Martedì, 24 Ottobre 2017
Sabato 09 Luglio 2005 20:54

Il dialogo con le altre religioni (Curia Generale O.F.M.)

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Il dialogo con le altre religioni
Curia Generale O.F.M.
(Segreteria dell'evangelizzazione
Segreteraia della formazione e degli studi)



Il dialogo è diventato necessario

Viviamo in un mondo che nell'ultimo decennio ha prodotto più di cento guerre. In ognuna di queste guerre la religione ha svolto un ruolo di notevole peso. Se si può confidare nel potere positivo delle religioni fra molta gente di buona volontà, i recenti conflitti sono diventati un ostacolo per la missione essenziale di tutte queste religioni. L'esclusivismo religioso costituisce molto spesso un ostacolo per coloro che cercano Dio.

Dalle religioni ci si attende un influsso positivo nella ricerca di soluzioni eque e soddisfacenti nel dilagare di una globalizzazione che spesso acuisce la divisione fra ricchi e poveri, produce disastri ambientali e conflitti fra civiltà, culture e religioni.

Per questi motivi, oggi abbiamo bisogno di una nuova visione e ispirazione che porti a una responsabilità globale, e ciò lo si attende dalle religioni. Di fatto, "non ci sarà pace fra le nazioni senza pace fra le religioni, non ci sarà pace fra le religioni senza dialogo fra le religioni" (Hans Küng).

D'altra parte) abbiamo visto credenti delle varie religioni i quali dalla loro fede hanno attinto l'ispirazione per stabilire pace, convivenza e cooperazione con altre religioni. Ogni religione porta in sé una ricchezza di rispetto e considerazione nei confronti del prossimo, specialmente di coloro fra i quali si vive. Da questa ricchezza di ispirazione spirituale si è sviluppata nella società una pacifica coesistenza di religioni e fedi. Nel nostro mondo, il dialogo interreligioso sta diventando un imperativo necessario per la sopravvivenza del mondo e delle religioni. In tutte le religioni, molti individui, associazioni e istituzioni, attraverso il dialogo interreligioso ed ecumenico stanno offrendo al nostro mondo un nuovo volto e nuove opportunità per il futuro.

Il vero dialogo permette di superare il rischio di quel relativismo che vanifica ogni certezza e unifica le diversità, e del sincretismo, che elimina tutte le specificità fondendole in una nuova e generica sintesi. Nel nostro tempo, questi rischi sono sempre più reali. Il mondo nel quale viviamo sta diventando un supermercato di molteplici offerte religiose con una crescente libertà di scelta.

C'è pure un'altra tendenza, che vuole unire in un unica religione mondiale tutte le fedi e le religioni.

Per tutti questi motivi si impone la necessità di un serio dialogo fra tutte le religioni dove ciascuna di esse si presenti con la propria fede e coerenza, proponendo i propri valori e aprendosi a quelli delle altre.

È importante sottolineare che in ogni dialogo noi cristiani siamo mossi dall’amore di Dio nei nostri riguardi e dal desiderio di preparare la strada per l'avvento del suo Regno in tutti i popoli.

Cos'è il dialogo interreligioso?

Spesso, molti concepiscono il dialogo semplicemente come un "discorrere". Invece, il significato etimologico del termine "dialogo" è proprio quello di "parlare con". Comunque, parlando di dialogo interreligioso, questa parola va considerata in un senso più ampio: dialogo significa convivere con i membri di altre tradizioni religiose, rispettarsi, cooperare per la soluzione dei comuni problemi, e naturalmente parlarsi.

In realtà, il dialogo interreligioso può assumere forme diverse. Di solito si divide in quattro forme, o generi, di dialogo:
a) dialogo di vita, "dove la gente si sforza di vivere in uno spirito aperto e amichevole, condividendo gioie e dolori, problemi e preoccupazioni umane";
b) dialogo d’azione "in cui cristiani ed altri collaborano per lo sviluppo integrale e la liberazione delle persone";
c) dialogo di esperti "in cui degli specialisti cercano di approfondire la loro comprensione dei loro rispettivi patrimoni religiosi, e di apprezzare l’uno i valori spirituali dell’altro";
d) dialogo di esperienza religiosa, "in cui le persone, radicate nelle proprie tradizioni religiose, condividono le loro ricchezze spirituali, ad esempio riguardo la preghiera e contemplazione, fede e percorsi di ricerca di Dio o dell’Assoluto".

