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Domenica 27 Ottobre 2013 21:21

La fuga dall'Egitto

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FATTO STORICO

Alla morte di Ramses II succede il figlio Morneptdh che regna dal 1224 al 1210 a,C. e dove subito occuparsi di reprimere alcune rivolte nel suo impero e fare fronte alle bande di pirati del mare alleati dei tradizionali nemici egiziani: i libici.

A fronte di questa situazione il faraone non può avere cedimenti. Mosè si presenta a più riprese dal faraone; in questo periodo avvengono le piaghe:

  • l'acqua del Nilo diventa sangue

  • invasione delle rane

  • invasione delle zanzare

  • invasione delle mosche

  • peste del bestiame

  • pustole ulcerose

  • grandine

  • invasione delle cavallette

  • le tenebre per tre giorni

  • la morte dei primogeniti

 

Queste 10 piaghe esigono una spiegazione!

1. L'autore non si preoccupa di raccontare soltanto una storia, né di fare una cronaca giornalistica degli avvenimenti dell'Esodo; vuole anzitutto tramandare che senso abbia la storia della vita in continua evoluzione. Non descrive, ma interpreta il fatto storico. Pertanto non lo possiamo prendere alla lettera. La Bibbia ci farebbe cadere in contraddizione. Essa stessa non si lega al fatto materiale, né prende tutto alla lettera; ripete, esagera, travisa, suscita incertezza.

2. L'interesse fondamentale della Bibbia, ovvero il senso che la Bibbia scopre nei fatti dell'Esodo, mette in evidenza che là Dio si rivelò al popolo imponendosi come il "suo Dio".

Dall'incontro con Dio il popolo prese coscienza di un impegno che doveva essere osservato: l'alleanza. Nel modo di raccontare il fatto la Bibbia si propone di mettere in evidenza l'iniziativa di Dio presente e attuante negli avvenimenti. Si spiega allora perché il numero delle piaghe o il loro aspetto miracoloso siano in continuo aumento (in vari brani della Bibbia): era l'unica risorsa perché il lettore di quel tempo si accorgesse che i fatti avevano una dimensione divina.

La descrizione biblica vuol presentarci i fatti in modo tale che il lettore possa cogliere la dimensione divina del passato, per imparare a cogliere la stessa dimensione divina in ciò che succede a lui e intorno a lui mentre legge la Bibbia. Condizione indispensabile per cogliere il messaggio della Bibbia è cercare di avere gli stessi occhi dell'autore che la scrisse.

L'ottica della scienza moderna contrasta con l'ottica della Bibbia? Niente ci impedisce di adottare lo stesso punto di vista delle storico né di applicare alla Bibbia i criteri della scienza moderna per arrivare a una più esatta comprensione storica degli avvenimenti. Così si è fatto. I risultati sono stati i seguenti: le piaghe erano fenomeni naturali, soliti a realizzarsi nella regione del Nilo; il giudizio sul carattere miracoloso delle piaghe esige allora una gran discrezione. La maggior parte di esse sono ordinarie in Egitto, causate dal ritmo delle piene del Nilo, o dalla vicinanza del deserto. Non è necessario, dunque ammettere il loro carattere autenticamente miracoloso, nel significato moderno della parola (qualcosa che esce dalla normalità degli avvenimenti in un momento e in un luogo determinato, "che supera le leggi della natura"). Tuttavia non può escludersi nemmeno il suddetto carattere: il modo di prodursi, infatti, l'accumularsi di esse, possono essere state circostanze che escono dal normale. L'Esodo tuttavia, non intende il "miracolo"1 in questo senso. Per gli autori che hanno raccolto queste tradizioni, le piaghe, benché siano fenomeni naturali, hanno un significato profondo: sono segni dell'intervento di Dio per giudicare l'Egitto e liberare Israele. Sono causate dal "dito di Dio", cioè in esse risplende il suo potere. Si tenga conto, per capire questa interpretazione, che la mentalità religiosa, tanto degli Israeliti come degli stessi Egiziani, vede la mano di Dio negli avvenimenti che hanno una causa naturale.

Malgrado tutto il faraone e la sua corte si oppongono a questo desiderio di liberazione. Ma Jahvè esce vittorioso da questa lotta violenta, facendo risplendere al tempo stesso il potere del suo braccio, la fedeltà della sua parola, l'amore del suo cuore e il rigore della sua giustizia.

L'ultima piaga, la morte dei primogeniti, con la celebrazione della pasqua, costituisce la seconda tappa della liberazione. Poiché il faraone continua ostinatamente a non lasciar partire il popolo, Dio si vede obbligato a giungere all'estremo.

Approfittando dell'antica usanza ebrea d'andare in pellegrinaggio verso una montagna santa del deserto, per offrirvi il sacrificio di primavera in onore di Dio, Mosè torna ad insistere. Il sacrificio consisteva nell'immolazione degli agnelli nati nel corso dell'anno per riconoscere i diritti di Dio, che è all'origine di ogni vita, e domandargli di benedire le famiglie e i greggi. La sacra cerimonia risaliva ad Abramo, il padre della loro razza. Egli per primo aveva conosciuto il vero Dio e si era staccato dagli odiosi costumi della sua epoca, in cui si immolavano i prigionieri di guerra e talvolta perfino il maggiore dei figli davanti a finti idoli. Sull'altare del sacrificio egli aveva sostituito il figlio Isacco con un montone.

Mosè sperava di far passare così la frontiera, agli ebrei, per condurli poi nel paese dei loro antenati, la Palestina (detta in quel tempo il paese di Canaan).

Intanto una grande collera cominciava a serpeggiare nella massa dei lavoratori oppressi. Si avvicinava la data del sacrificio sacro: la prima notte del plenilunio di primavera. Si respirava un'atmosfera di rivolta; e c'era da attendersi il peggio. Mosè sentiva che non si potevano più soffocare per lungo tempo le aspirazioni di un popolo all'indipendenza e alla libertà. I fatti parlavano da sé.

In base agli ultimi ordini di Mosè, in ogni casa ebraica fu compiuto il sacrificio dell'agnello, senza romperne alcun osso, secondo il rito. Ma la vittima doveva essere immolata e mangiata in tenuta da viaggio. L'architrave e i montanti delle porte di ogni casa dovevano essere contrassegnati con il suo sangue, in segno di protezione. In quella notte, la morte sarebbe passata per ogni via. La morte passò, effettivamente, nelle case degli egiziani, senza risparmiare il palazzo del Faraone, che trovò il figlio tra i morti, in piena notte. Di fronte a questo supremo intervento del potere di Dio, il Faraone vinto, lascia partire il popolo:

Il Faraone convocò nella notte Mosè ed Aronne e disse: "Alzatevi, allontanatevi dal mio popolo voi e i figli di Israele. Andate a rendere culto a Jahvè come avete detto... andatevene" (Es. 12, 31-32).

Questo avvenimento è stato unito per sempre alla festa della pasqua, festa di origine nomade, anteriore per conseguenza all'uscita di Israele dall'Egitto, in cui si immolava, come già detto, un agnello come offerta delle primizie e degli animali per assicurare la benedizione di Dio per l'anno nuovo. Questa festa in Israele cambia di significato, passa a commemorare non l'inizio dell'anno nuovo, ma la liberazione di Israele dall'oppressione dell'Egitto. II sangue dell'Agnello è quello che ha liberato il popolo, per cui questo continua a celebrare, un anno dopo l'altro, di generazione in generazione, l'immolazione dell'agnello pasquale in ricordo di quel che fece Jahvè (Es. 12, 26-27).

Sono necessari ora due chiarimenti:

a) L'universalità dello sterminio (tutti i primogeniti d'Egitto "dal primogenito del Faraone...al primogenito della schiava...e anche ogni primogenito del bestiame II,5;12,12) si deve senza dubbio al carattere epico della narrazione che cerca di esaltare l'impresa salvifica. Per giustificare la presentazione biblica attuale basterebbe che all'origine si trattasse della morte semplicemente del primogenito del Faraone, dato che nella mentalità semita il popolo si identifica col suo re e corre la stessa sorte. D'altra parte, essendo un confronto dei poteri del male, del peccato, con la santità di Jahvè, il narratore israelita non poteva limitarsi a considerazioni ne ad osservazioni apologetiche, II male doveva soccombere pienamente davanti a Jahvè.

b) Si vede profilarsi già un grande parallelismo tra l'agnello pasquale ebraico, immacolato, senza macchia, a cui non verrà rotto nessun osso, e Gesù Cristo, l'agnello di Dio per eccellenza, anche lui senza macchia, a cui sulla Croce non verrà rotto nessun osso. Tra il sangue dell'agnello ebraico che bagna gli stipiti e l'architrave delle porte delle case ebree, di fronte al quale Jahvè "passa oltre", "salta", salvando dalla morte i primogeniti ebrei e il sangue dell'agnello di Dio che salva dalla Morte eterna coloro che si rifugiano sotto il legno della croce bagnato dal sangue dell'agnello.

 

Tornando ai fatti dell'Esodo:

Con il favore dell'oscurità e dello spavento che regnò ben presto ovunque, il popolo ebraico, obbedendo alle parole d'ordine, portando con sé le provviste e la pasta del pane prima che lievitasse, e spingendo i greggi davanti, si mise in marcia con la febbre dell'entusiasta. Ma bisognava attraversare la frontiera al mare dei Canneti, chiamato "Vara Suf " ed altrove "Mar Rosso", poiché le altre vie di comunicazione erano sorvegliate dalle guarnigioni delle fortezze. E il Faraone, passato il primo momento di sgomento, non tardò a tornare in sé. Nella sua rabbia e nel suo dispetto comandò all'armata di lanciarsi sulla traccia dei fuggitivi e di ricondurli ad ogni costo. Ma a questo punto, per una serie di circostanze che manifestarono chiaramente l'intervento di Dio, le forze di un vento impetuoso di sabbia del deserto, che impedì agli egiziani la visibilità, e della grande marea discendente congiunte, formarono un ampio guado proprio nelle ore in cui il popolo ebraico, inseguito dall'armata dei suoi oppressori si presentò sulle rive del braccio di mare per attraversarlo...

In tutta fretta gli Ebrei, guidati da Mosè, entrarono nel mare e fecero il passaggio.

Il flusso della marea rimontante, sempre brutale nel fondo di un golfo e ancora più temibile in un giorno di equinozio di primavera, sorprese i carri dell'amata del Faraone, imprudentemente lanciati, a loro volta, sul guado del mare dei Canneti. E fu il panico, il disastro, l'inghiottimento.

Sull'altra riva, il popolo ebraico, cantava alla propria liberazione, Ora poteva mettersi in cammino verso la terra promessa. Nella prima Pasqua della storia del mondo, quegli uomini, quelle donne, quei giovani, quei fanciulli realizzavano infine il sogno della loro vita. Erano in marcia verso la felicità.

Avevano appena compiuto il passaggio da una terra e da una vita di schiavitù ad una terra e ad una vita nuova di libertà. A tale passaggio si diede il nome di Pasqua.

Pasqua allora è:

passaggio: dalla schiavitù alla libertà dell'Eterno nella notte del giudizio.

Questo passaggio è segno della Resurrezione di Cristo Signore ed è anticipazione simbolica del passaggio battesimale.

Ricapitolando:

Il popolo fece la sua grande esperienza: ci ha liberati Iddio! Siamo il suo popolo (Es, 19,4-6).

Di conseguenza tutti gli avvenimenti passati erano visti alla luce di questa fede fondamentale. In tutto Dio era presente guidando tutto al bene del suo popolo. Sotto questo aspetto Dio era presente anche nell'astuzia umana, che portò il popolo a scegliere un cammino meno pericoloso dirigendosi verso il mar Rosso (Es.13, 17-18). Si riconobbe il dito di Dio nel vento impetuoso che soffiò tutta la notte alzando una nuvola spessa di sabbia (Es. 14,20-21 ) e che facilitò la fuga perché la marea era bassa e la tempesta formava una cortina oscura che proteggeva la ritirata. Le piaghe naturali che arano solite verificarsi in Egitto aiutarono a creare un clima generale di confusione che favori la fuga di liberazione. Viste alla luce dei raggi X della fede, esse divennero per Mosè e per gli Ebrei la rivelazione dell'azione liberatrice di Dio. Il popolo e il suo condottiero seppero interpretare i "segni dei tempi" e corrispondervi fedelmente ricorrendo perfino ad artifici e astuzie strategiche per portare a termine il piano di Dio.

