Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Giovedì 02 Settembre 2010 21:20

Cosmo, escatologia e shariah nell'Islam (Marino Parodi)

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Per l’islam il cosmo e l’ordine naturale sono sacri. L’uomo non può esimersi dalla propria responsabilità nei confronti del creato. Il Corano e la predicazione del Profeta dedicano largo spazio all’escatologia. L’esistenza del musulmano è interamente regolata dalla Shariah.

Cosmo, escatologia e shariah nell'Islam

di Marino Parodi

La tematica dei rapporti tra uomo e donna nell’islam, riveste una tale importanza, specialmente agli occhi di noi occidentali, da rendere ancora doverosa una precisazione. Molti occidentali restano infatti assai sorpresi nel constatare la sostanziale acquiescenza da parte dell’opinione pubblica, anche femminile, nei Paesi islamici, almeno, parrebbe, nella maggior parte dei casi, rispetto alla situazione attuale al riguardo. Il problema diventa però meno incomprensibile se si tiene presente che - il discorso vale peraltro per tutte le culture - la condizione femminile e, prima ancora, la concezione da parte della donna del proprio ruolo è un fenomeno estremamente complesso, nel quale entra in gioco una pluralità di fattori culturali, storici e sociali.

Insomma, sarebbe decisamente ingenuo e poco realistico ridurre la complessa tematica a un mero gioco di contrapposizione tra emancipazione e libertà da un lato, oppressione dall’altro. Nel caso specifico dell’islam, pare opportuno rilevare che, forse anche a causa di quella identificazione tra cultura e religione che costituisce una delle caratteristiche dell’islam, moltissime donne islamiche (probabilmente la maggioranza) danno l’impressione di ritenere la propria condizione connaturata al loro stesso essere donna. Non vanno poi trascurati importanti fattori psicologici, quali la tendenza, piuttosto radicata nella natura umana al di là di ogni barriera culturale e razziale, a nutrire diffidenza nei confronti del nuovo.

Il cosmo e l’ordine naturale sono elementi sacri

Venendo poi a un altro importante capitolo dell’islam, ossia al cosmo, osserviamo innanzitutto che il Corano fa costante riferimento al mondo della natura e all’ordine che regna nell’universo. Animali, alberi, cieli, montagne: il cosmo intero è in qualche modo partecipe della rivelazione islamica. Il cosmo e l’ordine naturale sono sacri.

L’islam vede nei fenomeni naturali una realtà che va decisamente al di là di ciò che normalmente si tende a percepire sul piano immediato, ossia una manifestazione diretta del Divino. Il Corano costituisce però l’unica chiave di lettura adatta a percepire tale realtà, a svelare l’intima natura divina del cosmo. È agevole comprendere a questo punto come l’islam non distingua, nella sostanza, tra naturale e soprannaturale. La natura è un veicolo importante della grazia divina. Non a caso, i tempi della preghiera e del digiuno sono scanditi dal movimento del sole. La stessa terra è vista come una gigantesca moschea e gli spazi delle moschee create dall’uomo sono imitazioni e compendi dello spazio della natura vergine.

Un po’ tutti i popoli che hanno aderito all’islam sono costantemente vissuti in armonia e in equilibrio con la natura, come è peraltro facile constatare osservando il disegno urbano delle principali città musulmane (se i disastri ecologici che hanno devastato il mondo negli ultimi decenni non hanno risparmiato alcune di queste ultime, ciò è avvenuto in spregio ai principi di fondo di questa religione).

L’islam considera l’uomo vicario di Dio, il quale lo ha sì autorizzato a dominare la natura ma soltanto a condizione di essere consapevole del proprio ruolo. L’uomo non può cioè esimersi dalla propria responsabilità nei confronti del creato. L’islam ha creato una profonda metafisica e teologia della natura nonché un’arte dominata dal tema del creato come riflesso dell’amore e della potenza di Dio. E interessante osservare come il Paradiso musulmano sia tra l’altro popolato da piante e da animali, molti dei quali rimandano già in questa dimensione alla natura della vita ultraterrena.

L’escatologia nel Corano

Sia il Corano che la predicazione del Profeta dedicano largo spazio all’escatologia, sul piano individuale come per quanto riguarda l’umanità intera. Riguardo a ciò che aspetta ogni essere umano, una volta lasciato questo mondo, saranno due i criteri fondamentali - ai quali, si badi bene, viene sostanzialmente attribuita la stessa importanza - in base ai quali viene decisa la dimensione che lo accoglierà: la fede in Allah e le azioni compiute. La grazia divina resta peraltro imponderabile all’uomo, sicché l’islam sottolinea la misericordia divina.

Paradiso, inferno e stadi intermedi (paragonabili al purgatorio) vengono descritti con vivacità di toni e di simboli, non solo nel Corano, ma anche in vari commenti ispirati, nonché con abbondanza di simboli, dei quali viene pure spiegato l’importante ruolo: vi sono realtà metafisiche che il linguaggio umano è inadeguato a descrivere. Vi sono tuttavia mistici e dotti della tradizione islamica, quali Ibn Arabi e Sadr I Dir Shirazi, i quali si sforzarono di rendere quanto più possibile comprensibili, attraverso i loro scritti, tali realtà ultraterrene.

L’islam vanta pure una ricca dottrina relativa all’escatologia del genere umano. La storia umana e cosmica hanno un principio e una fine. La fine della storia umana sarà caratterizzata dall’avvento del cosiddetto Mahdi, il quale trionferà sui nemici della religione e instaurerà il regno della pace e della giustizia. L’identità del Mahdi è un punto che divide i sunniti dagli sciiti: per i primi sarà un membro della tribù del Profeta, per i secondi il dodicesimo iman e si chiamerà Muhammad-al-Mahdi.

Secondo tutti i musulmani il regno Mahdi sarà comunque seguito, successivamente a un periodo la cui durata è nota soltanto ad Allah, dal ritorno di Cristo a Gerusalemme e sarà proprio tale evento a concludere la storia umana e a precedere il Giorno del giudizio. Risulta a questo punto evidente come, benché pochi al di fuori dell’islam ne siano consapevoli, in questa religione Cristo giochi un ruolo di notevole importanza, pure come fondamentale anello della catena dei profeti abramitici.

D’altra parte (non a caso nessun musulmano oserebbe mettere in dubbio che Gesù sia nato da una vergine) pure Maria di Nazaret è tenuta in grande considerazione e venerata, soprattutto come modello di fede, di amore al prossimo e di virtù, vista un po’ come la madre dell’umanità intera.

La fede nell’avvento del Mahdi, tuttora assai viva nel mondo musulmano, è stata così viva nel corso dell’intera storia dell’islam da dar vita a numerosi movimenti millenaristici, specialmente in periodi di crisi e di oppressione.

L’escatologia, in particolare per quanto riguarda il Giorno del giudizio, costituisce un irrinunciabile punto di forza dell’islam ed è percepita dai credenti come una realtà viva. E’ stato detto che per il fedele musulmano tutta l’esistenza costituisce una preparazione all’incontro con Dio e con l’aldilà e ciò è sostanzialmente esatto.

La Shariah, la legge che regola ogni aspetto della vita

La Shariah, o legge divina dell’islam, oltre a essere essenziale sotto il profilo specificamente religioso, incarna pure l’islam nei suoi aspetti rituali, giuridici e sociali. Nella Shariah l’islam vede non solo l’incarnazione della volontà di Dio, ma anche la strada da lui tracciata affinché l’uomo possa raggiungere la felicità già in questa vita e la beatitudine assoluta nell’altra. Un musulmano può restare tale, benché non praticante, se non rispetta le regole ditale legge divina. Ma si autoesclude automaticamente dall’islam nel momento in cui cessa di riconoscerne la validità.

Dal momento in cui il musulmano viene al mondo a quello in cui rende l’anima ad Allah la sua esistenza è interamente regolata dalla Shariah, che santifica ogni aspetto della vita, è fonte di equilibrio nella società e indica a ciascuno la strada concreta per svolgere il proprio ruolo e vivere nella virtù. Gli esseri umani sono infatti stati creati da Dio per sottomettersi alla Sua volontà e vivere secondo le Sue leggi.

E’ singolare notare come l’islam parta dalla Shariah per proporre un interessante percorso spirituale e ascetico. Il musulmano ha infatti la possibilità di superare il significato esteriore della Shariah per raggiungere la Verità (Haqiqah) passando attravérso la via dello Spirito (Tariqah). La Shariah è stata sapientemente paragonata alla circonferenza del cerchio, ogni punto della quale è rappresentato da un musulmano, mentre ogni raggio che collega un punto della circonferenza con il centro rappresenta la Tariqah e il centro è l’Haqiqah, il quale genera sia il raggio che la circonferenza.

L’intero cerchio, dato dalla circonferenza, dal centro e dai raggi, rappresenterebbe la tradizione islamica nel suo insieme. Occorre però tenere ben presente che è possibile pervenire al centro, percorrendo un raggio, esclusivamente se si è, per così dire, inseriti nella circonferenza. Ciò dovrebbe bastare a comprendere il ruolo insostituibile della Shariah, senza la quale nessun percorso spirituale e nessun islam sono possibili.

La parola Shariah deriva dalla radice shr, la quale significa “strada”. Essa è la strada che uomini e donne sono chiamati a percorrere in questa vita. Giacché l’islam ingloba ogni aspetto della vita, la Shariah comprende ogni aspetto dell’esistenza. Dai riti specificamente religiosi alle trattazioni economiche, nulla è escluso dal suo orizzonte.

 

(da Vita Pastorale, settembre 2008)

Ultima modifica Giovedì 28 Ottobre 2010 10:31
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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