Venerdì, 15 Dicembre 2017
Lunedì 29 Agosto 2011 20:58

Anafora etiopica di Maria Vergine Figlia di Dio

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Anafore etiopiche. Anafora di Maria Vergine Figlia di Dio, che in suo onore compose Abba Eriaco vescovo della città di Bahnasa. Viene usata nelle solennità della beata Maria Vergine, di s. Gabriele e di s. Dacesio.

<1a> Il mio cuore ha gridato una parola buona, il mio cuore ha gridato una parola buona, il mio cuore ha gridato una parola buona. E dirò santa Maria Vergine, non in un’orazione prolissa, ma in un’orazione semplice; e annuncerò la lode della Vergine, non in un’orazione lunga con loquacità, ma in brevità; e annuncerò le grandi opere della Vergine.
E starò oggi in umiltà e carità, in questo giorno, davanti a questo mistero terribile e davanti a questa mensa e a quest’oblazione. Davvero è un’oblazione di cui non possono gustare coloro che sono impuri nella mente; non è come il sacrificio dei padri antichi, che veniva fatto nel sangue delle pecore (o degli agnelli), dei capri e dei buoi, ma è fuoco, e fuoco tale da vivificare coloro che sono retti di cuore, che fanno la volontà del Signore; è fuoco che consuma gli empi, che negano il Nome del Signore.
Davvero è fuoco che non possono toccare gli esseri di fuoco, che sono fiamma di fuoco, cioè i Cherubini e i Serafini.
E perciò amiamo e celebriamo te, o Maria, perché ci hai generato il vero cibo di giustizia e la vera bevanda di vita.
<2> O antichi nostri padri, prepositi, consacrati con l’imposizione della mano alla successione degli apostoli,
vi abbiamo ricevuti come intercessori per noi presso il Signore; abbiamo anche ricevuto nei nostri giorni come intercessori per noi presso il Signore entrambi questi patriarchi che commemoriamo, abba (…..) della grande città di Alessandria e per la regione dei nostri padri il beato metropolita abba (….).
Il diacono: Per il beato, ecc. (cf PE pp. 144s.)
Il sacerdote assistente dica la preghiera della benedizione.
Il sottodiacono: Abbi pietà di loro, ecc.
Il sacerdote: Intercedi, o avvocata, presso il tuo Figlio sia per costoro, sia anche per tutti, affinché conceda riposo alle anime di tutti i metropoliti e dei patriarchi e dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi, che tracciarono la strada della retta parola; alle anime dei re e dei principi e dei prepositi e dei signori, dei giovani e delle vergini e dei monaci, del ricco e del povero, del grande e dell’umile, della vedova e dell’orfano, dello straniero e del povero, e di tutto il popolo, di tutti coloro che, appartenenti alla Chiesa, si sono addormentati. Intercedi anzitutto e soprattutto con insistenza per coloro che dormono in questo luogo, affinché faccia riposare in pace le loro anime.
<1b> In qualunque luogo che può essere nominato, nel luogo dei martiri vittoriosi, degli splendidi giusti e degli angeli eletti, in ogni luogo, tu sei altissima e il tuo nome è potente presso Dio.
Il diacono: Voi che siete seduti, mettetevi in piedi!
Il sacerdote: Ci metteremo in piedi nel timore del Signore per innalzare e lodare la piena di lode, dicendo: O piena di grazia, fiume di gioia. Tu hai soprattutto la bellezza, che supera la bellezza dei Cherubini che hanno molti occhi, e dei Serafini, che hanno sei ali.
Il diacono: Volgete lo sguardo a Oriente.
Il sacerdote: Davvero Dio Padre dal cielo rivolse lo sguardo a oriente e a occidente, a settentrione e a meridione; in tutte le direzioni aspirò con le narici e sentì il profumo, e non trovò nessuno simile a te e a lui piacque il tuo profumo e amò la tua bellezza e ti mandò suo Figlio che egli ama.
Il diacono: Guardiamo!
Il sacerdote: Santo è Dio Padre, che di te si compiace, santo è il Figlio che abitò nel tuo seno, santoè il Paraclito, che ti ha resa santa e ti ha purificata.
<3> SANCTUS...
<4> O Vergine piena di lode, a chi, ti paragonerò? Tu sei il telaio; infatti da te l’Emmanuele si rivestì dell’ineffabile veste di carne; si fece come ordito la carne nata da Adamo, fu poi sua trama la sua carne, e sua spola lo stesso Verbo, Gesù Cristo. Suo subbio [nb: = la parte del telaio attorno alla quale si avvolge l’ordito] fu l’ombra di Dio altissimo discesa dall’alto, e tessitore fu lo Spirito Santo.
O prodigio e cosa straordinaria. O guado, attraverso di te gli antichi padri passarono dalla morte alla vita. O scala, che dalla terra porta al cielo.
Passando attraverso di te il primogenito di tutta la creazione fu rinnovato. Tu sei stata la speranza di Adamo quando fu espulso dal paradiso, la devozione di Abele, che fu ingiustamente ucciso, la bontà di Set e le opere di Henoch, l’arca di Noè, grazie alla quale egli fu salvato dal triste diluvio, la benedizione di Sem e la sua porzione, la peregrinazione di Abramo, il profumo di Isacco e la scala di Giacobbe, la consolazione di Giuseppe, le tavole di Mosè, il rovo del monte Sinai, i campanelli sulla veste del sacerdote Aronne, e inoltre ancora la verga che germogliò e fiorì e portò frutto; la colonna della testimonianza di Giosuè, il vello di Gedeone, la fiala di profumo e il corno d’olio di Samuele, la radice di Iesse della quale egli si vantava, e il carro di Aminadab, l’arpa di Davide, la corona di Salomone, il giardino recintato, la fonte sigillata, il canestro d’oro di Elia, il calice di Eliseo, il concepimento nella verginità di Isaia, la progenitura senza nozze di Daniele e il monte Faran di Habacuc, l’Oriente chiuso di Ezechiele, l’uscita della Legge da Betlemme e dalla terra Efrata di Michea, l’albero della vita di Silonide e la pianta medicinale della ferita di Nahum, la gioia di Zaccaria, il tempio puro di Malachia.
O Vergine, modello della predizione dei profeti, gloria degli apostoli, madre dei martiri e sorella degli angeli, onore dei giovani, delle vergini e dei monaci, che giorno e notte vegliano alle Tue porte.
O Vergine, non sei stata concepita nell’impura voluttà, ma con pure legittime nozze sei nata da Anna e Gioachino; non sei cresciuta nelle delizie e nei giochi, come le figlie degli Ebrei che tenevano la testa alta, ma sei cresciuta nel tempio nella santità e nella purezza; non sei stata nutrita con pane terreno, ma con pane celeste, che veniva cotto nel cielo dei cieli; non hai bevuto una bevanda terrena, ma una bevanda celeste, che si attingeva nel cielo dei cieli; non conoscesti l’impurità, come le donne vissute prima e dopo di te, ma sei adornata di santità e purezza; non ti corteggiarono giovani corrotti con blandizie, ma ti visitarono gli angeli del cielo. Ti lodarono, come si racconta, i sacerdoti e i principi dei sacerdoti; non fosti sposato a Giuseppe per giacere con lui, ma perché ti conservasse pura, poiché così egli era.
E quando Dio Padre vide la tua purezza, mandò da te il suo angelo luminoso, il cui nome è Gabriele ed egli ti disse: “Lo Spirito Santo verrà su di te e l’ombra dell’Altissimo ti coprirà”. Venne a te il Verbo, sebbene non si sia staccato dal seno del Padre; tu lo concepisti, sebbene non si sia contratto, fu racchiuso nel tuo seno materno, sebbene né verso l’alto sia stato completato, né verso il basso accresciuto.
Abitò il tuo grembo il fuoco della divinità che non può essere indagato né misurato. Non sarebbe giusto paragonare la divinità al fuoco terreno che può essere indagato e misurato; ma della divinità non si può dire che occupa questo luogo e a quella cosa è uguale.
La divinità non è circoscritta come il sole e la luna, né ha un volto come l’uomo, ma è straordinaria e siede al di sopra del cielo altissimo, dove non possono giungere né il pensiero degli uomini né la conoscenza degli angeli.
La divinità non ha né lunghezza né larghezza, né una parte superiore né una parte inferiore, né una destra né una sinistra, ma è pienamente in ogni luogo e in ogni cosa.
La divinità non si estende e non si contrae, ma, come fu detto, la sua divinità è in tutti i luoghi.
La divinità non ha su di sé il firmamento né sotto di sé fondamenta, ma è firmamento e fondamenta.
La divinità non deve piegarsi e abbassarsi per raccogliere dal suolo qualcosa che sia su di esso, ma tutte le cose sono tenute nella sua mano, come mostrò a Pietro.
La divinità non ha un petto davanti né un dorso dietro, ma è velata dalla fiamma del fuoco; è essa stessa fiamma di fuoco. La divinità infatti è pura, e sincera, è luminosa.
Crediamo che il Padre, colui che invia, sia nella sua propria essenza, e crediamo che il Figlio, colui che è stato inviato, sia nella sua propria essenza e crediamo che lo Spirito Santo, che discese sul Giordano sugli apostoli, sia nella sua propria essenza. Tre nomi, un solo Dio.
Per la divinità non è come per Abramo, che era più vecchio di Isacco, né per Isacco, che era più vecchio di Giacobbe: il Padre non è più vecchio del Figlio, né il Figlio è più vecchio dello Spirito Santo, né lo Spirito Santo è più giovane del Figlio, né il Figlio è più giovane del Padre. Per la divinità non è come per Abramo che, secondo la legge di natura, comandava a Isacco, né come per Isacco che comandava a Giacobbe: il Padre non comanda al suo Figlio in quanto Padre, né il Figlio ha più autorità dello Spirito Santo in quanto è il Figlio, e lo Spirito Santo è uguale.
La divinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, è un solo Dio, un solo regno, una sola gloria, un solo dominio.
Il Padre pensa, il Figlio annuncia e lo Spirito Santo approva; il Padre decide, il Figlio parla, lo Spirito Santo realizza; il Padre opera, il Figlio regola e lo Spirito Santo dispone; il Padre invia, il Figlio dà il potere e lo Spirito Santo è testimone; il Padre attrae (al bene), il Figlio dà l’assuefazione e lo Spirito Santo esorta; il Padre purifica, il Figlio glorifica e lo Spirito Santo santifica; il Padre rafforza, il Figlio conferma, lo Spirito Santo regge; il Padre veste, il Figlio incorona e lo Spirito Santo dà bellezza; il Padre siede, il Figlio giudica e lo Spirito Santo esamina.
Così noi crediamo nella congiunzione e nell’unità, nelle persone che non si dividono e non si separano, affinché nella divinità non intervenga un cambiamento. Siamo noi che dividiamo e disgiungiamo, perché la divinità non sia confusa. Non diciamo: sono tre, come Abramo, Isacco e Giacobbe; ma: sono una cosa sola in tre persone. Non diciamo: Uno solo, come Adamo, il primo di tutta la creazione, ma: Tre, che sono in una sola essenza.
Ecco, sentiamo i malvagi Giudei e gli empi Ismaeliti che dicono: Dio è una sola persona e una sola sostanza, così dicono nella loro stoltezza perché il loro cuore è cieco. Ecco, vediamo i pagani idolatri che credono in molti dèi e molti demoni. Noi seguiamo guide che ci conducono per la retta strada, come ci hanno insegnato gli apostoli, dicendo: Il Padre è il sole, il Figlio è la luce, lo Spirito Santo è il suo calore ardente; uno solo è il sole di giustizia che illumina tute le cose; il Padre è il fuoco, il Figlio è la fiamma, e lo Spirito Santo è il suo carbone acceso; uno solo è il fuoco di vita che proviene dal cielo dei cieli; il Padre è l’aurora, il Figlio è l’Oriente, e lo Spirito Santo è il suo splendore; una sola è l’aurora che con lo splendore della sua luce dissolve le tenebre; il Padre è il tronco della vite, il Figlio è i suoi rami e lo Spirito Santo i suoi frutti; uno solo è il vino della vita nel quale risiede la dolcezza di tutto il mondo; il Padre è il latte, il Figlio è il suo sapore, lo Spirito Santo è la sua fragranza; unico è il latte che non è mescolato.
Così crediamo, e così confessiamo, e diciamo questo simbolo della nostra fede.
Il popolo: Crediamo in un solo Dio ecc.
Il sacerdote: Torniamo dunque all’inizio del discorso e osserviamo la Vergine santa fin dal suo concepimento in tutto mirabile, dicendo: O Vergine, quando abitò nel tuo grembo il fuoco che divora — il suo volto è fuoco, la sua veste è fuoco, il suo splendore è fuoco — come non ti incendiò? E le sette tende, fatte di fiamma di fuoco, dove sono state piantate e dove fissate e dove tese nel tuo grembo dalla tua destra e dalla tua sinistra, dato che tu hai un piccolo corpo? Il trono dei Cherubini, fulgente e circondato di fiamme di fuoco, dove è stato preparato nel tuo grembo, essendo tu una piccola sposa?
Oh essere allo stesso tempo madre e ancella! Piccolo grembo e allo stesso tempo grande! Concepimento senza incontro, come l’ape, da una parola. Latte unito alla verginità.
E quando questo io penso, la mia mente desidera nuotare nella profondità dei mari di tuo Figlio, ma i flutti dei segreti del tuo diletto la inondano. Quando questo io penso, la mia mente desidera salire in alto ed entrare nel segreto, e sollevare il velo dei segreti del Vivente, ed è atterrita dalla fiamma del fuoco e non giunge a misurare metà della metà dell’aria (o dell’etere). E quando questo io penso, la mia mente desidera salire sulle ali dei venti, volare verso oriente e verso occidente, verso settentrione e verso meridione, e in tutte le direzioni, contemplare l’essenza delle creature, e misurare le profondità dei mari, conoscere le altezze del cielo, e vagare dovunque, ma in tutto è impedita e torna alla sua primitiva piccolezza.
E ora non investighiamo la sua profondità, né scrutiamo la sua grandezza! Infatti la lingua dei profeti e degli apostoli non può lodare la dimensione della sua grandezza. È terribile colui di cui nessuno ride, verso il quale nessuno osa essere irriverente; ma presso di noi egli è umile. È eccelso colui al quale non si riesce a giungere; ma presso di noi ha accettato l’aspetto del servo. È fuoco colui che non può essere toccato; ma noi l’abbiamo visto e l’abbiamo toccato, con lui abbiamo mangiato e bevuto.
Ma ora lodiamolo dicendo: Santo Dio, santo forte, santo vivo immortale, che nacque da Maria Vergine. Abbi pietà di noi, o Signore! Santo Dio, santo forte, santo vivo immortale, che fu battezzato nel Giordano e fu appeso all’albero (della croce). Abbi pietà di noi, o Signore! Santo Dio, santo forte, santo vivo immortale, che risuscitò dai morti il terzo giorno, ascese con gloria nei cieli, e sedette alla destra di suo Padre per venire di nuovo con gloria a giudicare i vivi e i morti. Abbi pietà di noi, o Signore! O vergine che porti come frutto ciò che si mangia e fai scaturire ciò che si beve. O pane, che proviene da te, che è vita e salvezza per coloro che con fede lo mangiano. O pane, che proviene da te, che è duro per coloro che non credono; che non riescono a masticare dato che in esso vi è la durezza dell’acciaio. O calice, che proviene da te, che da coloro che ne bevono con fede fa prorompere la sapienza e dà loro la vita. O calice, che proviene da te, che inebria e fa vacillare e fa cadere coloro che non credono e accresce i loro peccati invece di redimerli.
E ora glorifichiamo il tuo Figlio, dicendo: Gloria alla tua grandezza (cioè del Figlio), gloria al tuo regno, gloria che ti innalziamo con puro incenso (qui si brucia l’incenso).
Gesù Cristo figlio del Dio vivente, dal quale è stata data ogni cosa ottima e ogni dono perfetto, è stato fatto uomo e ha compiuto ogni opera umana, eccetto il peccato; nacque in Bethlehem, e apprese la legge degli Ebrei; fu battezzato da Giovanni e fu tentato nel deserto; ebbe fame ed ebbe sete e compì miracoli.
<5> Nella notte in cui si consegnò alla morte, con molti segni annunciò ai suoi discepoli la sua crocifissione, e la sua passione e la sua morte e la sua risurrezione il terzo giorno, nel corpo e nell’anima, nelle ossa e nel sangue, com’era prima, quando erano con lui i suoi dodici discepoli alla sua destra e alla sua sinistra, e con essi fu contato colui che per la sua natura era zizzania mescolata al grano, e lo consegnò.
Il diacono: Alzate le vostre mani, o presbiteri!
Il sacerdote: Allora il nostro Signore Gesù Cristo prese il pane nelle sue mani sante e tra le sue dita immacolate, levò lo sguardo ai cieli a te, Padre suo, e implorò la misericordia di suo Padre e gli affidò i suoi discepoli perché li custodisse da ogni male. Pronunciò la benedizione, essendo egli benedetto, lo santificò, essendo egli santo, e lo spezzò e lo diede ad essi, dicendo: prendete e mangiate, questo pane è il mio corpo che per voi sarà dato per la redenzione di tutto il mondo. E allo stesso modo, dopo che ebbero cenato, prese anche il calice, levò gli occhi e disse: prendete e bevetene tutti, questo calice è il mio sangue che per voi è stato versato dalla lancia, e per mezzo del quale viene rimesso il peccato.
E tutte le volte che farete questo, farete memoria della mia morte e annunzierete la mia risurrezione.
<6+7+8> O Signore, come allora, benedici questo pane, spezzalo e dallo!
Il popolo: Amen.
Il sacerdote: O Signore, come allora, santifica questo calice, imprimi il tuo segno e dallo!
Il popolo: Amen.
Il sacerdote: E purifica questo mio sacro ministero, confermalo e gradiscilo!
Il popolo: Amen.
E questo presbitero che mi assiste in questo ministero, rendici, lui e me, simili a Giuseppe e a Nicodemo, che seppellirono il tuo corpo.
Il popolo: Amen.
E questo diacono, che serve secondo la legge del ministero, conducilo all’alto grado e dona a lui la nostra funzione sacerdotale, e riempilo della grazia della giustizia e del decoro, come hai fatto con Stefano, che vide l’essenza della Trinità che è nei cieli, l’ammirò e invocò la discesa dello Spirito Santo.
Il popolo: Amen.
E questa moltitudine che si è riunita in questo giorno, il presbitero e il diacono e tutto il popolo, falla degna di ricevere il tuo mistero; abbi pietà e non accusarci. O Signore, abbi pietà di noi, o Cristo (tre volte).
Il popolo: Allo stesso modo.
Il diacono: In tutto il cuore, ecc.
Il popolo: Com’era, ecc.
(A questo punto il sacerdote faccia il segno di croce sul corpo per mezzo del sangue, intingendo il pollice) Tu, congiungendo il corpo e il sangue, concedi a tutti coloro che lo ricevono, che sia per loro per la vita eterna. Concedici di essere uniti nel tuo Spirito Santo e guariscici con questa offerta,
<9> affinché viviamo in te (o grazie a te) nel secolo e nel secolo del secolo. Benedetto il Nome del Signore ecc.

 


Ultima modifica Lunedì 29 Agosto 2011 21:15
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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