Lunedì, 19 Novembre 2018
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Anno B

 

- don Paolo Squizzato

 

Prima lettura: (Dn 12,1-3)

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.
Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro.
Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna.
I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.


Parola di Dio

 

 

Salmo: 145

 

Rit. Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

 

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. Rit.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Rit.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. Rit.

 

 

 

Seconda lettura: (Eb 10,11-14.18)

 

Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati.

Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.

Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.

 

Parola di Dio



 

Canto al Vangelo (Lc 21,36)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vegliate in ogni momento pregando,

perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo.

 

Alleluia

 

 

 

Vangelo: (Mc 13,24-32)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

 

 

 

Omelia

 

 

La cronaca quotidiana ci fa memoria di violenze, odi, distruzioni e di un male che pare non avere fondo. Sembra che «il sole continui a oscurarsi, la luna smetta di dare luce, e che le stelle precipitino a terra», etimologia esatta della parola dis-astro.  E la domanda è sempre la medesima: ma dove andremo a finire?

Il Vangelo, buona notizia, ci ricorda che la storia non è un disastro, che non stiamo andando verso la fine, ma verso un fine, un incontro. Ciò che ci attenderà sarà il nostro compimento, la nostra realizzazione.

Alla fine di tutto vi sarà il Vivente, un volto di benevolenza, un abbraccio che tutto accoglierà e raccoglierà, ‘perché nulla vada perduto’.  Non stiamo per disfarci, ma per trasfigurarci.

Non solo, il Vangelo di oggi ci dice che quando il male parrà avere trionfato, quando si assisterà alla manifestazione massima del male, allora contempleremo appieno la gloria di Dio: «Vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria» (v. 26). Perché? Semplicemente perché nel venerdì santo è accaduto proprio questo: dinanzi al male assoluto, alla croce di Cristo, alla morte di Dio, un uomo ha gridato: «davvero quest’uomo era figlio di Dio» (Mc 15, 39): riconoscimento di un amore. La tenebra rivela la luce.

Al termine della storia, con tutta la sua portata di male, l’ultimo atto di Dio sarà quello di donare la vita a quei peccatori e maledetti che gli hanno tolto la sua.

 

«Cosa siamo noi? Siamo gocce che vivono come gocce per un certo tempo e poi cadono, spariscono nel mare, nell’acqua dell’oceano. Spariscono come gocce perché la loro acqua si è unita a tutta l’acqua dell’oceano.

La gente vive un po’ angosciata perché si domanda: che cosa sarà di me dopo la mia morte? Allora io dico loro, ma che cosa sei tu? La goccia d’acqua o l’acqua della goccia?

La goccia d’acqua svanisce, ma all’acqua della goccia non succede nulla. L’acqua rimane.

Anzi ciò che mi faceva soffrire, ossia  la tensione superficiale che mi impediva di stare fino in fondo in relazione con te, svanisce. Il tempo di questa vita mi è dato per scoprirmi acqua. L’acqua non si perde, si trasforma. Farà il suo cammino, forse diverrà un’altra goccia d’acqua, ma quella goccia sparisce e ciò che è chiamato a sparire quanto prima sparisce meglio è. Perché afferrarsi? Lascia andare» (Raimon Panikkar).

 



CAMMINO DELLA SETTIMANA

 

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

 

  • Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

  • Il Vangelo, buona notizia, ci ricorda che la storia non è un disastro, che non stiamo andando verso la fine, ma verso un fine, un incontro.

 

 

Buon cammino!


 

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

 

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

 

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