Era la notte di Pasqua. La Pasqua era la festa pastorizia della primavera: si usava tingere le porte delle case col sangue di un agnello per difendersi dall'influenza degli spiriti cattivi. Per celebrare la festa del deserto uscirono dall'Egitto. Fu così che da allora in poi la Pasqua non fu più una festa contro gli spiriti cattivi ma il memoriale della liberazione: ricordava quello che Dio aveva fatto, offriva al popolo un'occasione sempre nuova di impegnarsi un anno dopo l'altro nel progetto di liberazione in atto, e manteneva viva nel popolo la speranza di una liberazione totale nel futuro. Per questo la vita di chi crede in Dio e nella sua promessa vuole chiamarsi "vita pasquale", cioè vita che passa successivamente dall'oppressione alla liberazione, dal peccato alla grazia, dall'egoismo all'amore.

La Pasqua di Cristo fu la vera Pasqua , perché lui passò dalla morte alla vita vera che dura sempre presso Dio. Il contatto con Dio genera la vera libertà.

 

La storia del popolo ebreo è caratterizzata dallo sforzo di liberazione e dalla preoccupazione di celebrarne la vittoria.

Poiché però tutta la Bibbia ha la sua piena interezza, la sua totale chiarezza ed il suo compimento in Cristo teniamo presente questa breve riflessione:

La vita di Cristo nella prospettiva del vangelo di San Matteo, ripete e realizza l'autentico esodo di Israele dall'Egitto. Gesù di Nazareth appare chiamato dall'Egitto, come il popolo (Mt. 2 ,25); come il nuovo e vero Mosè, che dà una legge molto più perfetta di quella antica (Mt. 5»7), che salva il popolo di Dio e lo organizza, lo alimenta con la nuova manna (Mt. 14,14).

Questa identificazione è ancor più chiara nel vangelo di San Giovanni, in cui Gesù è il vero agnello pasquale, il cui sangue salva l'uomo dal peccato (Gv. 1,17-29;19-36). Egli attua il proprio "passaggio da questo mondo al Padre", la sua pasqua, salvando l'uomo dai peccati, e lo stesso Dio lo introduce nella terra delle promesse.

La stessa prospettiva domina in San Paolo che, parlando dell'Esodo, afferma esplicitamente: "questi fatti accaddero per essere immagine della nostra vita"(l Cor.10,6;cfrj10r1-1l) e identifica Cristo con l'agnello pasquale, Cristo, è stato immolato" (Cor.5,7).

Con la sua nuova vita, la morte non ha più potere su Cristo. Ormai nessuna delle schiavitù umane ha potere su di lui. E' stato autenticamente salvato, liberato, dal potere di Dio.

Ma Cristo non vince solo per sè. Egli è "l'uomo", ci porta tutti con sè. Il suo passaggio al Padre è anche il nostro, e assicura il nostro proprio passaggio dalla morte alla vita.

 

PARTE FONDAMENTALE

Riferimenti biblici

Esodo 5/1-9. Sin dalle prime battute l'opera della salvezza, descritta con linguaggio epico, appare come una lotta tra il Signore Dio d'Israele e il Faraone.

Es. 6/1-13 Il Signore fedele alle sue promesso attuerà il suo piano di salvezza nonostante l'opposizione del Faraone e la diffidenza degli stessi Ebrei.

I brani intermedi sulle piaghe si possono leggere o meno:

Es. 11/1-l0 – L'intervento liberatore del Signore è un combattimento di Dio contro le forze che gli si oppongono,

Es.12/21-24 – Nella notte di veglia, mentre si celebra il rito pasquale, Dio passa e colpisce il Faraone e gli egiziani per salvare il suo popolo.

Es. 13/17-22 – Dio guida il suo popolo lungo la via più sicura, anche se più lunga e faticosa.

Es. 14,1-31; 15/19-20 – La vittoria di Dio deve essere completa perché la sua gloria rifulga sui figli di Israele. La diffidenza di questi deve scomparire ed arrendersi di fronte alla bontà del Signore che lo salva dalle situazioni più drammatiche. Dio apre una via dell'acqua per il suo popolo, travolge nell'acqua il Faraone e l'esercito. Il passaggio attraverso il mare dei Giunchi è un'altra esperienza che rimarrà viva nella memoria d'Israele. Dio si è rivelato liberatore e Padre. 

Tutti gli israeliti nei secoli successivi, sentiranno come di essere stati partecipi di questo avvenimento. Questo fatto rimarrà vivo nella coscienza d'Israele al punto di divenire modello di ciò che Dio farà nei tempi nuovi: "il popolo nuovo passerà per una strada nell'acqua e vivrà nel deserto come in un giardino" (ls. 43/ 16 -21). Ciò che Dio ha fatto allora per Israele lo farà, in nodo più meraviglioso per il nuovo Israele, la Chiesa, salvandola nell'acqua battesimale e nutrendola con il pane di vita sino alla salvezza definitiva ed eterna in cielo.

 

CONCLUSIONE ESPLICATIVA

Il diritto alla libertà è scritto nel cuore di ogni persona umana. Ognuno è chiamato a vivere la sua vita in un modo personale; ed in questo sta la sua dignità. Ognuno ha bisogno di essere se stesso per fare della vita una riuscita che sia appunto la sua riuscita, sempre naturalmente seguendo il piano di Dio. A questo scopo si può avere bisogno di liberarsi da uno stato che impedisce ogni sviluppo: tare ereditarie, cattive abitudini, complessi, infermità, malattie, ecc...

Ci si può trovare vessati, oppressi, schiacciati, da un ambiente familiare che soffoca, da condizione inumane di lavoro, di alloggio, di salario. Si può essere bersaglio e vittima di potenze finanziarie, di governi totalitari, polizieschi, importuni. Si può avere l'orizzonte ostruito da una situazione senza avvenire. Ciò che vale per i singoli vale anche per una categoria di persone, per una classe sociale, per una razza, per un popolo. Infatti in certi paesi la donna è ancora schiava dell'uomo, condannata a non essere mai se stessa, strumento di piacere e macchina di riproduzione. Così un popolo può essere colonizzato, assorbito, cancellato dalla faccia della terra da un altro popolo, da una nazione dominatrice. In tal caso il problema di ogni persona, di ogni popolo, di ogni categoria sociale è quello di liberarsi, di fare il passaggio da uno stato di vita che li umilia ad un nuovo stato di vita che li innalza. Questo conforme al piano di Dio, il quale vuole che popoli ed individui crescano bene e liberi. Amare dunque gli altri non per ciò che possono procurarvi o darvi, ma in modo disinteressato per il loro progresso e per la loro riuscita. Aiutarli a liberarsi da tutte le oppressioni che impediscono loro di essere se stessi. Operare perché i popoli siano sollevati da pressioni economiche, politiche e razziali che impediscono il loro sviluppo. Tutto ciò significa essere nella linea di Dio ed è religione. Si può dire che costoro sono in cammino verso il Cristo e non lontani dal regno di Dio.

Quanto a coloro che, per egoismo o per calcolo, sono per lo schiacciamento, la dominazione, oppressione, chi ignora i diritti degli individui e dei popoli ad essere se stessi; chi preferisce anche con la sola indifferenza i crimini contro la natura umana: tratta dei negri, tratta delle bianche, assassinio di bambini, deportazione di popoli, campi di concentramento, baraccopoli, salari insufficienti, sfruttamento di affamati, guerra fredda o calda, pressioni economiche di Trusts. Tutti costoro, anche se si fregiano di nomi religiosi sono fuori del piano di Dio e fuori della religione.

 

QUESTIONARIO

Noi facciamo parte del grande progetto di Dio e sappiamo che Dio è sempre fedelmente attento alla storia del mondo.

  • In che modo tu vedi "il dito di Dio " scrivere in questo periodo storico ?; Dove sono oggi i segni della speranza ?

  • Chi profetizza la liberazione dell'uomo e come ?

  • Ti accade di ripiegarti su te stesso ? e perché ?

  • Ti accade di aver paura e perché ?

  • Senti il "bisogno di essere ? e da che cosa ?;

  • Anzi cosa intendi per liberazione ?;

  • Di quali liberazioni ha bisogno l'uomo di oggi ?

  • Tu in che modo lavori con Dio perché l'uomo sia uomo e perché il Regno cresca ?

  • Quale passaggio fondamentale ( = Pasqua ) hai bisogno di fare ?

 

 

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Ultima modifica Domenica 12 Gennaio 2014 13:46
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini