Mercoledì, 28 Luglio 2021
Venerdì 16 Aprile 2021 10:43

Gesù risorto: la nuova vita - parte 1a

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di Dario Vota

Il presente contributo è una sintesi del cap. VI del libro di H. Küng, Tornare a Gesù, Milano (Rizzoli) 2013: libro che consiglio vivamente (si trova facilmente anche online, in diverse edizioni, anche economica), magari come lettura di riflessione per l'estate].

E' anche un modo per ricordare con gratitudine il grande teologo Hans Küng (1928-2021), scomparso di recente, che è stato uno dei più importanti pensatori cristiani del nostro tempo.

La suddetta sintesi verrà proposta come segue:

• Parte 1a

• Parte 2a

• Parte 3a

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Parte 1a


Gesù risorto: la nuova vita

E' il punto più problematico, per noi oggi, di qualunque indagine e riflessione su Gesù di Nazaret. Ma è anche il punto più problematico della nostra personale esistenza, perché è il punto in cui i nostri progetti, le nostre azioni, le nostre passioni urtano contro una barriera assoluta, la morte. La fine di tutto?

Con la morte di Gesù (probabilmente nel pomeriggio di venerdì 7 aprile dell'anno 30) tutto finì? O non tutto finì?

Fissiamo anzitutto due premesse.

• Attenzione a non interpretare in senso troppo mistico la morte di Gesù (come certa teologia medievale, che aboliva la condizione di abbandono del morente, affermando, senza fondamento biblico, che Gesù morì godendo di una beatificante visione di Dio; o come certi predicatori di oggi, che spiegano la morte di Gesù come un essere presso Dio e il grido che accompagna il suo spirare come un canto di fiducia); la morte di Gesù fu terribilmente reale, la morte di un uomo che appariva abbandonato dagli uomini e da Dio, in un fallimento completo.

• Se sono stati scritti i racconti evangelici della passione e morte di Gesù, è perché i primi seguaci di Gesù avevano anche dei "racconti pasquali" che facevano apparire la storia della passione e della morte in una luce completamente diversa (se no, perché tramandare e consegnare alla memoria di tanti una storia con esito fallimentare e catastrofico?)

E' un dato storico che solo dopo la morte di Gesù prese concretamente l'avvio il movimento che a lui si richiama. E ciò pone dei problemi che vanno affrontati.

• Come fu possibile un nuovo inizio dopo una fine così catastrofica? Come si sviluppò una comunità che si riallacciava proprio al nome di un crocifisso?

• Com'è possibile che un uomo la cui fine tragica a e umiliante lo faceva apparire come un falso maestro, un profeta sconfessato, un bestemmiatore, sia assurto a Messia, a Signore, a Figlio di Dio?

• Com'è possibile che, dopo essere fuggiti, i seguaci di quest'uomo morto nella più squallida solitudine, non soltanto siano rimasti fedeli al suo messaggio, ma anzi, abbiano fatto di lui stesso il vero e proprio contenuto del messaggio (cioè abbiano annunciato non solo il Vangelo di Gesù, ma Gesù stesso come Vangelo)? E come si può spiegare che proprio a causa della sua morte questo Gesù crocifisso sia divenuto il contenuto centrale del loro annuncio?

• Perché mai si legarono tante speranze a quella fine disperata? Perché si proclamò Messia di Dio quello che appariva il condannato da Dio? Non avevano, i suoi seguaci, considerato persa la sua causa, così strettamente legata alla sua persona?

• E quelli che, poco dopo il fallimento del crocifisso, si presentarono come suoi inviati e non indietreggiarono di fronte a fatiche e avversità, e di fronte alla morte stessa, da dove trassero la forza per diffondere la "buona novella" tra la gente?

• Come si formò quel legame col Maestro, così diverso dal legame di altri movimenti con la personalità del loro iniziatore, quel legame per cui Gesù non è solo venerato, studiato e seguito come fondatore e maestro vissuto tanti anni fa, ma è annunciato come vivente e come operatore nel presente?

Si tratta, in sostanza, del problema storico dell'origine del cristianesimo: come poté trarre origine dal patibolo di un uomo ignominiosamente inchiodato a una croce una religione universale, capace di trasformare il mondo?

E' evidente che, per rispondere al problema, occorre esaminare i racconti con i quali i primi seguaci di Gesù lo hanno presentato come il Risorto, cioè hanno ribaltato il fallimento della croce in un nuovo sconvolgente inizio.

Ma nel fare questo, deve anche essere evidente che questi racconti non possono essere presi, in modo ingenuo e semplicistico, alla lettera; se come persone del XXI secolo si è intenzionati a credere con onestà e convinzione alla risurrezione di Gesù, dobbiamo esaminare anche le difficoltà che questa scelta comporta, con mente aperta e senza pregiudizi.

Individuiamo alcune difficoltà.

• I racconti evangelici della Pasqua, come tutti i Vangeli nel loro complesso, non sono resoconti imparziali di osservatori neutrali, ma testimonianze di persone profondamente coinvolte e impegnate, che con grande intensità di fede hanno preso posizione a favore di Gesù. Sono documenti teologici più che storici. Il che rende complessa la prospettiva di una verifica storica.

• Se, come persone razionali e informate al pensiero scientifico moderno, ci sforziamo di comprendere i racconti di "miracoli" presenti nei Vangeli evitando l'ipotesi (indimostrabile e contraria sia a tutto il pensiero scientifico sia alle esperienze quotidiane) di un intervento soprannaturale che infrange le leggi della natura, non rischia di essere un ritorno a una concezione superata postulare un simile intervento nella risurrezione di Gesù?

• Non esistono testimonianze dirette della risurrezione di Gesù: in tutto il Nuovo Testamento non c'è nessuno che pretenda di essere stato testimone della risurrezione e non ci sono passi che la descrivano.

• Un'analisi accurata dei racconti pasquali fa emergere discrepanze e contraddizioni: è impossibile armonizzare in quei racconti le differenze riguardo alle persone coinvolte nelle "apparizioni" del Risorto, alla localizzazione degli avvenimenti, alla cronologia delle "apparizioni".

[E' opportuna a questo punto, prima di procedere oltre, una rilettura dei racconti pasquali, andando magari in ordine cronologico di composizione: Paolo in 1Cor 15,1-8 (che scrive intorno all'anno 55) e gli evangelisti Mc 16,1-8 (che scrive verso l'anno 70), Mt 28 (anni 80), Lc 24 (anni 80) e Gv 20-21 (anni 90)]

E tuttavia bisogna considerare i risvolti in positivo delle difficoltà prima elencate.

• E' dentro questi racconti pasquali che si trova il significato centrale della fede cristiana, che si regge sulla testimonianza della risurrezione di Gesù (senza cui la predicazione cristiana sarebbe vuota, e vuota la fede). Quindi l'esposizione di questo nucleo centrale della professione di fede cristiana va indagato attentamente, pur tenendo conto della complessità di un'indagine storica.

• Quanto all'intervento soprannaturale nella risurrezione di Gesù, potrebbe darsi che la risurrezione abbia un suo carattere tutto particolare che la fa distinguere nettamente da elementi "miracolosi" o anche leggendari presenti in certi altri racconti evangelici. Il messaggio della risurrezione appartiene agli strati più antichi del Nuovo Testamento, è centrale per la fede cristiana (mentre non lo sono certi dettagli "miracolistici" di azioni attribuite a Gesù) e fondamentale per ogni ulteriore affermazione di fede; perciò ci si deve chiedere se nella risurrezione non si esprima una realtà ultima per la quale non si può parlare di un intervento contro le leggi della natura secondo l'antico schema di pensiero soprannaturalistico.

• E' vero che nei racconti evangelici la risurrezione non è descritta ma solo presupposta; ma proprio questa reticenza può destare fiducia, perché è segno della rinuncia alla pretesa di dimostrare un evento umanamente inspiegabile, per porre l'attenzione sul Risorto e non sul come è stato risuscitato.

• Quanto alle differenze e contraddizioni dei racconti pasquali dei Vangeli, evidentemente gli autori neotestamentari non cercavano uno schema unitario e una piena armonia. Il fatto che non cercassero un'esposizione esauriente, una precisa successione cronologica e una verifica critica delle diverse notizie, segnala che in primo piano c'erano altri interessi: l'identità del Risorto e del Gesù prepasquale. Ogni "come", "quando" e "dove" era secondario rispetto all'affermazione che Gesù era risuscitato. Nei racconti pasquali dei Vangeli bisogna, quindi, cercare non il resoconto cronachistico ma il messaggio pasquale.

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Ultima modifica Venerdì 16 Aprile 2021 12:43
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini