Domenica, 19 Agosto 2018
Commento ai Vangeli della domenica
Commento ai Vangeli della domenica

Commento ai Vangeli della domenica (38)

Anno B

- Giorgio De Stefanis

Prima lettura: (Pr 9,1-6)

La sapienza si è costruita la sua casa,

ha intagliato le sue sette colonne.

Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino

e ha imbandito la sua tavola.

Ha mandato le sue ancelle a proclamare

sui punti più alti della città:

«Chi è inesperto venga qui!».

A chi è privo di senno ella dice:

«Venite, mangiate il mio pane,

bevete il vino che io ho preparato.

Abbandonate l’inesperienza e vivrete,

andate diritti per la via dell’intelligenza».

Amen

Salmo: 33

Rit. Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,

sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore:

i poveri ascoltino e si rallegrino. Rit.

Temete il Signore, suoi santi:

nulla manca a coloro che lo temono.

I leoni sono miseri e affamati,

ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene. Rit.

Venite, figli, ascoltatemi:

vi insegnerò il timore del Signore.

Chi è l’uomo che desidera la vita

e ama i giorni in cui vedere il bene? Rit.

Custodisci la lingua dal male,

le labbra da parole di menzogna.

Sta’ lontano dal male e fa’ il bene,

cerca e persegui la pace. Rit.

Seconda lettura: (Ef 5,15-20)

Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.

E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 6,56)

Alleluia, alleluia.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue,

dice il Signore, rimane in me e io in lui.

Alleluia

Vangelo: (Gv 6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.

Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Omelia (spunti)

Gesù è il nutrimento che viene da Dio, per “nutrire” ciascuno di noi e …. tutto il creato. Noi potremo vivere in eterno, e con noi tutto il mondo.

Chi accetta questo invito “rimane in me e io in lui”.

Gesù ha accettato di essere mandato dal Padre e vive per il Padre.

Questi spunti ci indicano come via della pace e della speranza deve essere vissuta nella “comunione”, con chi ci guida e ci nutre e con tutti i compagni di “viaggio”.

CAMMINO DELLA SETTIMANA

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

  • … Chi mangia questo pane vivrà in eterno»

  • la vita deve essere vissuta nella comunione

Buon cammino!

"Una guida sintetica per condurre la Liturgia della Parola"

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Anno B

 

- don Paolo Squizzato

 

 

Prima lettura: (Ez 17,22-24)

 

 

Così dice il Signore Dio:

«Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro,

dalle punte dei suoi rami lo coglierò

e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;

lo pianterò sul monte alto d’Israele.

Metterà rami e farà frutti

e diventerà un cedro magnifico.

Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,

ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.

Sapranno tutti gli alberi della foresta

che io sono il Signore,

che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso,

faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco.

Io, il Signore, ho parlato e lo farò».

 

 

Amen

 

 

 

Salmo: 91

 

 

 

Rit. È bello rendere grazie al Signore.

 

È bello rendere grazie al Signore

e cantare al tuo nome, o Altissimo,

annunciare al mattino il tuo amore,

la tua fedeltà lungo la notte. Rit.

 

Il giusto fiorirà come palma,

crescerà come cedro del Libano;

piantati nella casa del Signore,

fioriranno negli atri del nostro Dio. Rit.

 

Nella vecchiaia daranno ancora frutti,

saranno verdi e rigogliosi,

per annunciare quanto è retto il Signore,

mia roccia: in lui non c’è malvagità. Rit.

 

 

 

Seconda lettura: 2Cor 5,6-10

 

Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore.

Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.

Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.

 

Parola di Dio

 

 

 

Canto al Vangelo

 

 

Alleluia, alleluia.

 

Il seme è la parola di Dio, il seminatore è Cristo: chiunque trova Lui, ha la vita eterna.

 

 

Alleluia

 

 

 

Vangelo: Mc 4,26-34

 

 

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

 

Parola del Signore

 

 

OMELIA

 

 

“Bonum est diffusivum sui”, il bene si diffonde da sé, dice Tommaso d’Aquino.

 

Diamo solitamente poco credito al bene. Non crediamo in fondo che sia l’unica soluzione dinanzi al male e alla violenza. Occorre crescere nella fiducia che la vittoria, il compimento, il frutto non spetta a noi, ma alla potenza insita nell’atto di bene che compiamo.

L’unica cosa che viene chiesta all’uomo è fare il bene, e poi attendere credendo fino in fondo che alla fine il frutto si compirà, coi suoi tempi e non i nostri. Infatti il bene – dentro e fuori di noi – necessita di tempi molto lunghi per affermarsi. Solo il male ha tempi rapidissimi per compiersi.

Se una cosa è vera poi, cresce da sé. La menzogna ha invece necessità di essere proclamata a squarciagola, altrimenti nessuno gli credere.

Il contadino sa che il lavoro fatto in autunno porterà frutto solo dopo un inverno rigido e buio, e nel frattempo sa anche di non dovere far niente, perché a volte il non fare è l’opera più grande e produttiva che si possa compiere. Nell’arte, come nella vita spirituale, quanto meno si opera maggiormente si crea. Charles Dickens scriveva ‘È una vita che cerco di spiegare a mia moglie che se guardo fuori dalla finestra è perché sto lavorando!’. E Lao Tse: «Il saggio tanto meno opera più crea».

Chi non nutre fiducia nel fatto che il seme porti in sé la possibilità del compimento, che operare il bene sia già promesso di un futuro di compimento, si darà sempre da fare per indottrinare, aggiungere parole a parole, usare violenza.

Il bene invece ha un altro modo di essere fecondo: laddove a noi pare vi sia la morte, la sconfitta, il silenzio, il bene comincia ad agire apportandovi vita, vittoria, presenza. «Dorma… di notte…» (v. 27), è il richiamo alla morte di Gesù. È lui il seme che è stato gettato nel campo del mondo.

Se cerchiamo di affermare il regno di Dio attraverso il potere, l’organizzazione, il successo, la strategia del mondo insomma, non contribuiremo a far altro che aumentare la presenza del male nel mondo stesso.

Pietro, Giuda, i romani, la religione del suo tempo rifiutarono Gesù, il bene fatto carne, perché non poterono accettare la rivelazione di un Dio debole, piccolo e fragile. Quando fu annunziata ai pastori la nascita di Gesù, il segno fu questo: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Mt 2, 12).

 

Questo è Dio, il bene incarnato.

Questa è l’unica via per la salvezza: il bene vissuto.

 

CAMMINO DELLA SETTIMANA

 

Due spunti su cui meditare, a Voi cercarne altri:

 

  • “…. il più piccolo di tutti i semi ,,,, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante ….”

  • Questo è Dio, il bene incarnato. Questa è l’unica via per la salvezza: il bene vissuto.

 

Buon cammino!

 

 

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