Lunedì, 22 Settembre 2014
Lunedì 19 Dicembre 2011 19:00

Diventare Dio

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di Enzo Bianchi

Monastero di Bose

 

Eccoci allo scopo della vita spirituale: entrare nel regno dei cieli, partecipare alla vita eterna, diventare Dio.

 In molte maniere è stato enunciato lo scopo della vita spirituale. L'oriente ama dire che esso è l'acquisizione dello Spirito santo, oppure che è la divinizzazione. Da Atanasio in poi l'adagio recita: «L'uomo è un animale la cui vocazione è diventare Dio», oppure: «Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventi Dio», e nella tradizione monastica si mette l'accento sul fatto che questo è possibile grazie all'acquisizione dello Spirito santo17.

Il cristiano si fa dunque stauroforo, «portatore della croce» (sequela), per diventare pneumatoforo, «portatore dello Spirito», tempio dello Spirito (inabitazione), fino a partecipare alla natura di Dio (cf. 2Pt 1,4).

Eccoci dunque davanti all'ineffabile, a ciò che è impossibile all'uomo e alle sue forze: la théosis o divinizzazione18, che avviene in noi per opera dello Spirito santo, il quale effonde in noi l'agape fino a fare di noi il Figlio di Dio, il Crocifisso che perdona i nemici e chiede che tutti siano salvati... Il sogno di Prometeo o di Adamo, diventare Dio, desiderio che abita l'uomo, si compie non per via di rapina, ma per dono di Dio e partecipando alla carità di Dio, perché Dio è amore. Certo, la creatura non diventa il Creatore, e Massimo il Confessore precisa definitivamente: «Si diventa Dio ad eccezione dell'identità della natura»19.

Dio tutto in tutti, comunione definitiva tra tutti gli uomini salvati, agape e amore trasfigurante tutto il cosmo...

L'occidente, oggi, ritornando a respirare con i due polmoni e quindi beneficiando della grande tradizione spirituale dell'oriente, non sente più estranea questa visione e medita sulle parole dell'apostolo Pietro che parla di partecipazione alla natura divina (theìas koinonoì physeos: 2Pt 1,4). Ma va confessato che nella sua tradizione ha preferito vedere lo scopo della vita spirituale nell'imitazione di Cristo, nel diventargli conformi nella croce, nel seguirlo fino alla resurrezione. L'oriente mette l'accento sull'opera dello Spirito santo, l'occidente mette l'accento sull'attrazione del Cristo crocifisso: l'una è letta come luce di trasfigurazione sul volto del santo, l'altra come conformità a Cristo del santo diventato «somigliantissimo»20.

In ogni caso la vita spirituale cristiana è unica nella sua essenza e nella sua origine che è lo Spirito santo; è diversa nelle forme, ma unico è lo scopo: la salvezza ottenuta mediante la sequela di Cristo grazie alle energie dello Spirito santo. In entrambe risuona la stessa voce sentita da Ignazio di Antiochia in cammino verso il martirio come acqua zampillante che mormorava in lui: «Vieni al Padre! 21

di Enzo Bianchi

Monastero di Bose

Note

1) Ci sono forme di vita religiosa che non comportano vita spirituale e ci sono invece dei non credenti che hanno una vita interiore o spirituale sviluppata: il buddismo, ad esempio, non è vissuto in una religione, ma è innanzitutto una via interiore ispirata da una spiritualità antiidolatrica straordinaria e raffinatissima. Cf. P. Hennequin, «Vie spirituelle: l'épreuve de la liberté», in La foi et le temps XXI/2 (1991), pp. 129-131.

2) Cf. Platone: «Chi non si interroga su se stesso non vive una vita umana» (Apologia di Socrate 1,28).

3) Molto chiarificante sul rapporto tra vita interiore e vita spirituale cristiana è l'articolo di A. Wénin, «Repères bibliques pour un chemin de vie spirituelle», in La foi et le temps XIX/4 (1989), pp. 291-293.

4) L'espressione «respirare Io Spirito santo» è comune nella patristica orientale. Nella spiritualità occidentale la si ritrova in Guglielmo di Saint-Thierry: «A te apro la mia bocca, Signore, e aspiro lo Spirito, stando nella mia casa di solitudine e aspirando il respiro della mia brama» (De contemplando Deo 14,2; cf. Contemplazione, a cura di E. Arborio Mella, Bose 19953, p. 57).

5) Philippe Ferlay definisce la vita spirituale un lungo e paziente pellegrinaggio in direzione del cuore profondo. Cf. il paragrafo: «Vers le coeur profond", in Abrégé de la vie spirituelle, Paris 1988, pp. 200-202.

6) Sulla strutturazione della vita spirituale e sulle differenti fenomenologie spirituali cristiane, cf. Un moine bénédictin, L'espérience inttérieure. La vie dans le Christ, Paris 1981.

7) Ct. E. Bianchi, «Non sapete che lo Spirito di Dio abita in voi?», Bose 1998 (Testi di meditazione 83).

8) Cf. T. Anatrella, «Psychologie des religions de la mère», in Christus 154 (1992), p. 243; J.-E. Schlegel, Religions à la cane, Paris 1995.

9) Sul tema della conversione si vedano le illuminanti pagine di uno dei più grandi maestri spirituali dei nostri giorni: A. Louf, Sotto la guida dello Spirito, Bose 1990, pp. 18-24.

10) Cf. Gregorio di Nissa: «Allo Spirito santo appartiene la particolare e prioritaria forza ed energia di purificare e rimettere i peccati» (De oratione dominica III, PG 44,1157D). Cf. inoltre il Postcommunio del martedì dell'Ottava di Pentecoste, nel Messale romano: «Quia ipse est remissio omnium peccatorum».

11) Apoftegma anonimo citato in T. Colliander, Il cammino dell'asceta, Brescia 1987, p. 55.

12) Gregorio di Nissa, In Cantica Canticorum homilia VIII, PG 44,941C.

13) Cf. G. Colombo, Sulla evangelizzazione, Milano 1997, pp. 63-67.

14) Basilio di Cesarea, De Spiritu Sancto XVI,39, PG 32,140C.

15) Agostino, In Epistulam Ioannis, tr. V1II,12, PL 35,2043.

16) Passio sanctarum Perpetuae et Felicitatis 15: «... ci sarà un altro in me a soffrire per me, poiché anch'io sono pronta a soffrire per lui». Cf. L. Bouyer, «Le martyre et l'expérience de l'Esprit», in Le Consolaleur, Paris 1980, pp. 113-131.

17) Cf., per esempio, Serafim di Sarov, Colloquio con, Motovilov, in P. Evdokimov, Serafiim di Sarov, uomo dello Spirflo, Bose 1996, pp. 67 ss.

18) Sulla théosjs o divinizzazione, cf. G. I. Mantzaridis, «La dèification de l'homme», in Contacts 141 (1988), pp. 6-7; F. Brune, Pour que l'honzme devienne Dieu, St. Jean de Braye 1992; P. Nellas, Voi siete dèi, Roma 1993.

19) «Katà pànta hémoios, chorìs tês pròs autòn katà tèn physin tautétetos»: Epistula 25, PG 91,613D.

20) grazie alle energie della trasfigurazione (Atanasio di Alessandria, Vita Antonii 92,1, PG 26,972B), e il dono delle stigmate fatto a Francesco, la sua rassomiglianza a Cristo crocifisso (Tommaso da Celano, Vita prima 94-95, in Fonti Francescane I, Assisi 1977, pp. 487-488). Entrambi questi santi, «tipologici» per l'oriente e l'occidente, sono stati segnati dalla gloria dello Spirito santo, ma in modi differenziati: la luce taborica e le stigmate!

21) Ignazio di Antiochia, Ad Romanos VII,2.

 

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Ultima modifica Giovedì 29 Dicembre 2011 12:21
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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