Sabato, 21 Ottobre 2017
Venerdì 29 Gennaio 2010 10:32

Il ritorno al cuore

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(leggi l’introduzione)

Si tratta di evitare il rischio di perdere la propria interiorità vagando troppo al di fuori di sé.

“Rientra in te stesso – dice S. Agostino – tu che ti sei fatto estraneo a te stesso a forza di vagabondare. Rientra nel tuo cuore”.

Ma questo “rimpatrio”, questo ritorno, non è semplice né facile. Comporta fatica e perseveranza, conosce lotte e paure.

L’uomo sovente non conosce se stesso, il proprio profondo, il proprio cuore. Ma che cosa è il cuore? E’ il nostro io interiore, il centro del nostro essere. Ed il Signore dimora nella parte più profonda del nostro essere.              Quando conosciamo questa parte di noi, luci ed ombre, ci avviciniamo di più al Signore.

L’uomo teme di trovare se stesso, il proprio intimo, perché questo implica l’assunzione della propria verità, comporta vivere il proprio limite, le proprie “scorie”, le proprie ombre.

Ma è solo questo discendere dentro di sé che può riportare la persona alla fonte della vita e cioè a quella luce che lo ha voluto e creato; è scoprire le meraviglie di Dio in noi, scoprire il “modello divino” sul quale ognuno di noi è stato plasmato.

Si tratta però anche di scoprire in noi ciò che è accessorio, è difesa, è maschera, è illusorio, per trovare, come ho detto sopra, Colui che è nel nostro intimo perché possa crescere.

Ascoltiamo ancora S. Agostino:

“Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto.

Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era la luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa.

Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato (…) Era la luce che mi ha creato.

E mi ritrovavo sotto di essa, perché da essa era stato creato. Chi conosce la verità conosce questa luce”.

 

(Ora prenditi un po’ di tempo e rifletti su: quanto ti conosci.)

 

Poi: guarda i tuoi limiti, le tue scorie, le tue ombre, le tue difese, le tue maschere; prendine atto, coscienza, non avere paura.

Successivamente scopri i tuoi aspetti positivi, le tue capacità, qualità ecc.

Ricorda che, come base, sono un dono di Dio, non sono opera tua; al più tu ne hai avuto cura e li hai fatti evolvere. Siine grato.

Ed infine trova in te il modello divino su cui sei stato plasmato. Trova in te l’angolo più autentico, innocente, indifeso. DIO E’ LI’.

 

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Ultima modifica Venerdì 29 Luglio 2011 16:37
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini