Martedì, 17 Ottobre 2017
Martedì 25 Agosto 2015 14:47

Anno B - Mc 8, 27 – 33

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"La Messa, occasione di ...

catechesi della Parola"

Vangelo secondo Marco

Siamo giunti al punto centrale del Vangelo di Marco, che dal punto di vista teologico segna lo spartiacque fra la prima parte e la seconda.

Questa seconda parte è caratterizzata dal cammino che Gesù intraprende con i suoi discepoli verso Gerusalemme. Dal capitolo 8,27 in poi, tutto il vangelo è incentrato su questa strada, su quel cammino che Gesù sta percorrendo per andare fino a Geru­salemme dove lo attende il rifiuto e la morte. In questo cammino verrà anche indicata l'ostilità di tutti i circoli di potere, che si oppongono all'attività liberatrice di Gesù.

Gesù annuncia la sua passione, morte e resurrezione, con uno schema in tre punti:

- "il Figlio dell'uomo" dovrà soffrire molto, a Gerusalemme non l'attende la gloria, ma dovrà soffrire da parte dei sommi sacerdoti, degli anziani

- i discepoli rifiutano quest'annuncio con atteggiamento ostinato

- Gesù illustra le condizioni che lui pone per seguirlo come Maestro.

Questo schema a tre si ripete per tre volte in questa seconda parte del vangelo. Il numero tre denota la totalità dell'annuncio: bisogna comprendere che la gloria del Figlio dell'uomo avviene attraverso il dono di sé e non mediante la ricerca del potere o l'uso della forza, del dominio. Per tre volte viene presentata la totalità del rifiuto di tale annuncio da parte dei discepoli e per tre volte la totalità della radicalità per essere suoi discepoli, altrimenti con lui non si può andare.

In questa parte del vangelo tutti i detti del Figlio dell'uomo sono rivolti ai discepoli. Gesù vuole far capire la sua radicalità ed il significato del suo essere Messia ai suoi discepoli, che avevano un'immagine completamente diversa.

Marco aveva già riportato le opinioni della gente su Gesù (6, 14 ...); ora sono i discepoli a rispondere alla domanda esplicita di Gesù. Vediamo al versetto 27, dove inizia il cammino di Gesù che si concluderà con l'ingresso a Gerusalemme, dove sarà condannato a morte. Gesù va a Gerusalemme non per una coincidenza, una causalità: non è trascinato o costretto ad andare per colpa di qualcuno, ma è un suo impegno personale, deve svolgere la sua missione e questo lo conduce a Gerusalemme.

Il cammino comincia in terra pagana: Gesù sta andando verso i villaggi di Cesarea di Filippo. Per Marco è importante che il cammino di Gesù abbia inizio in una terra pagana, libera da tanti condizionamenti che la religione ebraica poneva ai discepoli.

E in questo cammino, Gesù li interroga chiedendo quale identità gli assegnano gli uomini: "«chi dicono gli uomini chi io sia?»" Il termine "uomini" indica quanti non appartengono al gruppo di Gesù, quelli che non lo seguono: e questi pensano che lui sia un profeta, che sia Elia, o Giovanni Battista: non riconoscono in Gesù nulla di particolare, dal punto di vista messianico.

"Allora egli chiese loro: «E voi, chi dite che io sia?»". Con la seconda domanda Gesù si rivolge ai discepoli per vedere se questi hanno capito qualcosa di più degli "uomini", e Pietro risponde a nome di tutti.

In maniera molto radicale egli dice "tu sei il Cristo". Cristo in greco vuol dire "unto", e in ebraico si diceva Messia, consacrato per un compito particolare. Questo termine, Cristo, è la seconda volta che compare nel vangelo di Marco, l'abbiamo incontrato al primo versetto: "Inizio del vangelo di Gesù Cristo" - Messia - "Figlio di Dio".

Ma là non c'era l'articolo davanti a "Cristo", mentre Pietro, usando l'articolo, vuole indicare che Gesù è "il Messia", quello che si aspettavano gli ebrei, il Messia della tradizione, il Messia figlio di Davide, che avrebbe portato Israele al dominio sugli altri popoli. I discepoli non si sono ancora resi conto che Gesù si era comportato nel modo contrario a come si sarebbe comportato questo famoso Messia.

Ed è per questo che Gesù "... intimò loro di non dire a nessuno questo di lui". Al gruppo dei discepoli viene vietato di diffondere questa opinione e il verbo usato è "intimò", che Gesù usa nel vangelo per rispondere agli spiriti immondi. È importante questa reazione di Gesù, perché Pietro, in questo caso, dimostra di essere posseduto da uno spirito immondo. È la stessa situazione vista in 1,25 e in 3,12 o in 4,39.

Questa idea di Pietro è opposta a quella dell'amore universale di Dio, manifestato a tutti indistintamente, senza più parlare di popolo eletto, di privilegi particolari. Gesù aveva già insegnato ai discepoli che, mediante il dominio, non si può mai avviare un processo di crescita all'interno dell'umanità.

Dopo la dichiarazione di Pietro e la reazione di Gesù, Gesù "comincia ad insegnare": inizia l'insegnamento in modo graduale, ed avviene il primo annuncio della morte e della resurrezione del Figlio dell'uomo. Gesù associa l'idea di Messia a quella di Figlio dell'uomo, non dice "il Messia sta per essere consegnato", parla del Figlio dell'uomo. L'unico Messia possibile e immaginabile è quello che Gesù ha manife­stato con l'immagine del Figlio dell'uomo, prototipo dell'uomo pieno.

È la prima volta che, nel vangelo, l'insegnamento di Gesù ha come destinatari sola­mente i discepoli. Gesù ha istruito le folle, i discepoli sono stati presenti a questa istruzione di Gesù, ma ora in maniera esplicita si rivolge ad essi perché dimostrano di non aver capito la novità del suo insegnamento.

Gesù annuncia apertamente che sarà messo a morte dai capi della nazione ebraica: è un pericolo per questi, essi quindi rifiutano l'immagine di umanità che Gesù propone.

Dopo tre giorni però risorgerà: tre giorni era il periodo in cui gli ebrei pensavano che l'anima rimanesse vicino al corpo, dopo di che la morte era completa; quindi se dopo tre giorni Gesù risorge, la morte non lo tocca per nulla. E ricordiamo che nella Bibbia il terzo giorno è la cifra usata per indicare gli interventi di Dio a favore del suo popolo, si vedano ad esempio Esodo capitolo 19, e soprattutto Osea 6,2.

Pietro non capisce ancora, non accetta, e si ribella, non coglie ancora il messaggio, e "cominciò ad intimarlo", cioè continuerà a rifiutare, a non capire.

E Gesù tratta ancora Pietro da "Satana", il tentatore: e gli ordina "va dietro a me", io sono il maestro, mettiti alla mia sequela, non usare il metro di giudizio degli "uomini" (termine che abbiamo visto nella pagina precedente).

In questa scheda sono stati esaminati pochi versetti, ma il brano centrale del vangelo

deve essere trattato a fondo; riprenderemo il ritmo normale dalla prossima scheda.

Filippo Giovanelli
Parrocchia di San Giacomo – Sala

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"Il Vangelo di Marco: ANNO B"

in "La Messa, occasione di ... catechesi della Parola"

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini