Mercoledì, 23 Agosto 2017
Lunedì 12 Marzo 2012 13:57

Perché devo andare a messa?

Valuta questo articolo
(2 voti)

Un percorso di catechesi per gli adulti

EZIO GAZZOTTI

1. Le premesse

L'adulto è tale se ha la capacità di esibire le ragioni delle sue scelte. In esse esprime il senso che intende dare alla sua vita.

Questo vale in tutti i settori. A doppia ragione è importante per le scelte religiose che, per definizione, danno colore e calore a tutte le dimensioni della persona (affettività, appartenenza sociale, professione...). Talora, per quanto concerne la fede, l'adulto resta un fanciullo, un ragazzo o un adolescente. Non ha dentro le motivazioni o perlomeno non sa verbalizzarle. C'è in lui una specie di analfabetismo di ritorno. Ci rivolgiamo, in questa ipotesi di percorso, ad adulti praticanti. Già vivono con maggiore o minore intensità l'eucaristia. Adottiamo un cammino lento, ma rigoroso. La nostra opzione è per un approccio sorridente, non valutativo. Tre le fasi:

a) far emergere le rappresentazioni, dar loro voce, rispettarle, accoglierle, allinearle; identificare i valori che vi sono dentro. Per il catechista, infatti, non si tratta mai di attendere qualcuno sul monte, ma di fare con il proprio fratello, tutto il cammino dal punto esatto in cui egli si trova;

b) riaprire le fonti proprie della fede, riscoprire le motivazioni specifiche per vivere l'eucaristia;

c) ritornare sulla vita, vedere che cosa muta dopo le scoperte fatte, tentare una nuova sintesi.

L'animatore deve avere particolare cura a non mutare la fisionomia della catechesi e farla diventare un 'corso sulla messa'. Baderà bene anche a non sostituire un imperativo («Devi andare a messa!») con un altro, magari più aggiornato («Devi celebrare la Pasqua!»).

Va invece spostato il centro dell'attenzione. A nostro parere il 'motore' di nuove convinzioni e atteggiamenti può divenire l'espressione riferita a Cristo nella Preghiera eucaristica II: «Offrendosi liberamente alla sua passione».

2. Far emergere le precomprensioni

Alla domanda: «Perché devo andate a messa?», nel gruppo possono emergere le più svariate risposte:

- «Non lo so; lo faccio e basta».

- «Non me lo sono mai chiesto».

- «Lo sapevo fino a quando qualcuno non me lo ha chiesto».

- «Ho fatto così fin da piccolo. Me lo hanno insegnato in famiglia».

- «È un obbligo per chi crede. È uno dei precetti della chiesa».

- «Vi trovo conforto, luce, pace. Andrei anche senza il precetto».

- «Prego, mi incontro con Dio. Gli chiedo delle grazie».

- «Ricevo un'istruzione religiosa; imparo a vivere».

- «Faccio festa con altri per la morte e risurrezione di Gesù».

L'animatore fa da specchio, raccoglie tutte le risposte. Annota le insistenze su certi punti e le eventuali lacune. Aiuta a scorgere che cosa c'è dentro ogni singola risposta. Sarà attento a verificare alcune ipotesi per il livello di partenza e la motivazione. Eccone alcune, a livello esemplificativo:

. Non c'è, in proposito, una coscienza avvertita; si ignora il problema.

. Decisiva è l'appartenenza a un contesto cristiano. C'è dietro una famiglia, un ambito educativo.

. Fa da motore il senso del dovere.

. C'è un bisogno di riti, di ricerca religiosa.

. C'è una percezione ancora un po' indistinta e anonima della divinità.

. Si fa l'abbinamento tra il rito e la vita (luce, forza, calore).

. C'è l'esperienza di un interlocutore preciso, nominabile, Dio.

. Si coglie una comunità celebrante, un vero e proprio soggetto che fa da protagonista.

L'animatore può mostrare che, man mano che crescono i valori, si attenua il rapporto con il precetto. L'adulto diventa meno eterodiretto e sceglie in base a motivazioni oggettive.

3. Ripartire dalla liturgia

«Perché devo andare a messa?». L'eucaristia stessa sa rispondere adeguatamente. Lo fa con l'eloquenza dei suoi gesti e delle sue formule. Percorriamo la via dei riti e dei testi liturgici. In particolare fissiamo la nostra attenzione sulla Preghiera eucaristica III:

Padre veramente santo, a te la lode da ogni creatura.

Per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore

nella potenza dello Spirito Santo,

fai vivere e santifichi l'universo,

e continui a radunare intorno a te un popolo,

che da un confine all'altro della terra

offra al tuo nome il sacrificio perfetto.

Ecco una splendida immagine di Dio: è Padre. Ha come due braccia: il Figlio e lo Spirito. Suo intento supremo è far vivere. Nell'eucaristia egli comincia a radunare tutti gli individui, i popoli. Si vuole donare totalmente, universalmente. Vuole 'santificare' cioè contagiare ogni creatura con lo splendore della sua grazia, della sua luce, della sua divinità.

Ora ti preghiamo umilmente:

manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo,

perché diventino il corpo e il sangue

di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore,

che ci ha comandato di celebrare questi misteri.

Si invoca lo Spirito. Egli è colui che sospinge Gesù incontro al mondo per dare forma concreta ai sogni di Dio. È creatore. Viene invocato per portare al suo esito finale la creazione: far diventare il pane corpo di Cristo e il vino sangue di Cristo. Poi si passa a parlare di Gesù.

Nella notte in cui fu tradito, egli prese il pane

ti rese grazie con la preghiera di benedizione,

lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, e disse:

«Prendete, e mangiatene tutti:

questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi».

Dopo la cena, allo stesso modo, prese il calice,

ti rese grazie con la preghiera di benedizione,

lo diede ai suoi discepoli e disse:

«Prendete, e bevetene tutti:

questo è il calice del mio sangue

per la nuova ed eterna alleanza,

versato per voi e per tutti

in remissione dei peccati.

Fate questo in memoria di me».

Il rito centrale dei credenti in Gesù ci rimanda a un evento: la notte in cui Cristo fu tradito che anticipa, in un certo senso, i giorni seguenti. Siamo ricondotti a una storia, precisa, unica, quella di Gesù. Egli, a un certo pun- to della sua esistenza, è posto di fronte alla scelta suprema: salvare sé, ma rinnegare la sua missione, oppure perdere se stesso, ma realizzare sino in fondo il suo essere Figlio.

Di fronte alla morte, ognuno deve esibire le ragioni per cui è vissuto e per cui dona la vita. Gesù ha compreso che quella è la sua ora (Gv 12,23-28). È la fase più temuta; è il passaggio più desiderato (Lc 22,14). Ha compreso bene che cosa deve fare. Prende in mano la creazione; la congiunge con la croce e risurrezione. Pone se stesso al posto dell' Agnello della Pasqua. Riassume tutta la storia; la fa diventare azione di salvezza. Rappresenta al vivo la sua morte. Tutto ciò egli lo fa liberamente, spinto solo dallo Spirito (cfr. Preghiera eucaristica II: «Egli offrendosi liberamente alla sua passione»). È tutto preso dal suo: «Devo occuparmi delle cose del Padre mio» (Lc 2,49). Ha scoperto la sua causa: la passione per Dio, la passione per l'uomo. Gesù, da risorto, invita noi a prendere e mangiare. Ci dà la possibilità di essere assimilati a lui. Egli rimane eternato in questo suo donarsi totale al Padre ed agli uomini. Ora qui, sulla mensa, si dà come pane (cioè come vita) da spartire e come Vino (cioè come gioia) da condividere.

Mistero della fede.

Annunciamo la tua morte, Signore,

proclamiamo la tua risurrezione,

nell'attesa della tua venuta.

È un'esclamazione, piena di meraviglia e di lode. È l'assemblea che fa memoria della croce e risurrezione spezzando quel pane e facendo passare quel calice.

C'è il passato: è la morte di Gesù, ma non è più un fatto traumatico. È essa stessa oggetto di annuncio perché affrontata nell'amore e con amore.

C'è il futuro. Questa cena è in prospettiva. Preannuncia il convito del cielo. Fa percepire la presenza di Cristo e acuisce la nostalgia di lui.

C'è il presente: la nostra meraviglia di fronte a questo Figlio di Dio che dona la sua esistenza perché noi viviamo.

4. Esibire le ragioni

È bene che la catechesi assuma, a questo punto, l'andatura della testimonianza, superando la logica dell'istruzione. L'animatore può e deve esporre con le sue ragioni. Esso una traccia possibile.

a) «Perché devo andare a messa?». Perché Cristo dice a me: «Prendete e mangiate». C'è una comunità che dirama l'invito. Mi fa scoprire che cosa c'è in gioco. Mi dice: «Tutto è pronto; venite alle nozze» (Mt 22,4). Se vado, celebro la morte e risurrezione del Signore. Vedo sino a che punto Dio si è impegnato nella nostra storia. Prendo il corpo del Signore, bevo il suo sangue. Se non vado, non comprendo nulla, né di Dio, né della storia. Mi perdo il corpo e il sangue di Cristo.

b) Ho lì una fonte viva inesauribile. Mi rivela il sovraeminente amore del Padre, rivelato in Gesù. Esso è più forte di ogni energia di morte: fame, nudità, spada (Rm 8,31-39). Ogni volta che vivo l' eucaristia, cerco di ripetermi: «Sto facendo la cosa più bella e più importante per il mondo; basta anche questa sola celebrazione per dar il senso alla mia vita». Dico perciò: devo andare a messa! Ma non è per una coercizione esterna, un obbligo, un precetto. È il 'devo' che ha retto il viaggio di Gesù verso Gerusalemme (Mc 8,31; Lc24,26).

5. Operare il ritorno sulla vita

In mille modi si può indurre l'adulto a costruire un nuovo quadro di motivazioni:

a) Provando a ispezionare le varie occasioni in cui l'adulto dice «Devo». Le variabili sono tante:

- «Me lo impone qualcuno dall'esterno, anche senza motivazioni plausibili».

- «Me lo impongono gli avvenimenti ed io li affronto responsabilmente».

- «È una mia esigenza interiore per la relazione che vivo verso de- terminate persone».

In questi due ultimi casi, il mio 'devo' si congiunge al 'devo' di Gesù (Mc 8,31; Lc24,26; Lc2,49).

b) Riproponendo la domanda iniziale e invitando ognuno, in silenzio, a formulare una nuova risposta.

c) Misurando da soli la distanza tra la percezione iniziale e quella finale. La formula può essere «Pensavo che...; ho capito che». Ecco un'esemplificazione:

- «Confondevo l'eucaristia con tanti altri atti di devozione. Ora capisco che essa è importante in sé e per sé, per capire chi è Dio e verso dove va la storia».

- «Cercavo le motivazioni nel contesto, nell'educazione ricevuta, nell'obbligo. Ora ho dentro delle mie precise convinzioni».

- «Pensavo che quello fosse un momento di fuga dai problemi. Ho capito che ci si incontra con Cristo. Egli si immerge nella storia e ci rende capaci di affrontarla».

6. La via del rito

Tutti insieme, come gruppo, si partecipa a una celebrazione dell'eucaristia. È la via del rito. È più eloquente della stessa catechesi. Si collega con essa e ne viene arricchita. Infatti l'annuncio fa percepire il senso più profondo di parole e gesti. Ognuno a casa può rileggere la Preghiera eucaristia III. Si possono poi valorizzare tutte le altre. Infine, anche come gruppo, si tende a divenire parte attiva nella celebrazione con preciso ruolo (cantore, lettore, ministro straordinario della comunione).

 

Clicca qui per tornare all'INDICE di questo TEMA: "Percorso di catechesi per adulti sui Sacramenti e l'Eucarestia"

 


Ultima modifica Domenica 25 Marzo 2012 18:15
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini