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Anno C - 4a Domenica Tempo Ordinario

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13 gennaio 2016

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Ger 1,4-5.17-19

Vocazione di Geremia

4Mi fu rivolta questa parola del Signore:

5«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto,

prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato;

ti ho stabilito profeta delle nazioni».

17Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,

àlzati e di' loro tutto ciò che ti ordinerò;

non spaventarti di fronte a loro,

altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.

18Ed ecco, oggi io faccio di te

come una città fortificata,

una colonna di ferro

e un muro di bronzo

contro tutto il paese,

contro i re di Giuda e i suoi capi,

contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.

19Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,

perché io sono con te per salvarti».

Oracolo del Signore.

 

Salmo: 70

Fiducia in Dio in ogni situazione della vita

Rit.: La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza

1 In te, Signore, mi sono rifugiato,

mai sarò deluso.

2 Per la tua giustizia, liberami e difendimi,

tendi a me il tuo orecchio e salvami. Rit.

 

3 Sii tu la mia roccia,

una dimora sempre accessibile;

hai deciso di darmi salvezza:

davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!

4 Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio, Rit.


5 Sei tu, mio Signore, la mia speranza,

la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.

6 Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,

dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno: Rit.


15 La mia bocca racconterà la tua giustizia,

ogni giorno la tua salvezza,

17 Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito

e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. Rit.

 

Seconda lettura: 1Cor 13,1-13

1 Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.

2E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.

3E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.

4La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, 5non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. 7Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

8La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. 9Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. 10Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.

12Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. 13Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

 

Vangelo: 

(Lc 4, 21-30)

 

« [Gesù in quel tempo cominciò a dire loro] "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato".22Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: "Non è costui il figlio di Giuseppe?". 23Ma egli rispose loro: "Certamente voi mi citerete questo proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!". 24Poi aggiunse: "In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. 25Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. 27C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro".28All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. 29Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. 30Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino».

 

OMELIA

Gesù si trova nella Sinagoga di Nazaret, villaggio dove è cresciuto (v. 16). In quel medesimo luogo sacro, si trovano i 'suoi', coloro che nutrono la presunzione di appartenergli perché concittadini, legati a lui da vincoli di sangue, perché 'di casa' insomma. Ma Gesù non si lascia ingannare, e li anticipa: "Voi pensate che il fatto di conoscermi bene, di frequentarmi, di essere 'dei miei' possa essere motivo di merito e magari ragione di un miracolo a vostro favore?" (cfr. v.23b).

Il Vangelo disintegra questa logica prettamente religiosa, pensare cioè che il professare una fede, l'appartenere alla Chiesa, possa essere prerogativa di salvezza.

L'adesione a una fede religiosa, il proclamare verità dogmatiche fondamentali, vivere i sacramenti, non ci pone di fatto in uno stato di 'privilegio'. Con Dio non si stipula alcuna polizza assicurativa! Credere di appartenergli non mette le spalle al sicuro, non schiera nella squadra vincente e tanto meno dà il diritto di ritenersi detentori della Verità.

Secondo il Vangelo ascoltato, occorre arrivare ad essere, paradossalmente, pagani e lebbrosi (per la religione ebraica il peggio che potesse capitare ad un uomo) per sperimentare l'intervento di Dio nella propria vita e quindi la salvezza.

La vedova e il lebbroso cui Gesù accenna, sono due personaggi dell'Antico Testamento, non israeliti, lontani dalla religione ebraica e ritenuti per il loro stato dei maledetti da Dio, ma che conoscono – contro ogni logica religiosa – la guarigione e la salvezza. Si tratta di due personaggi immeritevoli dunque, che non potevano attendersi nulla dal Dio di Israele, ma che proprio per questo conoscono la sua misericordia. Gesù è qui a ricordarci, che tra tutte le vedove pie e sante presenti in Israele al tempo di Elia, l'azione di Dio si rivolse altrove, lontano dai luoghi preposti al sacro e al culto, e a una povera donna pagana. E che tra tutti i lebbrosi presenti nella terra di Israele, Dio purificò Naamàn, anch'egli pagano. Questa è la logica dell'amore: non si dona a chi se lo merita, ma essendo dono viene offerto a chi ne ha più bisogno.

E a chi ha lo stesso cuore di Dio.

Dai racconti dell'Antico Testamento, evinciamo che la vedova e Naamàn sono due personaggi capaci di cura e amore disinteressato. E Dio li guarda proprio per la loro grande umanità e bontà di cuore. Come Rut d'altronde, la moabita, straniera e pagana, che per il fatto di essersi presa gratuitamente e amorevolmente cura di Mara sua suocera, segnata dalla prova e dal dolore, entrerà a far parte della genealogia di Gesù di Nazaret: carne della stessa carne di Dio! E la fila di questi personaggi 'non allineati' a nessuna fede costituita, a nessuna appartenenza religiosa, procede ininterrotta sino a giungere a quel centurione romano, anch'egli 'lontano' e nemico del popolo ebraico, ma con un cuore capace di soffrire per il suo schiavo sofferente, come fosse un figlio (cfr. Mt 8, 5ss.). Testimonianze di uomini e donne il cui spessore di fede, s'invera concretamente nello spessore della loro qualità umana.

Insomma, il Vangelo ci ricorda che per essere credenti, occorre anzitutto essere molto umani.

Da qui non si scappa: chi ama l'uomo, si schiera – lo sappia o no – dalla parte di Dio, si allea con Lui nell'umanizzare il mondo degli uomini, facendolo crescere in umanità.

L'amore è la fede che salva. Chi non crede nell'uomo, non crederà nemmeno in Dio.

'Credere' in Dio come mera professione di fede, appartenere alla Chiesa, vivere una vita sacramentale non preserva di per sé dalla cattiveria. Si possono confessare i grandi 'valori' cristiani, riconoscersi in essi, ed essere miserabili nei confronti degli altri, duri e intolleranti. Come si può essere fatti oggetti inconsapevoli di una benedizione dall'alto che guarisce, risana e purifica per il semplice fatto di compiere gesti di vita a chi la sta per perdere.

Clicca qui per andare all'INDICE di questo TEMA: "Commento ai Vangeli della domenica"

 

Ultima modifica Domenica 14 Febbraio 2016 13:17
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini