Domenica, 22 Ottobre 2017
Sabato 02 Ottobre 2010 20:38

La teologia dell'Eucarestia....

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partendo dal contenuto generale

della preghiera Eucaristica

di: P. ADRIEN NOCENT O.S.B.


1. Eucaristia e assemblea

 Il dialogo iniziale della Preghiera eucaristica, che esiste in tutte le liturgie anche orientali, significa che la celebrazione eucaristica è fatta non soltanto dal celebrante ma da tutta l’assemblea dei battezzati.

 

La celebrazione eucaristica non è un atto devozionale privato, ma un atto di tutta la Chiesa rappresentata significativamente dal popolo dei battezzati. Perciò l’avvertimento solenne del celebrante a tutti i presenti:

 

a. Il saluto: “Il Signore sia con voi” e la risposta “E con il tuo spirito” non è il semplice equivalente occidentale di una risposta di tipo semitico. Questa risposta significa: “con tutto ciò che è in questo momento per noi”, cioè colui che sta per attuare per noi il sacrificio della croce.

b. Esortazione ad avere il cuore attento a ciò che sta per essere compiuto da tutti.

c. Ciò che faremo: “Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio” e questo non è soltanto da fare, ma è degno e giusto.

 

Difatti la vita del battezzato è essenzialmente un rendere grazie e ciascun battezzato presente lo farà con il celebrante: “Rendiamo”.

Questo dialogo iniziale costituisce da solo una sintesi della teologia dell’eucaristia.

Perciò, prima di iniziare il dialogo, il celebrante dovrebbe aspettare che tutti i fedeli stiano in piedi e attenti e sarebbe indicato un silenzio tra la fine della preghiera sulle offerte e l’inizio del dialogo di apertura della preghiera eucaristica. Con questo dialogo si chiude la preparazione offertoriale per iniziare la celebrazione del mistero eucaristico. Un momento molto solenne, dunque, e che dovrebbe essere messo fortemente in rilievo. Ci si deve ricordare che il dialogo e il Prefazio che segue fanno parte integrante della Preghiera eucaristica. Certo, il canto del Santo dopo il Prefazio, la costituzione stampata di un corpo di Prefazi diversi, l’immagine del Cristo in croce sulla pagina sinistra del messale, l’illustrazione del T che iniziava il canone romano (Te igitur clementissime), illustrazione diventata una croce, sono tutte cose che hanno potuto far pensare che il Prefazio non faceva parte del Canone.

Dunque, al momento del dialogo, ogni movimento in chiesa deve essere severamente evitato: tutti in piedi e tutti attenti.

 

2. Eucaristia e storia della salvezza

 Ogni celebrazione eucaristica celebra il mistero pasquale di morte e risurrezione del Signore; celebrare significa attuare nel presente.

Questo mistero centrale di salvezza si è realizzato storicamente nel tempo ed è stato preparato. L’azione di grazie per questo mistero generale di salvezza può prendere sfumature diverse secondo l’angolatura indicata proprio dal Prefazio. Una volta l’azione di grazie sottolinea l’inizio del mistero di salvezza (a Natale), a volte viene sottolineata l’attesa della venuta del Messia, altre volte il mistero di Pasqua stesso, altre volte il mistero dello Spirito nella Chiesa; talvolta viene celebrato l’effetto del mistero pasquale in tale santo o dottore o pastore, ecc. Dunque la celebrazione eucaristica, pur essendo sempre la stessa, non di meno è sempre diversa.

Il Prefazio costituisce dunque una parte importante e contiene una teologia molto incarnata. Il Prefazio è molto di più di una semplice prefazione di un libro. Più che una introduzione, è la presentazione, inserita nella vita, di un aspetto della totalità del mistero pasquale che viene celebrato.

Conviene dunque che il Prefazio non sia semplicemente letto, ma sia cantato o modulato o proclamato con solennità e conduca così al canto del Santo.

Raccomando di usare i numerosi Prefazi proposti dopo il Vaticano II. Nei vecchi manoscritti si leggono più di 200 prefazi.

Nella Preghiera eucaristica stessa vengono ricordati i grandi momenti della storia della salvezza e questo ricordo è più o meno lungo secondo le diverse Preghiere. Questo ricordo si chiama “Memoria”, “Anamnesi”. Abbiamo già sottolineato il suo significato e non lo ripetiamo. Ricordiamo però che nella celebrazione eucaristica è un momento essenziale: ricordiamo al Padre ciò che egli ha fatto nella storia per salvare il mondo fino al sacrificio del Figlio. L’Eucaristia assume in sé, come coronamento, tutti i vari momenti della salvezza fino al ritorno di Cristo. In questo senso, lo abbiamo già visto, essa è escatologica. La celebrazione eucaristica è così momento nella storia della salvezza, momento al quale noi partecipiamo camminando nutriti dall’eucaristia fino al ritorno di Cristo e alla fine della storia per entrare non più in una storia, ma in uno spazio nel quale non ci sono più momenti e nel quale tutto ormai con Cristo glorioso è eterno.

 

3. Eucaristia, celebrazione di Cristo e della Chiesa

 Nella Preghiera eucaristica vi sono due gruppi di preghiere che sottolineano fortemente come l’eucaristia è celebrata da tutta la Chiesa. Per renderci conto di questo si deve leggere:

Il Memento dei vivi e dei morti. Il primo sottolinea la presenza offertoriale e sacrificale di tutti coloro che sono presenti e anche di tutti coloro che non sono attorno all’altare ma sono uniti all’offerta. Tutta la Chiesa offre; e non solo la Chiesa dei vivi visibili, ma anche la Chiesa dei morti, viventi invisibili. Tra questi ve ne sono alcuni scelti per la loro santità.

