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Martedì 25 Gennaio 2022 17:09

CHE LINGUA PARLAVA GESU'? In evidenza

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(Lc 4,14-21)

14Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

16Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l'unzione

e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,

a proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi,

19 a proclamare l'anno di grazia del Signore .

20Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 21Allora cominciò a dire loro: "Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato".



La scena della sinagoga di Nazaret, in cui Gesù svolge il rotolo di Isaia, ne legge un passo (che doveva essere scritto nell'ebraico biblico, e non nell'aramaico che era la lingua comune degli ebrei di Palestina a quel tempo) e ne trae spunto per un intervento pubblico di predicazione, può aprire un tema interessante per la conoscenza storica dell'uomo Gesù: quale lingua (o quali lingue) parlava, specialmente quando parlava pubblicamente? Quale lingua (o quali lingue) era in grado di leggere? Quale poteva essere il suo livello di istruzione?

Una premessa di metodo è importante prima di affrontare le suddette questioni. Poiché noi cerchiamo di avvicinare attraverso i Vangeli quello che deve essere stato Gesù nella sua concretezza di uomo vissuto nell'ambito ebraico della Palestina del I secolo (che poi i suoi seguaci hanno riconosciuto e proclamato Risorto, Messia e Figlio di Dio, ma che prima hanno incontrato e conosciuto come persona umana storicamente radicata), non possiamo risolvere i problemi che nascono dalle domande poste sopra con la semplice affermazione: "Ma Gesù era Dio, dunque sapeva tutto", perché:

1) la Chiesa stessa riconosce e afferma che «il Figlio di Dio (...) ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con mente d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore d'uomo. (...) si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 22)]. Dunque, nella figura di Gesù c'è anzitutto una ben chiara umanità. E gli aspetti umani del personaggio storico Gesù vanno indagati con i criteri della ricerca storica;

2) l'indagine storica non si fa con assunti fideistici, ma secondo gli strumenti della ricerca storica, che nel caso del personaggio storico Gesù ne indaga la vicenda e le componenti della personalità umana con criteri puramente storiografici;

3) se la stessa dottrina base della cristologia elaborata nei secoli dal magistero della Chiesa afferma che in Gesù le due nature, quella umana e quella divina, sono unite ma non confuse, i due piani del discorso teologico (sulla natura divina) e del discorso storico (sulla natura umana) non si devono confondere: lo storico indaga l'uomo Gesù di Nazaret (con la cui umanità si è realizzato l'incontro dei suoi primi seguaci prima di riconoscerlo come il Risorto e senza la cui umanità quest'incontro non sarebbe stato umanamente e storicamente possibile) per comprenderne più che si può la sua dimensione di uomo e, se è credente, anche per sentire meglio la vicinanza con la sua umanità, cioè di lui che ha condiviso la nostra condizione umana; il teologo elabora un discorso di fede su Gesù il Cristo per cercare di comprendere e delineare il carattere singolare della presenza di Dio in lui.

Così, relativamente alle questioni sulla lingua che Gesù parlava e sulla sua istruzione, trattandosi di aspetti che relazionavano umanamente Gesù con le persone che egli incontrava nel concreto di precise situazioni storiche, con le possibilità e i limiti che tali aspetti ponevano a Gesù come uomo del suo tempo, le risposte vanno cercate nella realtà storica in cui Gesù è vissuto.

[La trattazione che segue utilizza J. P. Meier, un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico. 1 – Le radici del problema e della persona, Brescia (Queriniana) 2001 (or. New York 1991), pp. 242-267. Si rimanda anche a R. Fabris, Gesù il "nazareno". Indagine storica, Assisi (Cittadella) 2011, pp. 238-248].

 

 

Qual era la lingua della comunicazione ordinaria?


Poiché Gesù adulto divenne un maestro itinerante che attraversava la Galilea e la Giudea e poiché come maestro voleva essere compreso dal suo uditorio, prevalentemente composto da comuni ebrei palestinesi, deve aver usato la lingua normalmente parlata dai comuni ebrei nella loro vita quotidiana in Palestina. Qual era questa lingua?

Nella Palestina del I secolo d.C. erano in vario modo usate quattro lingue: latino, greco, ebraico e aramaico. Ma la documentazione sul loro uso a quel tempo è tutt'altro che abbondante ed esplicativa. Le principali fonti di conoscenza di cui disponiamo (opere letterarie e iscrizioni) hanno entrambe evidenti limiti:

- la capacità di leggere, e ancor più quella di scrivere, opere di un certo impegno in una qualche lingua era un'abilità relativamente rara nel mondo greco-romano, limitata a scribi e a un'élite intellettuale;

- le iscrizioni di carattere pubblico e ufficiale, in un mondo in cui la maggioranza della gente era analfabeta, erano prodotte per gruppi elitari; diverso il caso delle iscrizioni funerarie, ma non è detto che esse riflettano sempre la lingua usuale del defunto o dei suoi famigliari, perché potevano anche dipendere dalla volontà di adeguarsi a usi tradizionali o di apparire inseriti in una certa cultura, ecc.;

- bisogna fare attenzione a non far risalire al tempo di Gesù informazioni date da iscrizioni anche solo di un secolo prima o dopo, che non necessariamente ci dicono quale fosse al lingua dell'ebreo comune della prima metà del I secolo d. C.

 

 

Il latino


Ai tempi di Gesù il latino era la lingua più recente apparsa sulla scena palestinese: in pratica, solo dopo che (6 d.C. con la deposizione di Archelao figlio di Erode il Grande) parte della Palestina (Giudea, Samaria e Idumea) era passata sotto diretto controllo romano, amministrata da un prefetto inviato da Roma. Era anche la lingua meno usata, perché appannaggio quasi esclusivo degli ufficiali romani.

Il suo uso in iscrizioni poste su edifici pubblici non era per far capire il messaggio scritto alla popolazione, non essendo la maggior parte degli ebrei di Palestina in grado di leggere e capire le solenni frasi latine, ma per affermare il dominio romano: la sola presenza in Palestina di un testo latino, e non le parole in specifico, era simbolo di potere, e quello era il messaggio recepito dagli ebrei.

Risalgono al tempo di Gesù anche alcune iscrizioni funerarie in latino, sulle lapidi di legionari romani morti in Palestina; ma queste, se ci dicono qualcosa circa la lingua del defunto, non indicano affatto che la maggioranza della popolazione locale potesse capire quella lingua e tantomeno usarla.

Non è un caso che le più significative iscrizioni latine in Palestina, a noi note grazie all'archeologia o a descrizioni in opere letterarie, fossero collocate a Cesarea Marittima (sede del governatore romano della Giudea) e a Gerusalemme (dove il governatore romano si recava una volta l'anno).

Il latino, insomma, era di casa nei luoghi del potere, non nei piccoli centri e tantomeno nelle zone di campagna. Così non poteva esserlo in un villaggio della Galilea. Per questo, oltre a non trovarne alcun indizio nei Vangeli, non c'è ragione di pensare che Gesù abbia parlato, e ancor meno letto, il latino.

 

 

Il greco


Nel I secolo il greco era la lingua internazionale del mondo mediterraneo e del Vicino Oriente.

La lingua e la cultura greca erano entrate in Palestina soprattutto dall'inizio del II secolo a.C., quando sulla regione si era imposto il dominio del regno seleucide di Siria: i re seleucidi avevano fondato in Palestina città di impronta greca e alcuni antichi insediamenti giudaici erano stati trasformati in centri greci, da cui la cultura greca aveva cominciato ad irradiarsi verso i territori circostanti.

Nonostante l'aspetto nazionalistico della rivolta dei Maccabei (intorno al 160 a.C.), i successivi governanti Asmonei erano stati sovrani ellenisti (= con mentalità e stile di vita orientati alla cultura greca). E anche Erode il Grande (37-4 a.C.) aveva continuato una politica di ellenizzazione, ben evidenziata a livello di immagine dai suoi imponenti progetti edilizi in stile greco-romano (dal porto di Cesarea Marittima, alla città di Sebaste in Samaria, ai numerosi edifici eretti a Gerusalemme).

L'invasione culturale greca non era però passata incontrastata. La rivolta dei Maccabei alla dominazione seleucide aveva stimolato anche una reazione culturale: mentre la classe dirigente asmonea ed erodiana e i ceti colti di Gerusalemme avrebbero continuato a usare la lingua greca e ad essere immersi nella mentalità grecizzante, si era sviluppata tra i giudei pii, preoccupati della loro identità culturale e religiosa, una reazione tesa a rivalutare e riaffermare con fierezza l'uso dell'ebraico (lingua della tradizione biblica) e dell'aramaico (lingua della comunicazione ordinaria tra i ceti popolari); reazione ben riflessa nelle opere letterarie prodotte o conservate a Qumran [sede di una comunità di Esseni (nata verso metà II secolo a.C. e durata fino al 68 d.C.) che si erano ritirati dalla società per dedicarsi a una vita ascetica nel deserto presso il Mar Morto, seguendo con rigore i dettami della Legge, praticando con grande zelo alcuni rituali di purificazione, opponendosi alle idee provenienti dal mondo greco-romano, producendo e conservando un'ampia biblioteca di testi, i celebri "rotoli di Qumran", circa 900 manoscritti vergati in antico ebraico].

Ciò premesso, ci si deve chiedere quale livello di diffusione la lingua greca avesse conservato o esteso nei primi decenni del I secolo d.C., ai tempi di Gesù.

La situazione non era ovviamente uguale dappertutto e variava a secondo dei luoghi e delle classi sociali: se dai ceti benestanti delle principali città il greco doveva essere abbastanza conosciuto e maneggiato a sufficienza per intendersi nel parlato (ma non con un possesso di alto livello, se perfino un ebreo aristocratico e ben istruito come Giuseppe Flavio doveva ammettere che la sua padronanza di quella lingua era tutt'altro che perfetta) e un suo uso elementare per esigenze di lavoro poteva trovarsi anche nelle zone di campagna più aperte ai contatti commerciali (così, ad esempio, nei centri vicini al lago di Galilea), il greco doveva però essere un elemento estraneo nelle aree rurali meno aperte e di mentalità più conservatrice. Difficile però essere più precisi.

Questi dati molto generali aiutano solo indirettamente a capire se Gesù conoscesse e usasse la lingua greca. Certo, le possibilità che un uomo cresciuto in un modesto villaggio della Galilea – e che, stando ai Vangeli, sembra aver evitato nel periodo della sua vita pubblica i centri di cultura greca della Galilea (come Tiberiade e Sefforis) – maneggiasse abbastanza il greco da esprimersi e predicare in pubblico in quella lingua, sono decisamente poche.

Questo non significa che Gesù non avesse alcuna conoscenza del greco: la Galilea non era una realtà chiusa, e le aree vicino al lago di Tiberiade avevano contatti commerciali in più direzioni, anche a nord (verso la Siria) e nord-ovest con le zone dell'entroterra fenicio (Tiro e Sidone, nei cui territori Gesù si è recato: Mc 7,24-30) dove il greco era di casa, e le esigenze pratiche di comunicazione negli scambi potevano far acquisire i rudimenti del greco anche a persone di ceto modesto (es. per Gesù l'esperienza lavorativa da falegname, che deve aver comportato talvolta un'attività di artigiano itinerante in cui un po' di greco poteva essere utile).

E' invece problematica dedurre una sufficiente capacità di parlare in greco da parte di Gesù dal racconto del processo davanti a Pilato: anche se il governatore conosceva il greco, è probabile che preferisse tenere i processi in latino servendosi di un interprete; e le narrazioni evangeliche di quell'evento sono troppo schematiche e teologicamente orientate per dedurne un particolare di cronaca, che del resto non era un loro specifico interesse.

Che Gesù conoscesse un po' di greco è probabile, ma è inverosimile che lo padroneggiasse al punto da adattare a questa lingua nella sua predicazione la sua innegabile maestria verbale (è ben difficile che qualche detto di Gesù tramandato dai Vangeli fosse stato originariamente da lui pronunciato in greco).

 

 

L'ebraico

 

La vecchia lingua ebraica, la lingua della Legge e di molta parte delle Sacre Scritture ebraiche, aveva cominciato a ridursi fortemente nell'uso del parlato popolare dopo l'esilio babilonese (VI secolo a.C.), quando era andato affermandosi l'aramaico, la lingua "internazionale" nel Vicino Oriente nei periodi neoassiro, neobabilonese e persiano (all'incirca dal 900 al 330 a.C.), entrando nell'uso anche tra gli ebrei di Palestina.

Ma l'ebraico come lingua scritta (e in parte anche parlata) non si era estinto, come dimostrano tante opere letterarie tra II secolo a.C. e I secolo d.C., soprattutto i testi di Qumran; si era solo modificato in alcuni suoi elementi. Certo, si tratta di composizioni legate a una piccola minoranza e non bastano a dimostrare che l'ebraico fosse diffusamente parlato a quel tempo in Palestina, ma almeno segnalano che questa lingua continuava ad essere usata nella scrittura e probabilmente anche nel parlato tra gruppi, per quanto ristretti, di giudei zelanti e legati alla tradizione, non solo nella liturgia del Tempio.

Per quanto riguarda Gesù, che egli avesse conoscenza dell'ebraico biblico non è segnalato tanto dal brano di Lc 4,16-20, da cui siamo partiti, perché secondo vari studiosi l'evangelista potrebbe aver rielaborato ai fini di un'idea teologica (Gesù come compimento di un annuncio biblico di liberazione) una vicenda (la scena nella sinagoga di Nazaret) difficile da precisare nei suoi particolari storici; è piuttosto l'abitudine di Gesù, più volte e in vari modi attestata nei Vangeli, di pregare nelle sinagoghe e di discutere sia con gli scribi che con i farisei su punti della Scrittura, a rendere verosimile che egli avesse conoscenza dell'ebraico biblico. Che lo parlasse regolarmente nella sua forma colloquiale, è invece cosa su cui non c'è alcun elemento che lo dimostri.

