Martedì, 17 Ottobre 2017
Giovedì 17 Novembre 2005 01:28

Multietnici con brio. Battisti in Italia (Nicola Nicoletti)

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Battisti in Italia
Multietnici con brio
di Nicola Nicoletti


In un bel palazzotto di fine Settecento è collocata la sede della più antica chiesa evangelica battista di Napoli. Si trova al numero 93 in via Foria, trafficata arteria del centro cittadino. Una targa sul lato del fabbricato è l'unico segnale che indica la presenza della comunità. Oltre il grande portone si scopre un'oasi di pace inaspettata, offerta da un giardino interno ricco di verde. “Qui, soprattutto la domenica, veniamo per incontrarci. È un momento in cui riusciamo a vederci per pregare e discutere della nostra vita”. A raccontare la storia di questa comunità di cristiani è il suo pastore, Massimo Aprile. Barba curata, sguardo rassicurante, pronta accoglienza.

Da poco tempo è stato nominato per la seconda volta alla guida dei 135 membri della chiesa. Dottori, avvocati, giovani studenti universitari e casalinghe, rappresentano gli assidui membri del piccolo gruppo dei battisti a Napoli che si ritrova, con figli e genitori, per partecipare alle celebrazioni e agli incontri di studio biblico. Dal giardino, un tempo sosta dei cavalli per le carrozze del trasporto urbano, parte una coppia di scale che si ricongiunge al piano superiore ove è posta la chiesa. Al fondo della luminosa sala la grande vasca usata per il battesimo per immersione di chi, dai 18 anni in poi, confessa la propria fede.

Sono numerosi i momenti d'incontro, la celebrazione dell'eucaristia mensile, la preghiera ecumenica, la scuola catechetica per i bambini e il gruppo dei "funamboli", gli adolescenti che, utilizzando il teatro e la musica, animano le celebrazioni. Ai riti non partecipano solo italiani; vi sono infatti numerosi nigeriani (per loro il culto è tradotto anche in inglese), russi, moldavi, rumeni e sudamericani. Si tratta di immigrati accolti dalla comunità che si interessa anche alle necessità materiali di chi giunge in Italia in cerca di fortuna. Spesso, trovato il lavoro al Nord, lasciano Napoli e, quindi, la comunità cambia volto. “Non si perdono totalmente i contatti”, rassicura il pastore, “poiché una lettera o una visita non mancano mai”.

La storia della chiesa battista a Napoli prende il via dal periodo risorgimentale, quando in tutt'Italia si afferma il principio della separazione tra Stato e Chiesa. Il primo nucleo si raccolse nel centro storico del capoluogo. Nel 1892 si stabilì nei locali in cui risiede tutt'ora. La città è stata sempre molto accogliente con le varie espressioni del protestantesimo, e lo è rimasta negli anni. Solo durante il regime fascista vi furono delle vessazioni. Poi, finita la guerra, si è ritornati ai buoni rapporti che avvicinano con spontaneità gli abitanti ai battisti.

Le relazioni con la Chiesa cattolica hanno ovviamente uno spartiacque: il Concilio. Fino al Vaticano II ci sono state piccole discriminazioni (dalla difficoltà nel trovare gli immobili da affittare, all'insegnamento nelle scuole). Dopo, grazie al cammino ecumenico, le Chiese hanno superato le difficoltà iniziando a parlarsi e a programmare iniziative comuni. L'impegno dei gruppi cattolici che pongono in maggior rilievo la Parola hanno agevolato il colloquio, come pure gli incontri alla Cappella della Riconciliazione. Buoni i rapporti anche con i musulmani: “Alla fine del Ramadan gli imam ci hanno invitati a pranzare con loro: è stato un bel momento per le due comunità”.

L'impegno per la pace e la giustizia vede spesso i battisti presenti insieme ad altre confessioni religiose. La Scuola di pace, promossa dal movimento "chiese cristiane per la pace e il disarmo", è stata ospitata dalla comunità battista con un'assidua presenza delle Chiese evangeliche e cattolica. “Con la Chiesa-cattolica c'è una buona esperienza di dialogo”, commenta il pastore. “Certo, le difficoltà non mancano, ma ci sono stati interessanti momenti di scambio quando è venuto il vescovo di Caserta, monsignor Nogaro, a parlarci dell'impegno per gli extracomunitari”. Vi è poi la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che rappresenta oramai un momento importante per stringere maggiormente il legame spirituale tra le Chiese di Napoli. Da qualche anno alcuni giovani hanno deciso di impegnarsi con chi vive ai margini della società. Collaborando con il Banco alimentare di Caserta, assicurano 180 pasti ai senza fissa dimora che, secondo i volontari, sono in preoccupante aumento.

Massimo Aprile e sua moglie, Anna Maffei, sono i due pastori della comunità. “Siamo l'unico caso in Italia in cui marito e moglie sono pastori, a metà tempo, della stessa chiesa”, racconta Aprile. Napoletano, 49 anni, ha sentito la chiamata alla fede durante l'università, dopo i dubbi spirituali del periodo adolescenziale. Analoga la storia della moglie che, laureatasi in lingue, è andata con il marito a Zurigo a studiare teologia. Dopo un'esperienza di prova in chiese diverse, l'assemblea li ha dichiarati idonei ad essere pastori. “Come congregazionalisti, le decisioni, patrimoniali, teologiche e d'impegno nel sociale vengono prese nell'assemblea generale composta dai delegati”, spiega. “La nostra elezione è stata presa dall’assemblea della comunità, la massima autorità ecclesiale”.

A questa esperienza Massimo Aprile aggiunge anche quella di essere stato cappellano dell'ospedale evangelico di Napoli e, quindi, formato alla pastorale clinica, momento in cui ha scoperto i diversi volti della sofferenza accanto a chi opera in quel delicato mondo. Qual è il ruolo del pastore oggi? “L'annuncio della parola di Dio e la cura pastorale sono gli impegni primari. Il mio compito è anche di essere mediatore culturale con chi non conosce la Chiesa battista, oltre - ovviamente - a essere sposo e padre”. I coniugi Aprile sono genitori di tre figli: Emanuele di 21 anni e Andrea di 16. Poi è arrivato l'affidamento di Anna, 24 anni, che, sposata da poco tempo, è divenuta mamma.

Non mancano gli impegni anche per la consorte. Anna Maffei è vice-presidente dell'Ucebi (Unione Cristiano evangelica battista italiana) e vice-direttrice del settimanale Riforma, l'organo ufficiale delle Chiese battiste, metodiste e valdesi. La dinamica comunità, che ospita al piano terra anche una delle tre redazioni di Riforma, guarda con interesse alle moderne tecniche multimediali per evangelizzare, senza dimenticare la musica, antico patrimonio della Chiesa battista. Nel 1999 hanno registrato il Cd Ipharadisi (nome che riporta alla lotta contro l'apartheid), un bel lavoro corale in cui sono presenti motivi negro spiritual assieme a canti sudamericani e napoletani (come l'immancabile Quanno nascette Ninno). “Il disco ci ha fatti conoscere anche all'estero”, spiega contento il pastore, “e ha creato uno spirito di armonia tra i componenti della comunità e le persone che abbiamo incontrato nei nostri concerti, perché la musica riesce ancora a parlare al cuore della gente”.

(da Jesus, giugno 2004)

Ultima modifica Venerdì 03 Marzo 2006 00:35
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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