Venerdì, 18 Agosto 2017
Domenica 10 Ottobre 2004 14:55

Cristiani, musulmani e il linguaggio della preghiera

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di Fabio Ballabio

Pregare insieme, ciascuno con la propria identità di fede. Utopia possibile? Ha provato a rispondere a questa domanda il comitato "Islam in Europa", promosso dalla Conferenza delle Chiese europe (Kek) e dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), elaborando un documento dal titolo Cristiani e musulmani: pregare insieme?

L’idea di un organismo ecumenico dedicato all’islam sorse alla fine degli anni Settanta nell’ambito del Kek. La decisione di dar vita a una struttura permanente fu presa alla metà degli anni Ottanta durante un incontro congiunto Kek-Ccee. Il comitato, con finalità teologiche e pastorali, è alla fine del terzo mandato. I dodici membri, metà cattolici e metà protestanti e ortodossi, hanno avanzato proposte su reciprocità e matrimoni misti, formazione dei giovani e società pluralista.

Il nuovo documento, che contiene riflessioni e testi, si avventura sul terreno accidentato della preghiera comune. La scelta del tema tiene conto della situazione attuale delle relazioni tra musulmani e cristiani in Europa. Soprattutto nei Paesi occidentali le occasioni per "ridere e piangere insieme" non mancano. Il documento cita funerali, conflitti internazionali e incidenti sul lavoro, ma anche matrimoni misti, inizio e fine dell’anno scolastico, preghiere per la pace e studi congiunti su Corano e Bibbia. Vari soggetti, tra cui parrocchie e gruppi, promuovono incontri di preghiera con diverse modalità. Si va dalla semplice presenza di cristiani alla preghiera canonica islamica (Salat) al modello di Assisi – insieme per pregare, no per pregare insieme – fino a una preghiera che ricerca, secondo un documento della Chiesa luterana bavarese, "linguaggi peculiari in espressioni comuni".

Il documento congiunto Kek-Ccee cita un incontro tra il Consiglio mondiale delle Chiese (Cec) e il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, tenutosi a Bose nel 1997, che esprimeva da un lato l’incapacità di una preghiera comune e dall’altro il desiderio di "una condivisione nel gemito di tutta la creazione". Un paragrafo a parte illustra il punto di vista ortodosso che si limita a rilevare la somiglianza esistente tra alcune preghiere. Consueti sono gli scambi di doni tra i cristiani e musulmani in occasione di ramadan e della Pasqua, ma la partecipazione degli uni alle feste degli altri avviene "unicamente per motivi sociali", mantenendo la separazione.

Il documento segnala alcuni aspetti da tenere presenti nell’organizzazione di momenti di preghiera comune: preparazione dei partecipanti, aspetto giuridico degli atti, definizione delle strutture, previa discussione degli argomenti e controllo preventivo dei materiali.

Occorre distinguere tra sacramenti, preghiera e canti.

In appendice il testo riporta proposte di rituale per la celebrazione di un matrimonio misto, una preghiera comune e una cerimonia di chiusura dell’anno scolastico. Seguono, a titolo esemplificativo, alcune preghiere e alcuni testi utilizzabili (la preghiera semplice di Francesco d’Assisi, salmi, sure del Corano, i novantanove nomi di Dio e alcuni testi di mistici musulmani).

(da Mondo e Missione, gennaio 2004)

 

 

 

 

Ultima modifica Martedì 20 Settembre 2011 16:51
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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