Venerdì, 20 Ottobre 2017
Domenica 16 Settembre 2012 17:13

Salmo 119

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Cantico delle ascensioni.

Supplica contro calunniatori.

 

Siamo di fronte a una nuova raccolta di salmi - 15 in tutto, dal 119 al 133 - certamente composti in un periodo successivo all'esilio. Pur conservando, come quelli del precedente gruppo un pluralismo di temi specifici e di generi letterari, hanno in comune alcuni elementi di rilievo: il titolo ebraico, la destinazione, e un tema di base mostrato o lasciato intravedere con evidenza e intensità diverse.

 II titolo ebraico, che vien tradotto o come "canticum graduum" = cantico dei gradini, eseguito, cioè, sui gradini del tempio (donde il nome di "salmi graduali"), o come "cantico delle ascensioni", indica sostanzialmente, la stessa cosa: salmi di pellegrinaggio, destinati ad esser cantati o all'approssimarsi della Città santa, quando già le mura e le torri e il tempio apparivano allo sguardo attonito dei pellegrini, oppure all'arrivo nel santuario, dai leviti collocatisi sui gradini di accesso all'interno del tempio. Il tema di base comune rimane in ogni caso il pellegrinaggio ("ascensione") alla Città santa e al suo tempio. Tutto è dominato, quindi, con tonalità diverse, da un senso di attesa, di amore, di ammirazione, per Gerusalemme, monte Sion, la "casa dove Dio dimora" come meta da raggiungere e conquistare, in cui trovare la pace e la gioia, dopo le lunghe sofferenze dell'esilio. Di qui il ripetuto affiorare del senso religioso e teologico circa la precarietà del contingente di fronte alla stabilità dell'assoluto e dell'eterno.

A livello di "segni" il tema, proiettato nel passato, richiama in modo eloquente le vicende dell'esodo. Alla significazione storica immediata si aggiunge così il senso commemorativo pasquale. Per questo nelle grandi celebrazioni liturgiche del tempio - alle quali appunto erano diretti i pii pellegrini d'Israele - i cantici delle ascensioni venivano collegati a quelli dell'Hallel, tanto che in seguito, come s'e visto, uniti ai salmi 134 e 135, assunsero globalmente la denominazione, riservata a quest'ultimo, di "Grande Hallel".

Ma, sempre a livello di "segni" questi cantici delle ascensioni - nel loro complesso, e alcuni in maniera più esplicita - hanno una non meno eloquente proiezione profetica ed escatologica. Giuda esule e peregrinante verso Gerusalemme, non meno di Israele peregrinante nel deserto verso la terra di Canaan, sono figura dell'intero popolo di Dio, esule su questa terra seminata di menzogna, di violenza e di guerra, pellegrino verso i monti di Dio, lungo la via di salvezza aperta dal "passaggio" del Risorto.

Salmo 119

 

Cantico delle ascensioni.

Supplica contro calunniatori.

1Nella mia angoscia ho gridato al Signore

ed egli mi ha risposto.

2Signore, libera la mia vita

dalle labbra bugiarde,

dalla lingua ingannatrice

3Che cosa ti darà,

come ti ripagherà,

o lingua ingannatrice?

4Frecce acute di un prode

con braci ardenti di ginestra!

5Ahimè, io abito straniero in Mesec,

dimoro fra le tende di Kedar!

6Troppo tempo ho abitato

con chi detesta la pace.

7Io sono per la pace,

ma essi, appena parlo,

sono per la guerra.

Le righe seguenti ti aiuteranno a comprendere meglio il salmo.

Il salmo 119 apre la serie dei "cantici delle ascensioni" Le angosce del salmista sono anche le angosce e le aspirazioni dell'esule: straniero, circondato da insidie tra gente insincera, litigiosa, guerrafondaia. Anche quando prova a stabilire un contatto, ad aprire un dialogo. si sente respinto, le posizioni sono inconciliabili: egli è per la pace, quelli, al contrario, la detestano e vogliono la guerra. Non ne può più: "troppo io ho dimorato.....". Di qui il suo grido al Signore, il suo desiderio di liberazione, nella nostalgia di un mondo migliore, che egli spera di trovare nella Città santa. Ma solo nel Cristo risorto troverà quella pace vera "che il mondo non può dare". Una pace sofferta. conquistata seguendo il Cristo nel quotidiano rinnegamento di se e nell'abbraccio della propria croce, nell'attesa nostalgica della pace piena. quando il pellegrino, al termine del "troppo" di quaggiù, sarà ammesso a "dimorare fra le tende" di lassù.

Rileggi attentamente il salmo, assaporalo, fallo tuo. Verifica di averlo compreso. Quindi fai riferimento a questa frase del Nuovo Testamento.

Usciamo dunque verso di lui fuori dell'accampamento, portando il suo obbrobrio, perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. Eb 13, 13-14..

E termina con la seguente colletta salmica:

Preghiamo

Concedici, Signore, di trovare nella trasparente verità del Vangelo quella tua pace vera che il mondo non può dare.

  

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Ultima modifica Venerdì 03 Gennaio 2014 18:20
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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