Domenica, 21 Luglio 2019
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Anno C

Omelia di Don Paolo Scquizzato,

Venerdì 19 Luglio 2019 10:06

"Conduci l'anima mia alla Tua quiete"

suor Maria degli Angeli

carmelitane scalza

Pubblicato in La Preghiera

Anno C

Omelia di 

Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Dt 30,10-14

10Quando obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l'anima.

11Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. 12Non è nel cielo, perché tu dica: «Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?». 13Non è di là dal mare, perché tu dica: «Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?». 14Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

 

Salmo: 18

Rit.: I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

8 La legge del Signore è perfetta,

rinfranca l'anima;

la testimonianza del Signore è stabile,

rende saggio il semplice. Rit.


9 I precetti del Signore sono retti,

fanno gioire il cuore;

il comando del Signore è limpido,

illumina gli occhi. Rit.


10 Il timore del Signore è puro,

rimane per sempre;

i giudizi del Signore sono fedeli,

sono tutti giusti, Rit.


11 più preziosi dell'oro,

di molto oro fino,

più dolci del miele

e di un favo stillante. Rit.


Seconda lettura: Col 1,15-20


15Egli è immagine del Dio invisibile,

primogenito di tutta la creazione,

16perché in lui furono create tutte le cose

nei cieli e sulla terra,

quelle visibili e quelle invisibili:

Troni, Dominazioni,

Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create

per mezzo di lui e in vista di lui.

17Egli è prima di tutte le cose

e tutte in lui sussistono.

18Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

Egli è principio,

primogenito di quelli che risorgono dai morti,

perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

19È piaciuto infatti a Dio

che abiti in lui tutta la pienezza

20e che per mezzo di lui e in vista di lui

siano riconciliate tutte le cose,

avendo pacificato con il sangue della sua croce

sia le cose che stanno sulla terra,

sia quelle che stanno nei cieli.

 

Canto del Vangelo: Gv 6,63c-68c

Alleluia, alleluia!

Le tue parole, Signore,sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna.

Alleluia!


Vangelo: Lc 10,25-37

25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».

29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

 

OMELIA

Un pio ebreo religioso domanda a Gesù: 'chi è il mio prossimo da amare?'. Strano, dovrebbe saperlo. La Legge ebraica su questo è chiara: l'altro da amare non può che essere sangue del proprio sangue, il connazionale, uno col quale si condivide lo stesso ideale e i medesimi valori.

Gesù va oltre. Ciò che conta nella vita non è domandarsi 'chi è da amare', ma essere disponibili – rispondere – a chiunque domandi di essere amato.

Ciò che dona 'vita eterna', ossia vita compiuta, realizzata, è essere risposta al grido nella notte di un altro. Chiunque esso sia.

L'amore non sceglie, ma è scelto.

L'amore è questione di elezione e non di decisione.

Affermare 'decido io di prendermi cura di questo o di quello perché...', non è amore, e tanto meno cristianesimo.

Il 'buon samaritano' s'inchina sul disgraziato senza sapere chi fosse: ebreo, straniero, religioso, ateo, assassino, santo, etero, omosessuale, clandestino, regolare... Senza chiedere carta d'identità, l'amore vede e provvede, cominciando ad incarnare quei dieci verbi che andranno a sostituire la Legge antica, quella dei Dieci Comandamenti e a inaugurare la Legge nuova, quella dell'amore: lo vide / ne ebbe compassione / gli si fece vicino (si curvò su di lui) / gli fasciò le ferite / gli versò olio e vino / lo caricò sulla sua cavalcatura / lo portò in un albergo / si prese cura di lui / il giorno dopo pagò per lui / ritornò indietro a saldare.

Questo uomo nuovo, questa 'incarnazione' della passione di Dio, non è un ebreo osservante, un religioso cresciuto all'ombra del Tempio, anzi. È un samaritano, ovvero – agli occhi della religione ufficiale del tempo – un maledetto, uno considerato 'lontano' da Dio, un eretico. Eppure Gesù lo elegge ad esempio di uomo completo, maturo, santo. Certo, perché per lui ciò che conta non è l'appartenenza ad una religione, e tanto meno il credere o meno in un Dio. Ciò che è discriminante, ciò che salva è il 'fermarsi' o 'non fermarsi' dinanzi alla necessità dell'altro.

Chi afferma di credere in Dio non è ancora detto che riconosca l'essere umano. Ma chi riconosce l'uomo e il suo grido di domanda, sicuramente sta avendo a che fare col suo Dio.

«Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere...?» domandano coloro che si son presi cura del grido d'aiuto dell'altro, e Gesù risponde: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 37-40).

Il cristiano è l'uomo che vive di fede. Ma l'unica fede che salva è quella che opera per mezzo dell'amore (cfr. Gal 5, 6). 

 

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all'INDICE di questo TEMA: "Commento ai Vangeli della domenica"

 

 

 

 

Domenica 30 Giugno 2019 15:39

"Porta l'anima mia alla tua quiete"

 

suor Maria Maria degli Angeli

– Carmelitana scalza

 

Pubblicato in La Preghiera

Anno C –

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: 1Re 19,16b.19-21

Ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto.
19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te». 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

 

Salmo: 15

Rit.: Mio Signore, sei tu il solo mio bene.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

2 Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,

5 Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. Rit.

 

7 Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.

8 Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. Rit.

 

9 Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

10 perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Rit.

 

11 Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. Rit.

 

Seconda lettura: Gal 5,1.13-18

1 Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

13Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l'amore siate invece a servizio gli uni degli altri. 14Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 15Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!

16Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. 17La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
18Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.

 

 

Canto del Vangelo: 1Sam 3,9; Gv 6,68c


Alleluia, alleluia!

Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna

Alleluia!

Vangelo: Lc 9,51-62

 

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l'ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.

57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

 

OMELIA


Il cristianesimo non è questione di adeguamento, ma di compimento.
Non siamo chiamati ad imitare Cristo, ma a dargli compimento in noi, concedere spazio al principio divino che ci portiamo dentro, entrarci in contatto sino ad esserne trasformati.
La nostra vita dunque non consisterà nell’adeguarsi a verità estrinseche a noi (la legge), ma nel portare alle estreme conseguenze la verità che siamo, il nostro essere umani.
Il Vangelo di oggi ci dona anche il segreto perché tutto questo possa compiersi: abbandonare tane, nidi e padri. Traducendo, potremmo affermare che è necessaria la ferma decisione di rompere anzitutto con l’immagine della madre; tane e nidi sono simbolo dell’utero materno, il mondo dei bisogni e delle sicurezze. Gesù invita a rompere con tutto ciò che ha a che fare con i nostri sogni, le nostre fiducie e certezze, di qualsiasi genere materiali, immaginifiche, religiose siano.
Ora, questa rottura non va letta come rinuncia fine a se stessa, bensì come possibilità per un’autentica libertà. È nel vuoto e nell’abbandono – ossia ciò che la mistica chiama puro silenzio – che il divino può finalmente compiersi in noi. L’io deve essere liberato non tanto da qualcuno o da qualcosa, bensì ‘per’ qualcuno, perché Lui possa compiersi in pienezza. Attenzione tane e nidi possono includere anche le nostre immagini di Dio, il nostro presunto rapporto con lui nel quale siamo soliti trovare protezione, comprensione, rifugio, aiuto. È interessante notare che solo nel momento in cui Gesù sulla croce grida: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» (Mt 27, 46; Mc 15, 34), sperimenta anche l’unione massima col Padre, il compimento del suo essere umano, la risurrezione.
Gesù invita a rompere altresì con l’immagine del padre (v. 60), ossia col mondo di quegli affetti, di quei doveri, di quei rapporti che hanno il potere di determinarci, esercitare un forte impatto su noi, dominandoci. Proviamo a chiederci: quanto potere abbiamo concesso alle ‘personalità forti’ nella nostra vita, impedendoci di fatto di vivere in pienezza?
Occorre insomma abbandonare i morti (cfr. 60), slegarci da quei fantasmi che presumiamo essere capaci di donarci vita dall’esterno. No, l’essenziale per vivere abita in noi. Occorre solo crederci fino in fondo, prenderne consapevolezza e poi concedergli spazio e farlo crescere, fino alla nostra piena trasformazione.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

"Ti seguirò ovunque tu vada"

L’essere ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 2, 27), non è dunque qualcosa che si è compiuto all’inizio, ma è la nostra destinazione, il compimento del nostro crescere nell’amore.

 

Buon cammino!

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