 

 

L'aramaico

 

E' da tempo convinzione comune tra gli studiosi che la lingua quotidiana, parlata dall'ebreo medio nella Palestina del I secolo d.C. fosse l'aramaico. L'archeologia ha fornito un gran numero di iscrizioni funerarie (in sepolcri e su ossari) in aramaico tra I secolo a.C. e I secolo d.C. e le scoperte dei testi di Qumran hanno aumentato in modo notevole la conoscenza di quella lingua qual era utilizzata in quei due secoli (lingua, tra l'altro, scarsamente influenzata nel suo vocabolario dal greco – che pure era la lingua "internazionale" e perciò capace di diffondersi in modo pervasivo – mentre questa influenza si farà più forte dopo il II secolo).

L'uso dell'aramaico è ben riflesso nei Vangeli, pur scritti in greco:

- essi conservano qualche parola aramaica che Gesù usava: per limitarsi al Vangelo più antico (Marco), dal talità kum di Mc 5,41 all'effatà di Mc 7,34, dall'abbà della preghiera in Mc 14,36 al grido sulla croce Eloì, Eloì, lemà sabactàni? (Mc 15,34);

- diversi studiosi di aramaico hanno mostrato che vari detti di Gesù, riportati in greco nei Vangeli, assumono forza poetica e anche maggiore chiarezza di significato se ritradotti in aramaico, e che alcuni detti contengono "aramaismi", cioè espressioni tipicamente aramaiche ma estranee all'ebraico e al greco.

Gesù, cresciuto ed educato in una modesta famiglia della Galilea che abitava in un piccolo villaggio come Nazaret, aveva certamente come lingua materna l'aramaico che si parlava nella sua terra, tra l'altro connotato da un accento diverso da quello in uso a Gerusalemme (come attesta il riconoscimento di Pietro nella notte dell'arresto di Gesù, proprio a motivo di come parlava: Mt 26,73).

 

 

Dunque, quale(i) lingua(e) Gesù usava?

 

Da quanto sopra esposto, è evidente che il problema della(e) lingua(e) che Gesù parlava è complesso, perché rispecchia la complessa situazione linguistica della Palestina del I secolo come paese "quadrilingue".

- Non c'è ragione per pensare che Gesù conoscesse e usasse il latino, la lingua usata quasi esclusivamente dai conquistatori romani.

- E' probabile che conoscesse e usasse un po' di greco, per comunicare con i "gentili" (incluso, forse, Pilato al momento del processo); ma né la sua occupazione come falegname a Nazaret (o dintorni) né la sua vita itinerante in Galilea, circoscritta a centri essenzialmente ebraici, potevano richiedere un uso sciolto e regolare del greco. E non c'è ragione per pensare che predicasse in greco alle folle che si riunivano attorno a lui.

- Quanto all'ebraico, Gesù potrebbe averlo imparato nella sinagoga di Nazaret e probabilmente averlo usato talvolta discutendo sulla Scrittura con farisei e scribi.

- Come maestro che si rivolgeva prevalentemente a ebrei di ceto popolare delle zone rurali, la cui lingua quotidiana era l'aramaico, Gesù necessariamente parlava e insegnava in aramaico (probabilmente una versione galilaica dell'arameo occidentale, che si distingueva per qualche particolarità dall'arameo parlato in Giudea), di cui alcune tracce sono conservate nei Vangeli greci.

Se il quadro generale sembra abbastanza chiaro, restano alcuni problemi particolari, insolubili allo stato attuale delle nostre conoscenze. Ad esempio, se Gesù – come indica il Vangelo di Giovanni – si è recato più volte Gerusalemme in occasione delle grandi feste, quale lingua usava là per comunicare con la gente, in una città che si era da tempo ampiamente ellenizzata? Qui conoscevano e usavano il greco non solo i gruppi dirigenti e i membri dell'élite intellettuale ma anche molti ebrei della "diaspora" che vi si erano stabiliti o vi tornavano regolarmente: in che lingua lo ascoltavano questi ultimi (alcuni dei quali erano probabilmente bilingui, ma altri forse parlavano solo greco)? Gesù conosceva abbastanza il greco per rivolgersi efficacemente a costoro? Al momento l'opinione prevalente tra li studiosi è che Gesù abbia insegnato regolarmente, e forse esclusivamente, in aramaico, essendo il suo greco forse troppo rudimentale per servire allo scopo.

 

Ultima modifica Martedì 25 Gennaio 2022 17:57
Giorgio De Stefanis

Giorgio De Stefanis

Esperto di comunicazione e di Marketing.
Operatore di pastorale familiare

Responsabile Area Proposte di Esperienze Formative
Rubriche Cammini di esperienze di comunicazione, Storie di donne e di uomini