Il Communicantes: In comunione con...

Il Nobis quoque peccatoribus: Anche noi peccatori...

In queste due preghiere la celebrazione si estende a tutti i Santi e particolarmente alla B.V. Maria, san Giuseppe, gli Apostoli e i Martiri.

Stiamo celebrando con loro, protetti da loro, anche noi peccatori.

 

4. Eucaristia e trasformazione del pane e del vino in corpo e sangue di Cristo

Al centro della preghiera eucaristica ci sono due elementi fondamentali:

 

a. L’epiclesi, epiclesis, una parola greca che significa chiamare sopra. È una preghiera al Padre affinché invii il suo Spirito sulle offerte, “pane e vino”, per farne il corpo e il sangue di Cristo. Cosi lo Spirito trasforma anche noi che mangiamo il pane trasformato da lui e il vino trasformato da lui.

Nelle nostre preghiere eucaristiche abbiamo due epiclesi: una prima delle parole dell’istituzione che chiede la trasformazione da parte dello Spirito del pane e del vino; la seconda dopo le parole dell’Istituzione e l’offerta del sacrificio e chiede che lo Spirito trasformi noi che partecipiamo ai doni.

Nelle liturgie orientali esiste una sola epiclesi dopo le parole dell’Istituzione e l’offerta del sacrificio; essa riunisce le due richieste nella stessa preghiera. Si chiede al Padre di inviare il suo Spirito affinché trasformi il pane, il vino e noi che mangiamo questi doni trasformati.

b. Le parole dell’istituzione. Sono le parole dette da Gesù durante l’ultima Cena. Il testo di queste parole si è trasmesso identico per quanto riguarda l’essenziale. Lo troviamo nei Sinottici e nella Prima ai Corinzi. Ne abbiamo già parlato.

Queste parole, benché venerabili e sacre, non devono essere considerate come magiche. Nella bocca del sacerdote ordinato e ne! contesto normale della celebrazione effettuano ciò che dicono. S. Ambrogio le paragona alle parole della creazione: Disse e le cose furono create.

 

5. L’offerta

Dopo la consacrazione, appoggiandosi alle parole di Gesù stesso “Fate questo in memoria di me”, viene l’offerta del sacrificio. Questo è il vero centro della celebrazione e il suo motivo. Gesù si offre con noi e noi ci offriamo con lui. Questa offerta è lode suprema al Padre e azione di grazie per la nostra salvezza.

 

6. Dossologia e annuncio

La parola dossologia è di origine greca: doxa significa gloria; logos significa parola. La preghiera eucaristica si conclude con la sintesi di tutto ciò che è stato fatto. Tutto fatto a gloria di Dio per il quale siamo stati creati e che, adesso salvati, siamo capaci di rendere al Padre per Gesù Cristo nello Spirito. Qui abbiamo il centro di tutta l’attività della Chiesa fino al ritorno di Cristo. Per questo motivo la Costituzione sulla Liturgia afferma che la Chiesa non ha niente di più importante da fare che celebrare e la celebrazione eucaristica è il fondamento della missionarietà della Chiesa. Ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo calice annunziate la morte del Signore fino al suo ritorno.

La Dossologia fa parte integrante della Preghiera eucaristica sacerdotale e dunque non occorre che l’assemblea la canti. Sia lasciata al sacerdote. Ma tocca ai fedeli manifestare la loro partecipazione e il loro accordo con ciò che è stato fatto cantando un vibrante Amen che può essere ripetuta solennemente.

Si capisce dunque perché la preghiera eucaristica sia stata restituita alla proclamazione e non sia più detta a voce bassa; si capisce anche perché non si deve cantare né suonare l’organo durante la preghiera eucaristica.

 

7. L’eucaristia come sacramento escatologico

a. Il sacrificio eucaristico è permanente in un mondo nuovo. Il simbolismo dei gesti e delle parole non sono nella irrealtà, ma introducono nella realtà di un mondo nuovo. La morte di Cristo sbocca nella vera vita che non finisce (Rm 6,9...), siamo nell’escatologia dei beni futuri dei quali i beni del nostro tempo sono solo l’ombra (Col 2,17). Il sacrificio è stato offerto una volta per sempre (Eb 7,27; 9,12.26...; 10,10; 1Pt 3,18). Il sangue di Cristo ha preso definitivamente il posto del sangue inefficace delle vittime dell’antica alleanza (Eb 9,12...; 18,26; 10,1-10); l’alleanza nuova della quale Cristo è il mediatore, ha soppresso l’antica (Eb 8,13) e dà la vita eterna (Eb 9,15). Il nostro Sommo Sacerdote ci ha acquistato una redenzione eterna (Eb 9,14) e sempre vivo intercede in nostro favore (Eb 7,25). Il suo sacrificio è sempre presente nel mondo nuovo dove egli è entrato.

b. Per mezzo dell’eucaristia il cristiano comunica realmente a questo mondo nuovo. Siamo sempre in contatto con il Sommo Sacerdote sempre vivente nel suo stato di vittima. Il corpo e il sangue non sono soltanto memoriale simbolico di un avvenimento passato, ma sono tutta la realtà del mondo escatologico dove vive Cristo. L’eucaristia dà al credente ancora immerso nell’antico mondo il contatto fisico con Cristo nell’intera realtà del suo essere nuovo di risorto, spirituale. Gli alimenti dell’eucaristia cambiano la loro esistenza e diventano il vero pane degli angeli e l’alimento del mondo nuovo.

 

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Ultima modifica Giovedì 25 Novembre 2010 12:40
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini