Lunedì, 27 Maggio 2019
Venerdì 28 Dicembre 2018 12:31

Festa della Santa Famiglia – Domenica 30 Dicembre 2018 -

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Prima lettura: (1Sam 1,20-22.24-28)

 

20Al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuele, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto». 21Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, 22Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre».

24Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. 25Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli 26e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. 27Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. 28Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.


Parola di Dio

 

Salmo responsoriale (Sal 83)

 

Rit. Beato chi abita nella tua casa, Signore

 

Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente. Rit.

Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore. Rit.

Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato. Rit.



Seconda lettura (1Gv 3,1-2.21-24)

 

Carissimi, 1vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. 2Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

21Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, 22e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.

23Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. 24Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.



Parola di Dio

 

 

 

Canto al Vangelo (At 16,14)

Apri, Signore, il nostro cuore

e accoglieremo le parole del Figlio tuo.



Alleluia.

 

 

 

 

Vangelo (Lc 2,41-52)

 

 

41I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

51Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.



Parola di Dio

 

 

Omelia

 

 


Oggi è la domenica detta della ‘Sacra famiglia’.
Sfogliando il vangelo però troviamo passi in cui Gesù pare far di tutto per frantumare l’idea canonica di famiglia che ci portiamo dentro e che una certa ideologia cattolica ha trasformato in ‘famigliarismo’.
Dobbiamo essere onesti. Gesù è venuto a rompere con certi legami famigliari, così stretti da essere coercitivi e certe dipendenze così totalizzanti da risultare mortali.
Gesù si è dovuto anzitutto liberare lui stesso da pastoie famigliari che rischiavano di diventare totalizzanti. Marco, all’inizio del suo scritto, ci ricorda che mentre Gesù sta parlando gli vengono a riferire che ‘là fuori’ si trovano sua madre e i suoi fratelli che sono venuti a prenderlo, tra l’altro credendolo fuori di testa per le cose che andava dicendo, ossia contraddicendo molto della Legge antica ritenuta incontestabile. E questo uomo di una libertà interiore senza eguali, dice loro: lasciatemi qua, devo fare la mia strada, devo portare a compimento ciò che io sono e non quello che voi immaginate e che reputate essere bene per me.
Gesù non perde l’occasione di ricordarci che la famiglia di sangue non è l’ultima parola sulla vita di una persona.
«È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla» (Gv 6, 63).
E in fondo aveva ragione anche il poeta: «Non è la carne e il sangue, ma il cuore a renderci padri e figli» (Friedrich Schiller).
Si dà ‘famiglia’ laddove ci si ama.
«Mia madre e i miei fratelli son quelli che ascoltano e mettono in pratica la mia parola», ossia vivono la modalità dell’amore, ripete Gesù. Perché solo l’amore è fecondo, in quanto la sola forza in grado di produrre vita. E fecondità non coincide con generatività, mettere necessariamente al mondo figli. Fecondità significa vivere in modo da venire alla luce di sé stessi. Sbocciare come donne e come uomini completi. E l’unico modo, l’unica strada per fare questo è l’amore.
Gesù non torna “a casa” coi suoi. Ognuno deve trovare il proprio luogo esistenziale, non indicato e preparato da altri, e poi abitarlo con ostinazione. Ma prima occorre rompere, lasciare tane e nidi, zone di confort caldi come uteri materni, e lasciar morire i propri ‘padri’ ossia sganciarsi da legami troppo direttivi di personalità forti cui abbiamo concesso uno smisurato potere su di noi (cfr. Lc 9, 57-61).
Gesù deve occuparsi delle “cose del Padre suo” (cfr. v. 49b). La via obbligata per portare a compimento la propria vita è anzitutto quella che si prende cura del Padre che ci abita, ossia quella «Presenza vivente, immanente nel creato e nelle creature che guida verso il compimento del loro specifico e personale destino» (G. Vannucci).

 



CAMMINO DELLA SETTIMANA

 

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

 

  • Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.” e noi?

  • «Mia madre e i miei fratelli son quelli che ascoltano e mettono in pratica la mia parola»

 

 

Buon cammino!

 

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

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Ultima modifica Venerdì 28 Dicembre 2018 12:42
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini