Domenica, 27 Settembre 2020
Giovedì 30 Aprile 2020 09:23

IV Domenica di Pasqua – 3 Maggio 2020

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Anno A

Omelia di Paolo Scquizzato

Prima lettura: At 2,14.36-41

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».

All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».

E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».

Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Parola di Dio

 

Salmo: 22

Rit.: Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

 

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l'anima mia. Rit.

 

Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza. Rit.

 

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca. Rit.


Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni. Rit.

 

Seconda lettura: 1Pt 2,20-51

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme:

egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.

Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.

Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime

Parola di Dio

 

Canto al Vangelo (Gv 10,14)

Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore,

conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

Alleluia.

Vangelo: (Gv 10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse:

«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.

Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».

Parola del Signore

 

OMELIA

La dura invettiva di Gesù nei confronti del potere religioso del suo tempo, credo dica qualcosa ai cristiani di oggi. A tutti coloro che rischiamo di rimanere sempre all’ingresso della felicità, per colpa di tristi ‘guardiani’, che attraverso l’arma della paura, fanno credere loro di essere sempre fuori luogo, inadatti e inadeguati, costringendoli a rinunciare ad entrare nel luogo della festa. Certo, molti cristiani avranno la responsabilità di aver dato credito a questi ‘terroristi della paura’, ma la colpa più grave sarà proprio dei ‘sorveglianti della felicità, coloro che ne impediscono l’entrata, in virtù di leggi, prescrizioni e invenzioni: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7, 7). Gesù è venuto perché questi mestieranti della paura, si dissolvano e le persone abbianofinalmente accesso alla felicità.

Gesù ha detto che non v’è bisogno di guardiani al nostro cuore, perché questo conosce perfettamente qual è la strada al suo compimento. I guardiani posti ‘in nome di dio’ dinanzi alla porta della felicità, cui occorre implorare di entrare, magari dando in sacrificio tutto ciò che di più prezioso si possiede, non hanno nulla a che fare con Dio. «Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito» (Lc 11, 52).

Chi esercita il potere, da sempre, lo fa sempre occupandosi di ‘tutti’, come un unico indistinto, confondendo il singolo con la massa. Invece Gesù dice che il vero pastore ‘chiama le sue pecore ciascuna per nome, e le conduce fuori’. A Dio interessa il mio nome, perché io per lui sono unico. E questo amore non m’imporrà nulla, non mi tormenterà con inutili moralismi e imponendomi – certo a fin di bene – cosa fare in ogni aspetto della mia vita, come fossi sempre un infante. L’amore si limita a ‘condurre fuori’, verso orizzonti ampi e fecondi, fuori da sistemi oppressivi e direttivi. Il problema di come ‘guidare’ le persone è sempre stato, fin dall’inizio, il grande problema della Chiesa. Si possono guidare le persone come gli antichi faraoni e despoti teocratici, usando magari il pastorale come scettro e bastone, o alla maniera di Gesù che aveva un unico desiderio, trarre fuori le donne e gli uomini da recinti soffocanti verso la piena felicità.

Non c’è niente da fare, uno stile nel condurre le persone che non assomigli al suo, difficilmente condurrà alla felicità, ovvero alla nostra vita in pienezza, proprio quella che Gesù è venuto ad assicurarci, quella che ha il sapore di vita eterna. Perché lui, come ciascuno di noi, sa bene che tutto ciò che si desidera è sempre dall’altra parte della paura” (Jack Canfield).

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

• Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

• Chi esercita il potere sui popoli, sulle masse, lo fa sempre occupandosi di 'tutti', come un unico indistinto. Per il potere, il singolo si confonde nella massa. Invece Gesù dice che il vero pastore 'chiama le sue pecore ciascuna per nome, e le conduce fuori'.

Buon cammino!


Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola" sulle letture di questa domenica la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

Clicca qui per andare all'INDICE di questo TEMA: "Commento ai Vangeli della domenica"

 

Ultima modifica Domenica 03 Maggio 2020 09:51
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini