Martedì, 23 Luglio 2019
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini

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Venerdì 08 Marzo 2019 19:24

I Domenica di Quaresima. 10 Marzo 2019

Anno C

di don Squizzato

Prima lettura: Dt 26,4-10

4Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all'altare del Signore, tuo Dio, 5e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: «Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. 6Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. 7Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; 8il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. 9Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. 10Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato». Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio.

Salmo: 90

Rit.: Resta con noi, Signore, nell'ora della prova

1 Chi abita al riparo dell'Altissimo
passerà la notte all'ombra dell'Onnipotente.

2 Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido». Rit.

10 non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.

11 Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie. Rit.

12 Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.

13 Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi. Rit.

14 »Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.

15 Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell'angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso. Rit.

Seconda lettura Rm 10,8-13

8Che cosa dice (Mosè) dunque? Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore, cioè la parola della fede che noi predichiamo. 9Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. 10Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. 11Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. 12Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. 13Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

Vangelo: Lc 4, 1-13

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane». 4Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo».
5Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». 8Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
affinché essi ti custodiscano
;

11e anche:

Essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra
».

12Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
13Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

OMELIA

E l’amore dà, non può far altro. Ma cosa dona l’amore? Tutto ciò che è, e non ciò che ha. L’amore ha a che fare solo con la dimensione dell’essere, non dell’avere. Un amore che dona poco meno che se stesso, non dà nulla. Inoltre l’amore raggiunge l’amato sempre là dove questi sta morendo.
Nel mio limite, nella mia fragilità, nel mio peccato egli mi raggiunge col suo essere – e non con le sue cose – facendo in modo che quello che poteva essere per me luogo di morte, di sconfitta, di fallimento si trasformi in occasione di incontro, di abbraccio, di rinascita.
La misericordia funziona così: trasforma luoghi di inferno, in spazi di paradiso.
Questa logica intrinseca all’amore appena descritta, non è scontata viverla nel nostro quotidiano. Il dare la propria vita perché l’altro possa sperimentare in pienezza la propria, non è infatti cosa di questo mondo. La logica comune è piuttosto quella che grida: mors tua vita mea.
Una grande tentazione insita nella vita dell’uomo da sempre, è quella di affermare la felicità, di instaurare il bene, di creare un ‘mondo migliore’ fuori dalla logica dell’amore. Ricordiamo però che tutto ciò si chiama ‘dittatura del bene’, provocando – va da sé – solo grande sofferenza.
È ciò che il diavolo sta cercando di insinuare in Gesù: affermare il bene nel mondo, portare la felicità, non come frutto di un lento e faticoso lavorio dell’amore, ma come imposizione di una ‘volontà di potenza’, di un atto di forza, come risultato di uno spettacolo della propria divinità.
La felicità, il bene dell’altro, il vivere relazioni sane, la pace tra le persone è affermabile solo a caro prezzo, e con tempi molto lunghi, quelli propri dell’amore appunto.
Il bene è qualcosa di prezioso, e per questo non può che essere il distillato di un amore che ha conosciuto tutta la fatica del dono di sé, la scarnificazione per la rinuncia del proprio egoismo, che ha saputo versare lacrime e sangue perché il bene potesse essere affermato e divenire più forte anche della morte. Proprio come Cristo che trasforma il mondo del male in luogo di incontro e di salvezza, avendo vissuto prima, fino in fondo, la compassione, la pazienza, la compagnia buona con gli uomini che gli passavano accanto, sino a pagare completamente il prezzo di questo amore, salendo su una croce.



Sabato 02 Marzo 2019 19:08

"Speravo, in te speravo..."

Suor Maria degli Angeli

    Carmelitana Scalza

Mercoledì 20 Febbraio 2019 11:21

"Se uno ha sete, si avvicini a me"

Suor Maria degli Angeli

    Carmelitana Scalza

Lunedì 04 Febbraio 2019 12:36

"Gesù, ... accoglimi"

Suor Maria degli Angeli

Carmelitana Scalza

Anno C

Don Paolo Squizzato

Prima lettura: Neemia 8,2-4a.5-6.8-10

2Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
3Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d'intendere; tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge. 4Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza.

5Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. 6Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.

8Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. 9Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. 10Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Salmo: 18

Rit. Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

8 La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice. Rit.

9 I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. Rit.

10 Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti, Rit.

15 Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore. Rit.

Seconda lettura: 1Cor 12,12-30

12Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. 13Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
14E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. 15Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 16E se l'orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo, non per questo non farebbe parte del corpo. 17Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? 18Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. 19Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? 20Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. 21Non può l'occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi. 22Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; 23e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, 24mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, 25perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. 26Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.

A ciascuno il suo dono

27Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. 28Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. 29Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? 30Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? 31Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.

Vangelo: (Lc 1, 1-4; 4, 14-21)

«1Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, 2come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, 3così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, 4in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
“18Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
19a proclamare l’anno di grazia del Signore.”
20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.21Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».


OMELIA

Dio ha un sogno, che i poveri siano fatti oggetto di salvezza; i prigionieri siano messi in libertà; i ciechi riacquistino la vista; gli oppressi conoscano la libertà, e la storia conosca la possibilità di una ri-creazione.
Gesù dice: “in me – oggi – il sogno di Dio s’è fatto realtà” (cfr. v. 21).
Anzitutto è in me a compiersi questo sogno. Quando mi permetto di entrare in contatto col ‘Dio più intimo a me di me stesso’ (Agostino), e gli lascio spazio di azione, di espansione, la mia vita conosce pian piano una vera e propria ri-creazione, una trasformazione. Questo per il fatto che l’energia divina che riposa in me inizia a dilatarsi, a irraggiarsi guarendo la mia cecità, le mie durezze, le mie schiavitù dal male e dagli egoismi che tanto inficiano l’umano. E solo dopo, e di conseguenza, la realtà intorno a me comincerà a trasformarsi.

«Sii tu la trasformazione che vuoi vedere nel mondo» (Mahatma Gandhi).

Cercare di trasformare in bene una realtà maligna dall’esterno, sarà sempre occasione di violenza e moltiplicazione del male stesso. Non si esporta il bene “da fuori”, sarebbe stucchevole elemosina.
Gesù è l’uomo che ha compiuto la lenta trasformazione di sé sino a compiere gesti divini; trasformando sé stesso ha mostrato Dio all’opera.
«La divinità si incontra quando l’umanità diventa così integra e profonda, quando si vede una persona senza difese e senza potere che è capace di darsi totalmente. Questo è il momento in cui il Gesù umano ci apre gli occhi a tutto ciò che significa Dio e ci permette di vedere tutto ciò che Dio è. Non è attraverso il divino che noi sperimentiamo l’umano; piuttosto il contrario, è dall’interno dell’umanità che sperimentiamo il divino » (John Spong).
Portare questa nostra umanità e questo nostro mondo a compimento, è compito di ciascuno. Vivere con senso significa unirsi nel bene e condurre la vita verso una direzione precisa, un porto di bene.
E Dio non può farci nulla in tutto questo processo, o meglio ha già fatto tutto all’inizio, ponendo nella creazione stessa – e in noi – sé stesso, ossia il principio di bene e di vita che deve essere ora portato a compimento. Ma tutto questo è solo nelle nostre mani.
Per cui la questione è diventare responsabili, introducendo nel vasto terreno della storia il seme del bene, una sorte di antidoto all’oscurità, che per quanto piccolo, sarà sempre in grado di sprigionare energia infinita, come l’amore. E allora tutta la pasta sarà finalmente lievitata.

«A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi» (Etty Hillesum).


 

CAMMINO DELLA SETTIMANA

 

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

 

  •  «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

  • “in me – oggi – il sogno di Dio s’è fatto realtà”

 

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

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