Lunedì, 21 Agosto 2017
Domenica 28 Marzo 2010 21:33

4a Sezione - Umiltà

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I° MOMENTO

 

Noi tutti dobbiamo prendere coscienza sia della debolezza di noi peccatori, più o meno potenziali, sia della forza della grazia.

Una frase, in proposito, di Giovanni Cassiano:

 

Impariamo dunque anche noi – scrive Cassiano – a percepire in ogni azione la nostra debolezza e allo stesso tempo l’aiuto di Dio, e a ripetere ogni giorno con i santi: “Fui spinto con forza a cadere, ma il Signore mi sostenne. Mia forza e mio canto è il Signore: fu per me la salvezza”

(Sal 118, 13-14).

 

Ed ora una frase di Isacco il Siro, rivolto ai solitari, affinché siano vigilanti ed imparino a conoscere sia la forza della loro debolezza che la forza della grazia:

 

I solitari attenti a se stessi in tutte le lotte della propria ascesi vedono questa forza spiritualmente... percepiscono quando si allontana e quando si avvicina. Lo constatano dal cambiamento che avviene in loro a partire da quella forza indicibile che tutt’a un tratto avvertono in se stessi, e nel contempo a partire dalla loro debolezza naturale... Molte volte questa forza cambia il corpo insieme allo spirito. Comprenda chi ha percepito questo! Fratelli miei, è opportuno riflettere con cura su questa presa di coscienza. Grazie a questo sguardo continuo [su ciò che avviene al momento della tentazione], colui che così si istruisce acquisisce una grande, infinita umiltà, e una fede incrollabile in Dio.

 

Ma in questa lotta l’uomo cosa deve fare?

 

Cercare e scoprire le tracce della grazia di Dio; fare questo sempre ...ed umilmente.

Umilmente perché sovente la persona è umiliata dalla prova ed anche dal fallimento cui lo conduce il peccato.

 

Ma...il peccato non può essere uno strumento che Dio usa per farci prendere coscienza della nostra debolezza e della sua grazia?

 

Alcune citazioni-risposta:

“Preferisco una sconfitta con umiltà che una vittoria con orgoglio” (Vitae Patrum 15.74).

 

“Ad una vergine orgogliosa Dio preferisce un peccatore pentito” (S. Bernardo da Chiaravalle)

 

 

II° MOMENTO

 

Siamo al Centro del problema. Partiamo dalla lettera 12 di Macario il grande ai suoi figli, una persona è soggetta a tentazioni, ma più umiliante dell’altra.

 

Perché? Si chiede il Macario.

Perché, dice ancora, Dio voleva insegnargli che è lui a renderlo forte. Ora il fratello sa veramente come rendere gloria a Dio in tutta umiltà e con un cuore frantumato, come dice David: “Sacrificio a Dio è uno spirito affranto” (Sal 51, 19). Poiché è da questa dura lotta che provengono l’umiltà, il cuore frantumato, la bontà e la mitezza.

Talvolta le tentazioni sono così violente, così forti da creare prima angoscia e poi abbandona alla grazia.

Dice Isacco il Siro:

 

ti vedrai davanti ad esse come un bambino che non sa dove sbattere la testa. Tutto il tuo sapere sarà mutato in confusione, come quello di un bambino piccolo. E il tuo spirito, che sembrava così saldamente radicato in Dio, la tua conoscenza così precisa, il tuo pensiero così equilibrato, saranno immersi in un oceano di dubbi. Una sola cosa allora potrà aiutarti a vincerli: l’umiltà. Non appena tu te ne impossessi, tutto il loro potere svanisce.

(Prima collezione 58)

Talvolta la pedagogia di Dio è dolorosa ma non si deve fuggire di fronte all’umiliazione inflitta dalla tentazione.

 

È il momento in cui il cuore di pietra viene spezzato ed appare il cuore di carne che si era creato troppi meccanismi di difesa, troppe maschere.

Questa frantumazione è salutare.

 

III° MOMENTO

 

Ma essa è una prova, durissima.

Perché:

il narcisista va a pezzi.

Il fariseo non può salvare le apparenze.

Tuttavia nell’umiliazione accettata ed assimilata spiritualmente possiamo trovare la grazia che ci aspetta.

Dice un brano della vita dei Padri:

 

Quando siamo tentati, allora dobbiamo abbassarci di più; perché Dio, vedendo la nostra infermità, ci protegge. Ma se noi ci innalziamo, ci toglie la sua protezione e siamo perduti.

(Vitae Patrum 15, 67)

Ultima modifica Domenica 28 Marzo 2010 21:55