Alcuni aggiungono un quinto genere di dialogo, "il dialogo culturale", perché la religione può dirsi parte della cultura, rappresentando "l'anima di una cultura"; alcune religioni sono associate ad una particolare cultura (come le Religioni Tradizionali), altre sono "sovraculturali", nel senso che fanno parte di un certo numero di culture (come l'Islam e il Cristianesimo).

Il dialogo interreligioso non è semplicemente lo studio delle diverse religioni, benché questo naturalmente sia molto importante. Non è un dibattito per provare la propria ragione e il torto altrui. Non è un mero sforzo "modernizzato" per persuadere l'altro ad abbracciare la religione di qualcuno. Il dialogo interreligioso è piuttosto un incontro in libertà e disponibilità ad ascoltare l'altro, a capire l'altro e a condividerne le convinzioni religiose, a vivere con l'altro in armonia, e a cercare possibilità di collaborazione. Presuppone delle differenze; a livello di credo e consuetudini, spesso le differenze sono grandi, e dobbiamo esserne consapevoli ed essere pronti a conviverci, persino nel caso in cui fossimo in contrasto con esse. Perciò il dialogo implica la disponibilità ad accettate i diversi doni dell'altro, e la disponibilità a trasmettere attivamente i nostri propri doni.

Perché dialogare?

Nelle nostre città e talvolta nei nostri villaggi, incontriamo sempre più persone di fedi diverse; in realtà, molti di noi vivono come una minoranza fra persone di altre religioni. Specialmente quando si viaggia, persone di fedi diverse possono sedere fianco a fianco. Ad esempio, a bordo degli aerei di linea, avrete notato che gli assistenti di volo domandano ai passeggeri che genere a cibo o bevanda essi preferiscano. Nei campi per rifugiati, fra gli emigranti, nelle fabbriche, si incontrano sempre più persone di altre culture e religioni. Di conseguenza, dobbiamo conoscere le diverse culture e religioni almeno un po', per essere in grado di rispettare queste persone.

Nel mondo d'oggi non possiamo ignorare le nuove invenzioni e scoperte, se non vogliamo rimanere indietro. Così dovrebbe essere per le religioni: le diverse tradizioni religiose portano con sé un grande patrimonio di esperienza religiosa, di personaggi significativi (Gandhi, il Dalai Lama, al-Ghazzali, e altri), di libri "ispirati", etc., che possono arricchire anche la nostra vita culturale e spirituale.

Il dialogo interreligioso può favorire la promozione di valori morali, come per esempio è avvenuto con l’''intesa" fra la Santa Sede e alcuni stati musulmani per la difesa e la promozione dei valori tradizionali della famiglia alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla Famiglia, tenutasi a Il Cairo nel 1994. può aiutare i cittadini di religioni diverse a vivere in armonia, come in Tanzania, dove cristiani, musulmani e membri della religione tradizionale africana riescono a convivere pacificamente. Può sanare, e prevenire forme di fondamentalismo religioso che, qua e là, minacciano di dividere le genti di uno stesso Paese. Può aiutare anche a rimarginare il ricordo di antiche ferite: l’olocausto, le guerre di religione etc. Può favorire la mutua collaborazione; ad esempio l’incontro con i cristiani è di aiuto ai buddisti nel ritrovare più interesse verso il lavoro sociale, le religioni tradizionali possono aiutare la nostra chiesa ad essere più "cattolica" (universale) e perciò più acculturata.

I requisiti per un fruttuoso dialogo interreligioso

Il vero dialogo è possibile solo se le persone possiedono solide basi nelle loro tradizioni, nei loro credo e nella pratica della loro religione; solo una chiara identità religiosa rende possibile il dialogo. Le persone che hanno dei problemi con il loro gruppo religioso, non possono essere membri di un autentico dialogo.

Le persone coinvolte in un dialogo, devono essere convinte del suo valore: esso può portare frutti a livello personale, di comunità e sociale. Alcuni considerano il dialogo come qualcosa di riservato a degli specialisti. Ma non è così: ogni cristiano e ogni frate è chiamato ad esso. Altri sospettano che il dialogo sia un segnale di incertezza nei confronti della propria religione, o un sintomo di debolezza o scarsità di successo nell'ottenere delle conversioni. No, il dialogo è un'esperienza di grande arricchimento, che aiuta la crescita spirituale nostra così come quella degli altri.

