Mercoledì, 13 Dicembre 2017
Giovedì 30 Dicembre 2004 19:56

Famiglie che si sostengono tra loro: Una risorsa personale e sociale

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 Famiglie che si sostengono tra loro:

Una risorsa personale e sociale

Una risorsa personale e sociale

Nella cultura odierna non c’è una disponibilità diffusa né un interesse a stabilire relazioni interfamiliari significative, a causa della difficoltà crescente nei rapporti interpersonali al di fuori dell’ambiente familiare. Questo è segnalato da ricerche sociologiche, da testimonianze, dai numerosi ricorsi alla "posta del cuore" e soprattutto dall’instaurarsi di relazioni virtuali: cresce sempre di più l’isolamento individuale e l’incapacità di stabilire rapporti veri con l’altro.

A volte questa difficoltà si riflette anche nella famiglia: i rapporti all’interno della famiglia allargata sono spesso obbligati e quindi difficili, ad esempio i nonni sono visti come baby sitter e non come educatori.

L’ASSOCIAZIONISMO: OCCASIONE UMANA E CRISTIANA

La difficoltà nei rapporti interpersonali è uno dei tanti effetti secondari del nuovo assetto della civiltà nel passaggio della cultura contadina alla cultura urbana. Infatti, nella società contadina i rapporti di aiuto nascevano spontanei, mentre nella società urbana anche se la distanza fisica tra famiglie e persone si è ridotta, la spontaneità dei rapporti è venuta meno, mentre sono aumentate le richieste d’aiuto. L’associazionismo è nato proprio per promuovere l’aiuto tra le persone. La Chiesa l’ha sempre favorito da quando la spontaneità relazionale delle prime comunità cristiane ha cominciato a non essere più possibile; l’associazionismo nasce dalla vocazione naturale degli uomini a condividere, collaborare, organizzarsi, anche se non è sempre facile cogliere questa dimensione comunitaria. Anche Paolo VI incoraggiava "gli sposi a farsi apostoli e guida di altri sposi" chiedendo ai laici sposati di attivare una solidarietà educativa e di aiuto.

DALLA PROMOZIONE DELL’ASSOCIAZIONISMO AL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI

Con il Concilio c’è una radicale modifica del ruolo della Chiesa, che apre prospettive altissime ed entusiasmanti alla vita degli sposi e delle famiglie; la coppia diventa trainante e per gestire questo compito occorre un’indispensabile ed urgente attività capillare di formazione e un’esperienza di iniziative pedagogiche. Per questo motivo nascono gruppi, movimenti, associazioni finalizzate all’auto formazione degli sposi, stimolati da sacerdoti illuminati e convinti. Nel 1993 queste numerose piccole aggregazioni di associazionismo familiare si riunirono in un Forum permanente per fare udire una voce collettiva sulle grandi questioni che interessano la vita umana. Si passa così da una dimensione spirituale ad una dimensione operativa, sociale, politica, come espressione di quella stessa spiritualità. Il Forum ha promosso iniziative di portata politica e sociale attraverso documenti, dichiarazioni, sit—in, concentrando però a volte troppa attenzione sugli aspetti organizzativi e gestionali.

AGGREGARE LE ASSOCIAZIONI FAVORISCE L’AGGREGAZIONE TRA FAMIGLIE?

Oggi è sempre più urgente promuovere e favorire uno spirito di comunione che esprime nel quotidiano, in esperienze modeste e sotterranee, un costante aiuto. Un vantaggio offerto dall’aggregazione tra associazioni è la maggiore visibilità dei problemi, il pensare grandi progetti e obiettivi. Tra le famiglie nasce una solidarietà autentica, il dialogo, l’accoglienza del diverso, il confronto tra posizioni diverse nella società familiare: questi legami si creano nell’esperienza quotidiana del mutuo aiuto, con la disponibilità al confronto e all’incontro in un ambiente dove c’è una paziente e capillare trasmissione dei valori propri della spiritualità evangelica.

POSSIBILI AMBITI DI ATTIVITA’ DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI

  • La promozione e lo sviluppo dell’istituto dell’affidamento familiare

Con la legge 184/ 83 la famiglia è stata ufficialmente e giuridicamente spinta ad assumersi responsabilità sociali precise. Fino ad allora una famiglia poteva aiutare un bambino orfano adottandolo; i bambini non adottabili restavano in istituto fino alla maggiore età, costretti ad un anonimato sociale e personale e ad una povertà affettiva che evolveva in disfunzionalità psicologiche e carenze cognitive. Ma con la legge del 1983, preceduta dall’istituzione del Tribunale per i Minorenni (1934), si apre una nuova epoca in cui l’attenzione ai minori è concreta e istituzionalizzata, attraverso l’affermazione del diritto del bambino a crescere nella famiglia, la propria quando possibile, oppure in una disponibile ad adottarlo o ad accoglierlo in affido temporaneo secondo l’età, le circostanze e le risorse economiche. Per le famiglie si apre cosi’ una prospettiva di impegno sociale ampio ed interessante: ma tutto ciò avviene con molti ostacoli, specialmente di natura culturale.

Infatti, l’affidamento non può essere realizzato senza aver accertato l’idoneità della coppia potenzialmente affidataria o adottiva, allo scopo di conoscere le motivazioni, le intenzioni e il quadro complessivo della famiglia. Un secondo ostacolo è costituito dal fatto che l’affidamento, proprio per la sua temporaneità, prevede il mantenimento dei rapporti con la famiglia biologica del bambino e quindi l’instaurarsi di buoni rapporti tra le famiglie, prevedendo quindi un’alta disponibilità di entrambe. Inoltre il problema della temporaneità dell’affidamento tronca in modo doloroso rapporti di affettività nati tra la famiglia e il bambino.

Per risolvere questi problemi nasce l’associazionismo tra famiglie affidatarie, che permette la crescita delle stesse e la consapevolezza del proprio valore sociale.

Nel giro di pochi anni quindi, molti bambini hanno trovato una sistemazione oltre che un sostegno culturale e un affetto fino ad avere l’adozione definitiva o a mantenere i contatti con la famiglia affidataria una volta tornati in quella biologica.

  • L’aiuto tra famiglie numerose o dove anche mamma lavora

L’apertura della famiglia nell’affidamento familiare si è sviluppata anche in altri ambiti, instaurando tra i vari nuclei familiari rapporti di mutuo aiuto, con l’invenzione di nuove modalità di incontro e di servizio come l’aiuto diurno, il dopo-scuola familiare, accompagnamenti collettivi a scuola; contemporaneamente sono caduti i muri culturali, di diffidenza e pregiudizi tra le famiglie. Senza le associazioni questo sarebbe stato difficilmente realizzabile, visto che spesso le associazioni sono l’unico luogo e momento di incontro tra le famiglie.

  • Una rete di conoscenze stabili e adeguate per i figli

L’associazionismo permette ai genitori anche di avere meno preoccupazioni riguardo le possibili amicizie "cattive" che possono incontrare i figli: attraverso le amicizie familiari i bambini fin da piccoli si frequentano e instaurano relazioni che spesso proseguono fino all’adolescenza e oltre; i figli trovano cosi’ un ambiente già preparato alle amicizie.

  • La creazione di strutture familiari ad integrazione delle strutture pubbliche, talora insufficienti o assenti

L’aggregazione dei bambini piccoli è un diritto e una risposta al loro precoce bisogno di socializzazione e di confronto tra pari. Purtroppo per questa fascia di età le strutture pubbliche sono carenti, per questo motivo è fondamentale il supporto dell’associazione di famiglie, delle scuole materne parrocchiali e di asili nido gestiti spesso dalle stesse mamme grazie a contributi statali o da parte della CEE.

Il valore più forte dell’associazionismo tra famiglie è quello di incoraggiarle ad aprirsi tra di loro, superando le differenze e creando dal basso un tessuto sociale di solidarietà che lega insieme le famiglie e le persone secondo il criterio evangelico dell’incontro, della messa in comune dei beni sia materiali sia psicologici e spirituali.

Tratto da "Famiglia oggi- 9/12- 2001"

Riduzione e adattamento a cura di Simona Internullo

Ultima modifica Domenica 20 Febbraio 2005 18:05

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