Venerdì, 22 Agosto 2014
Mercoledì 27 Aprile 2011 20:16

Comunione, patto e futuro anglicano (Andrea Pacini)

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Si tratta di una serie di articolate riflessioni che il Primate ha inviato a tutte le comunità della Comunione anglicana, in cui ha sviluppato una serie di considerazioni puntuali su quelli che ritiene i punti fondamentali su cui si sta definendo la principale frattura all'interno della Comunione.

Comunione, patto e futuro anglicano

di Andrea Pacini 

Sebbene le tensioni e le controverse vicende che percorrono la Comunione anglicana in questi anni siano già state trattate su queste pagine, è interessante presentare un documento che non è stato forse sufficientemente valorizzato sul piano pubblico, ovvero l'intervento del primate della Comunione anglicana Rowan Williams denominato Communion, Covenant and our Anglican Future (Comunione, patto e il nostro futuro anglicano). Si tratta di una serie di articolate riflessioni che il Primate ha inviato a tutte le comunità della Comunione anglicana, in cui ha sviluppato una serie di considerazioni puntuali su quelli che ritiene i punti fondamentali su cui si sta definendo la principale frattura all'interno della Comunione. I punti che egli identifica e su cui articola la propria lettura e valutazione sono due: la benedizione delle nozze di persone appartenenti allo stesso sesso e la procedura con cui una singola Chiesa locale è chiamata a prendere decisioni su questioni nuove.

Sul primo punto, che ha dato origine a tensioni fortissime nella Chiesa, il Primate chiarisce che la Comunione anglicana nel suo insieme non intende né avere né promuovere alcun atteggiamento che sia lesivo dei diritti civili e delle libertà delle persone omosessuali, che anzi attivamente sostiene. Ma afferma anche che la questione relativa al matrimonio di persone dello stesso sesso non riguarda semplicemente le libertà civili o la dignità dell'uomo, e neppure la sensibilità pastorale di lasciare che ogni cristiano formi la sua coscienza in proposito sul piano individuale. La vera questione è se la Chiesa è libera di riconoscere l'unione tra persone dello stesso sesso tramite una pubblica cerimonia di benedizione dell’unione, molto simile in definitiva alla celebrazione del matrimonio cristiano. L’arcivescovo Williams, non ha dubbi nell’affermare che,alla luce del modo con cui la Chiesa ha letto la Bibbia negli ultimi duemila anni,è chiaro che una risposta positiva a tale questione dovrebbe essere basata su una chiara e inattaccabile esegesi biblica e un’ampia accettazione dei suoi risultati all’interno della Comunione,tenendo anche in dovuto conto la posizione e l’insegnamento dei partners in ambito ecumenico,ovvero delle altre Chiese. Un cambiamento di tale portata,sottolinea Williams,ha necessità di alto livello di consenso e di un solido fondamento teologico. Egli ribadisce che nella Comunione anglicana le cose non si stanno svolgendo secondo tali binari, perciò la benedizione di unioni tra persone dello stesso sesso non può godere dell'approvazione dell'intera Chiesa né dell'insieme della Comunione anglicana. In questo caso una persona che vive tale unione è nella stessa situazione di una persona eterosessuale che vive una relazione di coppia al di fuori del matrimonio: qualsiasi possa essere il rispetto umano e la sensibilità pastorale dovuta a tali persone, la loro scelta è però in collisione con l'insegnamento della Chiesa, ed è difficile vedere come possano in tale situazione svolgere il ruolo di ministri ordinati. Il riferimento è qui alle ordinazioni di pastori e di vescovi che vivono tali situazioni di unione omosessuale avvenute negli ultimi anni negli Stati Uniti.

La seconda questione è più ampia e riguarda le modalità con cui una Chiesa locale prende decisioni su una questione controversa e delicata. Questo aspetto è della più grande importanza perché, secondo il Primate, impedisce di restare intrappolati nella difficile atmosfera di un dibattito sulla sessualità. Il punto importante rispetto a questa seconda questione è che quando le Chiese locali affrontano argomenti nuovi derivanti da nuove sfide e che richiedono cambiamenti nella prassi disciplinare, è importante che nel loro discernimento includano il giudizio della Chiesa intesa in senso più ampio. Senza questa inclusione il rischio è di prendere decisioni non accettabili dalle altre Chiese locali, con il risultato evidente di derive disgreganti. Questo modo di procedere che implica il coinvolgimento di tutta la Chiesa e richiede alle Chiese locali di integrarsi nelle decisioni comuni, sottolinea Williams, non è espressione del centralismo burocratico dell'era moderna, ma esprime la convinzione della Chiesa fin dai suoi inizi.

Il principio che «ciò che riguarda tutti deve essere deciso da tutti» è non solo venerabile ma richiede di essere applicato, soprattutto su questioni così importanti e controverse. Non è affrettando i tempi e prendendo decisioni autonome che si può essere sicuri che quanto si decide è in armonia con il Nuovo Testamento e quanto lo Spirito Santo suggerisce. Il Primate sottolinea anche che accettare la priorità di fattori locali su questioni di sessualità e sacramentaria significherebbe minare alla radice la possibilità di un consenso globale tra le Chiese anglicane, che renderebbe impossibile dare senso alla maggior parte delle relazioni ecumeniche. Si finirebbe infatti per concepire la Comunione anglicana come una federazione di comunità locali con una storia culturale in comune, invece che come una comunione teologicamente "coerente" di comunità cristiane. A fronte di queste diverse tendenze Williams rilancia l'urgenza di sottoscrivere un Covenant (patto) comune che possa rinsaldare la Comunione anglicana attorno a forme di mutuo riconoscimento teologico, mutua consultazione e processi condivisi di carattere decisionale, mantenendo l'integrità delle province ecclesiastiche. Williams è tuttavia consapevole che molte Chiese anglicane giudicano tale Covenant un atto di burocratica centralizzazione, che impedisce la piena espressione della diversità.

Di fronte a tale realtà egli propone allora una appartenenza a doppio registro: da un lato un "corpo" anglicano che aderisce al patto comune, che condivide pienamente alcuni aspetti fondamentali di come la Chiesa dovrebbe essere e comportarsi, quindi capace di prendere parte come un insieme coerente al dialogo ecumenico e interreligioso, e dall'altro lato una serie di Chiese "associate" che mantengono una relazione tra loro e con il corpo che aderisce al patto, ma dotate di minori vincoli formali. Sebbene questa proposta possa sembrare suddividere la Chiesa anglicana in comunità di serie A e di serie B, tuttavia essa permetterebbe di esprimere attraverso due modalità differenti la testimonianza anglicana. Su un punto però Williams si pronuncia in modo perentorio: coloro che scelgono di non aderire al patto non possono avere ruoli ufficiali nel dialogo ecumenico cui partecipa la Chiesa anglicana aderente al patto, perché nell'ecumenismo vi deve essere chiarezza assoluta su chi ha il diritto di parlare a nome di ciascuna Chiesa considerata nel suo insieme.

Questa proposta formale dell'arcivescovo Rowan Williams ha ottenuto l'approvazione del cardinale Walter Kasper, fino allo scorso giugno presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani. Si tratta certamente di una riflessione lucida che, prendendo atto di un duplice orientamento culturale e teologico esistente tra le Chiese anglicane, propone una via d'uscita che permetta alla Comunione anglicana di uscire in modo serio dall'attuale dinamica di disgregazione in cui sembra irrimediabilmente implicata. Il merito della proposta è di evidenziare la questione ecclesiologica di fondo, nonché le "fonti" a cui la Chiesa deve riferirsi per il proprio discernimento - il Nuovo Testamento - e il metodo sinodale da utilizzare, perché lo Spirito Santo parla a coloro che sono insieme riuniti in atteggiamento di ascolto reciproco della Parola in rapporto alla situazione presente e alle sue istanze. Il processo di adesione al patto è in corso, e sarà interessante valutarne gli esiti.

 

(da Vita Pastorale, n. 10, anno 2010)

Ultima modifica Martedì 03 Maggio 2011 20:45
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input