Il dialogo richiede apertura mentale. Apertura verso Dio significa essere aperti all’azione della grazia di Dio in noi e nelle persone di altre religioni. L’apertura verso gli altri credenti "implica l’essere pronti a rivedere le idee preconcette nei loro riguardi, i radicati pregiudizi, le generalizzazioni di vecchia data e i giudizi sommari" (Card. Arinze), ma soprattutto significa scoprire ciò che di buono vi è negli altri.


Lavorando con i miei amici Buddisti nel campo dello sviluppo umano, della giustizia e della pace, sono ispirato dalla loro semplicità di vita, dalla loro apertura, dalle loro relazioni' umane', dal loro modo sottomesso di relazionarsi con gli altri. Questa è la Buona Notizia che mi danno i Buddisti. Sono essi ad evangelizzarci.

I miei amici Buddisti sono scandalizzati dal nostro atteggiamento trionfalistico, dal nostro assolutismo o arroganza. Si risentono del nostro rigido trattamento dei problemi umani. Ai loro occhi, la nostra Chiesa Tailandese si presenta ancora 'straniera' e 'occidentale'. Nel contesto di quanto abbiamo detto dovremmo chiederci: come possiamo incarnare la Chiesa in Asia? (Vescovo Mansap - Thailandia)


Il dialogo richiede amore e rispetto: l'amore ci aiuta a comprendere, ad essere amichevoli e pazienti con gli altri, ad evitate la polemica. L'amore e il rispetto "includono l'adattamento alle differenze culturali e alle conseguenze derivanti da disuguali livelli di istruzione, così come la flessibilità verso posizioni differenti riguardo la puntualità, il rispondere alla corrispondenza, il mantenimento delle promesse" (Card. Arinze). Il dialogo richiede libertà di espressione, il vero dialogo ricerca la giustizia e la pace per tutti; i diritti umani sono un valore per tutti, non soltanto per alcuni.

Un dialogo fruttuoso naturalmente richiede uno sforzo volto a conoscere meglio la religione dell'altro. Per alcuni di noi può esigere un impegno ulteriore, finalizzato a sedare infelici ricordi storici, come jihad, le guerre sante, le "Crociate" fra cristiani e musulmani, la colonizzazione e la tratta degli schiavi, etc. Forse, è necessario rivedere il modo in cui i nostri libri di storia o di spiritualità ci hanno fatto conoscere le altre religioni. (…)

Alcune ragioni teologiche

La Bibbia ci parla di "santi pagani" come Abel, Enoch, Noè, Melchisedech, Giobbe. La gente al di fuori di Israele può rispondere alla chiamata di Dio, come Cito (Is 44, 28), o gli abitanti di Ninive (Gion 3, 1-10). Nel Nuovo Testamento Gesù ammira la fede della donna cananea (Mt 15, 28), e prende ad esempio di amore attivo un samaritano (Lc 10, 25-37); e san Paolo ha una posizione di apertura nei confronti delle espressioni religiose degli ateniesi, nel suo discorso all'areopago (At 17, 22-31).

Sant'Ireneo dice che tutte le manifestazioni divine hanno luogo tramite la Parola di Dio (Logos); la prima di queste manifestazioni è la creazione stessa, poiché per mezzo di essa viene reso possibile l'incontro personale con Dio; inoltre abbiamo le manifestazioni ebraiche nel Vecchio Testamento, che sono anticipazioni della Cristofania (la manifestazione del Logos in Cristo) del Nuovo Testamento.

Il Concilio Vaticano Secondo (Lumen Gentium 16; Nostra Aetate; Ad Gentes 3, 9, 11) ci dice che le grandi tradizioni religiose dell'umanità mantengono valori positivi che meritano l'attenzione e la stima dei cristiani.


"Il dialogo di esperienza religiosa riguarda le persone che condividono esperienze di meditazione, preghiera, contemplazione, fede ed espressioni di fede, percorsi di ricerca di Dio come Assoluto, o di vita monastica o eremitica, e anche di misticismo" (Card. Arinze).


Papa Paolo VI nella sua enciclica Ecclesiam suam disse: "la Chiesa deve venire a dialogo col mondo in cui si trova a vivere" (67); così come Dio vuole il dialogo della salvezza con tutti gli esseri umani, anche "il nostro parimente dev'essere potenzialmente universale, cioè cattolico e capace di annodarsi con ognuno, salvo che l'uomo assolutamente non lo respinga o insinceramente finga di accoglierlo" (78).

