Domenica, 22 Luglio 2018
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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Venerdì 06 Luglio 2018 14:51

"Lodate Dio ... sole e luna,"

Sul mar del tuo silenzio, Dio mio,

andiamo solitari: Tu ed io.

Sicura, la tua nave solca l'onde

e, veloce, mi porta ad altre sponde…

Mentre il cielo s'incendia, incandescente

nel mar s'immerge il sole, lentamente,

come girandola a mille colori,

e l'acque ne riflettono i bagliori.

Quando ormai l'astro s'è spento nel mare,

gruppo di perle d'oro, Orione appare,

poi, quali gaie, vide fiammelle,

a mille a mille s'accendono le stelle.

Allor sgorga un canto dal mio cuore:

Lodato sii Tu, dolce Signore,

pel sole che hai creato, per le stelle,

che luminose hai fatte, e molte e belle.

Lodato sii Tu, per questo mare

che a tua immensità mi fai pensare;

e ancor lodato sii, per questa brezza

che, dolcemente, il viso mi accarezza.

Ma più lodato sii per la pace

che in Te mi fai gustar, piena e verace”.

Del mio canto le note ai più lontani

lidi vanno, qual volo di gabbiani,

fendendo l'aere nella notte bruna

Da argentea nube squarciata, la luna

s'affaccia, bianca e muta, ad ascoltare;

mi bacia col suo raggio e poi scompare.

 

 

Clicca qui per andare all'INDICE di questo TEMA: "La Poesia"

 

 

Anno B

 

- don Paolo Squizzato

 

 

Prima lettura: (Ez 17,22-24)

 

 

Così dice il Signore Dio:

«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,

dalle punte dei suoi rami lo coglierò

e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;

lo pianterò sul monte alto d’Israele.

Metterà rami e farà frutti

e diventerà un cedro magnifico.

Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,

ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.

Sapranno tutti gli alberi della foresta

che io sono il Signore,

che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,

faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.

Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

 

 

Amen

 

 

 

Salmo: 91

 

 

 

Rit. È bello rendere grazie al Signore.

 

È bello rendere grazie al Signore

e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunciare al mattino il tuo amore,

la tua fedeltà lungo la notte. Rit.

 

Il giusto fiorirà come palma,

crescerà come cedro del Libano;

piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio. Rit.

 

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,

saranno verdi e rigogliosi,

per annunciare quanto è retto il Signore,

mia roccia: in lui non c’è malvagità. Rit.

 

 

 

Seconda lettura: 2Cor 5,6-10

 

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore.

Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.

Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

 

Parola di Dio

 

 

 

Canto al Vangelo

 

 

Alleluia, alleluia.

 

Il seme è la parola di Dio, il seminatore è Cristo: chiunque trova Lui, ha la vita eterna.

 

 

Alleluia

 

 

 

Vangelo: Mc 4,26-34

 

 

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

 

Parola del Signore

 

 

OMELIA

 

 

“Bonum est diffusivum sui”, il bene si diffonde da sé, dice Tommaso d’Aquino.

 

Diamo solitamente poco credito al bene. Non crediamo in fondo che sia l’unica soluzione dinanzi al male e alla violenza. Occorre crescere nella fiducia che la vittoria, il compimento, il frutto non spetta a noi, ma alla potenza insita nell’atto di bene che compiamo.

L’unica cosa che viene chiesta all’uomo è fare il bene, e poi attendere credendo fino in fondo che alla fine il frutto si compirà, coi suoi tempi e non i nostri. Infatti il bene – dentro e fuori di noi – necessita di tempi molto lunghi per affermarsi. Solo il male ha tempi rapidissimi per compiersi.

Se una cosa è vera poi, cresce da sé. La menzogna ha invece necessità di essere proclamata a squarciagola, altrimenti nessuno gli credere.

Il contadino sa che il lavoro fatto in autunno porterà frutto solo dopo un inverno rigido e buio, e nel frattempo sa anche di non dovere far niente, perché a volte il non fare è l’opera più grande e produttiva che si possa compiere. Nell’arte, come nella vita spirituale, quanto meno si opera maggiormente si crea. Charles Dickens scriveva ‘È una vita che cerco di spiegare a mia moglie che se guardo fuori dalla finestra è perché sto lavorando!’. E Lao Tse: «Il saggio tanto meno opera più crea».

Chi non nutre fiducia nel fatto che il seme porti in sé la possibilità del compimento, che operare il bene sia già promesso di un futuro di compimento, si darà sempre da fare per indottrinare, aggiungere parole a parole, usare violenza.

Il bene invece ha un altro modo di essere fecondo: laddove a noi pare vi sia la morte, la sconfitta, il silenzio, il bene comincia ad agire apportandovi vita, vittoria, presenza. «Dorma… di notte…» (v. 27), è il richiamo alla morte di Gesù. È lui il seme che è stato gettato nel campo del mondo.

Se cerchiamo di affermare il regno di Dio attraverso il potere, l’organizzazione, il successo, la strategia del mondo insomma, non contribuiremo a far altro che aumentare la presenza del male nel mondo stesso.

Pietro, Giuda, i romani, la religione del suo tempo rifiutarono Gesù, il bene fatto carne, perché non poterono accettare la rivelazione di un Dio debole, piccolo e fragile. Quando fu annunziata ai pastori la nascita di Gesù, il segno fu questo: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Mt 2, 12).

 

Questo è Dio, il bene incarnato.

Questa è l’unica via per la salvezza: il bene vissuto.

 

CAMMINO DELLA SETTIMANA

 

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

 

  • “…. il più piccolo di tutti i semi ,,,, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante ….”

  • Questo è Dio, il bene incarnato. Questa è l’unica via per la salvezza: il bene vissuto.

 

Buon cammino!

 

 

Se hai bisogno di una scheda per guidare la "Liturgia della Parola", sulle letture di questa domenica, la troverai qui:

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

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