Mercoledì, 17 Luglio 2019
Commento ai Vangeli della domenica
Commento ai Vangeli della domenica

Commento ai Vangeli della domenica (82)

Anno C

Omelia di 

Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Dt 30,10-14

10Quando obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l'anima.

11Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. 12Non è nel cielo, perché tu dica: «Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?». 13Non è di là dal mare, perché tu dica: «Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?». 14Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

 

Salmo: 18

Rit.: I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

8 La legge del Signore è perfetta,

rinfranca l'anima;

la testimonianza del Signore è stabile,

rende saggio il semplice. Rit.


9 I precetti del Signore sono retti,

fanno gioire il cuore;

il comando del Signore è limpido,

illumina gli occhi. Rit.


10 Il timore del Signore è puro,

rimane per sempre;

i giudizi del Signore sono fedeli,

sono tutti giusti, Rit.


11 più preziosi dell'oro,

di molto oro fino,

più dolci del miele

e di un favo stillante. Rit.


Seconda lettura: Col 1,15-20


15Egli è immagine del Dio invisibile,

primogenito di tutta la creazione,

16perché in lui furono create tutte le cose

nei cieli e sulla terra,

quelle visibili e quelle invisibili:

Troni, Dominazioni,

Principati e Potenze.

Tutte le cose sono state create

per mezzo di lui e in vista di lui.

17Egli è prima di tutte le cose

e tutte in lui sussistono.

18Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

Egli è principio,

primogenito di quelli che risorgono dai morti,

perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

19È piaciuto infatti a Dio

che abiti in lui tutta la pienezza

20e che per mezzo di lui e in vista di lui

siano riconciliate tutte le cose,

avendo pacificato con il sangue della sua croce

sia le cose che stanno sulla terra,

sia quelle che stanno nei cieli.

 

Canto del Vangelo: Gv 6,63c-68c

Alleluia, alleluia!

Le tue parole, Signore,sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna.

Alleluia!


Vangelo: Lc 10,25-37

25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».

29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».

 

OMELIA

Un pio ebreo religioso domanda a Gesù: 'chi è il mio prossimo da amare?'. Strano, dovrebbe saperlo. La Legge ebraica su questo è chiara: l'altro da amare non può che essere sangue del proprio sangue, il connazionale, uno col quale si condivide lo stesso ideale e i medesimi valori.

Gesù va oltre. Ciò che conta nella vita non è domandarsi 'chi è da amare', ma essere disponibili – rispondere – a chiunque domandi di essere amato.

Ciò che dona 'vita eterna', ossia vita compiuta, realizzata, è essere risposta al grido nella notte di un altro. Chiunque esso sia.

L'amore non sceglie, ma è scelto.

L'amore è questione di elezione e non di decisione.

Affermare 'decido io di prendermi cura di questo o di quello perché...', non è amore, e tanto meno cristianesimo.

Il 'buon samaritano' s'inchina sul disgraziato senza sapere chi fosse: ebreo, straniero, religioso, ateo, assassino, santo, etero, omosessuale, clandestino, regolare... Senza chiedere carta d'identità, l'amore vede e provvede, cominciando ad incarnare quei dieci verbi che andranno a sostituire la Legge antica, quella dei Dieci Comandamenti e a inaugurare la Legge nuova, quella dell'amore: lo vide / ne ebbe compassione / gli si fece vicino (si curvò su di lui) / gli fasciò le ferite / gli versò olio e vino / lo caricò sulla sua cavalcatura / lo portò in un albergo / si prese cura di lui / il giorno dopo pagò per lui / ritornò indietro a saldare.

Questo uomo nuovo, questa 'incarnazione' della passione di Dio, non è un ebreo osservante, un religioso cresciuto all'ombra del Tempio, anzi. È un samaritano, ovvero – agli occhi della religione ufficiale del tempo – un maledetto, uno considerato 'lontano' da Dio, un eretico. Eppure Gesù lo elegge ad esempio di uomo completo, maturo, santo. Certo, perché per lui ciò che conta non è l'appartenenza ad una religione, e tanto meno il credere o meno in un Dio. Ciò che è discriminante, ciò che salva è il 'fermarsi' o 'non fermarsi' dinanzi alla necessità dell'altro.

Chi afferma di credere in Dio non è ancora detto che riconosca l'essere umano. Ma chi riconosce l'uomo e il suo grido di domanda, sicuramente sta avendo a che fare col suo Dio.

«Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere...?» domandano coloro che si son presi cura del grido d'aiuto dell'altro, e Gesù risponde: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 37-40).

Il cristiano è l'uomo che vive di fede. Ma l'unica fede che salva è quella che opera per mezzo dell'amore (cfr. Gal 5, 6). 

 

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Anno C –

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: 1Re 19,16b.19-21

Ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto.
19Partito di lì, Elia trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. 20Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elia disse: «Va' e torna, perché sai che cosa ho fatto per te». 21Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio.

 

Salmo: 15

Rit.: Mio Signore, sei tu il solo mio bene.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

2 Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,

5 Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. Rit.

 

7 Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.

8 Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. Rit.

 

9 Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

10 perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Rit.

 

11 Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. Rit.

 

Seconda lettura: Gal 5,1.13-18

1 Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

13Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l'amore siate invece a servizio gli uni degli altri. 14Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 15Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!

16Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. 17La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
18Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.

 

 

Canto del Vangelo: 1Sam 3,9; Gv 6,68c


Alleluia, alleluia!

Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna

Alleluia!

Vangelo: Lc 9,51-62

 

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l'ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.

57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

 

OMELIA


Il cristianesimo non è questione di adeguamento, ma di compimento.
Non siamo chiamati ad imitare Cristo, ma a dargli compimento in noi, concedere spazio al principio divino che ci portiamo dentro, entrarci in contatto sino ad esserne trasformati.
La nostra vita dunque non consisterà nell’adeguarsi a verità estrinseche a noi (la legge), ma nel portare alle estreme conseguenze la verità che siamo, il nostro essere umani.
Il Vangelo di oggi ci dona anche il segreto perché tutto questo possa compiersi: abbandonare tane, nidi e padri. Traducendo, potremmo affermare che è necessaria la ferma decisione di rompere anzitutto con l’immagine della madre; tane e nidi sono simbolo dell’utero materno, il mondo dei bisogni e delle sicurezze. Gesù invita a rompere con tutto ciò che ha a che fare con i nostri sogni, le nostre fiducie e certezze, di qualsiasi genere materiali, immaginifiche, religiose siano.
Ora, questa rottura non va letta come rinuncia fine a se stessa, bensì come possibilità per un’autentica libertà. È nel vuoto e nell’abbandono – ossia ciò che la mistica chiama puro silenzio – che il divino può finalmente compiersi in noi. L’io deve essere liberato non tanto da qualcuno o da qualcosa, bensì ‘per’ qualcuno, perché Lui possa compiersi in pienezza. Attenzione tane e nidi possono includere anche le nostre immagini di Dio, il nostro presunto rapporto con lui nel quale siamo soliti trovare protezione, comprensione, rifugio, aiuto. È interessante notare che solo nel momento in cui Gesù sulla croce grida: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» (Mt 27, 46; Mc 15, 34), sperimenta anche l’unione massima col Padre, il compimento del suo essere umano, la risurrezione.
Gesù invita a rompere altresì con l’immagine del padre (v. 60), ossia col mondo di quegli affetti, di quei doveri, di quei rapporti che hanno il potere di determinarci, esercitare un forte impatto su noi, dominandoci. Proviamo a chiederci: quanto potere abbiamo concesso alle ‘personalità forti’ nella nostra vita, impedendoci di fatto di vivere in pienezza?
Occorre insomma abbandonare i morti (cfr. 60), slegarci da quei fantasmi che presumiamo essere capaci di donarci vita dall’esterno. No, l’essenziale per vivere abita in noi. Occorre solo crederci fino in fondo, prenderne consapevolezza e poi concedergli spazio e farlo crescere, fino alla nostra piena trasformazione.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

"Ti seguirò ovunque tu vada"

L’essere ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 2, 27), non è dunque qualcosa che si è compiuto all’inizio, ma è la nostra destinazione, il compimento del nostro crescere nell’amore.

 

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Mercoledì 05 Giugno 2019 16:59

Solennità della SS. Trinità – 16 Giugno 2019

Pubblicato da Giorgio De Stefanis

Anno C –

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Pro 8,22-31

 

22Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all'origine.
23Dall'eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
24Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua;
25prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
26quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
27Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull'abisso,
28quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell'abisso,
29quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
30io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
31giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.

 

Salmo: 8

Rit.: Manda il tuo Spirito, Signore,

a rinnovare la terra.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

4 Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,

5 che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi? Rit.

 

6 Davvero l'hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.

7 Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi Rit.

 

tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,

9 gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari. Rit.

Seconda lettura: Rm 5,1-5

1 Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. 2Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. 3E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, 4la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. 5La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

 

Canto del Vangelo:

Alleluia, alleluia!

Gloria al Padre e al Figlio a allo Spirito Santo, a Dio che è, che era e che viene.

Alleluia!

Vangelo: Gv 16,12-15

 

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

 

OMELIA

Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”. 

È bellissimo sapere che la vita stessa di Dio – lo Spirito – che già abita in noi, ci sta guidando pian piano verso una meta di compimento, che è la nostra verità, la pienezza del nostro essere, la nostra realizzazione, se vogliamo la nostra personalissima perfezione.

L’Amore riversa se stesso nel nostro cuore (Rm 5, 5), ed esso comincia a fiorire, a crescere, a dilatarsi sino ad assomigliare al cuore stesso di Dio-Amore.

L’essere ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 2, 27), non è dunque qualcosa che si è compiuto all’inizio, ma è la nostra destinazione, il compimento del nostro crescere nell’amore.

La verità ci sta dinanzi, non alle nostre spalle.

Non siamo perciò esseri decaduti, ma figli in via di compimento.

La questione è essere disposti ad essere guidati verso il nostro pieno compimento, aperti a questa energia interiore che ci illumina e ci permette di ascendere alla nostra pienezza.

Occorre quindi prestare molta attenzione allo Spirito che è dentro di noi, entrare in contatto con esso e fare così esperienza dell’essere abitati da sempre da un Dio-Amore, relazione, Trinità.

Questa verità tutta intera, cui siamo chiamati fare esperienza e che ci sta dinanzi, è appunto la stessa Trinità, l’Amore manifesto. Ed è importante sottolineare che a questa splendida realtà siamo chiamati tutti a partecipare, non solo quelli che si reputano detentori della verità, nella fattispecie i cristiani.

Qualcuno ha detto che “se la Chiesa traccia un cerchio, la maggioranza dell’umanità è fuori del cerchio, se il Padre traccia un cerchio c’è tutto, dentro”.

Occorre misurarsi col cerchio del Padre. Se non lo capiamo è segno che siamo limitati.

Viviamo nel frammento, e nessun segmento della linea è la linea.

 

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

"lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità,"

L’essere ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 2, 27), non è dunque qualcosa che si è compiuto all’inizio, ma è la nostra destinazione, il compimento del nostro crescere nell’amore.

 

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Venerdì 24 Maggio 2019 17:45

VI Domenica di Pasqua – 26 Maggio 2019

Pubblicato da Giorgio De Stefanis

Anno C

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: At 15,1-2.22-29

1 Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati».
2Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.

22Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. 23E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! 24Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. 25Ci è parso bene perciò, tutti d'accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, 26uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. 27Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi, a voce, queste stesse cose. 28È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

Salmo: 66

Rit.: Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

2 Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;

3 perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. Rit.

5 Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. Rit.

6 Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.

8 ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. Rit.

Seconda lettura: Ap 21,10-14.22-23

10L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 11Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 12È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele. 13A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. 14Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello.22In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio.
23La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l'Agnello.

Canto del Vangelo:

Alleluia, alleluia!

Se uno mi ama osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Alleluia!

Vangelo: Gv 14,23-29

«23 [In quel tempo Gesù disse] «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». (Gv 14, 23-29)

OMELIA

«Se uno mi ama… » dice Gesù (v. 23). Ma cosa vuol dire amare Gesù? Forse, semplicemente permettergli di amarmi.

Ciò che salva, è la sua presenza e azione in me. Il problema è che io spesso gli impedisco, con la mia presenza e la  mia azione, di compiersi in me.

Finché ci sono io, in me non c’è Dio. O meglio c’è ma è come non ci fosse, perché inibito dal mio io ingombrante. Prevalgo io.

Occorre perciò compiere un vero cammino di espropriazione di sé, del proprio ego.

Un ego che tende a precedere sempre Dio, magari immaginandolo in un certo modo, che lo crea e lo ricrea attraverso i propri pensieri, le proprie idee. Ebbene, Dio non è la nostra idea su di lui, i nostri concetti su di lui e neanche le nostre ‘verità’ su di lui.

Dio è sempre ‘oltre’. È semplicemente l’indicibile, l’inafferrabile, l’inconcepibile.

Ecco perché Meister Eckhart scrive: «Perciò prego Dio che mi liberi da Dio», e ancora: «Dovremmo lasciare Dio in pace perché egli possa essere Dio in noi».

«Ci riesce tanto facile dire: “Dio è amore”, ma nel nostro mondo, che è tanto piccolo, l’amore ha spesso poche possibilità, s’infrange in continuazione contro le idee che ci facciamo di Dio e che addirittura gli mettiamo in bocca. Ma Dio è l’infinito e forse l’unico peccato è tutto ciò che lo limita» (E. Drewermann).

Amare Dio sarà perciò una sorta di ‘non azione’, di espropriazione di sé, al fine di lasciargli piena libertà di azione in noi.  D’altra parte noi siamo per natura piena ricettività, e ciò che ci viene richiesto è solo di «coltivare tutte le nostre potenze mentali, psichiche e sensoriali perché si sviluppi in noi il divino, di cui poi fare esperienza di tale sbocciare» (W. Jager).

Allora comprenderemo perché Gesù continua dicendo: «Se uno mi ama… noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (v. 23). Non dice: ‘voi verrete a noi’, ma ‘noi verremo a lui’. L’opera è sempre sua. Non è questione di sforzi, di compiere precetti, sacrifici, preghiere per piegare il cielo verso di noi. È tutto molto più semplice: il cielo è già in noi. Occorre solo permettergli di aprirsi in tutta la sua grandezza in noi.

Una volta che Dio sboccerà in noi, diverremo anche detentori dello Spirito santo (v. 26) e della pace (v. 27). I due doni del risorto.

Lo Spirito di Dio in noi, assolve due compiti fondamentali:

«vi insegnerà ogni cosa» (v. 26a). Cosa precisamente? Che lui è Padre, che noi siamo figli e quindi che l’unico modo per vivere è scoprirsi e comportarsi da fratelli.

«vi ricorderà tutto» (v. 26b). ‘Ri-cordare’, etimologicamente vuol dire ricondurre nel cuore. Chi è in Dio, chi è stretto in questa unione, può dimorare finalmente in se stesso, all’interno di sé, non è più costretto a perdersi, non è più frantumato in mille pensieri e azioni che non gli appartengono. Ha le radici ben radicate in sé, al centro del suo cuore.

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14, 27). La pace è la serena certezza che in questa unione intima con Dio, non è più necessario crearsi nemici per vivere in pace. Infatti la pace del mondo (cfr. v. 27b), è resa possibile solo perché fondata sulla violenza, sulla paura, sul dominio, su pericolosi giochi d’equilibrio. La pace apportata da Cristo è invece frutto della vittoria del bene sul male, o meglio del male attraversato dal bene.

La pace su cui può riposare la nostra vita, scaturisce dall’avere lo Spirito di Dio in sé, dalla consapevolezza di essere abitazione di Dio, una cosa sola con Dio.

Laddove comincia la signoria di Dio nella nostra vita, termina anche il triste affanno del voler rimanere a galla affogando gli altri.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

"beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»."

«Se uno mi ama… noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (v. 23)

Buon cammino!

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