Domenica, 25 Agosto 2019
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Anno C –

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: Pro 8,22-31

 

22Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, all'origine.
23Dall'eternità sono stata formata,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
24Quando non esistevano gli abissi, io fui generata,
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua;
25prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io fui generata,
26quando ancora non aveva fatto la terra e i campi
né le prime zolle del mondo.
27Quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull'abisso,
28quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell'abisso,
29quando stabiliva al mare i suoi limiti,
così che le acque non ne oltrepassassero i confini,
quando disponeva le fondamenta della terra,
30io ero con lui come artefice
ed ero la sua delizia ogni giorno:
giocavo davanti a lui in ogni istante,
31giocavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo.

 

Salmo: 8

Rit.: Manda il tuo Spirito, Signore,

a rinnovare la terra.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

4 Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,

5 che cosa è mai l'uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell'uomo, perché te ne curi? Rit.

 

6 Davvero l'hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.

7 Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi Rit.

 

tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,

9 gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari. Rit.

Seconda lettura: Rm 5,1-5

1 Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. 2Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. 3E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, 4la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. 5La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

 

Canto del Vangelo:

Alleluia, alleluia!

Gloria al Padre e al Figlio a allo Spirito Santo, a Dio che è, che era e che viene.

Alleluia!

Vangelo: Gv 16,12-15

 

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

 

OMELIA

Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”. 

È bellissimo sapere che la vita stessa di Dio – lo Spirito – che già abita in noi, ci sta guidando pian piano verso una meta di compimento, che è la nostra verità, la pienezza del nostro essere, la nostra realizzazione, se vogliamo la nostra personalissima perfezione.

L’Amore riversa se stesso nel nostro cuore (Rm 5, 5), ed esso comincia a fiorire, a crescere, a dilatarsi sino ad assomigliare al cuore stesso di Dio-Amore.

L’essere ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 2, 27), non è dunque qualcosa che si è compiuto all’inizio, ma è la nostra destinazione, il compimento del nostro crescere nell’amore.

La verità ci sta dinanzi, non alle nostre spalle.

Non siamo perciò esseri decaduti, ma figli in via di compimento.

La questione è essere disposti ad essere guidati verso il nostro pieno compimento, aperti a questa energia interiore che ci illumina e ci permette di ascendere alla nostra pienezza.

Occorre quindi prestare molta attenzione allo Spirito che è dentro di noi, entrare in contatto con esso e fare così esperienza dell’essere abitati da sempre da un Dio-Amore, relazione, Trinità.

Questa verità tutta intera, cui siamo chiamati fare esperienza e che ci sta dinanzi, è appunto la stessa Trinità, l’Amore manifesto. Ed è importante sottolineare che a questa splendida realtà siamo chiamati tutti a partecipare, non solo quelli che si reputano detentori della verità, nella fattispecie i cristiani.

Qualcuno ha detto che “se la Chiesa traccia un cerchio, la maggioranza dell’umanità è fuori del cerchio, se il Padre traccia un cerchio c’è tutto, dentro”.

Occorre misurarsi col cerchio del Padre. Se non lo capiamo è segno che siamo limitati.

Viviamo nel frammento, e nessun segmento della linea è la linea.

 

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

"lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità,"

L’essere ad immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 2, 27), non è dunque qualcosa che si è compiuto all’inizio, ma è la nostra destinazione, il compimento del nostro crescere nell’amore.

 

Buon cammino!

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Venerdì 24 Maggio 2019 17:45

VI Domenica di Pasqua – 26 Maggio 2019

Anno C

di Don Paolo Scquizzato,

Prima lettura: At 15,1-2.22-29

1 Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati».
2Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.

22Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. 23E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! 24Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. 25Ci è parso bene perciò, tutti d'accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, 26uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. 27Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi, a voce, queste stesse cose. 28È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

Salmo: 66

Rit.: Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.

Alleluia, Alleluia, Alleluia.

2 Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;

3 perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. Rit.

5 Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. Rit.

6 Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.

8 ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. Rit.

Seconda lettura: Ap 21,10-14.22-23

10L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 11Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 12È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele. 13A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. 14Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello.22In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio.
23La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l'Agnello.

Canto del Vangelo:

Alleluia, alleluia!

Se uno mi ama osserverà la mia parola, dice il Signore, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Alleluia!

Vangelo: Gv 14,23-29

«23 [In quel tempo Gesù disse] «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». (Gv 14, 23-29)

OMELIA

«Se uno mi ama… » dice Gesù (v. 23). Ma cosa vuol dire amare Gesù? Forse, semplicemente permettergli di amarmi.

Ciò che salva, è la sua presenza e azione in me. Il problema è che io spesso gli impedisco, con la mia presenza e la  mia azione, di compiersi in me.

Finché ci sono io, in me non c’è Dio. O meglio c’è ma è come non ci fosse, perché inibito dal mio io ingombrante. Prevalgo io.

Occorre perciò compiere un vero cammino di espropriazione di sé, del proprio ego.

Un ego che tende a precedere sempre Dio, magari immaginandolo in un certo modo, che lo crea e lo ricrea attraverso i propri pensieri, le proprie idee. Ebbene, Dio non è la nostra idea su di lui, i nostri concetti su di lui e neanche le nostre ‘verità’ su di lui.

Dio è sempre ‘oltre’. È semplicemente l’indicibile, l’inafferrabile, l’inconcepibile.

Ecco perché Meister Eckhart scrive: «Perciò prego Dio che mi liberi da Dio», e ancora: «Dovremmo lasciare Dio in pace perché egli possa essere Dio in noi».

«Ci riesce tanto facile dire: “Dio è amore”, ma nel nostro mondo, che è tanto piccolo, l’amore ha spesso poche possibilità, s’infrange in continuazione contro le idee che ci facciamo di Dio e che addirittura gli mettiamo in bocca. Ma Dio è l’infinito e forse l’unico peccato è tutto ciò che lo limita» (E. Drewermann).

Amare Dio sarà perciò una sorta di ‘non azione’, di espropriazione di sé, al fine di lasciargli piena libertà di azione in noi.  D’altra parte noi siamo per natura piena ricettività, e ciò che ci viene richiesto è solo di «coltivare tutte le nostre potenze mentali, psichiche e sensoriali perché si sviluppi in noi il divino, di cui poi fare esperienza di tale sbocciare» (W. Jager).

Allora comprenderemo perché Gesù continua dicendo: «Se uno mi ama… noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (v. 23). Non dice: ‘voi verrete a noi’, ma ‘noi verremo a lui’. L’opera è sempre sua. Non è questione di sforzi, di compiere precetti, sacrifici, preghiere per piegare il cielo verso di noi. È tutto molto più semplice: il cielo è già in noi. Occorre solo permettergli di aprirsi in tutta la sua grandezza in noi.

Una volta che Dio sboccerà in noi, diverremo anche detentori dello Spirito santo (v. 26) e della pace (v. 27). I due doni del risorto.

Lo Spirito di Dio in noi, assolve due compiti fondamentali:

«vi insegnerà ogni cosa» (v. 26a). Cosa precisamente? Che lui è Padre, che noi siamo figli e quindi che l’unico modo per vivere è scoprirsi e comportarsi da fratelli.

«vi ricorderà tutto» (v. 26b). ‘Ri-cordare’, etimologicamente vuol dire ricondurre nel cuore. Chi è in Dio, chi è stretto in questa unione, può dimorare finalmente in se stesso, all’interno di sé, non è più costretto a perdersi, non è più frantumato in mille pensieri e azioni che non gli appartengono. Ha le radici ben radicate in sé, al centro del suo cuore.

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14, 27). La pace è la serena certezza che in questa unione intima con Dio, non è più necessario crearsi nemici per vivere in pace. Infatti la pace del mondo (cfr. v. 27b), è resa possibile solo perché fondata sulla violenza, sulla paura, sul dominio, su pericolosi giochi d’equilibrio. La pace apportata da Cristo è invece frutto della vittoria del bene sul male, o meglio del male attraversato dal bene.

La pace su cui può riposare la nostra vita, scaturisce dall’avere lo Spirito di Dio in sé, dalla consapevolezza di essere abitazione di Dio, una cosa sola con Dio.

Laddove comincia la signoria di Dio nella nostra vita, termina anche il triste affanno del voler rimanere a galla affogando gli altri.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

"beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»."

«Se uno mi ama… noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (v. 23)

Buon cammino!

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