Venerdì, 15 Dicembre 2017
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Percorsi Spirituali (107)

Venerdì 22 Settembre 2017 08:37

I Sacramenti

Pubblicato da Giorgio De Stefanis

(J.M.Castillo 2011)

(sintesi da una conferenza)

 

Pensate al tempo che dedica un parroco ai sacramenti: spiegazione, amministrazione...

Se togliessimo dalla chiesa e dalla religione tutto quello che appartiene ai sacramenti scomparirebbero i preti, i vescovi, il papa, i cristiani, il parroco, i fedeli, i battezzati, tutto!

La fedeltà ai sacramenti, quindi la fedeltà alle pratiche religiose, ha occupato il posto della fedeltà al vangelo. La fedeltà ai rituali ha occupato il posto della fedeltà a Gesù.

La nostra fede, la nostra religione, hanno come centro non il Dio che si trova nel profano; profano è quello che è fuori del fanum, il fanum è il sacro, il tempio.

Il Dio di Gesù era un Dio che si trovava nel profano, non era il Dio del tempio perché il Dio del tempio era il denaro.

Il rituale sacralizza il tempo, sacralizza lo spazio, sacralizza gli oggetti, sacralizza le persone in tal modo che una persona che ha ricevuto un certo sacramento, sacramento dell'ordine è una persona sacra, quasi divina. E' una persona più importante del Dio di Gesù perché il Dio di Gesù non si trova nel sacro, ma si trova nel buio, si trova nella piccola gente

Cosa sono i sacramenti: Se parliamo della religione, della comunicazione con Dio.

Ebbene allora vi dico: i sacramenti sono i segni, in principio (dopo spiegh

iù importante del Dio di Gesù perché il Dio di Gesù non si trova nel sacro, ma

erò questo meglio) i segni della comunicazione con Dio. E per questo qualsiasi comunicazione si può fare mediante il logos e mediante il bios, mediante la parola, il concetto, l'idea, e mediante la vita.

Logos è parola, e quindi concetto. Quello che portiamo in testa è quello che si può comunicare con segni

Le comunicazioni più determinanti in vita non sono quelle che si fanno per mezzo dei segni, ma l sono quelle che si fanno per il bios. Queste sono le esperienze più determinanti che segnano la persona per il resto della sua vita.

Quello che corrisponde al logos è il concetto, la teoria e pensate che quello che comunica la religione,il logos, i concetti, le idee, le parole hanno preso una strada, mentre il bios ha preso un'altra.

Si parla del vangelo, e allo stesso tempo quel tizio che parla del vangelo è un signore sopra un trono solenne, vestito solennemente, una maestà parlando dell'umiltà ecc...

La forza più determinante in vita, per le persone e per i gruppi umani, non sono le parole, i concetti, le idee, segni, ma i simboli perché i simboli sono i portatori, sono le espressioni umane che portano vita, non concetti.(=L'occhio non è lo sguardo, lo sguardo comunica molto di più che l'occhio, è più veloce che l'occhio)

I sacramenti sono simboli, non segni

L'esperienza dell'amore, dell'odio, l'identità, il senso di identità, tutto questo appartiene all'ambito dei simboli, delle esperienze, non dei segni e dei concetti.

Il bios, simbolo, il bios porta al simbolo, invece il logos porta al segno.

Seconda precisazione: i simboli sono veramente tali quando portano in sé una totalità di senso. Sono delle esperienze particolari; i simboli sono sempre culturali.


Cosa sono i riti?

quando l'espressione simbolica(es. cantare per la gioia) non è puramente individuale, ma è associata, vincolata all'espressione di altre persone,è assolutamente necessario un accordo per esprimere l'esperienza in comune: Questo è il rituale. Il rituale ha la funzione di armonizzare, unificare l'espressione dell'esperienza, se il simbolo individuale è libero, il simbolo comunitario globale deve essere ritualizzato. E' chiaro, vedete. Quindi il rito ha la funzione di unificare, unire, armonizzare l'espressione globale, l'espressione comunitaria. Per questa ragione tutti i gruppi umani hanno dei riti,i rituali sono i segni che mettono in comunione i partecipanti tra loro.

Fate attenzione, la violazione del rituale porta in sé stessa sempre una certa punizione che può essere una punizione registrata dall'autorità o sancita dalla società. Normalmente i rituali religiosi hanno una punizione sancita dall'autorità religiosa, sancita dall'autorità a volte anche civile e sancita soprattutto da Dio.

Gli studiosi del fenomeno religioso spiegano molto bene come l'esperienza della divinità porta in sé stessa l'esperienza del tabù. Esperienza quindi di un senso della vita, una pienezza di vita, ma allo stesso tempo una minaccia, una interdizione e quindi l'esperienza della riverenza, della sottomissione, dell'ubbidienza e se si viola, se si fa una violazione di tutto questo allora il pericolo della punizione, una minaccia.

Una questione previa:

questo Gesù che sta all'origine del cristianesimo ha fondato una religione? Risposta: no!

Perché non poteva fondare una religione un cittadino che è stato ammazzato dalla religione, un individuo quindi nel quale la religione ha visto il nemico più pericoloso.

Qual è l'origine di questi rituali che noi abbiamo e che occupano un posto così centrale, così invasivo, in certo modo così totalizzante nella nostra religione? Gesù non ha istituito nessun sacramento , nessuno.

Qualcuno si domanderà: ma non ha istituito l'eucarestia? No, Non ha istituito nessun sacramento, e neppure lui ha amministrato nessun sacramento, cioè Gesù non ha istituito nessun rituale per mezzo del quale si comunica la grazia, il favore di Dio, l'amore di Dio ai mortali, non ha istituito questo.

(vangelo Giovanni cap. 4,2 si dice che non era Gesù quello che battezzava, ma erano i suoi discepoli.) L'eucaristia, quella che ha celebrato Gesù, fu una cena per dire addio ai suoi amici e un individuo che cena con gli amici non fonda un rituale, neppure istituisce un sacramento(Gv 13,1) (come mai non c'è concordanza con i sinottici se il fatto era così importante?) Neppure in questa cena ha consacrato sacerdoti come dicono alcuni autori che scrivono sui sacramenti con molti argomenti...Mc7...

I riti non servono a niente, questa è una falsa religiosità perché quello che importa non è quello che da fuori entra nell'uomo, ma quello che esce dal cuore e nel cuore non esistono rituali. Un rituale per sé stesso non fa migliori le persone

Il rituale non è uno strumento che produce un effetto automatico perché questo è una concezione magica, questo è pura magia, è l'immaginazione magica della gente e Gesù ha capito questo e ha lottato contro questo, ha denunciato questo. Gesù fu un laico non fu un prete, un funzionario, un amministratore di rituali...

La condizione fondamentale di Gesù è che il centro della religiosità non si trova nei rituali religiosi, ma il centro della religiosità si trova nel comportamento etico. Il centro non sono i rituali, ma l'atteggiamento etico, un atteggiamento, un comportamento etico orientato verso la misericordia, la bontà con gli altri, la tenerezza verso i deboli, anzi deboli morali, peccatori, prostitute, .....

Ciò che è decisivo nel giudizio finale non è la religione con i suoi rituali, ma l'atteggiamento verso gli ultimi, verso gli emarginati, verso i disprezzati, soltanto questo.

Tutta l'educazione,tutta l'ideologia che decide il nostro atteggiamento è ordinata a gestire le cose proprie, nel migliore dei casi in favore degli altri. Gesù pensa un'altra cosa: tutto sarà deciso da come tu hai organizzato la tua vita in funzione dei problemi degli altri.

Se Gesù non ha fondato questi riti, quando hanno cominciato questi rituali?

La prima notizia che abbiamo dell'amministrazione di rituali è cronologicamente prima dei vangeli, con S. Paolo (Rom 5-6 battesimo).Paolo ha cambiato la religione, quello che è certo è che non ha cambiato Dio perché Paolo dice, ripete, che continua a credere al Dio dei padri e il Dio dei padri era il Dio di Abramo.Paolo fu il primo teologo che ha elaborato una teologia per spiegare e giustificare i due simboli e i due rituali fondamentali del cristianesimo, il battesimo e l'eucarestia; questi due rituali non vengono da Gesù, vengono da Paolo storicamente. Per le lettere di Paolo le comunità cristiane primitive non hanno utilizzato spazi sacri per i rituali religiosi perché non avevano templi, celebravano un culto domestico, nelle case particolari.

Quindi non celebrano in spazi religiosi consacrati, non celebravano nel fanum, ma nel profano. Quindi non avevano oggetti per il culto, oggetti sacri per il culto, non avevano vesti speciali liturgiche, non avevano elementi rituali, purificazioni, abluzioni,rituali.

Per quei cristiani vivere cristianamente era uguale a servire al Signore nel mondo, il culto divino si celebrava nella tavola familiare e nell'ambiente di una casa particolare dove si sviluppava il quotidiano. Così la religiosità era mescolata con il quotidiano, la vita normale della gente.

Non esistevano ministri ordinati: Gesù non ha ordinato nessuna persona perché l'ordine non apparteneva alla cultura giudea, apparteneva alla cultura romana e l'ordinazione era un rituale politico e civile, sociale romano di cui si sono appropriati i dirigenti della chiesa nel secolo terzo, nel 240-250. Il battesimo era amministrato da qualsiasi cristiano, l'eucarestia era una cena ordinaria. Prima una cena ordinaria e dopo la cena ordinaria si celebrava una piccola orazione, preghiera, la memoria della cena di Gesù.

I vangeli sono di un radicalismo laicista, al punto che le preoccupazioni di Gesù quali sono state? Le preoccupazioni di Gesù sono state gli ammalati, la salute della gente, è la preoccupazione più forte che ha avuto. Predicava il regno di Dio guarendo gli ammalati. La sua spiegazione era guarire gli ammalati, quelli che soffrivano e l'esclusione dei deboli che era un'altra forma per spiegare certe malattie legate alla psicologia, alla motricità, i paralitici... rituali religiosi no.

Tutti gli esseri umani hanno due bisogni basilari: la salute e la alimentazione. Sono i due grandi argomenti intorno ai quali tutto il racconto del bios di Gesù procede, tutto, le parabole,tutto. E tutto questo porta finalmente al Padre perché il Dio di Gesù non è il Dio dei rituali come ho detto all'inizio, è il Dio della salute, della alimentazione, cioè il Dio dell'essere umano, della felicità umana, dei rapporti umani.

Quando si sviluppano i rituali, la concentrazione religiosa si mette nel rito non nelle necessità delle persone. Questo è decisivo. Pensate a questo: le persone hanno bisogno dei rituali, ma i rituali nella chiesa devono essere pensati, organizzati e diretti per fondare, nutrire, senza avere la preoccupazione per gli altri.

Perché parlare dei sacramenti? Gesù non ha fondato nessun sacramento

perché Sacramentum era una parola latina che significa un giuramento di fedeltà

all'imperatore, . Sacramentum originalmente era la traduzione

latina della parola greca "misterium". Sacra mentum, fare sacra una realtà, una

parola, giuramento, sacramento.

 

EUCARISTIA

Primo fatto: il fatto centrale in chiesa è la messa, l'eucarestia. Qualsiasi sia la forma particolare del celebrare, è in contrasto con quello che è stato il centro per Gesù.

Per Gesù il centro non è stato un atto religioso .L'atto che si ripete sempre è l'atto di mangiare insieme con altri, condividere la tavola. Nei vangeli si comincia mangiando, a Cana, secondo Giovanni e si finisce mangiando perché anche il risorto aveva fame! condividere la tavola è condividere la vita e la tavola condivisa non ha soltanto principalmente l'oggetto di riempire la pancia, ma ha una misteriosa profondità secondo la quale le persone che mangiano insieme misteriosamente si sentono più unite.

Gesù non ha escluso neppure Giuda, neppure i traditori. Senz'altro mangiava normalmente con i peccatori e non si confessavano prima, non c'era un prete alla porta che confessava questi peccatori...adesso il centro è occupato dalla messa , i l rituale si è sovrapposto all' 'esperienza , al bios , alla vita . ... il rituale ha una funzione come ho detto, di unificare il simbolo collettivo, ma quando si ripete molte volte questo rituale ,può accadere (e accade assai spesso disgraziatamente) che l'esperienza muore e continua il rituale.....Se non c'è il bios il rito è un inganno, è la menzogna, è un mero atto di protocollo...si è separata la messa della cena, cioè il rituale dell'esperienza...

"Ciò che definisce il sacerdozio è il rapporto del sacerdote con il potere per la conversione del pane e vino nel corpo e nel sangue di Cristo" (Pietro Lombardo -XI°secolo).

L'eucarestia in questo momento è vincolata al potere e alla dignità dei sacerdoti. Questo vuol dire che il centro, l'atto centrale della chiesa è vincolato al potere e alla dignità, cioè le due cose contro le quali ha lottato Gesù.

Conseguenza: la messa è un privilegio dei chierici e non un diritto dei credenti. (oggi ci troviamo in una situazione secondo la quale più della metà di tutte le parrocchie del mondo non hanno preti e non ce li hanno perché, dicono a Roma, perché non  abbiamo vocazioni... perché voi non volete cambiare le leggi umane che non soltanto si possono, ma si devono cambiare!)

Quindi quello che è più importante nell'eucaristia non è la presenza di Gesù, ma l'unione.

Quello che è determinante nell'eucarestia, almeno secondo il nuovo testamento non è il prete, non è il pane, non è il vino, non è il rituale, è l'unione di tutti i partecipanti.

Dove esiste questa unione si può fare la memoria del Signore, dove non esiste questa unione, anche se il papa è presente non si celebra l'eucaristia.

Gesù non ha pensato mai che i rituali religiosi sono lo strumento privilegiato per l'incontro tra gli umani e Dio, non c'è traccia di questo.

Gesù secondo il vangelo di Matteo ha detto due volte (Matteo 9 e Matteo 12) – il testo del profeta Osea: misericordia voglio e non sacrifici. Per Gesù, come per i profeti , la misericordia era più importante che i sacrifici, cioè i rituali. E' sicuro perché Gesù era convinto che i rituali non cambiano la vita.

Invece la misericordia, la bontà, l'amore cambiano la vita delle persone.

....il corpo storico e il sangue storico di Gesù non esiste. Dopo la morte, è sparito e quello che esiste è il corpo e il sangue del risorto, ma il corpo e il sangue del Signore risorto non è un corpo e un sangue storico...

Come possiamo mangiare il corpo e bere il sangue? Allora cosa significa comunicare con il Signore nell'eucaristia? Unirsi alla vita del Signore e il fatto che il Signore Gesù si fa presente nella mia vita. Più di questo non sappiamo.(quando gli arabi hanno introdotto in Europa la versione latina di Aristotele i grandi scolastici del secolo XII e XIII e S. Tommaso hanno introdotto la distinzione della sostanza e degli accidenti, ma tutto questo è una interpretazione filosofica pagana)

Quello che deve restare è la convinzione che l'eucarestia è vera quando si celebra nell'unità, serve a unire le altre persone, non a separare le persone e serve a vivere come ha vissuto Gesù, nient'altro.

(Che la Chiesa stessa possa sbagliare – anche sui sacramenti! - è un dato di fatto: la terra al centro dell'universo...il numero dei sacramenti, discusso per secoli da tanti, da 3 a 30...il catechismo che non è materia di fede ma solo un manuale...il limbo e il purgatorio... i ministri dei sacramenti...:la chiesa può essersi sbagliata quando si dimostra che le cose sono in altra maniera.).

 

CONFESSIONE

Cos'è il peccato?

Io so che faccio il male, faccio delle cose che sono malefatte, non sono buone, sono cattive, tutto il mondo ha questa esperienza. La limitazione inerente alla condizione umana comporta in sé stessa non soltanto i limiti. Io non ho un potere illimitato, non ho una saggezza illimitata, io sono cosciente delle mie limitazioni; ma la condizione umana non si definisce soltanto per i limiti, per la limitazione.

E questo penso sia lo sbaglio di alcuni teologi che hanno voluto spiegare il problema del male pensando che quello che è proprio della condizione umana è soltanto la limitazione.

Si è scritto tantissimo del male e si è spiegato il problema del male perché Dio è illimitato, quindi dove è la limitazione è il male. Questo è vero, ma non è tutta la verità, perché noi tutti siamo limitati, ma non soltanto limitati: anche abbiamo la possibilità di fare il male.

Orbene, il male è stato simbolizzato nel pensiero e nell'esperienza umana con 3 parole: il male come macchia, il male come colpa, il male come offesa.

Il male come macchia: questo è un senso magico, un sentimento magico: mi sento sporco, mi sento macchiato. Tutti abbiamo qualche senso magico, le persone che credono alle superstizioni, le persone che hanno delle paure inconsce, persone che hanno dei timori e aspettative ... tutti questi sentimenti collegati al magico, hanno a vedere con questo senso della macchia. Questa non è propriamente una questione religiosa.

il male come colpa: l'esperienza della colpa non è un' esperienza religiosa (Freud). Perché non è una esperienza religiosa? Perché nasce, appare molto prima dell'esperienza religiosa. I bambini nel rapporto con la mamma hanno il senso della colpa per difendere sé stessi quando si sentono abbandonati dalla mamma. Questo è un meccanismo difensivo assai frequente in tutte le persone.

Ma neanche questo è un sentimento religioso, una realtà religiosa del nostro rapporto con Dio, tutto questo è un affare del rapporto con noi stessi e con gli altri.

il peccato come offesa : Qui tocchiamo un punto che è centrale nella realtà teologica e religiosa del peccato: noi offendiamo noi stessi, offendiamo gli altri e si pone la questione se offendiamo Dio.

Non è così chiaro perché Dio per definizione è il trascendente e questo vuol dire che Dio si trova in un altro ordine, assolutamente tutt'altro dal nostro, altrimenti non sarebbe Dio. Dio non è un essere, una persona, una cosa, una realtà che può essere capita da noi ed è più grande di noi. Come abbiamo costruito l'idea di Dio, la nostra concezione di Dio? L'uomo può offendere Dio? Dio non è come noi l'abbiamo proiettato. Se Dio è il trascendente, il trascendente per definizione è quello che non si trova nella capacità, nella possibilità di comprensione dell'immanente (=noi). E' l'assolutamente altro, quindi quando parliamo di Dio, se siamo sinceri dobbiamo cominciare col dire che noi non sappiamo cos'è Dio. Allora S. Tommaso, dice nella "summa contra gentiles", la terza parte, questione 122: Dio non è offeso da noi, non si offende da noi soltanto può essere offeso da noi in quanto facciamo il male contro di noi, contro gli umani. Cioè noi non possiamo offendere Dio stesso. Abbiamo fatto una costruzione contraddittoria e pericolosa .

La distanza tra l'uomo e Dio è illimitata perché non è questione di quantità, è un'altra realtà che noi non possiamo neppure capire. Allora voi mi dite: ma, e tutte queste rivelazioni, teofanie,tutta la bibbia che parla costantemente, incessantemente del peccato, dell'offesa? E' uno stile, un genere letterario, un linguaggio simbolico, metaforico per dire come la gente fa il male contro sé stessa e contro gli altri, nient'altro, non può essere nient'altro.

Il nuovo testamento ha ridotto il problema del peccato come offesa all'offesa che si fa all'altro (lettera ai romani cap. 13...e nel vangelo "il giovane ricco") .

Se parliamo del mistero dell'incarnazione di Dio negli esseri umani, il logos che è Dio, si è fatto umano, si è umanizzato, allora peccare è dannare l'umano, non è dannare il divino. Chi può dannare il divino? Quindi se il peccato è offendere un altro essere umano non è offendere Dio. Il perdono del peccato, chi deve concedere il perdono? Quello che è offeso, l'offeso non è Dio, l'offeso è l'altro.

Ma la predicazione della chiesa, la teologia, la liturgia, la teologia del sacramento della penitenza tutto questo è organizzato a partire da una grandissima ed enorme bugia.

Io ho offeso Dio, devo ottenere il perdono da Dio, fare un sacrificio... Se il soggetto offeso è l'altro, il perdono deve essere concesso dall'altro. L'argomento secondo il quale io ho offeso Dio e il sacerdote è il rappresentante di Dio, il quale in nome di Dio mi concede il perdono, tutto questo non va, non serve a niente perché tutto questo è falso.

Gesù mai ha detto questo, tutta questa argomentazione non la troviamo nel vangelo.

Prima questione:

l'enorme potere dei chierici, dei sacerdoti che hanno un potere che tocca dove nessun altro essere umano può toccare, nell'intimità della coscienza, lì dove ognuno di noi vede sé stesso come una persona normale o come un criminale. Il sacerdote ha il potere di far sì che tu ti senta in pace o al contrario ti senta condannato, perso, disperato, come una persona cattiva... un potere terribile!

La confessione come si pratica attualmente è uno strumento di potere, il supremo strumento di potere che hanno i preti, i sacerdoti e non vogliono perdere questo potere, non rinunciano. Ci sono dei penitenti che amano così tanto il loro confessore, delle persone innamorate del loro confessore, dal quale dipendono giorno e notte.

.. Dio soffre, è vero soffre, ma dove soffre? In cielo? No, soffre nelle persone che soffrono.

Il concilio di Trento nella sessione 14° nel cap. 5 anno 1551 ha trattato il problema della

confessione .

Il concilio ha trovato difficoltà nei riformatori, Lutero e altri che dicevano che tutto questo è una invenzione umana, che tutto questo non si trova nel nuovo testamento. E allora il concilio di Trento ha preso una decisione, una decisione disciplinare, non è una decisione dogmatica, quindi questo non appartiene alla fede, ma è una decisione disciplinare, autoritaria, di potere: confessare tutti i peccati specificando il numero, le circostanze e così via, tutto ! Ma bisognava giustificare questo.

Come si giustifica questo? Hanno dato due ragioni.

Prima ragione:

la chiesa ha sempre fatto così! (questo pensavano nel 1500, ma questo si è dimostrato che è falso, è una falsità perché la chiesa non ha fatto sempre così. Durante 700 anni erano oggetto del sacramento della penitenza soltanto i peccati pubblici che non avevano nessun bisogno di confessarsi perché erano fatti pubblici e conosciuti da tutti, non esisteva la confessione. Pertanto il concilio di Trento ha detto una bugia, una menzogna. Questo è storicamente falso e i testi del nuovo testamento che ha citato per dimostrare questo non dimostrano niente sulla confessione).

Seconda ragione:

il Signore, il giorno dell'ascensione ...(Lc24,47...il perdono dei peccati) (oggi si dubita molto di questo fatto perché tutto quello che è capitato dopo la risurrezione non sono fatti storici perché appartengono a un altro ordine. Sono delle visioni, delle esperienze che hanno avuto gli apostoli, i discepoli, le donne, le persone che hanno avuto le esperienze del risorto. Ma parlare di questo come un racconto storico non ha nessun senso. Ma soprattutto l'argomento più complicato è quello secondo il quale il sacerdote nella confessione ha l'ufficio di iudex, come un giudice e questo non è vero perché il sacerdote quando amministra il sacramento della penitenza non è un giudice, ...l'atto penitenziale non è un giudizio, ma è un atto di accoglienza e di misericordia.

Le persone non vanno al tribunale di giustizia per ottenere misericordia, vanno per essere puniti con una sentenza di un giudice. Quando andiamo al sacramento della penitenza andiamo al Padre nostro che sempre comprende, che sempre perdona, che sempre è come il padre della parabola. Il prete non è un giudice.

Gesù non ha istituito mai dei giudici, questo è falso!

 

Il concilio di Trento ha fatto due sbagli.

Primo sbaglio:

la confessione sempre si è fatta in chiesa, non è vero.

Secondo sbaglio:

il sacerdote è un giudice, non è vero! Il sacerdote è un padre che rappresenta nel nome di

Dio il Padre, e il figlio ritorna a casa sua. E non esiste nella chiesa una autorità per riformare il vangelo, non esiste, e quando i vescovi, quando i teologi hanno voluto o hanno avuto la pretesa di prendere questa autorità hanno abusato di un potere che non esiste. Ognuno di voi è libero di pensare quello che crede . Ma basta l'abuso di potere per controllare, per dominare, per sottomettere, anzi per umiliare le persone.

Certo se qualcuno trova un confessore, una persona per raccontare delle cose che sono una esperienza liberatrice per lei, come si va da un amico o un'amica, questo è buono. Ma pensare che io sono sporco, che la mia coscienza è colpevole, che io ho offeso Iddio, e se dico per tre volte il Pater noster posso stare tranquillo...

Una buona soluzione penso che sia fare gli atti di penitenza comunitaria.

(decreto di Paolo VI: Esiste una legislazione, la penitenza comunitaria senza confessione particolare, soltanto riconoscere, pregare seguendo la formula: ho peccato, sono peccatore.... tutti siamo peccatori. Allora una assoluzione generale, comunitaria e basta).

Come la mettiamo con Gv 20?

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. ...23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Questo comandamento è detto non ai sacerdoti, ma alla comunità dei credenti perché in questa comunità si dice che c'erano i discepoli, ma tra i discepoli c'erano anche le donne; la stessa parola si utilizza nel capitolo 21 per parlare di persone che non appartengono ai 12. Quindi nella mentalità dell'autore di questo racconto è un invito per la comunità dei credenti. La comunità dei credenti ha ricevuto la volontà del risorto di avere sempre una attitudine di perdono con due possibilità: il perdono o il ritenere.

Il ritenere non vuol dire che loro hanno la capacità di decidere sul futuro degli altri perché questa è una decisione che appartiene soltanto a Dio. Non si può interpretare come una possibilità o una capacità il rapporto di ognuno con Dio perché il rapporto di ognuno con Dio dipende dal soggetto, da sé stesso.

E' una questione di rapporto con la comunità non nel rapporto della persona con Dio. La salvezza o la perdizione delle persone, lo ripete il vangelo in diverse occasioni, dipende soltanto da Dio.

Un'idea di Chiesa?

Credo che l 'episcopato... i vescovi siano successori degli apostoli e i vescovi siano la concrezione della comunità dei credenti in Gesù istituzionalizzata e organizzata perché i discepoli di Gesù se non si organizzano e si istituzionalizzano spariscono non possono continuare.

Per perpetuarsi bisogna istituzionalizzarsi, l'istituzionalizzazione è necessaria per la perpetuazione. Io non sono contro l'esistenza dei vescovi, io e penso anche una persona credente non può essere contro l'istituzionalizzazione dei vescovi, degli aiuti dei vescovi, i preti. Sono d'accordo su una autorità sovranazionale poiché la chiesa è una istituzione sovranazionale d'ambito mondiale, questa istituzione è necessaria. Tutto questo appartiene al senso comune, all'esperienza umana, l'esperienza storica. Ma lo sbaglio teologico è stato questo: la promessa di Gesù su Pietro è promessa per tutta la chiesa, ma questa promessa ci è stata usurpata solo da Roma. Una promessa che era per tutta la chiesa è stata usurpata, condensata soltanto da una piccola parte dirigente che è concretamente oggi il vaticano. Con questo non sono d'accordo. E nella pratica cosa vuol dire questo? Che sono d'accordo con l'istituzionalizzazione della chiesa e la forma istituzionale, l'apostolato e i successori degli apostoli che sono i vescovi e i vescovi organizzati con un capo centrale che è il vescovo di Roma, ma tutto questo organizzato in un'altra maniera tutta diversa.

Per esempio (non dico delle cose che escono dalla mia testa) durante tutto il primo millennio, più di 1000 anni, la chiesa è stata organizzata democraticamente quando non esistevano le democrazie politiche. Esistevano gli imperi, l'imperatore, l'impero romano, il sacro romano impero, così via. In quel tempo i grandi promotori e le persone del sistema democratico erano i vescovi, il papa. Leggete Gregorio Magno, leggete S. Leone Magno, leggete i concili, leggete i sinodi. Tutta l'organizzazione della chiesa era decentralizzata e democraticamente organizzata in tal modo. Sapete come era la vocazione in quel tempo, in quei secoli?

La vocazione, il segno determinante della vocazione era quello che davano quelli che non volevano essere ordinati. La conditio sine qua non per comprovare se un tizio aveva o non aveva vocazione era che non voleva.

Vocazione: invictus e coactus sono le due parole latine:

invictus è quello che non vuole una cosa e coactus è quello che è forzato a fare una cosa. Soltanto quelli che erano invitti e coatti erano ordinati, potevano essere ordinati.

Era un' altra concezione del potere, dell'organizzazione; la chiesa, tutto, funzionava in un'altra maniera e veramente a quel tempo a poco a poco il potere centrale è aumentato. Dobbiamo continuare, la mia speranza, la mia fiducia si trova non a Roma, ma in tutta la gente. Bisogna cercare altri modelli di organizzazione comunitaria, di funzionamento comunitario leggendo il vangelo, studiando il vangelo, conoscendo il vangelo.

La teologia di Paolo ha fatto un povero servizio in questo senso perché Paolo non ha conosciuto Gesù e voleva essere apostolo, cioè voleva avere un potere, una autorità e questo ha forzato, ha condizionato la concezione dell'organizzazione comunitaria, dell'organizzazione ecclesiastica. Ciò che capita adesso, la crisi religiosa, la crisi di autorità, la crisi delle vocazioni, tutto questo non è una disgrazia, tutto questo è l'occasione provvidenziale per un cambiamento che soltanto dipende da noi, non viene dall'alto, ma viene da noi. Il futuro appartiene a noi e quindi bisogna prendere il coraggio, forza, libertà e speranza del futuro.

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CASTILLO - teologo disobbediente e per questo allontanato dall'insegnamento da Joseph Ratzinger nel 1988 ...membro della Compagnia di Gesù fino al 2007 se ne allontana "per igiene mentale" ...È uno dei maggiori teologi europei, già docente di Dogmatica alla Facoltà di Teologia di Granada e visiting professor all'Università Pontificia Gregoriana ....

 

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