Venerdì, 15 Dicembre 2017
Martedì 28 Aprile 2015 09:37

Anno B: Mc 6, 7 – 6, 44

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"La Messa, occasione di ...

catechesi della Parola"

Vangelo secondo Marco

Gesù invia i discepoli a due a due a predicare,

ma essi devono conoscere le difficoltà che incontreranno: Gesù è rifiutato, e Giovanni viene ucciso. Questo episodio viene posto da Marco tra l'invio dei dodici ed il loro ritorno, e sta a significare che la testimonianza può richiedere il martirio.

Sono inviati "a due a due", perché sono una comunità, non si presentano come leader o portatori di un messaggio, ma deve essere una comunità che vive questo messaggio.

Devono mettere in conto l'insuccesso, devono essere liberi da ciò che può appesantire il viaggio e condizionarli: non devono avere con sé denaro, bisaccia, tunica, pane di riserva; la povertà ed il distacco dai beni sono indispensabili perché ci siano libertà e fede, la vita dei discepoli deve così mostrare la verità dell'annuncio.

Gesù chiede inoltre di essere liberi da altri condizionamenti: "nella casa dove entrate, che siano ebrei osservanti o pagani, lì rimanete". Ma avvisa Gesù: "se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andandovene, scuotete la polvere sotto i vostri piedi". Questo era un gesto simbolico che facevano gli ebrei, quando ritornavano dalla terra pagana prima di entrare in Israele: scuotevano la polvere dei sandali per non portare neanche un briciolo di terra pagana, terra impura, nella terra santa. Quindi l'evangelista indica che quanti non accolgono questi annunciatori del messaggio, vanno trattati come i pagani: pagano allora non è chi non crede o chi crede in un'altra religione, ma chi non accoglie, chi non presta aiuto. Chi non riflette nella sua condotta l'amore universale di Dio è un pagano.

Conosciamo l'episodio della morte di Giovanni, imprigionato perché "colpevole" di aver denunciato l'adulterio di Erode Antipa con la cognata Erodiade.

L'assassino di Giovanni avviene durante la festa per il compleanno di Erode: ma gli evangelisti, anziché adoperare il termine greco col quale si indica l'anniversario della nascita, adoperano un altro vocabolo greco che indica la commemorazione della nascita di una persona ormai defunta: era usanza, quando una persona era morta, andare alla tomba il giorno anniversario della sua nascita.

La scelta degli evangelisti è intenzionale: Erode, che rappresenta il potere, anche se fisicamente vivo, è già morto, e quando compie gli anni non può aggiungere vita, ma solo morte su morte. Per questo, nel banchetto che egli offre, l'unica portata che appare è la testa di un morto, di Giovanni.

L'evangelista vuol dire che chi vive nell'ambito del potere, equiparato alla morte, non può che comunicare morte; sono dei morti tutti quelli che ci ambiscono e anche tutti quelli che si sottomettono.

Dopo il banchetto del potere che comunica morte vediamo il banchetto dell'amore che comunica vita, ma prima vediamo il ritorno degli apostoli dalla loro missione.

E' l'unica volta nel Vangelo di Marco in cui appare il termine di "apostolo" che significa "inviato". Quando i discepoli sono inviati, sono "apostoli".

Ma Gesù non li aveva autorizzati ad insegnare e non si mostra molto felice di questa loro relazione: infatti dice loro "Venite in disparte". Ricordiamo che 'in disparte' è un termine tecnico adoperato dagli evangelisti che indica sempre incomprensione o ostilità, o addirittura, opposizione a Gesù. E dicendo anche "in un luogo deserto", l'evangelista indica che Gesù inizia il nuovo esodo, come Mosè attraverso il deserto.

Gesù vuole separare gli apostoli dalla folla perché loro, "insegnando", hanno creato una falsa attesa, quella del Messia trionfante, il Messia vincitore.

La parola usata da Marco per indicare 'insegnare' significa infatti adoperare l'Antico Testamento per annunziare il nuovo, ma solo Gesù "insegna", solo Gesù sa ciò che dell'Antico è ancora buono per annunziare la novità del Regno. Gli apostoli non lo sanno ancora, e "molti venivano" sentendoli probabilmente parlare di un Messia secondo le categorie nazionaliste; ma questa non è la linea di Gesù.

Accorrono dunque le folle: l'evangelista sottolinea "a piedi" per indicare il nuovo esodo iniziato da Gesù. Gesù ha compassione di questo popolo che non ha vita è perché erano "pecore che non hanno pastore". La 'compassione' non è un sentimento, ma un'azione divina con la quale si restituisce vita a chi vita non ce l'ha. Nell'Antico Testamento è riservata esclusivamente a Dio, nel Nuovo a Dio e a Gesù.

In realtà i pastori c'erano, però questi pastori non si curavano del bene del popolo, ma soltanto dei propri interessi; non servivano il gregge, ma lo dominavano.

E Gesù prende lui il ruolo di pastore, e insegna.

Segue l'episodio della cosiddetta "moltiplicazione": ma questo termine non c'è nel testo. Qui viene rappresentato il conflitto tra la mentalità dei discepoli che pensano di risolvere il problema della fame col comprare e quella di Gesù che dire loro di dare, di condividere tutto quel che hanno (5+2 = 7: il numero 7 indica la totalità) e questo permette di risolvere il problema della fame: quando si condivide si provoca la sazietà e l'abbondanza. Questo naturalmente ha delle grosse implicazioni a livello sociale, a livello politico, a livello umano; non è possibile che alcuni siano nell'abbondanza e altri siano nell'indigenza: è una forma di ingiustizia che va eliminata e i credenti sono i primi che devono denunciare tutto questo.

Gesù ordina alla folla di sdraiarsi (non: 'sedersi' come alle volte è tradotto): sdraiarsi a pranzo era la posizione dei signori, e Gesù vuol fare sentire tutti signori, liberi, nessuno inferiore agli altri; e dà un ordine, perché alle volte alcuni preferiscono essere servi, sottomessi, rinunciare alla libertà per la sicurezza. E' il fascino di certa religione: basta eseguire i comandi e si è "a posto", ma Gesù ci vuole liberi.

Qui, come in tutti i pasti di Gesù, manca il lavaggio rituale delle mani, sacro per gli ebrei, per purificarsi ed essere degni di avvicinarsi al Signore: cade l'antica legge, l'uomo non deve purificarsi per accogliere Gesù, è l'accoglierlo che lo purifica.

Gesù benedice il cibo alzando gli occhi al cielo: è il riconoscimento che l'autore dei pani e dei pesci è Dio, è già una prima descrizione di quella che sarà l'Eucarestia. La funzione della comunità cristiana è mettersi al servizio per far riscoprire a tutti la dignità; l'Eucarestia serve a far sentire 'signori' i partecipanti.

Avanzano dodici ceste di cibo: il dodici indica le tribù di Israele, questo segno avviene tra gli ebrei; vedremo che il prossimo segno dei pani avverrà presso i pagani.

Il numero cinquemila è anch'esso simbolico: il numero cinquanta, con i suoi multipli, indica una azione dello Spirito, presente nelle azioni di Gesù.

Filippo Giovanelli
Parrocchia di San Giacomo – Sala

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"Il Vangelo di Marco: ANNO B"

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Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini