Lunedì, 10 Agosto 2020
Domenica 22 Marzo 2020 18:52

2. L’ULTIMO GIORNO DI GESU’: QUANDO E DOVE

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Quando: un venerdì

 

La testimonianza dei 4 Vangeli è unanime nell’attribuire la morte di Gesù a un giorno di venerdì: Mc 15,42; Mt 27,56.62, Lc 23,34; Gv 19,31.42.

Secondo il modo di contare il tempo presso gli ebrei, il venerdì iniziava al tramonto del giovedì (intorno alle ore18) e finiva 24 ore dopo, con la comparsa della prima stella della sera.

 

Esaminiamo le testimonianze evangeliche.

 

Il giorno della morte di Gesù è per tutti e 4 gli evangelisti un venerdì. Infatti:

 

Mc 14,12: E il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua [cioè l’agnello pasquale]

Gesù mandò due discepoli a preparare la cena) = era dunque la vigilia di Pasqua.

17: E giunta la sera [di quello stesso giorno] (Gesù e i discepoli mangiarono la cena).

15,42: E già fattasi sera, poiché era la preparazione [parasceve] cioè la vigilia del sabato (Giuseppe d’Arimatea si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù).

= per Mc: giovedì 14 Nisan: durante il giorno i discepoli preparano, a sera: ultima cena.

venerdì 15 Nisan (= Pasqua): Gesù muore.

 

Mt 26,17.20: riprende Mc,12.17.

27,57: Fattasi sera (Giuseppe d’Arimatea chiese a Pilato la consegna del corpo di Gesù.

62: Il giorno dopo, che seguiva quello della preparazione [= sabato] (i capi dei sacerdoti chiesero a Pilato di far sorvegliare il sepolcro).

= se ne deduce che anche per Mt Gesù muore il venerdì.

 

Lc 22,7: Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua (quando Gesù mandò Petro e Giovanni a preparare la cena).

23,54: (Giuseppe d’Arimatea chiese a Pilato il corpo di Gesù, lo calò dalla croce e lo depose in una tomba): ed era il giorno di preparazione e già splendevano le luci (= la prima stella del tramonto) del sabato = tardo pomeriggio del venerdì.

 

Gv 18,28: Da Caifa condussero Gesù al pretorio [= la residenza del governatore romano]. Era il mattino presto. Ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua = alla sera di quel giorno, quindi era il mattino della vigilia di Pasqua.

19,14: Era la preparazione della Pasqua, circa l’ora sesta [quando Pilato condannò Gesù]

= mezzogiorno della vigilia di Pasqua.

31: I Giudei, poiché era la preparazione, affinché i corpi non restassero sulla croce durante il sabato – era infatti rande quel giorno di sabato – chiesero a Pilato che … fossero rimossi.

42: Qui dunque [nel sepolcro] a motivo della preparazione dei Giudei (deposero Gesù).

= per Gv: processo, condanna e morte di Gesù: un venerdì, vigilia di Pasqua = 14 Nisan.

 

L’accordo tra i 4 evangelisti è sul venerdì, ma non sul giorno del mese:

- per Mc-Mt-Lc: venerdì 15 Nisan (Pasqua);

- per Gv: venerdì 14 Nisan (vigilia di Pasqua).

  

14 o 15 Nisan? Sinottici contro Gv

 

Ma l’accordo degli evangelisti cessa quando si tratta di precisare la data di questo venerdì:

  • secondo i sinottici quel venerdì era il 1° giorno della festa di Pasqua, la cui celebrazione cominciava con il “pasto pasquale” la vigilia del giorno 15 del mese di Nisan (= tra marzo e aprile del nostro calendario). Se l’ultimo pasto di Gesù è stato una cena pasquale, il giorno della morte deve essere stato il giorno di Pasqua (= 15 Nisan);

  • ma Gv in 3 passi del suo Vangelo (18,28; 19,14; 19,31) presenta il venerdì della morte di Gesù come giorno della Preparazione (“Parasceve”) alla Pasqua (= 14 Nisan).

  

Un tentativo di soluzione e sua critica

 

La studiosa francese A. Jaubert aveva proposto nel 1957 un’ipotesi che sembrava poter risolvere il contrasto sinottici/Gv.

Al tempo di Gesù erano in uso presso gli ebrei due diversi calendari:

  • il calendario ufficiale di Gerusalemme (lunare: anno di 354 gg., 6 mesi di 29 gg. e 6 mesi di 30 gg., con l’aggiunta ogni 3 anni di un 13° mese) per il quale la Pasqua era celebrata il 15 Nisan in un giorno variabile della settimana;

  • un calendario sacerdotale seguito dagli esseni (solare: anno di 364 gg. = 52 settimane esatte) per il quale le feste ricorrevano sempre lo stesso giorno della settimana e il 15 Nisan cadeva sempre di mercoledì).

Secondo la Jaubert, Gesù avrebbe celebrato una cena pasquale (come affermano i sinottici) seguendo il calendario solare sacerdotale, dunque la sera del martedì (14 Nisan); ma avrebbe ragione anche Gv a dire che Gesù muore alla Parasceve, perché Gv avrebbe seguito il calendario lunare ufficiale (= morte di Gesù il venerdì 15 Nisan). Dunque: arrestato nella notte tra martedì e mercoledì, Gesù muore il venerdì.

Questo implica distribuire gli eventi della Passione nell’arco di quasi 3 giorni invece che stiparli in meno di 24 ore: cosa storicamente meglio spiegabile secondo la Jaubert.

 

Questa spiegazione è stata accettata da vari studiosi ma respinta da altri sulla base delle seguenti obiezioni:

  • non sembra che Gesù tendesse a seguire il calendario degli esseni per almeno due motivi: a) secondo i Vangeli Gesù salì varie volte a Gerusalemme per qualche festa, e poteva essere solo in giorni considerati festivi dal calendario ufficiale; b) assumere il calendario essenico presupporrebbe una particolare vicinanza di idee tra Gesù e gli esseni, che invece non c’era, anzi: ad esempio, la rigidissima prassi essenica del sabato era lontanissima dall’idea di Gesù sul sabato (v. Mc 2,28), la chiusura settaria degli esseni era lontanissima dall’apertura di Gesù a emarginati e peccatori;

  • la distribuzione in 3 giorni delle vicende della Passione non sembra necessaria, anzi: il progetto delle autorità ebraiche di eliminare Gesù richiedeva di fare in fretta (evitare possibili indagini più accurate, che avrebbero potuto portare elementi a favore di Gesù; evitare che, diffondendosi la notizia del processo a Gesù, potesse muoversi per lui gente che lo vedeva con favore).

Così la contraddizione sinottici/Gv resta non componibile. Bisogna scegliere una posizione o l’altra.

  

Maggiori probabilità per Gv

 

Se un tempo, per questo problema, il favore degli studiosi si indirizzava sui sinottici, oggi sembrano prevalere gli argomenti a favore di Gv:

  • ricerche di storia della tradizione [indirizzo di studi che analizza i testi biblici dal punto di vista di come possono essersi formati nel loro passaggio attraverso più fasi di redazione] segnalano che i racconti sinottici dell’ultima cena (a cominciare da Mc 14,22-25) non la indicano come un pasto pasquale: il rito del pane e della coppa si può riferire a un pasto festivo ebraico ma non a una cena pasquale perché di questa non riportano riferimenti specifici come l’agnello, i pani azzimi e le erbe amare; nel racconto più antico l’ultimo pasto di Gesù non aveva probabilmente un carattere pasquale, questo vi è stato aggiunto in uno sviluppo successivo (così come il racconto della preparazione del pasto pasquale in Mc 14,12-16): Mc (e dopo di lui Mt e Lc) ha probabilmente voluto dire che l’ultima cena di Gesù andava intesa come il nuovo pasto pasquale in cui Gesù, vero agnello pasquale, sostituisce quello dell’antica Pasqua. Insomma, è discutibile che l’ultima cena di Gesù sia stata il pasto pasquale della vigilia del 15 Nisan;

  • come si è visto, Gv in ben 3 testi indica esplicitamente il giorno della preparazione della Pasqua (14 Nisan) come il venerdì della morte di Gesù. Il fatto che Gv sia il più teologo dei 4 evangelisti non significa che non sia interessato ai dati storici; anzi, questo interesse nel suo racconto della Passione di Gesù c’è, come sono evidenti la familiarità di Gv con le feste ebraiche e la sua conoscenza dei luoghi. Se egli insiste 3 volte sulla Parasceve come giorno della morte di Gesù, non è solo per dare un’interpretazione teologica a questa morte, ma probabilmente perché era un dato cronologico che gli veniva da una fonte a lui nota e sconosciuta ai sinottici;

  • inoltre vari eventi della Passione diventano più verosimili se ambientati nel giorno precedente alla Pasqua: es. l’arresto di Gesù e l’interrogatorio da parte delle autorità ebraiche mal si conciliano con le ore di una sera da dedicare a un pasto pasquale (che durava diverse ore).

  

Nell’anno 30 d.C.

 

Adottando con Gv come data più probabile per la morte di Gesù il giorno 14 Nisan, nel tempo in cui Pilato fu governatore in Giudea (dal 26 al 36 d.C.) il 14 Nisan cadde di venerdì solo negli anni 30 e 33 d.C. (secondo calcoli astronomici).