Papa Giovanni Paolo II in Redemptoris hominis (6; 12) sostiene una presenza operativa dello Spirito Santo nella vita religiosa dei non-cristiani, e nelle tradizioni religiose cui esse appartengono; ogni autentica preghiera viene fatta scaturire dallo Spirito Santo, misteriosamente presente nel cuore di ciascun individuo. In Dominum et vivificantem il papa menziona esplicitamente l’attività universale dello Spirito Santo prima dell’avvento di Cristo, e persino oggi, al di fuori della Chiesa. In Redemptoris missio (28-29), egli afferma che l’attività dello Spirito incide anche su altre religioni; perciò "il rapporto della chiesa con le altre religioni è dettato da un duplice rispetto: rispetto per l’uomo nella sua ricerca di risposte alle domande più profonde della vita e rispetto per l’azione dello Spirito nell’uomo".

Dio è l'origine e la fine di tutti gli esseri umani perciò noi siamo tutti suoi figli. Questo è reso più evidente dall'incarnazione del Figlio a Dio: egli è misteriosamente presente in ogni essere umano (Mt 25, 31-46). Gesù è il salvatore di tutti gli esseri umani perché ha versato il suo sangue "della nuova ed eterna alleanza per molti in remissione dei peccati". In che modo la salvezza di Cristo sia offerta a tutti gli esseri umani è noto soltanto a Dio, e la teologia, nelle sue diverse tendenze, tenta di scoprirlo.

Il Regno di Dio proclamato da Gesù è "già" presente, ma non "ancora" compiuto; esso è particolarmente attuale nella Chiesa, ma è all'opera anche al di là di essa, nel mondo intero e particolarmente in quegli elementi di bontà e grazia contenuti nelle tradizioni religiose dei popoli; perciò, in un certo modo possiamo dire di essere co-membri e co-costruttori del Regno di Dio. Nella Chiesa troviamo la manifestazione visibile del progetto che Dio sta silenziosamente realizzando nel mondo. La Chiesa è al servizio del Regno di Dio e dei suoi valori; questo Regno è presente anche dove i valori del Vangelo sono all'opera e dove le persone sono aperte all'azione dello Spirito; attraverso il dialogo la Chiesa può scoprire e sviluppare i valori del Regno presenti fra genti di religioni diverse.

Dialogo interreligioso e proclamazione

Nella nostra missione fra tutti i popoli, il dialogo con i membri di altre tradizioni religiose tende ad una conversione più profonda a Dio, che opera nella nostra tradizione cristiana, ma che opera misteriosamente anche "nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e religioni" (Dominus Iesus, n. 12). Talvolta, le diverse tradizioni religiose hanno sviluppato certe intuizioni a proposito del Mistero di Dio e certi atteggiamenti pratici, che possono arricchire anche noi cristiani. Questo perché il dialogo ha un valore in sé. La conclusione appropriata del dialogo interreligioso è la conversione comune dei cristiani e dei membri di altre tradizioni religiose ad un medesimo Mistero Divino, al medesimo Dio, il Dio di Gesù Cristo. In tal modo, noi tutti stiamo allargando il Regno di Dio nella storia, che rimane indirizzata verso la realizzazione di questo alla fine dei tempi. (…)


"Quando i vicini di differenti religioni sono aperti l'uno nei confronti dell'altro, quando condividono progetti e speranze, preoccupazioni e dolori, essi sono impegnati in un dialogo di vita. Non necessariamente discutono di religione, ma fanno appello ai valori dei loro diversi credo e tradizioni" (Card. Arinze).


Conclusione

Il problema principale del dialogo è la formazione, formazione umana e formazione religiosa. Ma finché nelle scuole non verrà fatto nessuno sforzo per presentare le altre religioni in un modo più obiettivo, non si faranno progressi. Il dialogo deve diventare un atteggiamento di rispetto nei confronti dell'altro, che per noi non è un ostacolo, ma una benedizione. Per la ricchezza del vivere nel dialogo, ciascuno deve accostarsi all'altro rimanendo se stesso. Dialogare non significa relativizzare la verità di tutte le religioni. Significa credere che vi sia una verità più alta, che non si potrà mai raggiungere per mezzo delle nostre verità parziali.

(da Ordine dei Frati Minori, La vita come dialogo, Quaderni di studi ecumenici n. 5,  I.S.E. Venezia - Roma, 2002, pp. 83-93).

Ultima modifica Domenica 04 Dicembre 2005 16:48
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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