Sabato, 20 Dicembre 2014
Domenica 10 Ottobre 2004 15:10

Mezzo secolo di ecumenismo

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di Geoffroy de Tuckheim

In meno di cinquant’anni i rapporti tra le Chiese sono passati da uno stato di indifferenza totale e reciproca, alla pratica regolare del dialogo e dell’incontro; è come se le differenti comunità cristiane, ieri nemiche ed ora amiche, si trovassero ormai legate da una specie di obbligo al dialogo.

Questa necessità di creare dei legami, si iscrive in un periodo della storia mondiale caratterizzata dalla generalizzazione degli scambi economici, intellettuali e culturali. L’ecumenismo è diventato oggigiorno, il concetto basilare della modernità religiosa, contribuendo a liberare la Chiesa dalla sua reputazione di oscurantismo, intolleranza e settarismo. Se però il termine ecumenismo è entrato a far parte del linguaggio corrente, la sua pratica reale nella società civile è ancora lontana dal far parte integrante del tessuto della realtà civile e politica, in quanto ogni forma di dialogo tra correnti di pensiero differenti, sembra quasi impossibile.

Dopo questa prima decisa avanzata, il movimento ecumenico, pare segnare il passo:da una decina di anni infatti, gli ostacoli si sono moltiplicati sul cammino dell’"unità visibile" delle Chiese. All’euforia delle prime conquiste, è subentrata un’evidente disillusione:dopo la cancellazione degli anatemi, delle scomuniche ereditate dal passato e che erano state salutate come delle grandi conquiste, in realtà, poco si è mosso per quel che riguarda le differenze dottrinali fondamentali, e dunque in conseguenza, le incompatibilità ecclesiologiche, spirituali e liturgiche. Man mano che il dialogo teologico tra cattolici e luterani, cattolici e ortodossi, progrediva, ci si è trovati ad affrontare questioni difficili, come quella, per esempio che riguarda il ministero o il primato del Papa, e di cui non si vede ancora una soluzione accettabile dal punto di vista ecumenico.

Oltre a questi ostacoli dottrinali, altri se ne sono presentati;il primo riguarda la priorità accordata dalle differenti Chiese alla loro propria unità, nei confronti dell’insieme delle Chiese. Sia da parte cattolica che ortodossa o protestante, la preoccupazione di mantenere la coesione interna ha la meglio sul desiderio dell’apertura agli altri. L’attenzione portata alla diversità propria di ciascuna Chiesa, allo scopo, legittimo, di preservarne l’unità interna, si manifesta attraverso alcune importanti esigenze:affermazione della diversità cattolica nei limiti fissati da Roma, progetto di un concilio panortodosso che riunisca tutti i patriarcati, dialogo in seno al protestantesimo, tra luterani, riformati e evangelici.Tutti questi giusti principi da salvaguardare, rappresentano però un ulteriore rallentamento nel cammino ecumenico.

Un’altra difficoltà è causata poi dal profondo cambiamento verificatosi, da parecchi decenni, nel paesaggio religioso, praticamente in tutti i continenti. É il Consiglio ecumenico delle Chiese (COE) che ne subisce probabilmente le maggiori conseguenze: le "nuove Chiese", soprattutto evangeliche e pentecostali, venute essenzialmente dall’Africa e dall’Asia e che aderiscono all’istituzione di Ginevra, si presentano, dal punto di vista teologico, con caratteristiche talmente nuove, che la vita comune in seno al Consiglio diviene sempre più complicata, in particolare per le Chiese ortodosse. Queste ultime, sono addirittura arrivate a dubitare dell’opportunità di un ulteriore allargamento.

Terza difficoltà legata alla precedente:l’importanza assunta ormai dal dialogo interreligioso. Prioritario per alcuni, esso merita, da parte di molti che gli sia dedicata il massimo dell’attenzione, ancor più che al dialogo ecumenico inteso nel senso tradizionale del termine, da alcuni considerato ormai sorpassato.


(Tradotto e adattato da M.Grazia Hamerl da Actualité des Religions n°49)

 

 

Ultima modifica Martedì 20 Settembre 2011 17:12
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input