Domenica, 20 Agosto 2017
Lunedì 14 Maggio 2012 11:23

Un percorso di integrazione (Andrea Pacini)

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Le questioni del pluralismo religioso, delle relazioni tra le diverse comunità religiose e dei loro rapporti con lo Stato e nella società non sono solo temi d'interesse ecclesiale, ma interessano la società civile e le istituzioni, che sono chiamate a occuparsene.

Che l'Italia sia ormai da oltre vent'anni una società caratterizzata da un tasso crescente di pluralismo culturale e religioso è cosa nota, così come si è consapevoli che tale pluralismo presenti sfide nuove in ordine alla convivenza civile. Le diversità non rappresentano infatti solo una ricchezza di risorse nuove e diversificate, ma sono anche veicoli di tensione, nella misura in cui esprimono sistemi valoriali e visioni dell'uomo, della società e del mondo che sono almeno in parte alternative, non omogenee, talora persino conflittuali, a quelle tradizionalmente elaborate e condivise in ambito europeo. Di qui l'urgenza di "governare" politicamente una situazione in continua evoluzione, attraverso visioni che non obbediscano alla convenienza del momento secondo logiche meramente partitiche, ma che siano nutrite di riflessioni etiche e culturali aperte alla media e lunga durata.
Si tratta in altre parole di sviluppare politiche di integrazione che favoriscano nel modo più efficace possibile la polis del futuro, che tuttavia ha le sue radici nei presupposti e nelle scelte del presente. Già il cardinale Carlo Maria Martini, nella famosa lettera Noi e l'islam indirizzata alla città di Milano in occasione della festa di sant' Ambrogio del lontano 1990, rilevava come il mutamento sociale provocato dalle nuove forme di pluralismo religioso e culturale richiedeva un "supplemento di cultura" per essere affrontato in modo creativo ed efficace. Tale urgenza era prospettata dal cardinale sia alla Chiesa, sia alla città e alle istituzioni, perché ciascuno nel proprio ambito - ma nella prospettiva di un orizzonte di impegno condiviso - si attivasse in proposito.

Le questioni del pluralismo religioso, delle relazioni tra le diverse comunità religiose e dei loro rapporti con lo Stato e nella società non sono infatti solo temi d'interesse prettamente ecclesiale, ma al contrario interessano direttamente la società civile e le istituzioni, che sono chiamate a occuparsene. Nel quadro di queste esigenze quanto mai ancora attuali, è significativo il lavoro culturale svolto dal Forum internazionale democrazia & religioni (Fidr), istituito proprio per dare un contributo qualificato a rispondere alle sfide politico-culturali sopra succintamente delineate.
Il Fidr istituzionalmente è un Centro interdipartimentale nato dalla collaborazione dei dipartimenti di scienze giuridiche ed economiche "A. Galante Garrone", dipartimento Polis e studi umanistici e delle facoltà di giurisprudenza, scienze politiche, lettere e filosofia dell'Università del Piemonte orientale "Amedeo Avogadro". Tra i suoi fini istituzionali e scientifici sono previsti non solo la formazione e la ricerca, ma ancor prima il trasferimento di conoscenze in merito alle questioni inerenti i conflitti etnico-religiosi presenti nelle democrazie e negli ordinamenti giuridici, con particolare riguardo all'area euro-mediterranea.
In tale prospettiva il Centro conduce attività e iniziative finalizzate a favorire il perfezionamento delle metodologie di ricerca e instaurare una collaborazione sistematica con altri centri-studio e la pubblica amministrazione, al fine di migliorare la conoscenza ed elaborare soluzioni concrete  nell'ambito della gestione politica delle società multiculturali. In particolare il Fidr si occupa di studiare le dinamiche che percorrono le società pluraliste e ricercare i presupposti di una morale civile condivisa in grado di assicurare sufficiente coesione sociale. Più concretamente i temi studiati si muovono sulle seguenti prospettive: i nuovi confini della laicità; i valori condivisi in una società multiculturale; i problemi di lealtà fra Stato e realtà religioso-culturali; i costi economici della diversità; i fondamenti per una pace sociale.

Tra le iniziative del Fidr è di particolare interesse per le relazioni interreligiose il progetto Nuove presenze religiose in Italia. Un percorso di integrazione. Esso nasce nel 2010 dalla convinzione che «l'Italia è ormai un Paese plurale. La libertà religiosa gioca un ruolo fondamentale nell'integrazione degli individui e dei gruppi e le comunità religiose di più recente insediamento in Italia sono chiamate a svolgere un ruolo importante nella costruzione della convivenza civile. Università, pubblica amministrazione e comunità religiose possono individuare insieme percorsi capaci di armonizzare identità culturali e religiose differenti con il contesto socio-giuridico in cui esse si collocano».
Nell'ambito di questo progetto è stato promosso un corso di formazione destinato ai responsabili delle comunità religiose non cristiane che vogliano meglio conoscere storia, valori e diritti del Paese in cui vivono per offrire un miglior servizio ai propri fedeli e per dialogare più efficacemente con le pubbliche amministrazioni. Almeno nei primi due anni il corso è stato in particolare rivolto agli imam e ai responsabili delle moschee in Italia, proprio per sviluppare percorsi di integrazione, individuando referenti specifici che in questo possono svolgere un ruolo significativo.
Si tratta di un'iniziativa interessante che, con il patrocinio del ministero degli interni italiano, costituisce un esempio concreto di come si possano promuovere reali sinergie fra università e amministrazione centrale dello Stato al fine di conseguire obiettivi comuni nella soluzione dei problemi relativi alle politiche di integrazione delle comunità etnico-religiose presenti in Italia.

Il corso è in particolare una risposta alla questione della formazione degli imam, che da molti anni è oggetto di intense discussioni in Europa: si pone infatti il problema di avere imam o responsabili religiosi che siano preparati a svolgere il loro ministero nell'ambiente europeo, così diverso per molti aspetti da quello dei Paesi di origine. È chiaro che le istituzioni pubbliche non sono competenti per offrire un percorso di formazione religiosa, ma possono sostenere l'offerta di percorsi formativi alla cittadinanza. Iniziative di questo genere sono state recentemente attuate nei Paesi Bassi e in Francia, dove proprio l'Institut catholique di Parigi (Facoltà di scienze politiche) ha assunto questo impegno. Il Fidr rappresenta dunque una risposta italiana a un'esigenza esistente a livello europeo.
Dal momento che lo scenario culturale e sociale italiano è religiosamente connotato dalla presenza storica della Chiesa cattolica, il corso del Fidr ha anche contemplato la possibilità di introdurre gli utenti del corso alla conoscenza delle relazioni interreligiose, come risorsa cui attingere e cui contribuire. Così nell'ultima sessione del corso tenutasi a Varese il 17 e 18 dicembre 2011 è stato affrontato anche il tema del dialogo interreligioso, con una tavola rotonda in cui tre sacerdoti cattolici impegnati nel dialogo interreligioso (don Andrea Pacini, don Gino Battaglia, don Giampiero Alberti) hanno presentato agli imam e discusso con loro i presupposti teologici del dialogo propri della dottrina cattolica e la loro attuazione a livello pastorale in Italia.
E’ stata la riprova di come il corso sia uno spazio di dialogo non solo con i responsabili delle moschee, ma anche di coinvolgimento intelligente di varie espressioni della società civile - incluse le Chiese - per costruire itinerari di integrazione il più possibile condivisi.

Andrea Pacini

(da Vita Pastorale, anno 2012, n. 3, pag. 22)

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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