Sabato, 21 Ottobre 2017
Giovedì 30 Dicembre 2004 19:12

PARROCCHIA E FAMIGLIA: DAL DIALOGO ALLA CORRESPONSABILITA‘

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PARROCCHIA E FAMIGLIA: DAL DIALOGO ALLA CORRESPONSABILITA‘

Una proposta per affrontare la pastorale familiare eparrocchiale in un ottica nuova, che consideri la famiglia comesoggetto e non più come oggetto di pastorale.

La riflessione che presentiamo è una breve sintesi di undocumento di mons. Renzo Bonetti, pubblicato l’anno scorso alla vigiliadel convegno di Cagliari su: "Progettare la pastorale con la famigliain parrocchia".

Il tema in esame sembra, a una prima lettura,orientato a fornire dei suggerimenti per l’interazione tra la pastoralefamiliare e quella parrocchiale; non è questo il mio obiettivo:rischierei di proporvi qualche buon consiglio di carattereorganizzativo e di valore limitato, oltreché di grande debolezza.Infatti, da una parte, la pastorale parrocchiale ha una tradizioneconsolidata, con la figura del sacerdote al centro, mentre la pastoralefamiliare ha fatto i primi passi negli anni ’70 quando sono iniziati iprimi segni di difficoltà per la famiglia (referendum sul divorzio elegge sull’aborto). In questi trent’anni abbiamo al nostro attivo icorsi di preparazione al matrimonio, qualche iniziativa per le giovanicoppie, i gruppi sposi e poco altro ancora.

In compenso sono state prodotte, da parte delmagistero, una valanga di indicazioni pastorali che, molto spesso, sonorestate lettera morta. Ci troviamo di fronte ad una pastorale familiareche vede la famiglia oggetto passivo e non pensata come soggetto:perché non è preparata, perché le coppie disponibili sono poche, ecc. Eciò è normale in un contesto ecclesiale che concepisce solo duesoggetti per la pastorale: il parroco e i fedeli, il parroco e gruppidi vario genere. Non che la famiglia sia ignorata, ma viene consideratasolo a livello di singoli membri e non in virtù della propria identità.

LA SITUAZIONE OGGI

Storicamente la famiglia è sempre stata unastruttura molto forte ed influente, che ha retto ai passaggi piùcritici della storia. Così la pastorale, dando giustamente per scontataquesta soggettività forte, si è articolata per fasce d’età collocandosiaccanto alla famiglia. Ma negli ultimi decenni la situazione èradicalmente cambiata: la famiglia non è più così ma, nella maggiorparte dei casi, abbiamo ignorato la sua crescente debolezza.

Quindi, tornando al tema in esame, la domanda piùprofonda che ci poniamo è: perché ci deve essere interazione tra le duepastorali? Quale è l’obiettivo finale? Dietro le due pastorali vi sonodue soggetti: i presbiteri e gli sposi. Ma non si tratta di costruirerelazioni tra sacerdoti e sposati perché, per grazia di Dio, non cimancano esempi di legami profondi tra essi; si tratta di aprirsi ad unanuova progettazione della pastorale che veda interagire sacerdoti esposi in virtù del dono che scaturisce dalla loro rispettiva identitàsacramentale.

E’ questo il punto: riscoprire, ridare dignità alsacramento del matrimonio e rendere gli sposi e presbiteri consapevolidel ruolo del ministero matrimoniale nella chiesa.

I DETTATI DEL MAGISTERO

Per una serie di motivi storici e culturali, maanche ecclesiali, si è sviluppata una produzione teologica e pastoraleabbondantissima riguardo al ministero ordinato, molto meno per quantoriguarda il matrimonio e il rapporto tra i due ministeri. Possiamo direche entrambi hanno la comune vocazione battesimale e una direttafinalità di costruzione e dilatazione del popolo di Dio; proprio perquesto vengono chiamati sacramenti sociali.

Il sacramento dell’ordine è conferito ad una solapersona per il servizio, il sacramento del matrimonio per il servizio èdato ad una "unità" di persone: è la "relazione" che diventasacramento. Come il sacerdote esprime sacramentalmente la presenza diCristo sposo della Chiesa, così il matrimonio si colloca come luce cheillumina il mistero nuziale di Cristo e della Chiesa. Entrambiesprimono il mistero nuziale di Cristo, che affonda la sua origine nelmistero stesso della Trinità, comunione di Amore tra Persone.

LA PRASSI PASTORALE

Senza voler sminuire la diversità essenziale cheesiste tra i due sacramenti e il ruolo completamente diverso che hannonella chiesa e nella società, a livello pastorale sappiamo bene quantodiversi sono i percorsi di formazione di coloro che sono chiamati alministero consacrato e di coloro che sono chiamati al matrimonio.L’obiettivo, nella preparazione di un futuro sacerdote, è quello diformare un soggetto attivo nella Chiesa per il mondo, in grado ditestimoniare il "mistero di Cristo" che è in lui. Questo non dovrebbevalere, fatte le debite proporzioni, anche per i futuri sposi? Invece i"corsi" di preparazione al matrimonio hanno obiettivi ben più modesti:creare un minimo di consapevolezza che quello che si sta per ricevere èun sacramento della fede, riconciliare e riavvicinare alla Chiesa,ricordare le norme morali a cui sono tenuti gli sposi.

Sono tutti obiettivi che stanno sotto la sogliadella verità del matrimonio sacramento. Analogo discorso vale perquanto riguarda la formazione permanente: attenta e assidua neiconfronti del presbitero, per aiutarlo fin dai primi anni a tenere vivala sua dimensione sacramentale; praticamente assente nei confrontidegli sposi, per i quali l’aspetto sacramentale si riduce al solo datonaturale del volersi bene quel tanto che basta per restare insieme.

VERSO LA COMPLEMENTARIETÀ'

Complementarietà non vuol dire che ciascuno dei duesacramenti è incompleto senza la presenza dell’altro ma che sonocomplementari per il fine che entrambi si propongono: doni essenziali epermanenti per la costruzione del Regno. "Insieme al sacramentodell’ordine il matrimonio è costante punto di riferimento per la vitadella comunità cristiana". Ma come si realizza questo "insieme"? Comeil ruolo specifico del presbitero si articola su tre punti: ilministero della Parola, quello dei sacramenti e dell’Eucarestia, quellodell’edificazione della Chiesa (Presbiterorum Ordinis, 4.5.6), così lafamiglia cristiana è chiamata a essere: comunità credente edevangelizzante, in dialogo con Dio, a servizio dell’uomo (FamiliarisConsortio, 50).

Una lettura in parallelo di queste tre funzioninell’ordine e nel matrimonio potrà mettere in evidenza come famiglia esacerdote possono far crescere l’autentica comunità cristiana che vivein un territorio.

UNA PASTORALE "CON" LA FAMIGLIA

La prospettiva pastorale che abbiamo sopra descrittopassa dalla conversione. Va quindi ripensata la relazione tra verginitàe matrimonio per riscoprire che in ciascuna delle due forme di vita sicompie il disegno di Dio. Va promosso un approfondimento teologicodella relazione tra i due sacramenti in vista della missione. Questoconsentirà di affrontare meglio alla radice la motivazione sottesa alla"corresponsabilità" dei due sacramenti per il Regno. Senza questocontributo rischiamo di ridurre la relazione ad un "coordinamento"pastorale. Va promossa l’acquisizione di una dimensione sponsale nellaspiritualità dei presbiteri in modo che i sacerdoti possano vedere conpiù facilità nel sacramento del matrimonio una forma elettiva delmistero nuziale che eucaristicamente essi celebrano e guardare allarealtà della coppia/famiglia come al modello per una ecclesialitàrelazionale e viva.

Una proposta concreta è quella di differenziare ipercorsi di preparazione al matrimonio, cominciando ad offrire, almenoa qualche coppia disponibile, "tutto" del sacramento e mettendola poinelle condizioni reali per poterlo vivere con un accompagnamento ed unaspiritualità specifica. Non si può infatti ipotizzare di promuovere lasoggettività del sacramento del matrimonio se poi non vi è unaformazione adeguata.

Si può progettare la pastorale prescindendo dalla famiglia o parlando solo genericamente di laici?

UN "SEGNO" PER LA SOCIETA’ ATTUALE

"Un tempo vi era un unico modello di nucleofamiliare, ora le famiglie sono molte: oltre a quelle tradizionali, visono quelle formate da un solo genitore, separate, risposate, adottive,affidatarie… I bambini, che sono i primi a cogliere i mutamenti,l’hanno ormai capito: il matrimonio o la convivenza dei loro genitorinon sono necessariamente eterni…"

(da "Vado a scuola" edito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento degli Affari Sociali, 2000).

Questo testo evidenzia, con drammaticità, quanto ilmatrimonio e la famiglia cristiana sono in questo momento storico il"buon annuncio" che viene offerto per "salvare" l’uomo e la donna nellaloro identità e relazione.

don Renzo Bonetti

"GRUPPI FAMIGLIA" n° 4 / dicembre 2002

Ultima modifica Domenica 20 Febbraio 2005 17:19

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