Per la scelta tra queste due date può essere di aiuto la notizia di Lc 3,1: inizio della predicazione di Giovanni il Battista nell’anno 15° dell’imperatore Tiberio (= 28 d.C.). E’ verosimile che il battesimo di Gesù sia avvenuto all’inizio dell’attività del Battista, quindi ancora nel 28 d.C. Resta da aggiungere a questa data il tempo dell’attività pubblica di Gesù, su cui però gli evangelisti non sono d’accordo: per i sinottici dura solo un anno, per Gv da 2 a 3 anni. Se si accetta che Gesù (secondo Gv) sia salito più volte a Gerusalemme, Gv sembra più vicino alla realtà storica: 2 anni circa sembrano una durata verosimile. Bisogna quindi escludere come troppo tarda la data del 33 d.C. Dunque, Gesù è morto il venerdì 14 Nisan (= 7 aprile nel nostro calendario) dell’anno 30 d.C. Tenendo conto che la sua nascita deve essere posta tra 5 e 7 a.C., alla sua morte Gesù doveva avere da 35 a 37 anni.

  

Il luogo: Gerusalemme, una città dai tre volti

 

1. Una città fortezza.

Da qualunque parte ci si avvicini, Gerusalemme ai tempi di Gesù appariva come una robusta fortezza, circondata da possenti costruzioni di difesa: mura rafforzate da torri massicce, con accesso attraverso 7 o 8 porte principali. Ma di queste opere oggi non rimane nulla: i muri dell’odierna Città Vecchia sono del XVI secolo e hanno poco a che vedere con le fortificazioni della Gerusalemme antica.

 

2. Una casbah orientale.

Nella “città bassa” (a sud-est) si accatastavano piccole case, spesso monolocali in pietra grezza e tettoia di argilla e sterpi, collegate da stretti vicoli e scalinate. Questo groviglio di case era la zona abitativa dei ceti bassi (lavoratori a giornata, disoccupati, malati, che vivevano di elemosine e dell’assistenza sociale a cui aveva diritto ogni ebreo a Gerusalemme).

Un aspetto poco migliore doveva avere il quartiere dei mercati a ovest del Tempio: residenza di artigiani e commercianti, con piccole botteghe e negozi aperti sulla strada, un “ceto medio” con una base di sussistenza garantita dal partecipare all’”indotto” del tempio e dei pellegrinaggi.

 

3. Una città ellenistica.

Ai tempi di Erode (37-4 a.C.) era giunto a compimento un processo di “ellenizzazione” di una parte di Gerusalemme: una adattamento a modi di vita greco-romani estranei allo stile di vita ebraico ma gradito ai gruppi dirigenti. Esso si rifletteva nella cosiddetta “città alta”, un quartiere moderno con case eleganti, strade ordinate, piazze, teatro, ippodromo; su tutti il palazzo di Erode sul colle a ovest e nei pressi la piazza porticata dell’agorà. Era il quartiere abitato dal ceto superiore: sommi sacerdoti, grandi proprietari terrieri, grandi commercianti e finanzieri.

A dominare la città era però il Tempio: ingrandito e restaurato da Erode tra il 20 e il 9 a.C., era un edificio grandioso e splendido.

 

Una città sovraffollata.

Si calcola che ai tempi di Gesù Gerusalemme contasse circa 40.000 abitanti; ma durante gran parte dell’anno doveva essere strapiena di pellegrini ebrei provenienti da ogni dove (si è calcolato che in un anno passassero per la città circa 500.000 persone). La “calamita” di questo affollamento era il Tempio, considerato luogo della presenza di Dio, del ringraziamento e della supplica, della riconciliazione con Dio attraverso il sacrificio cultuale.

Una parte dei pellegrini alloggiava presso amici o parenti o in locande dentro la città; un’altra parte ripiegava sui sobborghi; il resto si accampava in tende e capanne nei dintorni della città.

L’ultimo giorno di Gesù si svolge in una Gerusalemme piena di gente, con strade affollate. In quelle ore solo poche persone legate a lui si poteva interessare di Gesù; per la maggior parte era come se Gesù non esistesse, a maggior ragione in un giorno come il 14 Nisan, in cui ogni ebreo era affaccendato a preparare la Pasqua: poiché solo Gerusalemme era luogo destinato al pasto pasquale, bisognava trovare uno spazio adeguato (per stare a tavola comodi) in una città sovraffollata, cosicché nella notte di Pasqua si comprimevano probabilmente più di 100.000 persone in uno spazio adatto a 40.000. Per la cena pasquale si sacrificavano da 10 a 15.000 agnelli, immolati nel Tempio nel pomeriggio del 14 Nisan in una ressa tremenda di sacerdoti incaricati di uccidere gli animali.



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Ultima modifica Giovedì 30 Aprile 2020 15:04
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini