Venerdì, 18 Agosto 2017
Venerdì 02 Settembre 2016 18:31

XXIII Domenica del Tempo Ordinario

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Omelia di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Sap 9,13-18

14I ragionamenti dei mortali sono timidi

e incerte le nostre riflessioni,

15perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima

e la tenda d'argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.

16A stento immaginiamo le cose della terra,

scopriamo con fatica quelle a portata di mano;

ma chi ha investigato le cose del cielo?

17Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,

se tu non gli avessi dato la sapienza

e dall'alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?

18Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;

gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito

e furono salvati per mezzo della sapienza».

 

Salmo: 89

Rit.: Sia su di noi la dolcezza del Signore

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

3 Tu fai ritornare l'uomo in polvere,

quando dici: «Ritornate, figli dell'uomo».

4 Mille anni, ai tuoi occhi,

sono come il giorno di ieri che è passato,

come un turno di veglia nella notte. Rit.

 

5 Tu li sommergi:

sono come un sogno al mattino,

come l'erba che germoglia;

6 al mattino fiorisce e germoglia,

alla sera è falciata e secca. Rit.

 

12 Insegnaci a contare i nostri giorni

e acquisteremo un cuore saggio.

13 Ritorna, Signore: fino a quando?

Abbi pietà dei tuoi servi! Rit.

 

14 Saziaci al mattino con il tuo amore:

esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.

17 Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:

rendi salda per noi l'opera delle nostre mani,

l'opera delle nostre mani rendi salda. Rit.

 

Seconda lettura: Fm 9b-10.12-17

9in nome della carità piuttosto ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. 10Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene, 11lui, che un giorno ti fu inutile, ma che ora è utile a te e a me. 12Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.

13Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. 14Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. 15Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; 16non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.

17Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.

 

Canto del Vangelo: Sal 118,135

Alleluia, alleluia!

135 Fa' risplendere il tuo volto sul tuo servo

e insegnami i tuoi decreti.

Alleluia!


Vangelo: Lc 14,25-33

«Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: 26"Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30dicendo: "Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro". 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.33Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». (Lc 14, 25-33)

 

OMELIA

Molta gente sta seguendo Gesù (v. 25); egli se ne accorge e con fermezza pronuncia parole severe: 'Se mi si vuol seguire, diventare miei discepoli, occorre amarmi più di tutti gli amori – compresa la vita stessa – e prendere su di sé la croce del vivere'.

La traduzione precedente della Bibbia, quella del 1974, rendeva questo passo in maniera più letterale: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo».

Non si diventa discepoli a forza di volontà, o attraverso atti morali e religiosi, ma dando spazio alla sua opera in noi, o se vogliamo, lasciando che la sua Presenza trasformante,  già presente in noi, ci trasfiguri in lui, conducendoci così al nostro pieno compimento.

Perché lui possa essere questa Presenza vivificante, che trasforma servi in discepoli, occorre 'odiare' ovvero staccarsi, prendere le distanze da ogni tipo di 'potere' capace d'inficiare il nostro vero Sé.

È molto facile infatti che madri, padri, mogli, figli... – simboli delle affezioni di ogni genere – impediscano alla nostra vita di compiersi nella sua verità, impedendoci di godere della libertà sufficiente e necessaria per indirizzarci al compimento della nostra vita. Perché in fondo 'essere discepoli' del Cristo, significa accettare di incamminarci verso la nostra piena umanizzazione. Ma quanti legami – scelti o subiti – ci ostacolano in questo compiersi di umanità! E non importa se siano provocati da un filo di seta o da una catena, sempre di legami si tratta.

Gesù insiste molto su questa esigenza di staccarsi da tutto ciò che impedisce di vivere veramente.

In un altro passo del Vangelo (cfr. Lc 9, 58), Gesù invita i suoi ad abbandonare da una parte 'tane e nidi' – chiari simboli della figura materna – e quindi ogni protezione e sicurezza, dall'altra il proprio 'padre', simbolo di tutte le personalità forti e autoritarie che un po' per soggezione e un po' per sudditanza, si è permesso loro di esercitare un potere che di fatto ha impedito a trasformarci in ciò che si era chiamati ad essere.

Finalmente liberati da ogni possibile presenza, pensiero, immagine 'riempitrici di vuoti', ci troveremo nella disposizione di essere finalmente 'assunti' e immedesimanti dall'unica Presenza. In questo distacco-odio-vuoto, si sarà giunti a frantumare, dissolvere il proprio falso sé, nella consapevolezza che laddove non c'è più l'io, lì c'è Dio.

E qui con 'vuoto' non viene inteso l'assenza di qualcosa, ma piuttosto purezza, piena disponibilità all'accoglienza della luce, come un diamante – che certamente non vuoto –  è pura possibilità a lasciarsi attraversare dalla luce.

Per cui il discepolo di Cristo, non è mai l'uomo e la donna che han scalato a fatica una meta seppur divina, ma una storia squisitamente umana che nella sua verità-povertà ha accetto di lasciarsi ferire dalla luce, per poi stupirsi di essere stata trasformata nientemeno che in Dio.

 

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Molti anni fa ricordo di aver sentito l'officiante dire che:

  • la Domenica non è l'ultimo giorno della settimana, ma il "primo" della settimana che inizia.

  • crediamo che ascoltare e parlare con Dio è un piacere ed una occasione di crescita?

Se sì,

Perché allora non ci abituiamo, durante la messa della Domenica, a memorizzare alcuni passi per noi personalmente coinvolgenti delle Letture? e a meditarle durante la settimana?

A livello di esempio ne alleghiamo 2/3, qui di seguito, ma le più importanti sono quelle che durante la Messa vi sono rimaste nel cuore.

  • Fa' risplendere il tuo volto sul tuo servo e insegnami i tuoi decreti.

  • Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.

  • 'Se mi si vuol seguire, diventare miei discepoli, occorre amarmi più di tutti gli amori – compresa la vita stessa – e prendere su di sé la croce del vivere'.

Buon cammino!!

Clicca qui per andare all'INDICE di questo TEMA: "Commento ai Vangeli della domenica"



 

Ultima modifica Venerdì 02 Settembre 2016 18:58
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini