) o delle tekke (in turco) letteralmente case dei sufi o dei dervisci, che, almeno in teoria, dipendono dalla tariqa madre e sono poste sotto la sua autorità. Si sono verificati infatti numerosi casi di maestri provinciali che, col passare degli anni, hanno creato nuove confraternite indipendenti dalla tariqa di origine.

Nella sua zaouïa, il maestro guida i fedeli e li inizia alla vita mistica; i migliori, giungeranno alla conoscenza di Dio e alla comunicazione diretta con Lui. L’iniziazione del mourid, si effettua attraverso molte tappe, chiamate makam, ciascuna delle quali si basa su esercizi spirituali e prove, a volte fisiche, che però non debbono essere rivelate ai profani. Una delle prove più comuni, è la khalwa o ritiro che può assumere varie forme. In alcune tradizioni, per esempio la tariqa Khalwatiya, la khalwa, dura quaranta giorni durante i quali il discepolo è lasciato solo, nell’oscurità, con un minimo di nutrimento. Attraverso tale prova, egli si consacra alla ricerca dell’incontro con Dio. In ogni caso, tutte le tappe dell’iniziazione, sono decise dal maestro che, solo, grazie al suo carisma, "sa" esattamente come aiutare il suo discepolo a trasformarsi per accedere alla conoscenza diretta di Dio.

L’autonomia di cui gode lo cheik nella scelta dei metodi da seguire, non è ben accetta dall’ortodossia mussulmana; in alcune tarika, per esempio, l’iniziazione include la trasgressione di alcuni principi dell’islam con il ricorso al vino o alle droghe, anche all’hashish per pervenire all’estasi mistica. Altre confraternite, poi, valorizzano l’ascesi fino ad ammettere il celibato e l’astinenza, che sono invece rifiutati dal Corano e soprattutto dal modello del profeta Mohamed. Vi sono infatti alcuni monasteri in cui gli adepti hanno scelto di rinunciare alla sessualità, per consacrarsi all’amore di Dio. E, ancora, la principale cerimonia rituale dei Bektachi, la ayn-djem è aperta alle donne, vi si fa uso di alcool e si conclude a luci spente È per questo motivo che molti sospettano che il tutto si concluda con una vera e propria orgia.

Molti grandi personaggi dell’islam ortodosso hanno, in ogni tempo, fatto parte di confraternite esse stesse "ortodosse", come la Nakshbandya o la Mevlevija, alcuni di essi con la funzione di cheik. Una sola grande scuola dell’islam ha sempre violentemente avversato il sufismo e le confraternite mistiche: la puritana scuola sunnita hanbalita, della quale il movimento wahhabita dell’Arabia Saudita è una delle varianti più conosciute. Questi puritani non hanno mai cessato di lanciare strali contro le pratiche delle confraternite, spesso eredità di un passato anti-islamico (per esempio il culto dei santi o l’uso di amuleti) e che sono da essi assimilate alla superstizione o addirittura all’idolatria.

La posizione delle donne

L’iniziazione alla mistica mussulmana è generalmente considerata come pratica essenzialmente maschile. Nella maggior parte delle tariqa, le donne non sono ammesse al dhir: esse sono tutt’al più tollerate, ma devono restare alle spalle dei mourid, come accade nelle moschee. I monasteri o ribat che accolgono "mistici a tempo pieno" prevedono degli spazi, lontani dai luoghi di preghiera, ove vivono le famiglie dei praticanti.

Si vede dunque come l’islam delle tariqa è estremamente variegato anche sotto questo aspetto: esistono infatti delle confraternite in cui le donne sono iniziate ai misteri alla pari con gli uomini e possono accedere al titolo di cheik. La storia ricorda la famosa Rabia al-Adawija, vissuta nell’VIII secolo in Irak.

Vi sono inoltre delle attività, nelle confraternite, in cui le donne ricoprono un ruolo importante. È il caso delle ziyara, le visite alle tombe dei santi (cheik o fondatori di confraternite oppure semplici personaggi che hanno vissuto da saggi e le cui tombe possederebbero "effetti carismatici" o magici).

Le ziyara, hanno luogo lungo tutto l’anno, ma culminano in certe date, per esempio nell’anniversario della nascita del sant’uomo. Le donne si ritrovano sulla tomba per recitare delle preghiere, portare del cibo, versare l’acqua e chiedere la grazia per una gravidanza o una guarigione. Le tombe più vecchie, sono considerate le più efficaci; la tradizione vuole infatti che, con il passare del tempo, gli influssi benefici divengano più forti. Intorno a queste tombe vengono distribuiti amuleti ed altri oggetti, condannati dall’ortodossia, ma molto apprezzati dall’islam popolare, che resta, in fondo, ancorato alle pratiche delle confraternite.

I libri sacri

La mistica mussulmana, in generale, si basa principalmente sul Corano, nel quale si ricerca il senso nascosto, l’aspetto esoterico e del quale si leggono si meditano e si commentano i versetti durante le dhikr.

La letteratura specifica delle confraternite è molto ricca, ed è spesso affidata alla tradizione orale, come nel caso delle wird, insieme di preghiere, di meditazioni, di invocazioni, proprie di ogni tariqa. Vi sono grandi testi, in particolare i poemi dei virtuosi della mistica come Ibn Arabi o Jalaleddine Roumi, che sono scritti e religiosamente conservati nelle biblioteche delle zaouïa o nei monasteri delle confraternite. Molti altri testi sono andati perduti. Ma vi è un documento essenziale per ogni confraternita, la silsila letteralmente la "catena", cioè la genealogia (biologica o spirituale) del maestro fondatore , sulla quale è basata la sua legittimità. Tutte le silsa risalgono almeno fino a Maometto, attraverso l’uno o l’altro dei suoi compagni e sono conservate nelle biblioteche delle tekke, arricchite ad ogni generazione, ricopiate, decorate, miniate.

Scuole

Se si escludono alcune regioni come lo Yemen (governato dal 901 al 1962 dagli imam sciiti yazediti) o l’Arabia Saudita (sotto l’influenza wahhabita a partire dal XIX°secolo), che sono dominati da un islam strenuamente contrario alle confraternite, l’insieme del mondo mussulmano è attraversato da una fitta rete di ordini mistici, che travalicano spesso le frontiere degli stati. Alcune di queste confraternite sono vecchie di parecchi secoli. La più antica è la Qadiriyya, fondata a Bagdad nel XII°secolo da Abdel-Qader al-Jilani, mistico di origine persiana. Pressappoco nella stessa epoca, nel sud dell’Irak, Ahmad al-Rifaï fonda una comunità la Rifaiya, che si diffonde rapidamente in Egitto e in Siria. I suoi mistici sono anche conosciuti con il nome di "dervisci urlanti". Contemporaneamente altre confraternite nascono in Asia centrale (i Qalandaris, e i più ortodossi Kubrawi), in India (la Tchichtiya), in Andalusia, nel Maghreb, in Egitto… Le confraternite si sono arricchite, nel corso del tempo, degli apporti dei principali discepoli e successori del fondatore. La rete degli ordini mistici si è pure infittita a causa di scissioni intervenute nel corso dei tempi, ma anche grazie alla nascita di sempre nuove confraternite, alcune delle quali sono diventate delle vere istituzioni, come la Tidjanya, fondata nel XIX° secolo da Ahmad al-Tidjani, che domina l’insieme dell’Africa occidentale.

Terminologia

Cheik:è il titolo attribuito al maestro che guida i membri di una confraternita.

Tariqa:letteralmente, "la via" o"il cammino", che conduce a Dio. I testi sufi pongono la conoscenza della tariqa da parte del discepolo, al di sopra della conoscenza della legge religiosa o charia nel cammino verso la perfezione.

I cinque pilastri dell’islam: essi consistono nei cinque obblighi ai quali deve sottostare ogni mussulmano sia esso sciita o sunnita. Questi cinque pilastri sono: la professione di fede o chahada - "Non c’è altro Dio all’infuori di Allah, e Mohammed è il suo profeta; la preghiera cinque volte al giorno; l’elemosina o zakat; il digiuno durante il mese di Ramadan; il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta durante la vita.

Dhikr:è la forma di preghiera più frequente nelle confraternite e consiste nell’instancabile ripetizione del nome di Dio. Il dhikr, può essere individuale o collettivo. Per estensione, con lo stesso nome si indicano le riunioni rituali di preghiera.

Mourid: Nome dato ai discepoli dello cheik, la cui aspirazione è la conoscenza di Dio.

Zaouïa: termine arabo che significa letteralmente angolo e designa il luogo di riunione dei discepoli. Il termine turco corrispondente è tekke.

(Tradotto e adattato da M. Grazia Hamerl da Actualité des Religions n°43)
Ultima modifica Domenica 26 Giugno 2011 12:24
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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