Venerdì, 20 Ottobre 2017
Lunedì 02 Marzo 2015 11:14

Ingresso nella Terra Promessa

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di Padre Franco Gioannetti

 

- Introduzione Storica -

La lunga permanenza nel deserto causò la morte della generazione che uscì dall'Egitto,

morte che è ripetutamente interpretata dalle tradizioni come purificazione dal suo continuo peccato (cfr. Deut. I,14-40). Il popolo, con un lungo giro, evita l'incontro armato con popoli più potenti di lui: Mom e Koab, e giunge al confine della terra oggetto della promessa, a est del mar Morto.

II momento storico per affrontare la conquista di Canaan non poteva esser più favorevole. Le tribù che erano uscite dall'Egitto si erano irrobustite nel deserto e avevano acquistato una certa coscienza di unità. Gli imperi limitrofi erano in assoluta decadenza, impotenti pertanto ad intervenire. L'Egitto, dopo lo splendore dei Ramses, aveva iniziato il letargo. L'Assiria ancora non aveva sollevato il capo. I cananei si trovavano divisi fra loro in una moltitudine di città-stato indipendenti, incapaci di far causa comune e pertanto di difendersi davanti alla spinta di alcuni nomadi agguerriti.

La storia della conquista non si può seguire nei particolari, perché l'attuale interpretazione biblica ha semplificato lo svolgersi degli avvenimenti. Ma le prove sono più che sufficienti per assicurare che nella seconda metà del sec. XIII ebbe luogo, come lo dimostrano abbondanti testimonianze archeologiche, un grande assalto dall'est della Palestina che, per quanto fosse incompleto, distrusse la retroguardia della resistenza organizzata e permise a Israele di trasferire lì il suo centro tribale. Ma la popolazione cananea non fu in nessun modo sterminata. Molta parte della terra occupata da Israele era densamente popolata, e molta altra abitata da elementi che fecero causa comune con lui. Le vittorie di Israele causarono un aumento notevole del suo numero. Clan e città aderirono in massa o furono incorporati alla sua struttura per mezzo di un patto solenne (Gios. 24).

Benché in processo di. assorbimento abbia continuato per qualche tempo, la struttura tribale di Israele si completò rapidamente e ricevette la sua forma costitutiva. Con questo si può dire che sia cominciata la storia di Israele (J. Bright).

Le tradizioni della conquista, diverse e svariate nei dettagli, sono state raccolte da un autore posteriore (probabilmente dell'epoca dell'esilio in Babilonia), che ha dato loro la forma che ci presentano oggi nel libro di Giosué. Questo autore è imbevuto della mentalità del Deuteronomio, per cui ci offre un'interpretazione religiosa della conquista,

La morte misteriosa di Mosé non impedisce la continuità della storia salvifica. E' Jahvé che la conduce a termine e, quando vengono a mancare i mediatori di una tappa, egli si sceglie nuovi "inviati" sui quali diffonde il suo spirito, perché in suo nome portino a termine un nuovo compito salvifico, quello che si adatta alla nuova tappa della storia.

 

Aspetto religioso

II fatto della conquista di Canaan da parte degli ebrei liberati dall'Egitto ha un profondo significato religioso e salvifico.

E' il compimento della promessa fatta gratuitamente ai padri.

II possesso della terra, è dunque dono di Dio.

II popolo non deve far niente altro che accettare il dono, aspettare l'intervento di Dio che mette nelle sue nani la terra, confidare nella sua parola. Cosi si vede nel passaggio del Giordano, in cui si ripete il prodigio del passaggio del mar Rosso (cfr. Gios.4, 19-25), per far comprendere che è nuovamente Jahvé che fa oltrepassare e superare quel che rende difficile l'ingresso nella terra. Cosi anche nella conquista di Gerico, la prima città, tipo di tutta la conquista, che cade senza che il popolo faccia niente altro che aspettare.

Le difficoltà della conquista, alcuni insuccessi e sconfitte che obbligano il popolo a retrocedere non sono negati dall'autore, sono interpretati come frutto del peccato del popolo. E sono sfruttati per far risaltare ancor più la misericordia e la fedeltà di Jahvé (Cfr.Gios. 7).

(Vedi riferimenti da leggere)

Ad esempio a Sichem, in un luogo cioè legato al ricordo del Dio dei padri il quale sempre coerente con se stesso, ha appena riportato Israele nella Terra promessa, Israele rinnova la sua alleanza con l'Eterno (Gios 24). Giosué non gli nasconde la gravità dell'impegno assunto: "Non avrete la forza di servire l'Eterno, è un Dio santo, un Dio geloso...» e, di fronte alla risposta affermativa del popolo, esclama: "Voi siete testimoni contro di voi che avete scelto l'Eterno per servirlo!".

Il popolo ratifica , così, liberamente la scelta fatta dai propri padri; in tal modo, si è messo una volta per tutte nelle mani misericordiose e temibili del Dio vivo. E il popolo rinnova anch'esso il suo impegno: Anche noi vogliamo servire Jahvé perché egli è il nostro Dio" (Gios, 24, 18). Con questo rinnovamento dell'alleanza, la generazione attuale si introduce personalmente nella storia della salvezza, fa suo l'impegno dei suoi padri , con esso culmina e acquista significato la conquista e il possesso della terra, che è un altro passo verso il bene supremo dell'alleanza, la comunione di vita con Dio.

E la storia si ripete con un ritmo monotono e melanconico: "I figli d'Israele ripresero a fare ciò che è male agli occhi dell'Eterno...", "I figli di Israele implorano l'Eterno...", "... l'eterno suscitò loro un liberatore" (3;12, 15; cfr. 2,11-22; 4.1; 6.1; ecc.). Gli Israeliti riprendono sempre a peccare; ogni volta che le cose procedono per il meglio, abbandonano l'Eterno; poi quando sono nella disperazione, "implorano". E l'Eterno prova pietà. Non è soltanto la storia di Israele, questa; è anche la storia della Chiesa, È la nostra storia. Fin d'ora, possiamo avvertire il senso del grande mistero della Pazienza di dio.

L'epoca dei Giudici è un 'epoca tetra, di anarchia e di lotta. Ma, ancora, Dio fa sorgere nuovi testimoni che, nel suo nome e per opera sua, insorgono liberando Israele: sono i Giudici i quali ricoprono un ufficio non ereditario, oggetto — ogni volta - di una speciale chiamata da parte di Dio. Figure sconcertanti - riconosciamolo – e spesso sanguinarie, quelle di questi giudici! Non li turba la scelta dei mezzi; essi appartengono alla loro epoca, e sono partecipi dei suoi costumi e delle sue passioni; una cosa sola li distingue dai loro contemporanei; la fede nel Dio vivo e l'obbedienza ai suoi ordini. Dal momento in cui la Sua mano li abbandona, non contano più nulla e tutta la loro forza crolla miseramente.

 

Le sicurezze umane andate deluse

II possesso di una terra rappresenta, per un popolo di nomadi come erano le tribù israelite, il riposo dopo il lungo camminare per il deserto, pieno di incomodità e di pericoli.

Questo possesso della terra indica che le realtà terrene non sono in nessun modo incompatibili con la storia della salvezza. Anzi al contrario. L'uomo ha un rapporto essenziale con la terra in cui vive, col mondo in cui si svolge la sua vita. Non solo come incaricato di trasformare la creazione collaborando all'opera di Dio, ma perché la terra entra nei suoi piani come elemento che, in un determinato momento della suddetta storia, costituisce la concretizzazione della salvezza e continuerà ad essere sempre parte della stessa e simbolo al tempo stesso di una salvezza più profonda e definitiva.

Infatti Jahvé, come padrone di tutta la terra, da al suo popolo in eredità, come possesso, una terra concreta di questo mondo. In essa gli dà la tranquillità, il riposo, la pace, la felicità, a cui aveva tanto anelato durante il suo peregrinare per il deserto. Tuttavia, presto, la pace, la felicità, il riposo, si rivelano precari. I nemici continuano a stare ancora nella terra, la guerre sono continue, la mancanza di tranquillità impedisce il riposo. A poco a poco il popolo si rende conto che quel riposo non era definitivo e perfetto. Ma, certo che nessuna delle parole che Jahvé gli aveva detto può cadere a terra senza compiersi (cfr.Gios. 23, 14-15), comincia a pensare che forse la promessa di riposo si riferiva a un altro genere di riposo, a un'altra felicità più duratura, in un'altra terra, dove non esiste il pianto, né la morte, né la guerra (cfr.Apoc. 21, 4).

 

RIFERIMENTI BIBLICI

Giosué 1/2

Num 34/1-12 Confini della Terra Promessa

Deut. 3/23-19 Mosé escluso dalla Terra Promessa

Deut. 8/1-7 Non scordare il Signore...

9/1-6 Perché egli vince... "

9/7-21 Perciò non essere infedele...

27/1-8 Preparati per entrare in Canaan...

Giosué 1/1O-18 e così conquistarla.

3/14-17

24

29

33

DOMANDE

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Ultima modifica Lunedì 02 Marzo 2015 11:43
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini