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Domenica 14 Marzo 2021 12:01

Cap. III, Gesù e Giovanni il Battista In evidenza

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da: GIOVANNI IL BATTISTA E GESU' , UNA RICOSTRUZIONE STORICA

Dario Vota

Tra coloro che si fecero battezzare da Giovanni ci fu anche Gesù, allora sui trent'anni o poco più

[Resta per ora irrisolto il problema dell'anno di nascita di Gesù: il consenso maggioritario tra gli studiosi del Gesù storico lo pone un paio d'anni prima della morte di Erode il Grande, fissata, in base a vecchi calcoli su notizie fornite da Giuseppe Flavio, al 4 a.C.; ma negli ultimi anni alcuni studi specialistici hanno messo in discussione questa data di morte di Erode, portandola avanti di diversi anni, secondo alcuni all'anno 1 a.C., secondo altri al 3 d.C.]

Proveniva dal villaggio di Nazaret in Galilea, ma non sappiamo quasi nulla delle vicende della sua vita e della sua formazione negli anni precedenti (le poche notizie contenute nei vangeli dell'infanzia di Matteo e Luca hanno scarso valore storico, soprattutto perché sono essenzialmente ispirate dall'intento prettamente teologico di presentare Gesù fin dalla nascita, anzi fin dal concepimento, come il messia).

Sulla storicità del battesimo di Gesù non ci sono dubbi. Per gli evangelisti quest'avvenimento costituiva infatti un problema che non si sarebbero mai creati da soli: da un lato sembrava significare che Gesù fosse, come tutti, bisognoso di penitenza, e quindi peccatore; dall'altro poneva Gesù in una condizione di apparente inferiorità rispetto a Giovanni. E' evidente infatti lo sforzo degli evangelisti di giustificare l'avvenimento, minimizzando il ruolo di Giovanni e mettendo al centro Gesù. Basta vedere come lo presentano Matteo e Giovanni:

- Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: "Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". Ma Gesù gli rispose: "Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia". Allora egli lo lasciò fare. (Mt 3,13-15);

- Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: "Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: "Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me". Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele" (Gv 1,29-31).

Era in ogni caso un evento ben radicato nella tradizione trasmessa dai seguaci di Gesù, un evento col quale si riteneva che avesse avuto il suo vero inizio la missione di Gesù.

Come dobbiamo interpretare la decisione di Gesù di andare a farsi battezzare da Giovanni? I Vangeli non dicono nulla in proposito; quello che possiamo ricostruire è che a un certo punto della sua vita, poco dopo i trent'anni, Gesù, che probabilmente aveva già fatto la scelta di rimanere celibe (scelta di vita anomala per quei tempi in Israele, anche se non del tutto eccezionale: celibi erano, ad esempio, gli uomini di Qumran), ha scelto di lasciare la famiglia di origine per entrare a far parte di un movimento di rinnovamento; e ha scelto il movimento penitenziale di Giovanni perché evidentemente riteneva che tra i tanti orientamenti che esprimeva allora il giudaismo fosse il più convincente e impegnativo.

Cosa ha significato per Gesù il battesimo di Giovanni? I Vangeli sinottici considerano decisivo e fondante l'episodio del battesimo, perché con esso Gesù ebbe una rivelazione e una vocazione : Uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento" (Mc 1,10-11).

Per tutti e tre i sinottici nel battesimo Gesù fece un'esperienza straordinaria: ricevette l'investitura a messia. E infatti, una volta battezzato, cominciò subito la sua missione messianica. Anche se l'inizio del ministero pubblico è posto da Marco più tardi, dopo l'arresto di Giovanni (il che porterebbe alla prima metà dell'anno 29), nulla si dice di quanto avvenne nel periodo tra il battesimo di Gesù e quell'arresto; ma si dice che Gesù viene subito condotto nel deserto per essere tentato, il che è una preparazione alla sua azione messianica; così il battesimo è nei vangeli sinottici non solo l'inizio ma il momento fondante della missione messianica di Gesù.

Tuttavia, se l'episodio del battesimo è da considerare storicamente sicuro, è più difficile ricostruire in cosa sia consistita storicamente la teofania che Marco riporta, come esperienza mistica personale di Gesù, in Mc 1,10-11. Come hanno fatto i discepoli di Gesù a venire a conoscenza di un esperienza privata e interiore di Gesù? E' un po' ingenuo pensare che la vicenda sia stata raccontata loro da Gesù, perché, così com'è esposta dall'evangelista, è essenzialmente un'interpretazione teologica. Quello che si può dire senza andare in ipotesi non dimostrabili, è che Gesù nella vicenda del battesimo ha vissuto un'intensa esperienza mistica della benevolenza di Dio e una profonda presa di coscienza della sua vocazione.

In conseguenza di questa esperienza decisiva, Gesù non fece ritorno alla vita di tutti i giorni, come avveniva per la maggior parte dei battezzati da Giovanni, ma rimase per qualche tempo nell'ambito della missione del Battista. Il vangelo di Giovanni, per quanto ancora più teologico dei sinottici, sembra dare in proposito un'indicazione storicamente convincente. Il quarto evangelista mostra infatti di conoscere un periodo di collaborazione tra Giovanni e Gesù dopo il battesimo di quest'ultimo:

Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c'era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione (Gv 3,22-24).

Gesù cioè, secondo questa fonte, si è per qualche tempo avvicinato al (o è entrato a far parte del) gruppo stesso del Battista e ha battezzato anch'egli, sia pure in luoghi diversi (Gesù in Giudea, Giovanni a Ennon, località non ben identificata ma comunque più a nord secondo la maggior parte degli studiosi). E l'azione battezzatrice di Gesù è ribadita nel seguito dello stesso brano:

Nacque una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: "Rabbì, colui che era con te dall'altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui (Gv 3,25-26).

La notizia è credibile, perché l'evangelista non avrebbe mai inventato un particolare che poneva Gesù in una posizione non più che paritaria col Battista e non poteva non creare difficoltà ai seguaci di Gesù. E anche l'affermazione di Gv 4,1-3 (Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: "Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni" - sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli -, lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea) mostra, nel commento che erano i discepoli e non Gesù a battezzare, tutto l'imbarazzo che questa collaborazione di Gesù col Battista poneva all'evangelista.

Lo stesso quarto Vangelo dichiara inoltre che i primi due discepoli di Gesù hanno cominciato a seguirlo proprio su indicazione del Battista:

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: "Che cosa cercate?". Gli risposero: "Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?. Disse loro: "Venite e vedrete". (...) Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro (Gv 1,35-40) .

Il quarto Vangelo offre così allo storico un contributo fondamentale, riportando uno scenario di estremo interesse, che rompe il silenzio dei Vangeli sinottici sul periodo iniziale del ministero pubblico di Gesù. Nei brani citati da Gv 1 e Gv 3 l'evangelista ha conservato, secondo alcuni studiosi, delle tradizioni arcaiche che mantenevano il ricordo di un periodo in cui Gesù, dopo il battesimo, era rimasto per qualche tempo al seguito di Giovanni, prima come discepolo e poi come assistente.

Interessante è la notizia giovannea sui primi due discepoli: essa è in contrasto con la versione dei sinottici, secondo i quali la chiamata dei primi seguaci è avvenuta in una località sulle sponde del lago di Galilea (Mc 1,16-20; Mt 4,18-22; Lc 5,1-11), mentre per Gv 1,35 ss. è avvenuta a Betania oltre il Giordano (quindi in Perea e non in Galilea). Ma in ogni caso, se anche si volesse preferire l'indicazione dei sinottici, non si potrebbe definire invenzione la notizia di Gv, che potrebbe essersi formata come rappresentazione letteraria di un ricordo storico: del fatto cioè che Gesù abbia chiamato i suoi primi discepoli dall'interno del movimento del Battista (anche se la chiamata è avvenuta presso il lago di Galilea).

Quanto poi al fatto che nel primo incontro con Gesù i due discepoli gli si rivolgano con atteggiamento deferente, chiamandolo "rabbì", la cosa suggerisce che la posizione di Gesù fosse quella di un collaboratore di Giovanni più che di un semplice discepolo, e di un collaboratore autorevole; il che concorderebbe con la citata notizia di Gv 3,22-24 che vede Gesù e Giovanni impegnati in un'attività battesimale parallela e apparentemente coordinata, in due località diverse.

L'immagine di un Gesù battezzatore che qui emerge è così in controtendenza con la netta superiorità che i Vangeli attribuiscono a Gesù rispetto al Battista, che è difficile negarle valore storico (non per nulla il quarto evangelista ha sentito poco dopo il bisogno di correggere un po' la notizia con la precisazione che in realtà non era Gesù a battezzare ma i suoi discepoli)

Dunque, si può accogliere come fatto storicamente solido che Gesù, come i suoi primi discepoli, abbia mosso i primi passi della sua attività pubblica nell'ambito del movimento di Giovanni il Battista, come suo discepolo e collaboratore.

Se è così, dobbiamo pensare che Gesù per qualche tempo abbia condiviso le idee di Giovanni e la sua predicazione non abbia ancora avuto un carattere messianico, ma sia stata quella di un profeta che annunciava l'imminenza del giudizio divino.

Questo periodo non è però durato a lungo, ben presto è maturata in Gesù una scelta diversa; ed è probabilmente questo che va colto dietro quei quaranta giorni nel deserto, tentato da Satana di cui parla Mc 1,13 da un punto di vista più teologico che storico e con un linguaggio tipicamente biblico, e che la fonte Q ha raccontato in maniera immaginosa con l'episodio delle tentazioni (Mt 4,1-11 / Lc 4,1-13).

Stando a Mc 1,14, Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".

Dopo l'arresto di Giovanni, cambiano i luoghi e la strategia missionaria di Gesù: ora è in Galilea, sceglie la condizione di insicurezza e di instabilità del profeta itinerante, che gira per i villaggi della regione predicando all'aperto ma entrando spesso anche nelle case della gente, prendendo come luoghi di riferimento soprattutto la zona del lago di Genezaret, popolata da pescatori e contadini.

Ma cambia anche la predicazione: Gesù annuncia l'avvento del regno di Dio, mentre la predicazione di Giovanni consisteva nell'annuncio del giudizio di Dio. Gesù appare in Galilea come un profeta che proclama la svolta salvifica attesa da Israele; la sua predicazione consiste soprattutto nell'annuncio gioioso (il "vangelo", la buona notizia) della salvezza offerta da un Dio che è padre misericordioso di ognuno, una salvezza offerta a tutti, che chiede di essere accolta con fiducia. Quello del regno è l'annuncio specifico e nuovo di Gesù.

 

Nota bibliografica

Per il presente contributo si è attinto principalmente a

G. Jossa, Tu sei il re dei Giudei. Storia di un profeta ebreo di nome Gesù, Carocci, Roma 2014, in part. pp. 55-65;

F. Adinolfi, Gesù continuatore di Giovanni. Studio storico-esegetico sulla relazione tra Gesù di Nazaret e Giovanni il Battista, Ph. D. Diss., Università di Bologna, 2014. 

  

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Ultima modifica Mercoledì 24 Marzo 2021 15:09
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini