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Sabato 17 Gennaio 2015 10:39

E l'homo sapiens uscì dalle caverne e si inginocchiò (Julien Ries)

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E l'homo sapiens uscì dalle caverne e si inginocchiò (Julien Ries)

Fin dalle origini l'uomo possiede la facoltà dell'immaginario e la coscienza simbolica. Esistono prove della religiosità risalenti a centomila anni fa. Già intorno al seimila avanti Cristo troviamo raffigurati esseri umani in preghiera.

La progressiva scoperta del prodigioso patrimonio religioso dell'umanità ha messo gli scienziati di fronte a un fatto: l'universalità del fenomeno religioso, nello spazio e nel tempo. E negli ultimi decenni le straordinarie scoperte fatte nella Rift Valley africana, specialmente in Tanzania e in Kenya, hanno fatto arretrare in modo spettacolare le frontiere della paleoantropologia.
Più di due milioni di anni fa, l’Homo habilis della Rift Valley tagliava gli utensili in amigdale, scegliendo materiali e colori; aveva il senso della simmetria e del simbolo. È la cultura di Olduvai, del tutto sconosciuta prima del 1959. Gli succede l’Homo erectus, che affollerà il mondo antico per scomparire intorno a 150.000 anni fa e lasciare il posto all'Homo sapiens. Con quest'ultimo si moltiplicano gli utensili e, cosa nuova, egli scava tombe per seppellire i defunti. Le tombe più antiche ritrovate a Qafzeh in Palestina risalgono a 90.000 anni fa. Con l'Uomo di Neandertal (da 80 a 40.000 anni fa) la quantità di tombe continua a crescere: numerose le tracce di culti funerari, segni della credenza in una vita ultraterrena. Nelle tombe si trovano ocra rossa, simbolo del sangue e della vita, ornamenti e teschi trattati, segno di protezione per il defunto nella vita ultraterrena. Intorno a 35.000 anni fa, compare l'uomo moderno, Homo sapiens sapiens, creatore dell'arte franco-cantabrica (come le grotte di Lascaux e Rouffignac). Attraverso la decorazione di centinaia di grotte che sono luoghi "d'iniziazione religiosa", attraverso l'arte mobile, attraverso le tombe, quest'uomo mostra di credere in una Realtà che lo supera: la sua religiosità si afferma nell'arte. Verso i 10.000 anni fa esce dalle caverne e s'insedia all'aperto: i primi villaggi sono stati ritrovati in Mesopotamia, Siria e Palestina. Dopo aver vissuto ancora un po' di raccolta, caccia e pesca, inventa l'agricoltura, verso l’8000 avanti Cristo. È la grande rivoluzione religiosa e culturale del Vicino Oriente.
Gli archeologi hanno ritrovato le prime immagini di divinità risalenti a quell'epoca. Innanzitutto, due simboli: la donna feconda che sarà la dea-madre e il toro; due culti che si diffonderanno rapidamente in tutto il Vicino Oriente. La località di Catal Huyuk in Anatolia, occupata tra i 6250 e i 5400 anni avanti Cristo, aveva un'intensa attività religiosa. Su 139 edifici emersi dagli scavi, quaranta avevano degli altari. Questi edifici sono i primi santuari conosciuti. Vi si trovano affreschi, bassorilievi, statuette e piccole figure. L'archeologo Jacques Cauvin ha condotto un'analisi minuziosa degli affreschi raffiguranti la dea "madre degli animali e degli uomini" e il toro. Si tratta di grandi figure attorno alle quali ruota tutto un mondo umano raccolto accanto alle due divinità. Affreschi analoghi si trovano nelle cavità tra le rocce dell'Hoggar, nel sud dell'Algeria, dove, attorno a un "Grande Dio", esseri umani stanno a braccia alzate nella posizione degli oranti. Le stesse figure si ritrovano a sud di Orano. Questi pochi dettagli tratti da un'abbondante documentazione archeologica hanno un significato importante. Verso l'8000 avanti Cristo l'uomo comincia a rappresentare la divinità tra due simboli: la donna feconda e il toro, segni di vita e di potenza. La divinità è vita e potenza. Due millenni più tardi, l'uomo costruisce altari e santuari per le divinità. Le invoca a braccia alzate, nel gesto della preghiera, della domanda, della supplica. Ecco le prime tracce di preghiera. «Qui l'arte — dice Cauvin — riflette un evento psichico. Il sacro è percepito dall'uomo attraverso la credenza in una divinità suprema. Non è più una semplice esperienza del sacro ma un'autentica religione».
Testimonianze analoghe d'epoca neolitica si trovano incise sulle rocce della Val Camonica, una stretta valle della Lombardia a nord di Brescia. Poco prima del 5000 avanti Cristo, comincia la fase climatica definita "atlantica": introduzione dell'agricoltura, aumento della popolazione. Sulle rocce sono incise molte figure umane, con le braccia alzate al cielo, verso simboli solari e celesti.
Inoltre nella roccia sono scavate, in gruppi, piccole fosse a forma di coppe che fanno pensare a rituali d'offerta. E utile notare che i gruppi di oranti sono incisi su basi rocciose poste di fronte al sole che sorge, verso il quale gli oranti alzano le braccia. Del resto, va osservata la presenza di incisioni idoliformi alte anche due metri. Tali figure di idoli diventano più numerose nel quarto millennio.
Ciò che più colpisce l'osservatore è, da un lato, la posizione degli oranti con le braccia alzate verso la volta celeste (nella foto la Roccia 32 in Val Camonica) e, dall'altro, il fatto che le rocce siano state scelte perché poste di fronte al sole che sorge. Evidentemente l'uomo religioso camuno era impressionato dalla volta celeste. Il fenomeno si ritrova nelle diverse religioni del Vicino Oriente, dell'Egitto, del mondo mediterraneo e dell'Indo durante i millenni che precedono la nostra era. Mircea Eliade ha fatto osservare che il cielo rivela la sua trascendenza, la sua forza e la sua sacralità attraverso la semplice contemplazione della volta celeste. Questa provoca nell'uomo un'esperienza del sacro. "Il cielo si rivela infinito e trascendente. Le regioni superiori, inaccessibili all'uomo, acquisiscono il prestigio divino del trascendente, della realtà assoluta, della perennità" (Trattato della storia delle religioni). In conclusione, la scoperta della cultura d'Olduvai risalente a più di due milioni di anni fa dimostra che, fin dalle origini, l'uomo possiede la facoltà dell'immaginario e la coscienza simbolica. Fin dalle origini l'uomo è stato impressionato dall'universo e in particolare dalla simbolica della volta celeste. Dunque ha potuto fare, fin dalle origini, un'esperienza del sacro di cui abbiamo prova materiale solo a partire dall'esistenza dei riti funerari. Il simbolismo della volta celeste ha avuto il ruolo di rivelare una realtà transumana. Se disponiamo della prova della religiosità umana di 100.000 anni fa, dobbiamo attendere i 10.000 anni avanti Cristo per trovare tracce di religioni organizzate e i 6 mila per vedere uomini in preghiera. Verso i 2000 anni avanti Cristo, Dio risponde alla lunga ricerca dell'uomo. Fu la rivelazione di Dio ad Abramo e la promessa di un'Alleanza con lui.

Julien Ries

(tratto da Luoghi dell'Infinito, n. 106, anno XI, aprile 2007, p. 35)

 

Ultima modifica Sabato 17 Gennaio 2015 10:45
Fausto Ferrari

Fausto Ferrari

Religioso Marista
Area Formazione ed Area Ecumene; Rubriche Dialoghi, Conoscere l'Ebraismo, Schegge, Input

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