Mercoledì, 23 Agosto 2017
Venerdì 30 Gennaio 2015 12:21

Anno B: Mc 2, 18 – Mc 3, 6

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Vangelo di Marco

Scheda 4

"I discepoli di Giovanni e i farisei digiunano, ma i tuoi discepoli no?". Il digiuno presso gli ebrei era visto come uno dei normali mezzi per meritare l'amore ed il perdono di Dio, ed i farisei da buoni religiosi digiunavano due volte la settimana, lunedì e giovedì: la scena si svolge in uno di questi due giorni.

Ma per Gesù i suoi discepoli, cioè coloro - anche noi - che hanno accolto il suo messaggio, non possono digiunare, che è una espressione di tristezza e dolore.

Gesù si paragona allo sposo, e chiama i suoi discepoli "amici intimi dello sposo". Il matrimonio non era un avvenimento religioso, ma era una cerimonia all'insegna della gioia. Gli amici intimi dello sposo erano incaricati di tenere alta la gioia e l'allegria nel gruppo, ed addirittura di presenziare al primo incontro intimo degli sposi.

Quelli che accolgono il suo messaggio sono quindi gli "amici intimi": questo significa intimità profonda e gioiosa con Gesù , con Dio. E per Gesù quindi questi amici così intimi durante la festa "possono forse digiunare?" .

Continua Gesù: "Verranno però giorni in cui toglieranno loro lo sposo, allora quel giorno digiuneranno" . Il giorno della morte di Gesù non mangeranno, ma non per motivi religiosi, ma come espressione di dolore.

Siamo tutti chiamati ad avere lo stesso rapporto di piena intimità con il Signore, come amici dello sposo e in quanto tali siamo i responsabili dell'allegria dell'uomo. Se questo versetto entrasse veramente nella vita di noi cristiani, come cambierebbe la nostra vita quotidiana, la nostra vita di comunità, la nostra assemblea domenicale!

Ognuno è responsabile della gioia, dell'allegria e della felicità degli altri.

Gesù conclude con una frase (versetti 21 e 22) che richiede l'abbandono della vecchia mentalità per accogliere la novità del suo messaggio. La buona notizia che Gesù ha portato è che l'amore di Dio non deve essere meritato, ma accolto. Questo è il vino nuovo, che indica un rapporto nuovo con Dio: accogliere l'amore di Dio e, con Lui e come Lui, andare verso gli altri. Questo può essere accolto solo da chi ha operato una radicale trasformazione interiore senza compromessi con il passato, dobbiamo abbandonare i vecchi modi di rapportarci con Dio perché se non si cambia la sua novità verrà ristretta e non la potremo gustare.

Incontriamo ora il secondo sabato nel vangelo di Marco.

La prima volta Gesù nella sinagoga di Cafarnao con il suo insegnamento aveva screditato gli scribi.

C'era anche il divieto di curare gli ammalati in giorno di sabato (!!!) e Gesù aveva già trasgredito guarendo la suocera di Pietro e il lebbroso. E i discepoli infrangono il precetto del riposo assoluto del sabato: anche la raccolta di poche spighe rappresen­tava un lavoro, una piccola mietitura. Il riposo del sabato era nato come partecipa­zione al riposo di Dio creatore, non come precetto volto a sottomettere l'uomo, ma i farisei lo avevano reso un'imposizione che toglieva la libertà.

Ogni volta che nei vangeli Gesù agisce da uomo libero o invita alla libertà, spuntano i farisei. L'evangelista per far comprendere che queste sono narrazioni teologiche pone alcune incongruenze narrative: non scrive "alcuni" farisei, ma con l'articolo "i" signi­fica tutti i farisei: ma erano tutti nascosti tra i campi a spiare le mosse di Gesù?

Ai farisei, che conoscono bene la Bibbia, Gesù chiede ironicamente se ricordano il brano della Bibbia, dove il sommo sacerdote sfamò Davide e i suoi compagni con i pani del santuario che erano riservati ai sacerdoti: la necessità di Davide e dei suoi compagni era stata più importante dell'osservanza di un precetto della Legge.

Con questo Gesù modifica il criterio per giudicare la bontà di un'azione: mentre per i farisei il parametro era la Legge, per Gesù è il bene dell'uomo. E quando il bene dell'uomo è in conflitto con l'osservanza della Legge questa può venire ignorata.

La questione è talmente importante che Gesù affronta i farisei proprio nel luogo del loro insegnamento, la sinagoga: "...Vi era lì un uomo che aveva la mano inaridita" . Strano, non c'è altra gente: Gesù, i farisei, l'uomo.

Ecco, nella sinagoga, gli effetti dell'insegnamento farisaico sulla gente: la rende im­pura (il lebbroso, allontanato da Dio) e impossibilitata a vivere (mano paralizzata).

La mano viene definita inaridita: l'evangelista usa lo stesso termine con il quale il profeta Ezechiele descrive la situazione del popolo d'Israele raffigurato come ossa inaridite (Ez 37,2). L'uomo, anonimo, rappresenta il popolo d'Israele inaridito, privato di ogni iniziativa per l'oppressione esercitata dalla dottrina dei farisei.

"e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato per accusarlo". Gesù opera apposta di sabato per chiarire bene il suo messaggio. E i farisei stanno a vedere se Gesù guarisce quest'uomo non per ringraziare il Signore, come ci aspetteremmo, visto che è gente religiosa. Invece, dice il Vangelo, "per denunciarlo". A loro non interessa il bene dell'uomo, l'importante è che la legge non venga trasgredita.

Allora Gesù dice all'uomo: "Mettiti in mezzo". Anche questo è molto importante, ogni particolare ha un senso: "In mezzo alla sinagoga" era il luogo dove stavano i libri sacri, e tutti quanti intorno in cerchio in adorazione e in osservanza. Gesù invece mette in mezzo l'uomo paralizzato: in mezzo alla vita del credente, non c'è un testo sacro da osservare, ma c'è un uomo a cui volere bene.

Quel che è bene quel che è male non si basa più sull'osservanza o no della Legge, ma sulla pratica o no dell'amore, e l'amore non riconosce alcun limite gli venga posto.

"ma essi tacevano": il silenzio dei farisei è eloquente, non possono dare risposta. Se ammettessero che di sabato si può agire per il bene, perderebbero il loro prestigio sul popolo. Salvano la Legge ma sacrificano l'uomo.

"Rivolgendo loro uno sguardo d'ira, rattristato per la durezza dei loro cuori".

L'unica volta che nel vangelo di Marco appare l'ira di Gesù questa non è diretta ai peccatori, ma ai "giusti" d'Israele, i farisei. Gesù abolisce il sabato, liberando la gente dall'influsso farisaico, ed è pericoloso per entrambe le istituzioni, religiosa e civile.

I farisei comprendono che Gesù sta iniziando a mettere in pratica quanto aveva annunciato: la fine del pesante giogo della Legge, sostituita dall'amore. Per questo escono subito con gli erodiani, loro nemici di sempre, dissoluti: non c'è tempo da perdere, tengono consiglio contro di lui, in che modo farlo morire.

Di sabato per i farisei non è permesso fare del bene, ma il male sì. Non si può curare un uomo, ma si può decidere di assassinarlo!

Con questo episodio Marco ci dà un primo annuncio della passione e morte di Gesù.


Filippo Giovanelli

Parrocchia di San Giacomo – Sala

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"Il Vangelo di Marco: ANNO B"

in "La Messa, occasione di ... catechesi della Parola"

 

 

Ultima modifica Martedì 24 Febbraio 2015 09:24
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini