Giovedì, 17 Agosto 2017
Domenica 10 Marzo 2013 16:49

Come leggere la Bibbia?

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da "Cammino di Fede" di  P. Franco Gioannetti

L'atteggiamento di fondo: la disponibilità

La Bibbia ha Dio come vero autore, a motivo del messaggio salvifico, ed è nata da una esperienza di fede di un popolo. Essa attesta un susseguirsi di avvenimenti che raggiungono il vertice nel mistero pasquale di Cristo.

Chi oggi vuole penetrare nel modo più vero ed adeguato il senso della Bibbia, cioè il messaggio di salvezza, deve sapere quello che vuole quando si mette a leggere il libro sacro. Ora la Bibbia non è solo termine di riferimento e di confronto, ma è un libro di fede, è il luogo di un appuntamento e di un incontro con Gesù Cristo. Se leggiamo la Bibbia è soprattutto per diventare credenti, per trovare nelle parole umane la parola di Dio che dà origine alla fede, "Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna" (Gv. 6,68).

Accogliere la parola di Dio come progetto di vita è fondarsi sulla libera apertura dell'uomo all'azione di Dio. Chi è superficiale e vuoto e non cerca nella Bibbia il Signore, non vi troverà altro che racconti più o meno edificanti.

Per cui il primo consiglio per una lettura biblica, che deve essere carica di speranza, è una serietà umana che avvia alla fede. Dire questo significa accettare l'intimo rapporto che c'è tra Bibbia e Chiesa, tra Bibbia e fede.

1) Una lettura letterale e storica

Il primo modo di leggere bene la Bibbia è farne una lettura "storica".

In realtà si tratta, con l'aiuto degli strumenti scientifici che la ricerca moderna ha oggi messo nelle nostre mani, di conoscere l'ambiente proprio dove nasce un testo biblico e ciò che l'autore vuol dirci con i suoi simboli e le sue immagini.

E' di grande importanza allora individuare la forma letteraria di cui l'autore si serve: saga popolare, mito sapienziale, romanzo storico, canto epico o lirico, cronaca, riflessione spirituale, ...

Il Vaticano II su questo punto così si esprime:

"Per ricavare l'intenzione degli agiografi (scrittori sacri) si deve tener conto tra l'altro anche dei generi letterari... E' necessario dunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo intese esprimere ed espresse in determinate circostanze, secondo le condizioni del suo tempo e della sua cultura per mezzo dei generi letterari allora in uso". (Dei Verbum, 12)

Si tratta di superare la distanza tra il testo e noi che leggiamo, tra l'ambiente culturale biblico e quello dell'interprete, di far attenzione sia nel senso delle parole, sia al modo con cui esse sono raccontate.

La Bibbia, va sempre ricordato, pur essendo un libro ispirato, è stata scritta da uomini del passato per i loro contemporanei e quindi con criteri e metodi estetico-letterari propri del tempo.

Per capire occorre conoscere, occorre informarsi, immergendosi nel mondo culturale biblico, ricorrendo a strumenti appositi specialmente di critica storico-letteraria. Di questi Fremo cenno in seguito.

2) Una lettura d'insieme

E' tradizione costante della Chiesa prendere la Bibbia nella sua totalità come unica parola di Dio rivolta agli uomini. La Bibbia infatti è il resoconto dell'esperienza umana e religiosa d'Israele con Dio nel suo lento evolversi nel tempo. Il Concilio Vaticano II parla espressamente dell'unità della rivelazione nei due testamenti (cf. Dei Verbum, 16)

La storia biblica in effetti fa un unico discorso. Le tappe di questa storia sono legate l'una all'altra. Ognuna prepara, annunzia e realizza in parte la seguente, anche se in modo imperfetto. Da ciò deriva, sul piano ermeneutico, che l'interpretazione biblica deve essere sempre globale, perché l'A.T. è in relazione al N.T., è aperto ad esso come preparazione, profezia, tipo, e lo contiene implicitamente; come il N.T. chiarisce l'A.T. e lo sviluppa perfezionandolo. Si tenga presente che tutta la Bibbia è parola di Dio e quindi in ogni sua parte il credente deve scoprirvi il Cristo e leggerla alla sua luce.

La lettura biblica d'insieme, quindi, è cogliere l'unità e la globalità del piano di salvezza che si compie in Cristo. La Bibbia è una storia, cioè un "tutto" e non tenere conto di questo è privarla di un ancoraggio nella realtà. Questo "tutto" è un insieme di storia, profezia, vita, legge, peccato, vangelo, misericordia ... Bisogna tenere conto del "tutto" per poter comprendere ogni sua parte.

Perciò nel leggere la Bibbia si eviti di smembrarla, perdendo di vista l'insieme.

3) Una lettura "in situazione"

La Parola di Dio non è un testo morto, ma è nutrimento permanente della fede e della vita spirituale del popolo di Dio, in mezzo alle mutevoli circostanze storiche. Poiché la Bibbia è parola viva e attuale, essa interpella costantemente l'uomo, essa va letta coinvolgendo anche la nostra storia...

La Parola di Dio è sempre concreta e va rapportata a situazioni concrete; Dio con la sua parola non parla al vento, ma ci coinvolge nel rapporto con lui e con gli uomini. Un vero ascolto della Bibbia non avviene nel vago, ma in rapporto diretto con la nostra vita. Infatti, quando leggiamo un testo biblico non possiamo svestirci della nostra situazione e dai nostri problemi. Questa lettura "in situazione" nell'A.T. è tradizionale. Alla luce del presente si leggevano in profondità le cose passate, scoprendovi dimensioni nuove. Nel N.T., alla luce del Signore risorto si comprende il passato e si illumina il presente. La comunità primitiva, infatti, partendo dalla propria esperienza e dai propri problemi, prese coscienza dell'evento Gesù e della sua missione; scrisse i vangeli tenendo conto della propria vita e delle proprie difficoltà.

Anche per noi vale lo stesso metodo. La Bibbia va letta ed interpretata partendo dal nostro presente con tutte le sue implicanze, consapevoli che la nostra storia di salvezza e, in questa, Dio ci raggiunge: essa procede dall'oggi di Cristo, dalla attualità storica di Dio fra noi e, dentro di noi, per rimontare indietro e riflettere sull'annuncio espresso nella pagina sacra. In realtà si deve incontrare nella Bibbia una Parola che parla oggi, per cogliervi la sua forza di attualità e di vita. (cf. Eb 4,12).

4) Una lettura ecclesiale

La Bibbia esige anche una lettura ecclesiale. La Parola di Dio, nata dalla comunità, si comprende nella comunità.

Il luogo dove Dio si rivela, e dà l'intelligenza della Parola, è la Chiesa. E' qui, nella comunità ecclesiale, che la rilettura salvifica della Bibbia, nella situazione odierna, trova il suo ambiente migliore. Fuori da questo ambiente, la Parola di Dio è parola scritta, che porta con sé cristallizzati linguaggi e simboli di altre epoche.

La prima comunità cristiana, cresciuta sotto la guida di Pietro e degli altri apostoli, attorno a Maria, viveva con un cuor solo e una anima sola" nell'ascolto della Parola". (At 2, 42 s)

I cristiani di oggi, parti vive della Chiesa, ricevono dalla Bibbia la loro vita spirituale e vivono in unità con la Chiesa le realtà vitali e storiche della Parola di Dio. Per questo la loro lettura biblica deve essere comunitaria, sia nel senso di una comunione con tutti i credenti di ogni epoca della storia, che del libro sacro hanno espresso la loro fede, sia nel senso della comunità di oggi, che è luogo dove la Parola si fa contemporanea, su misura d'uomo. Staccarsi, nella lettura biblica, dalla dimensione ecclesiale (comunità, magistero, Spirito Santo) è sconfinare nell'arbitrarietà e nel soggettivismo.

5) Una lettura "nello spirito"

Il Concilio Vaticano II, parlando della interpretazione della Bibbia, si esprime significativamente così: "La Sacra Scrittura deve essere letta ed interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta, per ricavare con esattezza il senso dei Sacri Testi" (Dei Verbum, N.12).

La Chiesa vuole leggere la Bibbia sotto la guida dello Spirito che l'ha ispirata. Questa lettura cerca di superare la distanza spirituale che esiste tra la Parola di Dio e la limitatezza di una parola umana.

Lo Spirito Santo, infatti, insieme con Cristo, è il vero "esegeta" del Padre, colui che spiega il senso della Bibbia e rende manifesta l'azione di Dio nella storia degli uomini. Leggere la Bibbia "nello Spirito" è mettersi davanti a Dio che ci parla, con atteggiamento di fede, di disponibilità, di umiltà e di preghiera. E' lo Spirito Santo che deve aprire la nostra mente all'intelligenza della Scrittura per porci davanti alle nostre responsabilità e a noi stessi; è lui che ci parla dell'evento Gesù, dalla preparazione alla realizzazione. La lettura biblica "nello Spirito" è riconoscersi poveri davanti a una Parola che non è nostra, e bisognosi di ricevere e di ascoltare.

Alcuni pericoli da evitare

Con ciò che si è detto, non si è preteso di entrare nei complessi problemi dell'ermeneutica biblica, ma si è solo voluto accennare ad alcune condizioni essenziali perché la nostra lettura biblica possa approdare al senso vero della Bibbia.

Ora vogliamo richiamare l'attenzione su alcuni atteggiamenti devianti, che ci allontanano dalla nostra meta e che sono purtroppo presenti in varie comunità e gruppi biblici.

1) Il pericolo dell'integrismo

C'è chi si accosta alla Bibbia solo con lo scopo di cercare soluzioni a problemi urgenti di vita concreta. E' diventato quasi di moda cercare nella parola di Dio soluzioni politiche o morali. Di qui l'identificazione tra la fede in Dio e determinati progetti politici, culturali e morali.

Il testo sacro non è un trattato di politica o di etica. Chi pretende di far derivare le proprie scelte politiche dalla lettura della Bibbia, la strumentalizza e la mutila della totalità del messaggio, facendole perdere l'esigenza di conversione.

2) Il pericolo dello spontaneismo

Non mancano coloro che nel leggere la Bibbia si mostrano, dal punto di vista del metodo, insofferenti della lettura storica, per cedere alla spontaneità mistica e spirituale. Quando si pretende di leggere la Bibbia senza strumenti tecnici, senza la componente esegetico – teologica, si finisce con il non tener conto delle contingenze storiche entro cui la Parola si è espressa, si finisce col far dire al testo sacro ciò che si vuole e non si riesce a rapportare di fatto la Parola di Dio alle proprie scelte. Si cade allora facilmente nell'arbitrarietà e nell'interpretazione soggettiva senza far maturare, alla luce della Parola, una coscienza critica.

3) Il pericolo del razionalismo

E' il rischio di coloro che si accostano alla Parola di Dio con il desiderio di capire tutto, di spiegare tutto chiaramente, soddisfatti di sé. Ci si dimentica che il linguaggio biblico è un linguaggio dei "poveri di spirito"; che senza fede e preghiera la Parola rimane sigillata e che scopre e conosce Dio chi lo cerca non per la via della conquista intellettuale, ma per quella dell' "essere discepolo". La curiosità intellettuale rimane quasi sempre delusa: la fede è ben altro. (cf Gv. 5,39-40).

4) Il pericolo della strumentalizzazione

Questo è forse il pericolo più sottile di fronte alla parola di Dio. Si utilizza la Bibbia come spunto da cui partire per avviare una discussione su temi attuali. Questo modo di accostare la Bibbia è deviante, perché non è un andare alla ricerca di Dio e della sua volontà , ma piuttosto un voler trovare in essa risposte quasi sempre forzate, alle nostre incertezze e problematiche. Questo atteggiamento priva l'accostamento alla Parola di Dio della dimensione fondamentale dell'ascolto.

5) Il pericolo della superficialità

E' la preoccupazione di chi vuole subito attualizzare la Parola e renderla concerta, senza lasciarla scendere in profondità dentro di noi, ... senza ruminarla. La Parola per donare il suo messaggio di vita, va letta, meditata, pregata, per poter assaporare la sua forza di attrazione, di giudizio. Chi non accoglie in sé la Parola di Dio, non entra in comunione vitale con Dio, perché "quando leggiamo i testi sacri è Lui che ascoltiamo" (S. Ambrogio). Ma l'ascolto della parola, per essere efficace deve diventare preghiera.

Un accostamento "nuovo" alla Bibbia

Viviamo in un momento di Chiesa che, nella sua essenzialità, è preminenza della Parola di Dio, che libera e salva. "La mensa è preparata. Numerosi sono quelli che hanno fame. Da altre parti vengono offerti molti nutrimenti. E' compito delle comunità cristiane sapere se potranno manifestare la singolarità di quanto hanno ricevuto, non più rimpiangendo il tempo passato in cui la Chiesa controllava la diffusione della Bibbia, e nemmeno opponendo un modo di avvicinarsi a un altro mondo, non sapendo cambiare in vita le parole ricevute". (j. Audinet,o.c.,P. 192)

Il nostro tempo ha bisogno di cristiani sia eruditi sia spirituali, che possono farci conoscere il messaggio della Bibbia nella sua integralità e radicalità, perché mentre gli uni possono farci apprendere tante cose nuove, gli altri possono donarci il discernimento dello Spirito, la verità biblica, nella quale sentiamo parlare il Cristo.

 

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Ultima modifica Mercoledì 26 Febbraio 2014 15:07
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini