Venerdì, 31 Ottobre 2014
Giovedì 09 Settembre 2010 20:43

Come abbiamo operato, per realizzare il Regno di Dio in terra? ...

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Fermiamoci a riflettere:

abbiamo veramente fatto il bene

dei fratelli e ... il nostro?

INDICE:

9.0.0 Premessa per l’Animatore

9.1.0 Accoglienza

9.2.0 Esercitazione su: Fermiamoci a riflettere: abbiamo veramente fatto il bene dei fratelli e ... il nostro?

9.3.0 "La Bibbia ci propone..": Come abbiamo operato, per realizzare il Regno di Dio in terra? - L'esame di coscienza.

9.4.0 Conclusioni dell’incontro

9.5.0 Da Partecipanti ad Animatori

 

9.0.0 Premessa per l'Animatore

  1. 0.1 Finalità

Nel capitolo precedente abbiamo affrontato il problema dell'agire quando si ha intenzione di contribuire alla realizzazione del Regno di Dio.

In questo capitolo continueremo a prendere l'esempio da Dio. Egli ha costruito l'universo in 6 giorni e al termine di ognuno di essi guarda quanto fatto e dice: “E vide che era una cosa buona”.

Allora fermiamoci anche noi un momento per riflettere su quanto abbiamo fatto.

Con umiltà e realismo, sappiamo che “non siamo Dio”, e... abbiamo “qualche” limite! Quindi con serenità concediamoci un momento di “silenzio”.

Esso deve diventare un'occasione:

  • di preghiera,
  • di lode a Dio,
  • di conoscenza di noi stessi,
  • di conoscenza degli altri,
  • per “fare memoria”,
  • per meglio continuare a costruire il Regno.

 

In sintesi verifichiamo umilmente se con il nostro operare abbiamo aiutato, nel migliore dei modi, gli altri e ... noi stessi ad incontrare Dio e a scoprire il progetto che Lui ha per noi.

 

 

9.0.2 Problema


Viviamo immersi in una cultura nella quale prevalgono la progettazione e la realizzazione. Infatti la rapidità con la quale si susseguono le innovazioni tecnologiche fa sì che fermarsi, per valutare il proprio operato, non ha più senso.

Gli strumenti, le situazioni nel giro di pochi mesi possono essere stravolti, e allora si guarda solo al risultato finale:

- l'oratorio è stato costruito

- la fabbrica è stata inaugurata

- il rito è stato impeccabile

ma si è dimenticato l'uomo!

e

la sua crescita come persona

 

9.0.3 Messaggio di fondo


Dio ci ha voluti “co-creatori” del suo Regno.

Lo ha chiesto a noi! nonostante i nostri difetti, che Lui ben conosce.

Allora dobbiamo:

- parlare e ascoltare Lui continuamente.

  • sentire il dovere di formarci continuamente
  • allenarci ad ascoltare e vedere il “mondo”, invece di sentirlo e guardarlo.


E allora fermiamoci a riflettere sulle cose fatte per constatare se:

  • vi sono stati errori di valutazione durante la progettazione
  • abbiamo percorso delle strade inopportune
  • se non abbiamo saputo distinguere ciò che era forma, da ciò che era sostanza, ecc.

Non perdiamo tempo ad “auto flagellarci”, se abbiamo commesso degli errori cerchiamo di porvi rimedio. Questi sono momenti da vivere con gioia e serenità, perché devono diventare occasione di crescita personale per poter aiutare meglio il prossimo.


9.0.4 Tempo 2 ore e 30 min.

1. Finalità dell’incontro 10 min.
2. “Esercitazione su: ” e conclusioni 60 min.
3. “La Bibbia ci propone” 60 min.
4. Conclusioni 20 min.


9.0.5 Materiale di supporto

[conduce un Partecipante]

Egli dovrà assumersi la responsabilità di questa fase e procurare per ogni partecipante:
per “esercitazione su” :

una copia di “il campo estivo dei giovani” (All. 9 / A)


per la “Bibbia ci propone”:

un foglio con i brani della Bibbia sui quali si proporrà di riflettere (All. 9 / B), oppure ciascuno li leggerà dalla propria Bibbia.


Spunti per le conclusioni

 

Durante i dibattiti potrebbero emergere alcune delle problematiche che qui di seguito vi proponiamo e sulle quali potreste sin d'ora prepararvi a rispondere:

le intenzioni era buone, ma ...

ho/ abbiamo sbagliato, cambio “mestiere”!

Impariamo a guardarci dentro senza paura

siamo un minuscolo seme

la formazione permanente passa anche dall'auto critica sulle cose fatte

se riconosciamo gli errori fatti e abbiamo la “Speranza”, troveremo la forza di proseguire.


GRAFICI - TAVOLE

All. 9 / A

il campo estivo dei giovani”

 

La relazione del responsabile al C.P.P:

 

  • l'esperienza è durata una settimana
  • il numero dei partecipanti era quello consueto
  • non ci sono stati incidenti
  • al terzo giorno c'è stato un momento di tensione tra i giovani e gli animatori, ma poi tutto è rientrato
  • il cibo ottimo grazie alle mamme volontarie, (di provata esperienza!)
  • la struttura che ci ospitava era essenziale, ma sufficiente
  • i momenti di gioco adeguati
  • i momenti religiosi, preparati a lungo dagli animatori, erano mirati a concludere e/o aprire i temi dello scorso/prossimo inverno
  • i partecipanti, salvo rare eccezioni, hanno seguito con interesse ed attenzione i temi proposti; hanno compreso lo spirito degli stessi ed espresso il proposito di proseguire questo cammino
  • la partecipazione dei genitori, al pranzo dell'ultimo giorno, è stata in linea con quella degli altri anni in numero di presenze e di offerte da destinare all'oratorio.


All. 9/B

Esempio di possibili letture


|___| Gv 15,12-13 (amatevi ....)
|___| Gv 8,12 (da come vi amate, vi riconosceranno miei discepoli)
|___| Rm 14,17 (giustizia, pace e gioia)
|___| Lc 22, 24-30 (servire)

|___| Lc 14, 34-35 (il sale che non serve a nulla)
|___| Lc 11, 28 (Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica)

9.1.0 Accoglienza
[ conduce un Partecipante]

Arrivo dei partecipanti

Come sempre ad accoglierli sarà un Partecipante che animerà “fraternamente” questo momento dell'incontro (10-15 minuti).
Particolare attenzione se vi sono dei nuovi partecipanti. In tal caso è necessario fare la presentazione (vedi primo incontro).

- Spiegare le finalità dell’incontro

 

Nel capitolo precedente di questo nostro cammino abbiamo affrontato le problematiche relative alla decisione di “agire”, di “fare”, ... di realizzare il “regno di Dio in terra”.

 

Ed abbiamo agito!

 

La nostra missione è finita così?

A questo punto abbiamo ancora qualcosa da fare?

Dobbiamo passare subito a progettare una nuova meta?

 

Dobbiamo decidere se vediamo la nostra vita come qualcosa che tutti i giorni ricomincia da zero, con il solo scopo di “fare”, “fare”, ...“fare”, e non invece un cammino che ogni giorno ci fa crescere, ci da qualcosa, ... grazie all'ascolto dei fratelli ed in particolare di Dio.

 

La finalità di questo incontro è quella di toccare con mano che se, invece di correre sempre!, imparassimo a fermarci :

  • a riflettere su quanto fatto,
  • ad ascoltare quanto anche il più umile dei compagni di cammino ci ha detto, testimoniato,
  • ad ascoltare Dio che ci ha parla,

 

potremmo dare, domani, una testimonianza che sarà “più gradita all'uomo e a Dio”, e per noi un momento di crescita e di umiltà molto opportuno ....

 

9.1.1 Momento comunitario

Stiamo per iniziare questo cammino, e quindi è il momento più adatto per invocare la presenza dello Spirito Santo.



- Breve invocazione dello Spirito Santo (ad esempio):

 

Vieni , Santo Spirito,

manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.

O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.

Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.

Amen

 

- Breve lettura

 

ad esempio:

 

|___| Sr 14, 20 ( Felice chi si dedica alla sapienza e ragiona con la sua testa)
|___| Sr 17, 19 (Tutte la azioni degli uomini per il Signore sono chiare come il sole)
|___| Gn 1, 27-30 (Dio creò l'uomo a sua immagine... Dio vide quanto aveva fatto, ed

ecco, era una cosa molto buona)
|___| Gv 16, 26 (... anche voi date testimonianza)
|___|

- Breve silenzio.

 

Il nostro tema è:

 

Come abbiamo operato,

per realizzare il Regno di Dio in terra?

 

Fermiamoci a riflettere:

abbiamo veramente fatto il bene

dei fratelli e ... il nostro?

 

9.2.0 Esercitazione su:


Fermiamoci a riflettere:

abbiamo veramente fatto il bene

dei fratelli e ... il nostro?

 

9.2.1 Svolgimento
[conduce un Partecipante]

 

Potremmo rimanere sul tema dei capitoli precedenti e chiederci se i cinque consumatori, che hanno acquistato il prodotto loro proposto, fanno successivamente un'analisi critica del loro modo di acquistare e consumare. Si aprirebbe così un interessante dibattito sul “consumo critico”, ma lo lasciamo a voi come spunto per un confronto che potrete fare autonomamente nella vostra comunità.

 

Questa volta vorremmo invece proporvi un esercitazione su qualcosa di concreto per la vita della vostra comunità.

 

Voi avete sicuramente esperienza di momenti di vita parrocchiali, quali, ad esempio:

> la festa patronale

> il campo estivo dei giovani

> le cresime

> ecc.

 

Scegliamo quello che la maggior parte dei presenti conosce, ad esempio:

 

Il campo estivo dei giovani”

 

A settembre, in occasione del primo Consiglio Parrocchiale, assieme a tanti urgenti temi riguardanti le attività invernali, troviamo: “il campo estivo dei giovani”.

 

Il tema normalmente viene introdotto con due domande:

 

< ci sono stati dei problemi?

< i giovani sono stati ricettivi?

 

Il Conduttore distribuisce, ai presenti, la relazione del responsabile del campo estivo al C.P.P.( All. 9 / A) :

 

  • l'esperienza è durata una settimana
  • il numero dei partecipanti era quasi quello consueto
  • non ci sono stati incidenti
  • al terzo giorno c'è stato un momento di tensione tra i giovani e gli animatori, ma poi tutto è rientrato
  • il cibo ottimo grazie alle mamme volontarie, (di provata esperienza!)
  • la struttura che ci ospitava era essenziale, ma sufficiente
  • i momenti di gioco adeguati
  • i momenti religiosi, preparati a lungo dagli animatori, erano mirati a concludere e/o aprire i temi dello scorso/prossimo inverno
  • i partecipanti, salvo rare eccezioni, hanno seguito con interesse ed attenzione i temi proposti; hanno compreso lo spirito degli stessi ed espresso il proposito di proseguire questo cammino
  • la partecipazione dei genitori, al pranzo dell'ultimo giorno, è stata il linea con quella degli altri anni in numero di presenze e di offerte da destinare all'oratorio.

 

E ... normalmente, dopo la lettura della relazione, si passa ad un altro argomento.

E NO!

 

La “mission” che ci ha lasciato Gesù non è né produttivistica e né quantitativa, ... e neppure ci dice di “parlarci addosso”; per Lui

 

l'individuo, la comunità vanno messi al centro del nostro agire!

 

Sicuramente quando era terminata l'attività dell'oratorio, nel progettare il campo estivo erano stati individuati dei problemi, dei bisogni delle “persone”, della “comunità” per i quali era stata studiata una risposta.

Riprendiamo in mano il foglio sul quale, alcuni mesi prima, avevamo scritto su due colonne:

a) i bisogni dei nostri ragazzi

b) le risposte che noi possiamo dare

 

rileggiamo attentamente e chiediamoci se il nostro modo di operare:

Ha portato dei benefici?

Ha risolto i problemi?

Cosa rimane ancora da fare?

Dove potevamo fare di meglio? ... dove abbiamo sbagliato? .. . dove abbiamo avuto successo?

Quale insegnamento possiamo trarre da questo momento comunitario e personale?

 

Per dare una risposta a queste domande potrebbe essere necessario un incontro specifico, al termine del quale si metterà nero su bianco:

  • durante il prossimo anno liturgico dobbiamo .........
  • il prossimo campo estivo bisognerà .........

 

Rammentate il lavoro fatto al capitolo 7? Se sì, vi rendete conto che abbiamo appena rianalizzato quelli che sono, ora, i bisogni dei giovani e degli animatori; non ci rimane che rifare il “discernimento” su di essi e su quelli di tutta la comunità.

 

Fermarci a riflettere non è tempo sprecato!!!

 

E non lo è neanche invocare la presenza dello Spirito Santo su questo momento di vita comunitaria.

 

9.2.2 Dibattito
[ conduce un Partecipante]

 

  • Prevedere qualche minuto di riflessione individuale.
  • Aprire il dibattito tra i partecipanti affinché possano mettere in comune le proprie esperienze individuando su di esse nuovi percorsi .


Il Moderatore, ove necessario, stimolerà il dibattito.

 

9.2.3 Conclusioni sull’“esercitazione”
[ conduce un Partecipante]


Le conclusioni, come sempre, devono in primo luogo prendere spunto dagli interventi dei partecipanti.

Essi possono aver evidenziato che:

  • la fretta è cattiva consigliera
  • la messe è tanta e gli operai pochi

 

tutto vero, ma ... a noi, per Fede, spetta sempre di fare un passo in più di quello che riteniamo di poter fare, perché poi ... a fare i miracoli ci pensa Lui!

Noi dobbiamo prepararci nel migliore dei modi, fare come meglio possiamo e sappiamo (vedi capitoli precedenti), ma a cose fatte cosa decidiamo?:

... ci si getta subito in una nuova iniziativa?

o ci si ferma, come persone e come comunità, a parlare con noi stessi, tra noi e Dio per capire come e dove il nostro “servire” i fratelli avrebbe potuto essere più coerente con il Suo progetto? (non il nostro!)

 

9.3.0 La Bibbia ci propone:

 

Come abbiamo operato,

per realizzare il Regno di Dio in terra?

 

ESAME DI COSCIENZA

di P. Franco Gioannetti

 

1) Per farlo è necessario preliminarmente:

 

  • Cercare un luogo, un momento adatto dove non essere disturbati

 

  • Essere rilassati, lasciare scorre: preoccupazioni, stati d'animo

 

  • Cercare un passo del Vangelo che senti di dover leggere, oppure apri a caso il “Libro” e lentamente leggi

 

  • Meditare le parole lette e farle scendere nel proprio “cuore”

 

  • Fare il “vuoto” dentro di sé

 

 

2) Dopo questo primo momento bisogna ripensare

 

a ciò che abbiamo fatto

al perché l'abbiamo fatto

a come l'abbiamo fatto

 

ai “destinatari” delle nostre azioni

 

 

3) Ora possiamo passare ad un maggiore approfondimento:

 

A - confrontiamoci con la Parola di Dio: ricordando e/o cercando passi del Vangelo che ci paiono illuminanti per gli avvenimenti della nostra vita

B - aiutiamoci, se necessario, anche con gli spunti che seguono:

 

- Cerchiamo potere e notorietà?

- Facciamo il bene in funzione di ciò che gli altri penseranno di noi?

- Troviamo in noi:

  • arroganza, individualismo, invidia, indipendenza da Dio?
  • vittimismo, mancanza di umiltà, vendetta, odio, rancore, violenza?
  • egocentrismo, indifferenza, omologazione?
  • Vediamo gli altri in funzione di noi stessi?
  • Abbiamo mancanza o trascuratezza della fede, della preghiera e della vita spirituale?
  • Conduciamo una vita senza scopo, senza impegni?
  • Il nostro agire fa leva sull'avarizia, avidità, smania di possesso, brama di denaro, ingiustizia?
  • Sappiamo distinguere la nostra libera scelta dal lasciarsi condizionare dalle abitudini?
  • Siamo schiavi del sesso?
  • Cediamo alla pornografia?
  • Abbiamo il controllo di noi stessi?
  • Abbiamo cura della nostra crescita umana e spirituale?
  • Abbiamo imparato ad amare la nostra famiglia, i figli, i genitori?

 

Se abbiamo saputo rispondere a questi quesiti abbiamo sostanzialmente sviscerato le nostre intenzioni, ... quelle che stavano alla base delle nostre azioni.

 

Ma spesso sentiamo dire:

le mie intenzioni erano per me “rette”, quindi io sono ok!

No!,

 

l'esame di coscienza non è ancora concluso. Troppo spesso ci dimentichiamo dei

 

Peccati di omissione:

 

  • Non confrontare le proprie intenzioni/ convinzioni con la Parola e con la comunità dei Santi
  • Quello che avremmo potuto e dovuto fare, e che non abbiamo fatto
  • Il non essere andati oltre le nostre rette intenzioni, per vedere i bisogni dell'altro con i suoi “occhi”, tenendo conto dei suoi giusti valori e non secondo i miei condizionamenti religiosi, culturali, ecc..
  • non essersi messi in discussione con i valori dell' “altro”, non per farli propri ma almeno per conoscerli e rispettarli

 

Su quest'ultimo punto facciamo due esempi:

a- i colonizzatori che costringevano gli indigeni della selva a vestirsi... come risposta al “proprio senso del pudore”, e poco importava se essi per questo motivo poi morivano di polmonite, ecc

b- al terzo mondo oggi siamo orgogliosi di proporre una “globalizzazione acritica”, convinti di portare il lavoro, la ricchezza, la nostra cultura, ... , ma chi l'ha detto che la nostra cultura è nel suo complesso migliore della loro?

 

9.3.1 Svolgimento

[ conduce un Partecipante]

PREMESSA

Il conduttore di questa fase dovrà:

  1. presentare il tema in oggetto (es.:“io e la mia comunità”, “io e il campo estivo”, ecc.)
  2. ricordare che l'esame di coscienza non deve essere macerazione interiore, ma un momento di riflessione dal quale, grazie alla certezza che Dio ci ascolta e se necessario ci perdona, dobbiamo uscirne pieni di gioia .... che dobbiamo gioiosamente manifestare! E trasmettere agli altri.
  3. distribuire ai partecipanti copia del 9.3.0 e l'”ALL'9/B”
  4. informare che l'incontro avrà tre momenti,

 

Nel primo momento dovremo far nostro, “ruminare”, quanto descritto al punto 9.3.0.

 

Dopo verranno letti dei passi del Vangelo che ci coinvolgono come persone e come gruppo (es. ”ALL'9/B”), quindi

 

Nel secondo momento, che può durare almeno 15 min., ciascuno dovrà fare il “deserto” attorno a sé, e non importa se per fare ciò rimarrà seduto assieme agli altri o se preferirà passeggiare, o se si siederà sotto un albero. In questa situazione di silenzio potrà iniziare il proprio esame di coscienza.

 

Il terzo momento vedrà i partecipanti impegnati nel punto che segue:

 

9.3.2 Condivisione
[ conduce un Partecipante ]


Tutti i partecipanti sono nuovamente riuniti per vivere in modo comunitario il proprio esame di coscienza.

É un momento impegnativo di riflessione personale che richiede delicatezza e riservatezza, perché ciascuno mette in discussione il proprio modo di agire e di essere.

La fattibilità e la bontà di questo momento dipende dalla qualità del “cammino” che i singoli e la comunità ha fatto nel tempo.

Si potrebbero percorrere due diverse strade, a seconda dello spirito fraterno raggiunto dal gruppo ed inoltre bisogna tenere presente che non si deve assolutamente “forzare” nessuno dei presenti a esprimere pubblicamente i contenuti del proprio esame di coscienza.


INDIVIDUALE

- Iniziare con un momento di silenzio (es. 5 min), durante il quale ciascuno, nel suo intimo, si concentra solo sui principali (es. 3, 4) spunti emersi dal proprio esame di coscienza. Su di essi ognuno si darà delle precise e... fattibili mete personali di cambiamento.

- Proseguire con un breve momento di silenzio nel quale ciascuno chiede, nel proprio intimo, per se e per gli altri il perdono di Dio, a Lui offre la sofferenza provata nell'aver preso coscienza del proprio stato di peccatore, chiede a Dio e ai fratelli aiuto e forza per camminare verso.. mete “sante”.

- Concludere con giro di tavolo nel quale, senza alcun obbligo, chi lo desidera potrà leggere o citare un passo del Vangelo che in quel momento sente particolarmente vicino.


DI GRUPPO

Questo percorso viene qui segnalato quasi come fatto “culturale” perché richiede uno spirito comunitario molto elevato, tipico delle comunità più affiatate, e quindi ... anche delle coppie di sposi. Questo cammino non può essere improvvisato ed è indispensabile possedere una forte motivazione personale ed avere un conduttore/animatore molto, ... molto qualificato, perché viceversa c'è il rischio di far “esplodere” il gruppo.

Tuttavia qualcosa può essere fatto, a condizione che il conduttore dia, e faccia rispettare, delle precise regole nel gruppo. Egli dovrà, con spirito fraterno e in forma ... “spiritosa”, evidenziare e bloccare sul nascere

  • i personalismi (io ho detto, fatto, ...)
  • lo sfoggio di certezze assolute (su questo non si discute ...)
  • la mancanza di l'Umiltà ( .... )


In altre parole siamo una comunità in cammino e il nostro scopo non è quello di primeggiare, e allora il nostro modo di parlare nell'assemblea deve cambiare nella sostanza e nella forma. Si dovranno privilegiare le domande che fanno riflettere e che favoriscono il dialogo, rispetto alla verbalizzazione di giudizi “inappellabili” su persone e fatti.

E allora ogni intervento dovrà avere uno schema di questo tipo:

  1. segnalare quello che, per noi, era probabilmente il bisogno di un partecipante, (“a me è parso che Luigi avesse un grosso bisogno di essere accettato dal gruppo”)
  2. che forse non lo abbiamo soddisfatto appieno (“appariva a suo agio solo quando aveva l'occasione di “servire” gli altri, forse avrei dovuto affidargli subito una responsabilità”),
  3. coloro ai quali viene affidato un compito hanno il dovere/diritto di confrontarsi con altri per avere un parere, per valutare la situazione, per trovare delle alternative, delle strade migliori. Anche gli psicologi hanno dei supervisori con i quali si confrontano regolarmente. (“sarò ben lieto di mettervi al corrente di altri aspetti del problema, forse potremo pensare di affidargli un compito nel gruppo. Avete altre proposte in merito? ”).
  4. le persone del gruppo che, nella circostanza in oggetto, non hanno un compito operativo da assolvere sono le più libere per osservare i comportamenti dei partecipanti e quindi, in spirito di fraternità e servizio, potranno anch'esse dare un prezioso contributo usando il suddetto schema.


9.3.3 Conclusioni su “ la Bibbia ci propone”
[conduce un Partecipante]


Il percorso fatto in questo capitolo rafforza la comunità.

I membri rientreranno alle loro case, dopo questo incontro, più sereni, più “caricati” e più “fratelli” di quando vi erano giunti. Questa è la “prova del nove”.

Il Conduttore dovrà ordinare gli interventi del punto precedente trasformando gli interventi delle singole persone in una riflessione di tutto il gruppo.


9.4.0 Conclusioni dell’incontro

[ conduce un Partecipante, affiancato dall'Animatore]

Abbiamo chiesto la Sua presenza durante il discernimento.

Abbiamo agito per la costruzione del Regno aiutando, noi stessi e/o gli altri ad andare a Lui.

Ora bisogna “chiudere il cerchio”

 

dobbiamo dare un senso a quella bella frase che spesso diciamo dopo aver fatto qualcosa per gli altri:

è più quello che abbiamo ricevuto, di quanto abbiamo dato!


E ciò può significare una sola cosa

ci rendiamo conto che quell'esperienza

ci ha fatto crescere, come persone e come credenti


Per scoprirlo pienamente è necessario ripercorrere il cammino fatto; con umiltà e senza angosce.

Abbiamo conosciuto, camminato assieme all'uomo/ donna destinatari della nostra azione, abbiamo fatto esperienza concreta con lui/ lei. Ora, se abbiamo saputo ascoltare il nostro prossimo, conosciamo sicuramente più a fondo persone e problemi.

Sicuramente i presupposti che avevamo individuato all'inizio e che avevano dato origine al nostro operare si sono di poco o tanto modificati. Quindi per fare esperienza dobbiamo affrontare un giusto e esauriente momento di riflessione ripercorrendo tutto il cammino fatto, affinché questo diventi un'esperienza che arricchisce la nostra vita.


Impegniamoci affinché questo modo di affrontare la vita, e i suoi problemi, diventi per noi una consuetudine e allora imponiamoci di percorrere ogni volta questi 6 momenti:

1 – Fermiamoci, concentriamo la nostra attenzione su un solo problema, anche se dobbiamo sempre avere presente il quadro generale

2 - Facciamo una breve e profonda preghiera a Dio

3 - Poniamo l'essere umano al centro della nostra attenzione

4 - ... e agiamo

poi chiediamoci ....

5 - Quanto da noi progettato e realizzato, è stato fatto al meglio?

6 – In cosa, come e perché, dopo questa nostra esperienza, avremmo modificato qualcosa nella nostra “azione” e nel modo di gestirla?


Ciò perché il nostro agire non è finalizzato al “fare” fine a se stesso, ma al camminare verso una meta come persone e come comunità.

Ad ogni tappa devo chiedermi e verificare se:

  • sono andato nella direzione giusta?
  • l'ho fatto dando le giuste priorità?
  • ho ascoltato Dio che mi indicava la via?

 

Prima di concludere questo capitolo permettetemi di proporVi un “compito delle vacanze” a livello personale col quale potrete esercitarvi nel praticare l'esame di coscienza:

 

- Pensi che tua/o moglie/marito si senta realizzata/o grazie al tuo amore?

- Pensi che i tuoi figli/genitori si sentano realizzati grazie al tuo amore?

- Pensi che la tua comunità si senta sostenuta dalla tua testimonianza?

 

e quindi ...

 

- Abbiamo imparato ad amare gli altri?

- Abbiamo imparato ad amare “santamente” ed accettare .... noi stessi?

 

La nostra natura umana a volte ci porta a sottovalutare o ad esasperare ciò che pensiamo di noi stessi; è pertanto utile confrontarci fraternamente e periodicamente con una persona esperta di vita interiore.

Per abituarci a percorrere questo cammino potrebbe essere utile cercare un accompagnatore/trice spirituale che ci aiuti a giungere ad una migliore conoscenza di noi stessi e ad un discernimento del progetto che Dio ha su di noi. Un esame di coscienza sereno e profondo è una meta indispensabile per celebrare santamente il sacramento della confessione.

Ricordiamo ancora una volta:

l'esame di coscienza non deve essere un momento cupo, di angoscia, non può esserlo!

Infatti, seppur giustamente rattristati per i nostri limiti e debolezze, dobbiamo sempre avere davanti agli occhi la prospettiva gioiosa di poter chiamare Dio: “Abbà, Padre” e la certezza che avremo il suo perdono e... l'indicazione della strada e della metà alla quale siamo da Lui destinati.

 

9.5.0 Da Partecipanti ad Animatori

 

  • Un Partecipante è affiancato all'Animatore ormai solo nel momento della ”Conclusione dell'incontro”.
  • I Partecipanti sono responsabili in tutti gli altri casi.

 

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Alcuni testi per approfondire:

"Lasciatevi riconciliare" LDC

 

Ultima modifica Domenica 26 Settembre 2010 18:54
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini