Domenica, 27 Settembre 2020
Giovedì 09 Aprile 2020 22:39

9. Sepoltura di Gesù

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a cura del prof. Dario Vota

 

Secondo il diritto romano, il cadavere del giustiziato doveva rimanere appeso in croce finché non andava in putrefazione o non veniva divorato da animali rapaci. Per impedire che i cadaveri fossero portati via, venivano messe delle guardie.

Gesù morì come malfattore. Che ne fu del suo cadavere? in 1Cor 15,3-5, antica formula di fede (che risale probabilmente a poco più di 10 anni dopo la morte di Gesù), la comunità dichiarava con certezza che era stato sepolto. Qualcosa in più dicono i Vangeli.

 

Due tradizioni come fonte

 

Il racconto di Mc 15,42-47 (che deriva certamente dalla storia pre-marciana della Passione) si è formato, secondo alcuni studiosi, in 3 fasi:

  • il nucleo più antico, precedente all’intervento di Mc, doveva essere una breve “narrazione storica” secondo la quale nel giorno della Preparazione (v. 42b) Giuseppe d’Arimatea si recò da Pilato e chiese il corpo di Gesù (43c), acquistò poi un lenzuolo, staccò il corpo dalla croce e lo depose in un sepolcro scavato nella pietra (46a);

  • in un secondo momento si sarebbero aggiunti nuovi elementi: la notizia del sepolcro sbarrato con una pietra (46b) e delle donne che stavano ad osservare (47);

  • Mc avrebbe poi ampliato la narrazione con l’indicazione temporale della sera e della vigilia del sabato (42), con la definizione di Giuseppe d’Arimatea come membro autorevole del Sinedrio (43b), con la spiegazione del perché della sua richiesta a Pilato e del colloquio tra Pilato e il centurione sulla morte rapida di Gesù (44-45).

 

Mt 27,57-61 segue Mc modificandolo con una serie di dettagli: abbrevia l’indicazione temporale, fa di Giuseppe un discepolo di Gesù, tralascia il colloquio di Pilato col centurione, presuppone l’acquisto del lenzuolo, fa inumare Gesù in un lenzuolo “candido” (= non ancora utilizzato) e in un sepolcro “nuovo” (= culturalmente puro), colloca due donne davanti al sepolcro. Aggiunge poi un episodio tutto suo, le guardie a custodia del sepolcro (27,62-66), da lui chiaramente inventato con intenzione apologetica (controbattere l’accusa di furto di cadavere che era stata mossa in ambiente ebraico).

 

Lc 23,50-56 ha in Mc il documento-base, su cui interviene con modifiche: presenta Giuseppe d’Arimatea come membro del Sinedrio in disaccordo con il procedimento di questo, omette il colloquio tra Pilato e il centurione, dà tempo alle donne galilee di osservare la sepoltura, tornare a casa e preparare aromi e unguenti.

 

Gv 19,38-42 mostra invece una propria tradizione. E’ l’unico a parlare di Nicodemo come collaboratore e del suo dono generoso (l’enorme quantità di mirra e aloe), fa seppellire Gesù secondo l’usanza ebraica (avvolto in bende, cosparso di aromi profumati, posto in un sepolcro nuovo). Parte di questi elementi li prende dalla tradizione, parte è opera sua (es. l’immagine di una sepoltura esemplare secondo le usanze ebraiche, con la partecipazione di uomini di alta dignità, si inserisce bene nell’idea giovannea della Passione, per la quale è importante presentare Gesù nel suo cammino verso la morte come sovrano).


I dati storici

 

CONSEGNATO SU RICHIESTA

 

Secondo il diritto romano, ai crocifissi era negata la sepoltura; solo dopo che i cadaveri erano decomposti o divorati da uccelli rapaci venivano sotterrati in una fossa comune. I parenti del condannato potevano chiedere alle autorità la consegna della salma, ma stava all’arbitrio del magistrato concederla o meno; nel caso di un condannato per sommossa (come nel caso di Gesù) la consegna era ben difficile.

Ma in Palestina la situazione era diversa, perché la sepoltura era cosa di grande importanza: i cadaveri minacciavano la purità cultuale, cosa che colpiva tutta la collettività, e andavano perciò sepolti rapidamente. I romani si trovarono a dover rispettare questi scrupoli degli ebrei: alla richiesta di consegna della salma da parte di ebrei la risposta era di solito positiva. Su questo sfondo si può spiegare storicamente la narrazione evangelica della sepoltura di Gesù.

 

Giuseppe d’Arimatea.

La tradizione marciana e quella giovannea sono concordi nell’attribuire a Giuseppe d’Arimatea l’iniziativa di chiedere a Pilato la salma di Gesù. La partecipazione di questo personaggio alla sepoltura di Gesù è storicamente attendibile.

Il fatto che egli abbia deposto Gesù nel suo sepolcro privato dimostra che risiedeva a Gerusalemme, e come proprietario benestante (solo i ricchi potevano prepararsi un sepolcro scavato nella roccia) apparteneva effettivamente al gruppo degli anziani del Sinedrio e qui doveva essere una personalità nota ed influente; come tale poteva osare di rivolgersi a Pilato.

Non sembra invece verosimile che fosse discepolo di Gesù: le donne di Galilea non parteciparono alla sepoltura, per loro Giuseppe era evidentemente un estraneo che non avevano mai visto nella cerchia di Gesù e se ne tennero a distanza. Tuttavia Giuseppe aveva evidentemente grande simpatia per Gesù: la sua iniziativa di seppellirlo lo esponeva al rischio di una contaminazione rituale e di un’esclusione dall’imminente pasto pasquale.

Senza il suo intervento Pilato avrebbe lasciato Gesù sulla croce: certamente Pilato era al corrente della prescrizione ebraica di una rapida sepoltura dei morti per motivi cultuali, e il suo fiuto diplomatico deve avergli suggerito di rispettarla e di consentire alla richiesta di un sinedrita. Se però, per togliere Gesù dalla croce, si fossero attivati altri capi giudei, Gesù sarebbe stato gettato nella fossa comune riservata ai malfattori.

 

Ancora la sera di venerdì.

Sia i sinottici che Gv concordano sul fatto che il giorno stesso della morte (venerdì) Gesù venne seppellito.

Tenendo conto che si era in primavera e che in Oriente la sera scende presto, se Gesù era morto intorno alle tre, restavano poco più di due ore per seppellire la sua salma. Chiedere a Pilato la consegna del cadavere, procurare il necessario per la sepoltura, togliere Gesù dalla croce: il tempo era scarso. Ma gli evangelisti assicurano che Gesù fu seppellito già entro la sera del venerdì.

 

Sepolto.

Secondo l’usanza ebraica, il morto veniva lavato, unto con olio mescolato a mirra e aloe per coprire l’odore, e avvolto in un lenzuolo (il bendaggio come le mummie era insolito).

Mc 15,46 dice che il corpo di Gesù fu avvolto in un grande lenzuolo e deposto nel sepolcro; Gv 19,40-42 è più ricco di particolari: Giuseppe d’Arimatea non era solo ma aiutato da Nicodemo, questi portò 100 libbre (circa 30 kg!) di spezie preziose per ungere e profumare il cadavere; il corpo venne avvolto in un lenzuolo e in fasce (v. Gv 20,5-6); Gesù venne deposto in un sepolcro nuovo. Coerentemente con la sua impostazione, Gv attribuisce a Gesù una sepoltura esemplare secondo l’usanza ebraica e in un certo modo regale.

Storicamente restano dei punti incerti:

  • difficilmente ci fu tempo per lavare il cadavere di Gesù e sottoporlo a unzione accurata: una simile preparazione della salma era operazione che si svolgeva in casa e a porte chiuse, mentre presso il Golgota, magari in mezzo a un via vai di gente, poteva essere un’azione riprovevole; una salma coperta di sangue e sporcizia avrebbe avuto bisogno di un trattamento lungo e accurato, è più verosimile che sia stata una sepoltura effettuata con la massima semplicità;

  • difficile dire se il corpo sia stato avvolto solo in un panno grande (sinottici) o con bende (Gv); in ogni caso sinottici e Gv concordano sul fatto che la salma non fu deposta nuda.

I cadaveri dei giustiziati venivano normalmente sotterrati in una fossa comune fuori della città; solo dopo un anno, quando il cadavere era ormai decomposto, i parenti potevano raccogliere le ossa del morto e deporle in un ossario nel sepolcro di famiglia.

Ma nel caso di Gesù i Vangeli parlano concordemente di un sepolcro individuale, una tomba scavata nella roccia. Solo i ricchi delle classe superiore disponevano dei mezzi per realizzare un sepolcro del genere. L’accenno a Giuseppe d’Arimatea come proprietario di un sepolcro è credibile, visto che costui era un membro del Sinedrio. Ma se ha concesso il proprio sepolcro a un estraneo, per di più morto in croce, è perché doveva avere per costui una stima straordinaria.

Per localizzare il sepolcro di Gesù, bisogna tener conto delle indicazioni di Gv 19,41: esso doveva essere vicino al luogo della crocifissione e presso un giardino. La fonte più verosimile da cui Gv può aver preso queste informazioni è il gruppo delle donne di Galilea raccolte attorno a Maria di Magdala che secondo Mc 15,47 osservarono da lontano la morte di Gesù e devono aver osservato anche, pur tenendosene lontane, l’iniziativa di Giuseppe d’Arimatea; così la prima comunità doveva essere al corrente del luogo del sepolcro.

 

 

Il luogo del sepolcro di Gesù resta lungo la storia solo un luogo di rievocazione. Ma Gesù non lo si incontra nel sepolcro:

Mc 16,6-7: l’incontro è promesso “in Galilea”, dove Gesù ha operato e annunciato il regno di Dio e la salvezza. E per noi oggi “Galilea” è dovunque gli uomini vivono nello spirito di Gesù e proseguono la sua opera.




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Ultima modifica Giovedì 09 Aprile 2020 23:13
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini