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Domenica 28 Febbraio 2021 19:32

Giovanni il Battista e Gesù, principali testimonianze - Cap. I In evidenza

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 Cap. I   - LE PRINCIPALI TESTIMONIANZE SU GIOVANNI:


I VANGELI E GIUSEPPE FLAVIO

Sul personaggio Giovanni, sul contenuto e sul carattere della sua predicazione, abbiamo due tipi di testimonianze, molto diverse tra loro ma che si completano a vicenda:

- diversi brani nei quattro Vangeli canonici, che danno di Giovanni un’interpretazione in senso teologico, vedendo in lui il precursore di Gesù; si tratta di testi scritti tra gli anni ’60 e ’90 del I secolo [Marco verso il 70; Matteo e Luca probabilmente negli anni ’80 (ma alcuni dei loro passi su Giovanni il Battista hanno, secondo molti studiosi, attinto alla fonte Q che può risalire ad anni intorno al 50); e Giovanni negli anni ‘90];

- un passo di Giuseppe Flavio [storico ebreo, testimone della guerra giudaica del 66-70, prigioniero dei Romani, poi liberato e stabilito a Roma, dove scrisse opere in greco per far conoscere meglio la realtà ebraica nel mondo greco-romano] nell’opera Antichità giudaiche (pubblicata nel 93).

Giuseppe Flavio presenta la predicazione di Giovanni in termini prevalentemente moraleggianti:

Erode [Antipa, figlio di Erode il Grande e tetrarca di Galilea e Perea dal 4 a.C. al 39 d.C.] aveva fatto uccidere quest'uomo buono [Giovanni il Battista] che esortava i Giudei a praticare la virtù, la giustizia reciproca, la pietà verso Dio, e così facendo si disponessero al battesimo; a suo modo di vedere questo rappresentava un preliminare necessario se l’immersione doveva rendere graditi a Dio. Essi non dovevano servirsene per guadagnare il perdono di qualsiasi peccato commesso, ma come di una purificazione del corpo perché l'anima era già stata purificata da una condotta corretta” (Ant. Giud. XVIII,116).

Per Giuseppe Flavio, dunque, Giovanni invitava i Giudei alla pietà verso Dio e alla giustizia reciproca: un richiamo a una più rigorosa vita morale. Nessun accenno invece all’elemento escatologico-apocalittico della predicazione di Giovanni: l’imminenza del giudizio divino e l’urgenza del pentimento in vista di quel giudizio. E il battesimo appare nelle parole di Giuseppe come segno dell’avvenuta conversione e mezzo di purificazione del corpo, ma non per il perdono dei peccati.

Nei Vangeli il contenuto della predicazione di Giovanni appare invece più incisivo e drammatico.

- Marco è piuttosto sintetico:

Giovanni proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. (…) E proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me (…), egli vi battezzerà in Spirito Santo” (Mc 1,4-6).

- Matteo e Luca invece segnalano un predicazione più veemente, con l’annuncio dell’approssimarsi minaccioso del giudizio divino e una critica sferzante verso i rappresentanti tipici del sistema religioso dominante:

Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: "Abbiamo Abramo per padre!". Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco" (Mt 3,7-10 / Lc 3,7-10). Questi due passi di Matteo e Luca, praticamente identici, derivano probabilmente, secondo molti studiosi, dalla fonte Q, molto più vicina di loro ai fatti narrati.

Nello stile e con al veemenza dei profeti di sciagura e degli scritti apocalittici Giovanni annunciava dunque che il giudizio di Dio era prossimo e invitava tutti, e con particolare durezza i sadducei e i farisei, a non considerarsi giusti per il solo fatto di appartenere al popolo ebreo, ma a cambiare radicalmente vita e a farsi battezzare.

Il battesimo di Giovanni, come detto da Marco e confermato da Luca, ma a differenza di quanto dice Giuseppe Flavio, era proprio per il perdono dei peccati, dunque un rito che aveva un qualche carattere che oggi si direbbe “sacramentale” e che quindi si poneva in contrasto con la prassi dei sacrifici nel tempio di Gerusalemme: il perdono dei peccati era legato al battesimo conseguente alla conversione e non ai sacrifici.

Sia Marco che la fonte Q ricordano che nel messaggio di Giovanni c’era ancora un altro elemento su cui Giuseppe tace: la venuta a nome di Dio di un altro personaggio, dotato di maggiore autorità rispetto a Giovanni:

- Viene dopo di me colui che è più forte di me, e io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo" (Mc 1,7);

- Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile (Mt 3,11-12 /Lc 3,16-17).

Giovanni annunciava dunque anche la venuta imminente di un altro personaggio, più forte di lui: una figura messianica, ma con un carattere messianico diverso dall’attesa tradizionale. Questo personaggio avrebbe aperto la strada alla sovranità di Dio, non con la liberazione di Israele dal dominio straniero e la restituzione della sua sovranità, ma dando inizio concreto al giudizio di Dio sul mondo intero.

Dai vangeli possiamo quindi trarre elementi per la seguente ricostruzione:

- Giovanni diede vita in una zona desertica presso il fiume Giordano, a un movimento di rinnovamento a carattere penitenziale;

- il suo messaggio consisteva in un richiamo pressante al riconoscimento dei propri peccati, quindi al pentimento e all’adozione di uno stile di vita rigoroso, in vista del giudizio imminente di Dio;

- e al pentimento si doveva accompagnare un rito particolare di purificazione: non gli abituali sacrifici nel tempio di Gerusalemme (che evidentemente Giovanni riteneva del tutto insufficienti se non inutili) ma un lavacro battesimale nel Giordano come segno di conversione.

Il movimento di Giovanni si allontanava quindi in maniera netta dalla religiosità ufficiale su due punti che per essa erano decisivi: il valore dei sacrifici nel tempio e l’attesa del messia. E la testimonianza di Giuseppe Flavio mostra che riscosse un notevole successo, raccontando che l’influenza di Giovanni sul popolo era così grande che il sovrano di Galilea, il tetrarca Erode Antipa, nel cui territorio (in Perea, sulla riva est del Giordano) Giovanni predicava, se ne preoccupò e lo fece arrestare e mettere a morte:

Quando altri si affollavano intorno a lui perché gradivano moltissimo ascoltare i suoi discorsi, Erode si allarmò. Un'eloquenza che sugli uomini aveva effetti così grandi, poteva portare a qualche forma di sedizione, poiché pareva che volessero essere guidati da Giovanni in qualunque cosa facessero. Erode, perciò, decise che sarebbe stato molto meglio colpire in anticipo e liberarsi di lui prima che la sua attività portasse a una sollevazione, piuttosto che aspettare uno sconvolgimento e trovarsi in una situazione così difficile da doversene pentire. A motivo dei sospetti di Erode, Giovanni fu portato in catene nella fortezza di Macheronte, e qui fu messo a morte (Ant. Giud. XVIII,118-119).



 

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Ultima modifica Mercoledì 24 Marzo 2021 15:12
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini