Giovedì, 19 Ottobre 2017
Domenica 26 Febbraio 2017 23:54

Da Re Ezechia a Re Giosia

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di P. Franco Gioannetti

(Immagine Dolfi)


AMBIENTAZIONE STORICA


Ezechia (716-687) - Cf. 2 Re 18-20; 2 Cr 29-32. E' merito grandissimo del figlio di Acaz d'aver restaurato il puro iahvismo. Il rinnovamento dev'essere attribuito all'attività personale del giovane ed energico monarca, ma anche, in larga misura, all'aiuto che gli diedero il profeta Michea, che esercitò il ministero durante il suo regno, e Isaia, la cui missione, prima contrastata da Acaz, poté poi dispiegarsi agevolmente sotto Ezechia.

Anche dal punto di vista politico, la riforma religiosa era di fatto il compito primordiale. Essa doveva principalmente mirare a estirpare le pratiche idolatriche, a ristabilire Io iahvismo puro — e ciò supponeva la purificazione del tempio e la centralizzazione del culto, che coinvolgeva la soppressione delle « alture ».

II ruolo svolto dai profeti in questo genere di riforme non è chiaro. Non sembra siano stati particolarmente interessati all'aspetto cultuale. Hanno reclamato soprattutto la riforma interiore, spirituale. Ma anche una tale predicazione doveva aiutare una riforma che, almeno in parte, era effetto di quel ritorno a lahvé che i profeti domandavano. Geremia (26, 18-19) attesta che la predicazione di Michea fu efficace.

La riforma religiosa fu accompagnata da una restaurazione nazionale. Pare che il regno di Giuda sia stato lasciato in pace fino al 701. La spedizione del 711 non puntava contro Ezechia, che era rimasto neutrale.

Infatti Sennacherib partì per la Siria con un esercito. Di questa campagna abbiamo due differenti versioni:

1°. Secondo il racconto che ne fanno i documenti assiri, la presenza di Sennacherib è reclamata in Palestina da una rivolta ivi scoppiata. I capi della sollevazione sono il re di Sidone, quello di Asqelon, gli abitanti di Eqron ed Ezechia di Giuda. Il re di Assiria avanza in quattro tappe: attacca successivamente le città fenicie di Sidone e di Akko, poi Asqelon, 'Eqron, e infine Gerusalemme; non prende questa città, ma ne riceve un tributo.

2°. Secondo il racconto biblico, invece, Ezechia rifiuta di pagare il tributo. Sennacherib arriva improvvisamente, dopo aver preso tutte le città fortificate di Giuda. Ezechia si sottomette e paga il tributo. Da Lakis il re di Assiria invia un esercito contro Gerusalemme ed esige la resa della città; ma l'esercito è costretto a ritirarsi per puntare contro l'esercito egiziano guidato da Tirhaqa. Da Libna, il nemico reclama di nuovo la resa di Gerusalemme; ma l'« angelo del Signore » porta la decimazione nell'esercito assiro.

Se non sorprende che gli annali assiri non dicano nulla del disastro sopravvenuto in Palestina, ci si deve chiedere perché non menzionino la presa di Lakis, dato che l'avvenimento è rappresentato in un bassorilievo a Ninive. La spiegazione più plausibile è quella secondo cui il racconto biblico ha fuso in una sola le due campagne successive: quella del 701, che ebbe termine con il pagamento del tributo da parte di Ezechia, e quella del 690, quando Tirhaqa divenne co-regente d'Egitto e fomentò la rivolta in Palestina. Sennacherib era allora occupato a est, dove Babilonia gli sì sollevava contro; ma nel 688 poté ritornare a ovest. Lakis fu presa, e Gerusalemme assediata, mentre l'esercito di soccorso, comandato da Tirhaqa, veniva respinto. La città santa, però, non fu presa, poiché l'esercito assiro era decimato da un'epidemia (2 Re 19, 35) e la presenza di Sennacherib nella propria capitale veniva reclamata urgentemente dagli avvenimenti (2 Re 19,7).

Il tentativo fatto da Ezechia di scuotere il giogo assiro si chiuse con un insuccesso totale: il regno si ridusse alla zona montagnosa attorno a Gerusalemme. Il re consacrò gli ultimi anni della sua esistenza al ristabilimento di una vita pubblica normale in mezzo al popolo così duramente colpito. Il suo zelo per la religione è, naturalmente, lodato senza riserve dalla bibbia.

Manasse (687-642). - Cf. 2 Re 21,1-18; 2 Cr 33,1-20. Il lungo regno di Manasse fu disastroso per la religione di lahvé. Le riforme di Ezechia non erano state popolari: avevano urtato abitudini inveterate. Così la reazione fu immediata e forte. Per di più, sotto Assurbanipal, l'Assiria era al vertice della sua potenza. Il suo influsso si fece sentire anche nel campo religioso e cultuale. Vassallo fedele, Manasse cercò di compiacere i suoi padroni e favorì la loro azione. Vi fu una certa resistenza, in particolare nella cerchia di coloro che restavano fedeli all'insegnamento di Isaia; ma la repressione fu crudele ed efficace.

La lealtà di Manasse finì per sembrare sospetta. Dopo il 648, probabilmente quando Assurbanipal, avendo ripreso Babilonia, volle riaffermare la sua autorità in Palestina, il re di Giuda fu condotto, carico di catene, a Babilonia. Fu rilasciato dopo qualche anno. Una volta tornato, tentò di fare qualcosa per restaurare la religione di lahvé. Si mise anche a rafforzare le opere difensive della capitale e del regno, ma la morte pose presto fine ai suoi lavori. La sua empietà viene duramente stigmatizzata dalla bibbia.

Amon (642-640). - Cf. 2 Re 21,19-26; 2 Cr 33,21-25. Amon apparteneva al partito anti-riformista e filo-assiro. Fu assassinato dopo due anni di regno da una cospirazione di palazzo.

Giosia (640-609) - Cf. 2 Re 22,1-23,30; 2 Cr 34-35. La notizia dell'assassinio di Amon fu male accolta da coloro che la bibbia chiama « il popolo del paese », cioè gli abitanti che godevano della pienezza dei diritti civili, i quali erano fedeli alla discendenza davidica. Si levarono contro i cospiratori e posero sul trono un ragazzo di otto anni, Giosia.

Il suo regno coincide con l'improvvisa caduta e la rovina dell'impero assiro. Questa situazione permise al giovane re di portare a termine una riforma religiosa e di riorganizzare il regno.

La bibbia non dice nulla della sua politica interna. E' certo tuttavia che con il rinnovamento religioso e la politica d'indipendenza andò di pari passo anche una rinascita nazionale. Vi furono anche delle conquiste territoriali, ma è impossibile precisarne l'estensione. L'incidente di Megiddo fa credere a una riorganizzazione dell'esercito. .

Giosia, secondo le Cronache, intraprese la riforma fin dall'età di dodici anni. Essa colpiva in primo luogo il culto importato dagli assiri e per questo appariva come una decisa volontà di rifiutare il giogo dello straniero. Il re aveva diciotto anni quando; un giorno, mandò il segretario Safan per indicare l'uso che si doveva fare dei denaro offerto al tempio dal popolo. Il sacerdote Elkia consegnò al segretario *il libro della Legge", scoperto allora nel tempio. Tale provvidenziale scoperta diede un nuovo slancio alla riforma. Si è generalmente d'accordo nel ritenere che questo libro fosse il «codice deuteronomico» (Dt 12-26), cioè le tradizioni legali del regno del nord, portate a Gerusalemme dai rifugiati della classe dei leviti al tempo della caduta di Samaria, nel 721. Deposta nel tempio, la raccolta sarebbe stata trascurata e poi dimenticata.

Le speranze suscitate dalla restaurazione nazionale operata da Giosia furono amaramente deluse. Nel 609 il faraone Neko, che cercava di mantenere l'equilibrio delle forze in Mesopotamia, venne in aiuto agli assiri. Egli seguì la strada presa abitualmente dagli eserciti egiziani, cioè quella che passava lungo la costa, nella direzione del Carmelo e poi penetrava all'interno a Megiddo. Giosia vi si portò contro, ma fu vinto e ucciso. Questo intervento sembra fosse dovuto alla sua volontà di salvaguardare la linea della sua politica d'indipendenza. Che dovessero ristabilire l'autorità assira, o approfittare della situazione per mettere le mani sulla Palestina, gli egiziani costituivano, certo, un pericolo.

La tragica morte del re segnò la fine della riforma e l'inizio della rovina di Giuda. Era troppo tardi, in fondo, per instaurare un rinnovamento religioso. Sarà necessario l'esilio per operare una purificazione dello iahvismo.

Inutile dire che il comportamento religioso di Giosia viene lodato senza riserve dalla bibbia. Fu sotto il suo regno che vissero i profeti Sofonia e Nahum, oltre a Geremia.

 

 

 

DESCRIZIONE


II sacerdote Chelkia scopre il libro della legge nel tempio di Jahvé nel 622 a C. Ezechia, già prima di questa data, uomo di fede, aveva collocato in Dio la sua speranza. Egli si fa portavoce e strumento di nuove riforme, un soffio di vita nuova prese la nazione intera, l'apatia era vinta, il vuoto colmato. Idee nuove su Dio, sul culto, sul passato e sul destino della nazione proprio in questo movimento di rinnovazione nasce la radice di quella legge che fu scoperta nel tempio dal sacerdote Chelkia quasi 100 anni dopo.

La riforma prese corpo in tutti i settori della vita nazionale, la fede ne uscì purificata e i fuochi di magia, le superstizioni furono estinte, le ingiustizie eliminate e la legge di Dio fu adottata come costituzione del popolo. Dalle ceneri rinasceva un popolo nuovo, il perno della riforma consisteva nella rinnovazione spirituale e religiosa del popolo nuovo. Una vera conversione del popolo alla vita con Dio.

Manasse, figlio di Ezechia , fu una vera delusione per il popolo e una nullità per il

governo. Era un politicante e non si interessava né della religione né della giustizia.

Si tornò al punto di partenza, egli non dette nessun impulso alla riforma iniziata con

tanta buona volontà. Nonostante tutto nel popolo rimase una certa nostalgia e certezza

che quando tutti lo vogliono davvero qualcosa si può e si deve fare.

Il successore di Manasse fu assassinato, i politicanti si impadronirono del governo, per

difendere meglio gli interessi di un gruppo di militari. Fu la goccia che fece traboccare

il vaso, il popolo si ribellò e fece giustizia , condannò i militari e il regno fu salvo;

andò al trono il legittimo discendente di David: Giosia.

Il popolo ebbe una nuova coscienza del suo potere. La voglia di rifare riforme tornò. Il

movimento rinnovatore s'impose e dilagò. Ma incominciò senza sapere da che parte orientarsi tutto era pronto e tuttavia mancava ancora qualche cosa . L'attesa durò finché si ritrovo il libro della legge!

Si era trovato quello che mancava e cominciò l'avanzata. Tutti avevano davanti a sé un

futuro pieno di ottimismo ( re, profeti, sacerdoti ). Era l'anno 622a C.

 

IL LIBRO FU' LETTO DAVANTI AL POPOLO CHE SI IMPEGNO' A METTERLO IN PRATICA.

 

La riforma aveva adesso la sua "magna carta"; II popolo aderiva in pieno, lo scopo consisteva nell'applicare integralmente le esigenze di Dio nella situazione nuova in cui si

trovavano.

Questa riforma era necessaria, la religione così come era praticata, era infatti piena di

superstizioni. Una delle cause era l'infiltrazione di pagani nel culto di Jahvè e l'abbondanza di piccoli santuari pagani in tutto il territorio che al tempo di Manasse rifiorirono.

Segno che nel popolo c'era tutta una ricerca e un vuoto nascosto che trovavano risposta

in alcuni elementi magici.

Il "libro" presenta Mosè che parla al popolo prima di prendere possesso della terra. Il

popolo cui Mosè parlava era anche il popolo che camminava per le strade di Gerusalemme e nell'intera palestina; un popolo dedito alla superstizione al tempo di Manasse e Giosuè.

Mosè espone la legge in modo diretto e personale sotto forma di un discorso.

 

ATTRAVERSO LA LETTURA DELLA LEGGE IL POPOLO

RISCOPRE LA SUA IDENTITA' "DI POPOLO DI DIO"


Il popolo non può avere altra divinità aldifuori di Jahvè, unico Dio e Signore del popolo, tutte le altre divinità dovevano essere sradicate.

L'impegno del popolo con Jahvè non deriva da quello che il popolo ha fatto per Lui, ma per quello che Jahvè ha fatto per il popolo; è un dovere di riconoscenza e di amore; per il fatto di essere stati scelti da Lui; hanno il dovere di osservare i suoi comandamenti per potere un giorno godere delle sue promesse. E' l'idea fondamentale e occupa la prima parte del Deuteronomio. .Segue l'applicazione pratica della nuova maniera di concepire la vita nazionale. Ogni pratica di culto è prescritta fino nei più insignificanti particolari. Tutto è centralizzato, niente resta al caso, all'iniziativa personale. Bisogna farla finita con le situazioni in cui "ciascuno si regola come meglio crede". Una delle più importanti norme concrete era l'obbligo di fare tre pellegrinaggi all'anno al Tempio di Gerusalemme. Conviene leggere il libro del Deuteronomio per farsi un'idea dell'appello vibrante, rivolto alla coscienza del popolo, in quello stile diretto e suggestivo che gli è proprio per capire la rigidità della riforma liturgica che non lasciava nulla di indefinito.

Un grande problema era quello del mantenimento del clero addetto ai santuari, sia degli dei falsi che del vero Dio. Decretando l'abolizione dei santuari, il clero di Gerusalemme decretava la fame e la miseria dei colleghi. Una parte di essi fu trasferito a Geruslemme dove ottenne un impiego di seconda categoria nel tempio, un'altra parte ricevette la proibizione di stabilirsi a Gerusalemme e fu affidata alla carità del popolo.

Il Re Giosia assunse la riforma come sua missione personale, fece di tutto per metterla in pratica.

E' difficile dare un giudizio sul movimento di riforma messo in opera, da Giosia. La morte inattesa e immatura gli impedì di portarla termine e dopo di lui andarono al governo uomini incapaci.

Ancora una volta sarà la situazione internazionale ad influire sull'andamento dei fatti interni del paese dando loro una direzione imprevista.

Il re dei Babilonesi riuscì con battaglie fulminee in pochi anni a frantumare il potere immenso dell'Assiria, che si ritirò con le truppe verso il Nord della Siria. l'Egitto le si mise al fianco per l'equilibrio del medio Oriente, e inviò un esercito di rinforzo che doveva attraversare la terra di Giosia (60° A.C.).

Giosia riunì, i soldati e andò ad aspettare gli egiziani ma fu sconfitto e ferito a morte . Si concludono così 12 anni di lavoro intenso per la riforma e dal quel momento tutto andò male, svanì l'indipendenza del popolo.

 

BILANCIO DELLA. RIFORMA

La riformi morì, con la morte di chi l'aveva promossa. Come si spiega Dove stà lo sbaglio? Se la riforma era stata promossa, por evitare il disastro che si realizzò perché allora non riuscì ad evitarla?

C'è un fatto curioso, il profeta Geremia che fin dall'inizio ne accompagnò tutti i passi, non sembra dalle sue profezie aver dato tutto l'appoggio a quanto si faceva in nome della riforma. Perché? La riforma affrettò o ritardò la catastrofe che sopravvenne così rapidamente nel giro di soli 2O anni, quando i cambiamenti solevano realizzarsi molto più lentamente che al tempo d'oggi?

E' difficile dare un giudizio, perché ce ne mancano gli elementi. (Nella parola della Bibbia l'autore vuole che la sua opera susciti la riflessione negli uomini e li metta davanti alla loro coscienza senza dare spiegazioni.).

L'importante è che l'autore riesca a sprigionare la forza. E la luce della parola di Dio perché operi sulle coscienze degli uomini. Le conclusioni saranno forse differenti da quelle proposte dall'autore, non ha importanza, importante è che gli uomini si siano fermati, abbiano riflettuto, abbiano confrontato la loro vita ed attività con la parola di Dio.

L'errore di calcolo che ha fatto crollare la casa in costruzione

II popolo non riconosceva le sue aspirazioni nella riforma promossa con tanto zelo, per questo non la fece sua e quindi essa morì con l'uomo che l'aveva promossa senza lasciare traccia.

Il popolo ha difficoltà di ragionare, né si lascia convincere dalle idee, per quanto chi le propone siano re e nobili. Quando un problema di fede si colloca in termini troppo pratici, come fu nel caso della riforma di Giosia, la teoria applicata drasticamente non approda a soluzioni. Dà i suoi frutti a distanza di tempo come elemento di coscientizzazione. Le soluzioni drastiche, che tutto d'un tratto applicano un progetto teorico, senza tenere conto della realtà, non funzionano perché nessun popolo le capisce. Il re Giosia non agì con molta comprensione nei confronti della situazione concreta del clero rurale e del popolo. Seguiva le norme di un progetto già pronto senza chiedersi se era possibile attuarlo in quella forma . Quando il re volle risolvere il problema non consultò il popolo mentre il buon esito della riforma dipendeva proprio dal popolo perché era questo che doveva pagare i tributi al Tempio e fare i viaggi a Gerusalemme e doveva osservare tutte le prescrizioni.

In conclusione il popolo si vede collocato al margine del culto ufficiale. Si fece un gran vuoto, senza che nulla potesse riempirlo. La vita del poplo diventò una vita senza Dio, almeno difronte alla legge ufficiale. Eccolo lì, senza più nessun orientamento, in mezzo alla confusione religiosa e politica di quei tempi disastrosi. Lo choc generato dalla riforma fu troppo forte e il popolo non aveva né criteri, né sostegno per sopportare l'applicazione rigorosa delle nuove regole traendone profitto.

Nella realtà della vita non si tratta di essere fedeli solo a Dio. La fedeltà a Dio vuole anche la fedeltà al popolo. La più grande preoccupazione di Dio è il benessere a la felicità degli uomini, il loro sviluppo e la loro piena realizzazione.

NON BASTA CHIEDERSI COSA DIO VUOLE DA ME; MA BISOGNA ANCHE CHIEDERSI:

COME DIO VUOLE CHE IO FACCIA CIO? CHE EGLI SI ASPETTA DA ME

 

RIFERIMENTI BIBLICI

2° RE:

18,4-8 la fedeltà di Ezechia

22,1-20 la scoperta della legge

23,1-3 la lettura della legge ritrovata

23,21-23 celebrazione della Pasqua e conferma della riforma

23,29-30 morte di Giosia

(questa pagina va letta solo da chi preferisce il vecchio schema)

 

CONCLUSIONI

Si tratta di un periodo di smarrimento pur nella ricerca dell'essenziale. Ci troviamo difronte a soluzioni drastiche e teoriche di conflitto pratico tra Potere e la base in cui il popolo segue passivamente. Infatti ci troviamo difronte ad un popolo collocato ai margini della vita religiosa e della vita politica, un popolo che è molto pascolato ma che è lontano dal poter prendere delle decisioni comunitarie: lo vediamo perciò diventare passivo,

Questa parte del cammino di fede ci dimostra che nel tracciare degli indirizzi non basta né la buona volontà nè l'essere fedeli solo a Dio senza l'uomo, dobbiamo piuttosto riflettere che la realtà della fede e della religione, sono in diretto contatto. Solo la storia dalle parole di Dio e nel rispetto dell'uomo è una storia vittoriosa. Le complicate vicende cominciate bene e finite male devono farci riflettere: il popolo di allora ha dovuto camminare tra alti e bassi per arrivare dove Dio voleva.

 

Ciò ci pone due interrogativi:

1) quali agganci vediamo nel nostro tempo tra ciò che abbiamo narrato e la realtà che viviamo?

2) Di che cosa dobbiamo avere coscienza per non lasciarci disperdere dalle apparenze che ci circondano?

 

 

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"Cammino di Fede"

 

 

 

Ultima modifica Martedì 30 Novembre 1999 01:00
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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